Apple promuove l’acquisto dell’intera discografia dei Beatles su iTunes con uno spot-omaggio alla band di Liverpool, da più di un anno entrata a far parte dell’archivio musicale più famoso del mondo.
Il video, trasmesso in televisione, ripercorre le copertine degli album dei Beatles da Please, Please Me ad Abbey Road con un un po’ di psichedelia, che non guasta mai quando si parla di Anni ‘60. Giusto per restare in tema, Apple distribuisce gratuitamente in questi giorni il libro Yellow Submarine su iBooks. Cosa aspettate a scaricarlo?

Secondo Julian Assange, in iTunes esisterebbe una falla usata dalla polizia e dalle società di sicurezza per controllare i computer degli utenti sotto sorveglianza. Chiunque usi un iPhone o Gmail, spiega il fondatore di Wikileaks, “è già fregato.”
In una intervista al Bureau of Investigative Journalism, Assange afferma che le moderne tecniche di monitoraggio permettono di controllare in tempo reale intere città e di conservare a tempo indeterminato ciò che viene scoperto. E tutto è reso possibile da app come il diffusissimo player multimediale di Cupertino:
iTunes ha una falla al suo interno usata sistematicamente da alcune società di sorveglianza per controllare qualsiasi computer, a prescindere da sistema su cui iTunes gira. E queste specie di backdoor esistono in qualunque telefono popolare, in qualunque computer popolare e qualunque programma per computer popolare. […] Alcune società vendono agli stati equipaggiamenti per registrare segretamente -e conservare a tempo indeterminato- la posizione di tutti i telefoni di una città con una precisione di 50 metri.
Insomma a dire di Assange, nel momento in cui fa una telefonata o aggiorna il proprio stato su Facebook, qualunque cittadino è a rischio privacy. E la sentenza, infausta come non mai, è che tutti coloro i quali “possiedono un iPhone, un BlackBerry o utilizzano Gmail sono già fregati. La verità che è le società partner dei servizi segreti vendono ai paesi del mondo sistemi di sorveglianza di massa per tutti questi prodotti.” Insomma, non proprio un panorama rassicurante.

Nelle scorse ore, e curiosamente durante il weekend, Apple ha distribuito agli sviluppatori la terza beta di iTunes 10.5.1; una fretta che si giustifica con la volontà di lanciare al più presto il servizio di iTunes Match promesso per lo scorso ottobre e mai arrivato a destinazione. A riguardo, manco a dirlo, vige il massimo riserbo ed è ancora mistero sulle tempistiche.
Questa versione include un numero importante di bug-fix, in grado di migliorare le prestazioni e la stabilità generale dell’app. Apple inoltre avvisa che potrebbe nuovamente ripristinare tutte le informazioni di iTunes Match durante i test, motivo per cui è consigliabile effettuare un backup:
iTunes 10.5.1 beta 3 include un numero di importanti miglioramenti alla stabilità e alle prestazioni di iTunes Match, ed è richiesto per tutti gli iscritti alla beta di iTunes Match. Effettuate un backup regolare e non cancellate la musica aggiunta dal computer su iCloud. Apple può periodicamente cancellare tutte le librerie iCloud durante il periodo di beta. Ciò renderà necessario effettuare una nuova scansione e l’upload di tutte le canzoni.
Il nuovo servizio da 25$ l’anno di Apple ribattezzato iTunes Match consentirà di sostituire automaticamente tutte le canzoni nella propria libreria musicale con gli equivalenti a 256 Kbps dell’Apple Store, laddove disponibili, come una sorta di “condono” che regolarizza tutti i brani degli utenti a prescindere dalla provenienza. In origine, il lancio era atteso per il mese scorso ma grossi problemi di stabilità e funzionalità devono essersi frapposti a questo obiettivo; la buona notizia è che, a quanto si legge, oramai dovremmo esserci. Solo un po’ di pazienza.

