Il co-fondatore di Apple Steve Wozniak in un’intervista rilasciata ieri al sito tedesco Wirtschafts Woche sull’importanza del brand, ha dichiarato che Cupertino ha fatto un passo indietro nel settore degli smartphone, consentendo così ai più diretti concorrenti di recuperare terreno.
Tra le varie aziende che stanno dando maggior filo da torcere a Cupertino spicca sicuramente Samsung, che Woz ha citato più volte durante l’intervista:
Sono orgoglioso che Apple abbia così tanti e fedeli fan. Questa fedeltà però non è incondizionata, ma dobbiamo essere bravi a offrire sempre i migliori prodotti con la mela. Attualmente a mio parere abbiamo fatto un passo indietro nel settore degli smartphone. Altre aziende ci hanno raggiunto. Samsung è una grande concorrente e sta producendo ottimi dispositivi.
Le osservazioni di Steve Wozniak non vogliono essere una critica ad Apple, ma sono inserite in un discorso molto più ampio, riguardante il suo grande orgoglio per il marchio e per i prodotti. Woz non è mai stato timido nel parlare di ciò che lo delude in azienda e di ciò che apprezza dei concorrenti. L’anno scorso, dopo che Microsoft presentò il suo nuovo tablet Surface, il co-fondatore di Apple scherzò in un’intervista sull’estetica del dispositivo, dichiarando che Steve Jobs era tornato e si era reincarnato alla Microsoft.
Continua a leggere: Steve Wozniak sull'iPhone: Apple ha fatto un passo indietro

Se ne continua a parlare, ma da anni i prodotti Apple più improbabili sono certamente i cosiddetti iPhone mini e iPhone maxi, tuttavia sembra che qualcosa in questa direzione si stia muovendo, in un’accezione leggermente diversa da quella che abbiamo sempre sentito.
Jeremy Horwitz di iLounge, oltre ad aver potuto vedere in anteprima la probabile scocca del prossimo iPad 5, ha carpito da alcune misteriose fonti ulteriori dettagli sulla futura gamma iPhone.
Secondo queste indiscrezioni Apple starebbe veramente lavorando al cosiddetto iPhone economico, tenendo principalmente in considerazione le esigenze del mercato cinese ovvero gli oltre 700 milioni di clienti di China Mobile che non possono permettersi un iPhone 5 per i prezzi troppo elevati. Il debutto dell’iPhone mini con scocca in plastica è atteso per l’estate del 2013.
Per quanto riguarda invece il misterioso iPhone Math, Horwitz sostiene che il nome derivi da un’errata traduzione della fonte di un ipotetico iPhone + o iPhone plus. La fonte sostiene che Apple abbia realizzato un prototipo di iPhone con display da 4.7 pollici, ma al momento si troverebbe in una fase preliminare di studio, sicuramente non pronto per la produzione su larga scala nel 2013.
Apple potrebbe eventualmente giocare la carta dell’iPhone maxi come piano B nel corso del 2014, per contrastare il crescente successo degli smartphone Android ipertrofici.

