Grazie ad un nuovo ed interessante brevetto depositato da Apple, un giorno potremmo condividere la nostra posizione geografica con altri utenti iPhone con la semplice pressione di un pulsante.
Sarà capitato a molti di sentirsi chiedere al telefono “Dove ti trovi?” e non averne la più pallida idea. Oppure ancora, di trovarsi in difficoltà e non avere tempo di cercare riferimenti, aprire Mappe e così via. Grazie a questo brevetto, durante una conversazione o via SMS, sarà possibile informare qualcuno della nostra posizione in tempo reale, o tracciare la distanza e le indicazioni per raggiungere l’interlocutore.
Il testo del brevetto, intitolato “Device-to-Device Location Awareness”, recita:
Durante una chiamata, al secondo utente potrebbe essere richiesto di autorizzare il rilascio delle informazioni di posizionamento attuale su richiesta del primo utente. Una volta che l’autorizzazione sia stata ottenuta (ad esempio, dopo che il secondo utente prema OK sul pulsante fisico o virtuale del proprio dispositivo), il secondo dispositivo compone e invia un messaggio al primo che contiene le informazioni attuali di posizionamento.
Essendo un’implementazione totalmente software e basata su architetture esistenti, il meccanismo non richiede alcuna modifica all’infrastruttura telefonica: l’unico pre-requisito è un software di geolocalizzazione attivo durante la telefonata.
Continua a leggere: Brevetti: in futuro iPhone conviderà la posizione durante una chiamata

In una vaga nota inviata agli sviluppatori, Apple richiede che i servizi di Core Location, cioè la geolocalizzazione sull’iPhone, vengano utilizzati esclusivamente per fini utili all’utente. E qualcuno già accusa Apple di voler assumere il controllo della pubblicità su iPhone introducendo in questo settore la stessa, pericolosa discrezionalità cui siamo abituati con le approvazioni software.
Proprio ora che anche a Cupertino le cose nel mondo della pubblicità si sono fatte serie, sull’Apple Developer forum si può leggere:
Se avete costruito la vostra applicazione con caratteristiche basate sulla posizione GPS dell’utente, assicuratevi che queste caratteristiche forniscano informazioni utili. Se la vostra applicazione fa uso del GPS primariamente per permettere agli inserzionisti mobili di fornire pubblicità mirata sulla posizione geografica dell’utente, la vostra applicazione sarà rispedita al mittente dal Team di revisione delle applicazioni così che possa essere modificata prima di un nuovo vaglio.
Dopo il fallimento con AdMob e il successo nell’acquisizione di Quattro Wireless, Apple ha assegnato al CEO di Quattro il posto di Vice Presidente della Mobile Advertising di Cupertino. In seguito, ha assunto due nuovi responsabili e, secondo BusinessWeek, starebbe “lavorando per rivoluzionare il settore della pubblicità mobile così come ha fatto per telefoni e lettori multimediali”. Insomma, se ci sono ancora dubbi sulla faccenda, Craig Hockenberry, uno sviluppatore iPhone e Mac, ha cinguettato con estrema chiarezza il timore di molti:
Continua a leggere: Apple vieta la pubblicità location-based sull'iPhone

Intellect Wireless (questo il loro scarno sito Web), una piccola società statunitense votata al wireless, avrebbe denunciato Apple per violazione di brevetto su alcune tecnologie di foto/video messaggistica impiegate in prodotti come iPhone 3G.
Il motivo del contendere è la capacità di alcuni dispositivi mobili di Cupertino di “ricevere e mostrare informazioni che identificano un contatto, foto non-facsimile, video-messaggi e/o servizi di messaggeria multimediali.” L’accusa ha formulato una richiesta di danni che ammonta a ben 10 milioni di dollari, tuttavia al di là del presunto brevetto registrato, non sembra esistere alcun prodotto Intellect Wireless che integri le tecnologie oggetto della contestazione: è in altre parole un NPE (non-practicing entities), o Patent troll, la cui reputazione sembra peraltro già nota nell’ambiente.
Da notare questa che non è affatto la prima volta che viene intentata causa ad Apple per presunte violazioni di brevetto sulle tecnologie impiegate in iPhone, né è la prima volta che Intellect Wireless si sia rivolta alla corte. Nei casi precedenti, tuttavia, erano state scomodate T-Mobile, Virgin Mobile, Motorola, LG Electronics, Samsung ed HTC.