Da quando è disponibile, la biografia ufficiale di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson ha dato inizio ad un processo di gemmazione degli aneddoti e dei retroscena più intriganti sui prodotti che conosciamo. Scopriamo così che, tempo addietro, l’iCEO stesso aveva ventilato la possibilità di portare iTunes -e il suo store- su Android. La cosa però non ebbe seguito: avrebbe fatto “troppo felici” gli utenti della concorrenza.
Nella visione di Steve Jobs, non c’era molta differenza tra Microsoft e Google. Entrambe erano competitor ed entrambe, a suo dire, hanno rubato a piene mani dal cilindro delle idee di Cupertino. Al lancio di Android, giudicato senza mezzi termini un “prodotto rubato”, Jobs come noto andò su tutte le furie, e da allora non ha perso mai un’occasione per criticare i prodotti di Big G, nati dal tradimento. Ergo, niente iTunes per chi non lo merita:
Pensavamo se non fosse il caso di creare un client musicale per Android. Dopotutto abbiamo iTunes per Windows con lo scopo di vendere più iPod. Ma non vedo vantaggi nel infilare la nostra app musicale su Android, a parte il fatto di rendere felici gli utenti Android. E io non voglio rendere felici gli utenti Android.
Un ragionamento che non fa una piega. Apple è maestra nella creazione di software user-friendly, e ogni sua fatica -da OS X a iLife, da iOS fino all’App Store- nasce col preciso intento di rendere più appetibile l’hardware per gli acquirenti. In quest’ottica, regalare iTunes alla piattaforma concorrente avrebbe finito col ridurre semplicemente il gap tra iOS ed Android, a tutto vantaggio di Google. Insomma, sarà per la prossima.

Apple ha da poco rilasciato la versione definitiva di iTunes 10.5 con il pieno supporto alla sincronizzazione wireless, ad iOS 5 e ad iCloud, che dovrebbero a loro volta essere disponibili tra poche ore.
Le principali novità di iTunes 10.5 sono:

E’ un problema annoso, noto a molti -compreso chi scrive- già da tempo, ovvero quello della frammentazione dei servizi di Apple che porta ad avere user id e password diverse per il supporto tecnico, iTunes, Mobile Me, .Mac, iCloud e così via (senza contare quando, ad esempio in famiglia, si condivide il medesimo dispositivo, magari con un ulteriore account dedicato). A quanto pare, a Cupertino hanno deciso di prendere di petto il problema, e presto potrebbe arrivare una soluzione elegante per fondere tutti gli account collegati in uno.
L’avevano detto quelli di Tuaw, ma se ne accorgeranno presto anche gli utenti. Con iCloud e iOS 5 chi si ritrova con account multipli, ovvero la maggior parte di noi, sarà costretto a praticare virtuosismi mnemonici:
Alcuni lettori gestiscono apposta due Apple ID e ora sono sono frustrati dal fatto che Apple stia restringendo i login per i download automatici. Altri hanno appena scoperto di possedere più ID. Molti di loro hanno già contattato Apple, per sentirsi dire tutti la medesima cosa, ovvero gli account non possono essere consolidati.
E considerando quanto Apple abbia reso scomodo (e talvolta neppure tanto efficiente, provato su strada) il processo di modifica delle impostazioni dell’account dei dispositivi iOS, va da sé che occorrerà trovare una soluzione alla faccenda. L’ideale sarebbe una sorta di zona franca (iFamily?) in cui connettere tutti gli account comuni; e per fortuna che Tim Cook stesso sembra ben intenzionato:
Continua a leggere: iCloud e iTunes: login unificati in arrivo?