Secondo le ultime rilevazioni effettuare da Kantar Worldpanel ComTech negli Stati Uniti, la gamma iPhone ha conquistato il 51.2% delle vendite di smartphone nell’ultimo trimestre del 2012.
Rispetto all’ultimo trimestre del 2011 il predominio degli smartphone iOS sui dispositivi Android si è ulteriormente rafforzato, mentre infatti le vendite di iPhone sono salite dal 44.9% al 51.2%, la cavalcata degli smartphone Android si è arrestata scendendo dal 44.8% al 44.2%.
Segno negativo anche per gli smartphone BlackBerry di RIM, le cui quote di mercato crollano dal 6.1% ad un misero 1.1%, mentre Windows Phone sopravvive con un lieve incremento delle quote di mercato che passano dal 2.2% al 2.6%.
Questi dati confermano il trend positivo delle vendite di iPhone negli USA, registrato nel periodo prenatalizio, e dimostrano come in patria Apple non abbia certo bisogno di cambiare strategia di vendita, così come in Giappone.
Diversa la situazione in Europa e nei paesi asiatici, dove Apple potrebbe lanciare un iPhone economico, per contrastare il predominio di Android.
Il nostro sondaggio su quale prezzo dovrebbe avere un iPhone per le masse ha ricevuto oltre mille voti. La metà dei nostri lettori ritiene che il prezzo di un simile iPhone dovrebbe essere compreso tra i 200 ed i 300 €, mentre un quarto dei lettori pensa ad un prezzo compreso tra i 300 ed i 400 €.
Spesso si è detto che l’iPod touch non è altro che un iPhone privo di connettività 3G e GPS, ma la differenza di prezzo e caratteristiche tra i due dispositivi è molto superiore a quella che separa i vari modelli di iPad WiFi dalle corrispondenti versioni WiFi + 3G, che in Italia oscilla tra i 120 € dell’iPad 2 ed i 130 € dell’iPad mini.
Se Apple decidesse di produrre un iPod touch dotato di connettività 3G il prezzo potrebbe aggirarsi intorno ai 349 € per la versione da 16 GB, aggiungendo 130 € ai 219 € dell’iPod touch da 16 GB. Al momento Apple propone la versione da 16 GB solo per l’iPod touch di quarta generazione, ma è facile immaginare che entro la fine dell’anno possa sostituirlo con un iPod touch di quinta generazione di pari memoria venduto allo stesso prezzo.
Continua a leggere: Un iPod 3G come iPhone economico da 349 €, perché no?

Fan del vintage e del retrò, questa è per voi. Dalla fantasia di Anton Repponen ecco iOS’86, ovvero iOS 5 con look&feel di Mac OS 1.0. Non è un mod per Cydia, ma scommettiamo che presto sarà disponibile.
Dimenticate le meraviglie del Retina Display, i contorni pressoché perfetti delle icone e i colori vividi degli ultimi iPhone, iPad ed iPod touch. Repponen, russo di nascita e attualmente Direttore Creativo presso Fantasy Interactive, ha infatti immaginato come apparirebbe iOS se fosse stato progettato coi canoni estetici e le limitazioni visive tipiche del lontano 1986. E dire che al tempo Mac OS era considerato un capolavoro di ingegneria informatica.
Le immagini create dal designer hanno un notevole grado di verosimiglianza, con un approccio che insegue anche la grafica del vecchio Apple Newton. Anzi, sembra quasi di vedere in azione l’emulatore di Newton OS su iPhone, di cui abbiamo parlato un paio di anni fa.
Segnalato per primo da Coudal e poi subito ripreso da The Loop, i rendering creati da Repponen sono disponibili a questa pagina del suo sito personale. In ogni caso, ecco qui la gallery con le immagini più belle; buona visione.

Un interessante articolo del New York Times racconta con dovizia di particolari quanto la guerra dei brevetti stia logorando il mercato e affossando parecchie start-up meritevoli, che non dispongono delle risorse necessarie a fronteggiare cause miliardarie. E soprattutto spiega per quale ragione colossi come Apple e Google siano ossessionati dai brevetti.
Vlingo era una piccola società fondata nel 2006 da Mike Phillips che lavorava ad un software di riconoscimento del linguaggio naturale, e che poi è stata contattata da Nuance con un aut aut:
“Possediamo brevetti che possono impedirvi di lavorare in questo mercato” ha dichiarato Paul Ricci, CEO di Nuance, a Phillips […] Il Sig. Ricci gli aveva proposto un ultimatum: Phillips poteva vendergli la società oppure essere denunciato per violazione di brevetto. Quando Phillips si è rifiutato di vendere la società di Ricci ha dato il via alla prima di sei battaglie legali.
Morale della favola, Vlingo alla vinse; ma le spese legali -3 milioni di dollari in totale- l’avevano messa in ginocchio, tanto da costringerla comunque alla vendita. “Eravamo sul punto di cambiare il mondo, solo che poi siamo rimasti impantanati in questa mota legale,” avrebbe dichiarato più tardi Phillips. In’ultima istanza, il vero vincitore è stato Nuance.
E sulla scia di questo amaro aneddoto, il NYT getta un po’ di luce su un dato davvero preoccupante: per la prima volta nella storia, l’anno scorso Apple e Google hanno speso più in licenze e guerre sui brevetti che in ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. L’articolo poi snocciola una serie di dati impressionanti, riassunti molto sinteticamente da 9to5Mac:
Continua a leggere: Apple e Google spendono più in brevetti che in R&S