Per porre un freno al dilagante fenomeno dei cloni, Cupertino ha deciso di innescare e prendere attivamente parte alle misure messe in atto dal governo cinese. Il team Apple cinese si è infatti coordinato con la polizia di Shenzhen per portare a termine un raid contro un laboratorio clandestino nel distretto industriale. Sequestrati ben 1.000 iPhone tarocchi e 6.000 batterie compatibili.
Apple sta inviando staff a Shenzhen per acquisire informazioni sul caso ed eventualmente incontrare la stampa giovedì, avrebbe rivelato un membro dello staff soprannominato Xiao e interno al dipartimento di sorveglianza del mercato Apple per il sud della Cina.
La maggior parte dei cloni iPhone in circolazione sembrerebbero provenire proprio da Shenzhen, una regione al sud della Cina e prossima a Hong Kong. Il lotto che ha causato l’intervento diretto di Cupertino pare avesse caratteristiche tali da mettere in allarme Apple: si vocifera di un costo di commercializzazione pari ad un decimo dell’originale ($74) e persino la possibilità di far girare iPhone OS, ma quest’ultimo dettaglio è tutto da verificare.
Oppure ancora, c’è la possibilità che questi modelli somigliassero troppo al venturo iPhone 4G, motivo per cui è stato deciso un tempestivo e personale intervento per impedire la divulgazione di informazioni importanti. Una cosa è certa, comunque: mai come ora il mercato nero ha avuto il fiato di Apple sul collo.
Continua a leggere: Apple dichiara guerra ai clonatori cinesi

Il designer londinese Phil Gyford ha condotto un interessante esperimento per verificare quale sia la tecnologia di input che permette di scrivere in minor tempo un testo di 221 parole.
Gyford ha eseguito il test con i seguenti dispositivi:
Come termine di paragone Gyford ha anche scritto il testo con carta e penna e lo ha digitato sulla tastiera QWERTY di un MacBook.
Il risultato della sfida è tutt’altro che scontato, provate ad immaginare la classifica, poi controllate l’esito del test dopo il salto.
Continua a leggere: Test di scrittura veloce: Sfida tra penna, Newton, Palm, iPhone e MacBook

Questa è una notizia che farà piacere ai videogamer e che dona rinnovata credibilità all’iPhone come piattaforma di gioco. Square Enix ha annunciato nelle scorse ore che Final Fantasy I & II sarà presto disponibile per iPhone ed iPod touch.
Final Fintasy è uno tra gli RPG più popolari, rilasciato nel lontano 1987 sul Nintendo Entertainment System (NES) e che oggi torna a rivivere anche sugli schermi dei dispositivi Apple. Al momento i dettagli sono piuttosto fumosi: non si conoscono date di rilascio e soprattutto non è chiaro il costo che avranno i due titoli, ma la grafica sembra piuttosto ben fatta e brillante, e i controlli su touch screen si sposano magnificamente con il genere.
Nell’attesa, godetevi la galleria qui sotto:

Molte indiscrezioni sono concordi nel ritenere che durante l’evento del 27 gennaio verrà presentato anche il nuovo iPhone OS 4.0.
Boy Genius Report (BGR) sostiene di aver ricevuto da una fonte affidabile l’indicazione della presenza in questa release di “nuove modalità di esecuzione delle applicazioni in background”.
Come sappiamo il multitasking delle applicazioni è una delle funzionalità più attese dagli utenti e dagli sviluppatori, ma Apple ha sempre sostenuto che l’attivazione di questa modalità pregiudichi le prestazioni e l’autonomia della batteria, sopperendo in parte a questa mancanza con le push notification.
Secondo le indiscrezioni questo aggiornamento sarebbe riservato solo agli iPhone 3G e 3GS, ma il multitasking dovrebbe essere un caratteristica indispensabile per l’imminente tablet, avvalorando l’ipotesi di un unico OS per entrambi i dispositivi.
Se queste informazioni fossero vere è altamente probabile che l’iPhone OS 4.0 venga effettivamente presentato la prossima settimana, in modo da dare tempo agli sviluppatori di aggiornare le proprie applicazioni e renderle compatibili con il tablet.
Continua a leggere: iPhone OS 4.0 potrebbe eseguire le applicazioni in multitasking