Come tesina universitaria, Gregg Bernstein ha preso i termini di contratto di iTunes, li ha centrifugati per eliminare ogni traccia di legalese e li ha infine trasformati in qualcosa di umanamente comprensibile, sia per terminologia che per prolissità. Il risultato è un apprezzabile piccolo slideshow da sei diapositive, non una di più non una di meno che descrivono diritti e doveri dell’utente.
I cosiddetti Click Through Agreement (CTA), ovvero i contratti che formalmente accettiamo al momento dell’installazione di un software con un clic, saranno pure diffusissimi ma quasi nessuno li legge nel dettaglio. Sono scritti da uomini di legge in un linguaggio tecnico non sempre chiarissimo, e oltretutto spesso vengono proposti solo in inglese.
Grazie al lavoro di Gregg Bernstein presso l’Università della Georgia, condotto sotto la supervisione del Robert Bartlett che ne garantisce la bontà, scopriamo ad esempio che si può masterizzare lo stesso CD fino ad un massimo di 7 volte, o che gli acquisti effettuati su iTunes si intendono per uso personale e non per fini commerciali.
Legalmente le slide risultano assolutamente ineccepibili, il che significa che potrebbero sostituire l’accordo di licenza attuale senza tema di svilirne l’efficacia. Ma chissà perché, le società preferiscono testi lunghi, scomodi, illeggibili e poco intuitivi.

In attesa che Apple rilasci iTunes 11 con il supporto ad iCloud, a Cupertino hanno deciso senza troppo clamore di anticipare una delle novità annunciate estendendo l’anteprima dei brani a 90 secondi.
La novità riguarda tutti gli iTunes Store internazionali, compreso quello italiano, ed è già fruibile attraverso iTunes 10 senza dover effettuare alcun aggiornamento.
Come visibile nello screenshot di apertura l’estensione dell’anteprima riguarda tutti i brani con una durata superiore a 2 minuti e 30 sencondi, mentre per quelli di durata inferiore, come Little Wing di Jimy Hendrix, l’anteprima è stata mantenuta a 30 secondi.
Chi di voi legge veramente i termini di servizio, noti anche come terms of service o TOS e gli EULA (end user license agreements) ogni volta che scarica un software? Generalmente quasi nessuno si prende la briga di farlo, accettando ad occhi chiusi. Qualche anno fa una compagnia ha dimostrato che quasi nessuno legge i lunghi e noiosi TOS e ha fatto un esperimento: nei termini ha promesso 1.000 dollari alla prima persona che, leggendoli tutti, avesse reclamato i soldi. Sono passati quattro mesi e ben 3.000 download prima che qualcuno si facesse sentire.
Per qualche ragione, i termini e le condizioni associate ad iTunes hanno superato l’indifferenza diventando una specie di icona culturale a parte rispetto ad iTunes stesso. Probabilmente l’aura mediatica che Apple ha da sempre ha contribuito al fenomeno, recentemente analizzato da CNN. Il canale ha chiesto ad alcuni avvocati di leggere attentamente il documento da 56 pagine e segnalare i punti ritenuti degni d’interesse. Il vero fenomeno si è scatenato però con un episodio del cartone animato South Park: una parodia ben studiata dei termini di servizio di iTunes, che nessuno legge e che uno dei protagonisti accetta, scoprendo di aver dato il proprio consenso per essere utilizzato come “pezzo umano” nell’ibrido HumancentiPad (presa in giro del film horror Human Centipede, in cui un medico pazzo unisce tre persone tramite la bocca e l’ano per formare un millepiedi umano. In questo caso il protagonista viene unito ad altre due persone, insieme ad un iPhone e un iPad).
Non viene risparmiato neanche Steve Jobs, che viene rappresentato come un visionario quasi pazzo pronto a tutto per le proprie creazioni. CNET ha invece richiesto al famoso attore drammatico Richard Dreyfuss di recitare porzioni dei termini di servizio di iTunes:

E’ Steve Jobs stesso che spiega il problema che incontrano gli utenti. Cercare i media, convertirli, metterli nella libreria e procedere alla sincronizzazione via cavo ad ogni cambiamento è qualcosa che ha funzionato negli ultimi 10 anni ma “tenere tutto sincronizzato ci ha fatto diventare pazzi”. Ma la buona novella è che con iCloud tutto cambierà. Di nuovo.
Il digital hub, che una volta era il Mac, ora viene traghettato sulle nuvole e ogni dispositivo iOS vi avrà accesso. Ogni modifica effettuata sulla libreria dell’utente, infatti, viene istantaneamente replicata online:
Alcuni credono che il Cloud sia semplicemente un hard disk in cielo. Noi crediamo che sia molto di più.
Il cloud di Cupertino non si preoccuperà soltanto di conservare per noi i nostri contenuti, ma li invierà anche in modalità push a tutti i nostri gingilli iOS, e per questa ragione sarà strettamente integrato nelle app di sistema. Tutto è studiato per funzionare automaticamente e produrre meno fastidio possibile per l’utente. La battuta, con riferimento ai noti problemi che hanno afflitto Mobile Me, la fa Jobs in persona:
Perché dovremmo fidarci di voi, se siete quelli che ci hanno dato anche Mobile Me?
Continua a leggere: Ecco le funzionalità dall'attesissimo iCloud

A rendere più insopportabile il periodo d’attesa che ci separa dall’evento di stasera, 19:00 ora nostrana, ci pensa John Gruber con alcune indiscrezioni e supposizioni su iCloud, il misterioso servizio di streaming musicale -e chissà che altro- creato da Apple. L’ipotesi è che renderà obsoleti iTunes e il cavo USB, almeno per quanto concerne la sincronizzazione coi dispositivi iOS.
L’idea è semplice e potente:
Non pensate ad iCloud come al nuovo MobileMe; pensate ad iCloud come al nuovo iTunes.
Fino ad oggi la sincronizzazione di iPhone, iPod touch ed iPad è sempre passata attraverso il cavo USB, ma molto presto potremmo iniziare a gestire le cose in modo nettamente differente. Potremo, ad esempio, caricare tutti i nostri contenuti online sulle nuvole e poi immettere le credenziali sull’iPhone per riprodurle in mobilità:
In breve pensiamo soltanto per un attimo alle modalità con cui iCloud potrebbe rivoluzionare la connessione via cavo tra iOS ed iTunes che girano sul vostro Mac/PC. Prendiamo la nuova esperienza per un utente che compra il servizio. Invece di dirgli “tira fuori questo oggetto e collegale al Mac o al PC (dopo esserti assicurato di aver installato l’ultima versione di iTunes), aspetta che finisca la sincronizzazione e poi potrai giocarci sul serio”, potreste proporgli qualcosa come “tira fuori il gingillo, immetti le credenziali del tuo account iTunes e inizia a giocarci.”
Ma se è vero che l’iCloud di Gruber rappresenta l’evoluzione di iTunes, è vero anche che alcuni aspetti -chiamateli pure effetti collaterali- del nuovo servizio entrano in conflitto con la precedente offerta da 79€ l’anno di MobileMe, soprattutto per quanto concerne la sincronizzazione dei contatti, calendari, segnalibri e file. Va da sé quindi che Cupertino sarà probabilmente costretta a procedere ad un accorpamento di tutte queste funzionalità sotto alla medesima nuvola, ma per saperlo occorrerà attendere ancora poche ore.

Dopo le indiscrezioni sulla possibile introduzione degli aggiornamenti automatici in iOS 5 è stata la stessa Apple a lasciarsi scappare la conferma di questa opzione pubblicando una nuova versione del messaggio che compare su iTunes quando si effettuano i download per l’aggiornamento delle applicazioni, l’ultima frase infatti recita:
Se il tuo dispositivo ha attivata l’opzione Download Automatico per le app, gli aggiornamenti verranno scaricati automaticamente senza necessità di effettuare la sincronizzazione
Il messaggio è già stato rimosso da iTunes ripristinando il precedente, ma resta il fatto che attualmente nessuna versione di iOS dispone di un’opzione relativa ai download automatici, gli utenti devono esplicitamente aprire l’applicazione dell’App Store e avviare manualmente l’aggiornamento delle app installate.
Questa funzionalità potrebbe essere anche il preludio per l’introduzione del tanto atteso wireless sync, ovvero la possibilità di sincronizzare la propria libreria di iTunes senza ricorrere alla connessione USB con il computer, anche se l’introduzione di iCloud potrebbe mandare definitivamente in pensione il concetto stesso di sincronizzazione.