Se le indiscrezioni pubblicate da Businessweek sono fondate, in questo momento Apple è in trattative con Microsoft per attuare una politica comune contro lo strapotere di Mountain View. Uno dei punti nodali presi in esame vuole che Bing, il motore di ricerca Microsoft, sia impostato come default sull’iPhone, al posto di Google.
Sebbene fino a non molto tempo fa i rapporti tra Cupertino e Mountain View fossero letteralmente idilliaci, ora che ci sono Chrome, Android ed il Nexus One, le cose sono cambiate drasticamente:
Apple e Google sanno di essere il proprio principale nemico, e Microsoft ora è solo una pedina nella battaglia.
Ed è proprio per contrastare Google che Apple sta valutando la possibilità di allearsi con Microsoft. Primo perché Android rappresenta una minaccia infinitamente più grande e contingente di qualunque mossa Redmond possa attuare nel breve e medio periodo, e secondo perché Bing remunera per ogni clic (”tap”, in questo caso) sulla pubblicità fatto degli utenti. Attualmente Google condivide gli introiti pubblicitari con Apple in proporzioni che non sono note, ma è ipotizzabile che Microsoft stia impegnandosi a corrispondere percentuali molto maggiori.
E’ interessante il fatto che l’accordo possa essere esteso anche ai computer fissi e che, ovviamente, dovrebbe restare in piedi la possibilità per gli utenti di modificare il motore di ricerca predefinito nel browser. L’accordo, tuttavia, non è di quelli lunghi. Secondo le fonti citate da BusinessWeek, infatti, Apple avrebbe predisposto un gruppo segreto ad alto potenziale ed autonomia che starebbe lavorando su tecnologie integrate di ricerca sul Web. “Data l’importanza della ricerca e del mobile advertising“, afferma il settimanale, “Apple non intende certo dare in outsourcing il futuro”.
Continua a leggere: Bing su iPhone: Apple e Microsoft in trattative

Le previsioni sulla crescita del mercato delle applicazioni mobili stilate da Gartner mostrano un mercato in rapidissima espansione che, solo nel 2009, valeva 4,2 miliardi di dollari: e il 99,4% di questi sono stati generati da Apple. Se i trend continueranno a seguire questo andamento, nel 2010 Cupertino potrebbe tranquillamente detenere almeno i due terzi dell’intero mercato.
La crescita dell’App Store è stata vertiginosa. Aperto nel luglio del 2008 in occasione della commercializzazione di iPhone 3G, dopo un mese aveva totalizzato già 60 milioni di download; dopo le ferie siamo saliti a 500 milioni e appena un mese fa abbiamo superato il muro dei 3 miliardi, e ciò implica che 2,5 miliardi di applicazioni sono state scaricate soltanto nell’anno scorso.
Per il 2010 le stime parlano di 4,5 miliardi totali di download, che genererebbero a loro volta un volume d’affari di 6,8 miliardi di dollari. Se Apple riuscirà a mantenere le proprie posizioni, porterà a casa almeno $4,5 miliardi di dollari, pari al 65% dell’intero mercato. Sempre che non riesca ad agguantarne di più con l’uscita del Tablet, si intende.
Per il 2013, le proiezioni mostrano un movimento di 21,6 miliardi di download pari a un giro d’affari di 29,5 miliardi di dollari, ma di questi ben il 25% proverranno dalla pubblicità, e non dalle tasche degli utenti. E ciò getta una nuova luce sull’intera faccenda dell’acquisizione di Quattro Wireless.
[Via ArsTechnica]
Continua a leggere: E' di Apple il 99,4% delle vendite di App mobili nel 2009
Il fondatore di Digg Kevin Rose ha mostrato sul proprio blog una veloce demo di Square, l’innovativo sistema di pagamento con carta di credito su iPhone escogitato da Jack Dorsey.
Il bello di questa soluzione è che praticamente chiunque, persone fisiche o piccole attività, potranno accettare i pagamenti elettronici per le loro transazioni grazie ad un piccolo dispositivo da inserire nel jack delle cuffie e al software dedicato. Dopo aver digitato l’importo (e, se desiderato, scattato una foto al prodotto in vendita), si passa la carta nello scanner e si attende l’autorizzazione al pagamento. La firma viene inserita direttamente col dito sullo schermo e viene poi inviata, assieme alle coordinate geografiche dell’acquisto e al resto dei dati, direttamente all’indirizzo mail dell’acquirente. In pratica ciò significa avere un sistema anti-frode integrato e a bassissimo costo.
Al momento Square è ancora un prototipo, ma le aspettative sono piuttosto alte; l’unico problema, semmai, saranno i costi di gestione dell’intero sistema. Va da sé che, con le percentuali e gli abbonamenti richiesti dai circuiti di pagamenti e dalle banche, l’affare potrebbe risultare tutt’altro che conveniente per le entità più piccole. L’esperimento resta tuttavia interessante, è c’è decisamente da sperare che qualche big più avveduto fiuti l’affare.
La battaglia legale a suon di brevetti e controbrevetti fra Apple e Nokia si sta facendo sempre più feroce. Le ultime notizie riguardano un tentativo da parte di Apple di bloccare dle tutto le importazioni Nokia in USA.
Il tentativo sta avvenendo attraverso un esposto all’International Trade Commission, un organo governativo statunitense che si occupa, fra le altre cose, anche di derimere controversie legali in ambito internazioale che riguardino diritti d’autore e brevetti. In sostanza, Cupertino sta cercando di ripagare con la stessa moneta Nokia, che un esposto simile presentò sul finire di dicembre, ma contro Apple.
Tutto sembra suggerire una vera e propria prova di forza fra questi due giganti dell’Information Technology, che si spera naturalmente possa risolversi più con un accordo fra le parti che con l’effettiva sospensione della vendita su suolo USA di uno dei due marchi.
Continua a leggere: Apple prova a bloccare le importazioni Nokia in USA

Di iPhone-Killer e anti-iPhone se ne sono avvicendati parecchi ma nessuno di questi sembra essere riuscito nell’intento di scalzare Apple. L’ultimo, in ordine cronologico, a lanciare il guanto della disfida è stato il Nexus One targato Google ma i dati di vendita, per ora, sono tutt’altro che incoraggianti. Secondo le cifre riportate da Flurry, nella sua prima settimana di presenza sul mercato ne sarebbero stati venduti appena 20.000 esemplari.
Nello stesso lasso di tempo, Apple ha piazzato ben 1,6 milioni di iPhone 3GS, cioè 80 volte di più rispetto al Googlefonino, e anche Motorola ha fatto di meglio con i suoi 250.000 Droid venduti. E’ anche vero che, probabilmente, il paragone non rende giustizia a Google: dopotutto, iPhone 3GS era la terza incarnazione di un prodotto già parecchio famoso e diffuso. Ma anche paragonandolo ai 270.000 iPhone di prima generazione venduti, i risultati raccolti sin’ora da Mountain View appaiono piuttosto modesti: parliamo di 3,5 volte in meno per un prodotto del 2007 che costava ben $599 più il contratto biennale ad AT&T, contro uno del 2010 che costa appena $179 con contratto e $529 senza.
Forse, ipotizza Tuaw, se Google avesse predisposto il lancio appena tre settimane prima (dunque in piena frenesia natalizia), le cose sarebbero andate diversamente. Ma comunque, un po’ per i difetti intrinseci del dispositivo, un po’ per il servizio clienti non proprio all’altezza, forse no. Neppure questo è l’anti-iPhone che ci aspettavamo.
Continua a leggere: Nexus One non è l'anti-iPhone che aspettavamo