Nonostante un’evidente interesse nelle tecnologie di Authentec -tanto grande da spingere Apple all’acquisizione e all’immediato congelamento del rapporto coi clienti concorrenti-, Cupertino continua a investigare sulle possibilità del riconoscimento biometrico, anche attraverso altre società. Tant’è che avrebbe stretto un accordo con l’australiana Microlatch per fondere assieme micropagamenti in mobilità, impronte digitali e Near Field Communications (NFC).
Secondo The Australian, il rumore è emerso per voce dello stesso David Murray, ovverosia l’ex responsabile della Commonwealth Bank e principale investitore di Microlatch:
Il Sig. Murray ha affermato che la società aveva un accordo con la riservatissima Apple per sviluppare una tecnologia di riconoscimento delle impronte da usare nelle applicazione NFC.
Microlatch possiede una tecnologia brevettata di identificazione delle impronte che rispetta gli standard della sicurezza bancaria senza la necessità di un processamento centrale o dello storage; un processo che Murray ha descritto come “auto-archiviante” (”self-registering” nell’originale, n.d.A.).
Ovviamente, proprio per la riservatezza che contraddistingue la mela (e nonostante la lingua lunga dei partner), non se ne sa più di così: non sono noti i termini commerciali dell’accordo, né si può prevedere un debutto ufficiale. L’unica certezza è che Apple abbia preferito un approccio di tipo cauto alla questione, in attesa di vedere come evolverà il mercato prima di fare la sua puntata. Lo spiegò Phil Schiller stesso la sera della presentazione di iPhone 5:
Non è chiaro se l’NFC sia la soluzione ai problemi attuali, ha affermato Schiller. “Passbook fa questo il tipo di cose di cui gli utenti hanno bisogno oggi.”
Molti utenti e osservatori speravano che NFC fosse costituisse una delle novità dell’ultima generazione di iPhone, ma ogni aspettativa è stata presto annichilita dai fatti. L’NFC e i pagamenti in mobilità arriveranno, state tranquilli; solo che se riparla per lo meno l’anno prossimo.
Con un comunicato stampa, Duo Gamer ha annunciato poche ore fa il suo “Gamer Controller” senza fili dedicato ai dispositivi iOS. I gingilli mobili con la mela somigliano sempre più a delle consoles.
Il controller si connette agli iCosi in wireless, via Bluetooth, e consente ai videogiocatori più incalliti di “rilassarsi e godersi una bella partita.” La compatibilità, tuttavia, è estesa per il momento ai soli titoli di Gameloft in virtù di un accordo specifico. Per cui, in attesa di ulteriori novità, può funzionare soltanto con giochi come Asphalt 7: Heat, Modern Combat 3: Fallen Nation, Order & Chaos Online, Brothers in Arms 2: Global Front, and N.O.V.A. 3.
Il Duo Gamer ricorda un po’ lo stile retrò del NES o della Playstation originale, con un design caratterizzato da due controller analogici, un D-pad e 6 pulsanti fisici. L’idea alla base del prodotto è di ricreare un’atmosfera simile alle consoles:
Duo Gamer è un controller wireless Bluetooth che consente di giocare ai frenetici giochi in stile-console direttamente sul proprio dispositivo iOS ma con la familiarità di un tradizionale controller manuale.
Tutto ciò che serve è posizionare il dispositivo iOS sul pratico piedistallo fornito, e poi divertirsi con il Duo Gamer. In più, i giocatori potranno connettere i loro iPad, iPhone o iPod touch alla TV per un’esperienza ancora più immersiva.
E quanto costa questa “esperienza immersiva”? Sulla localizzazione statunitense di Amazon, il Duo Gamer viene commercializzato a 79,99$ ma a partire dal 5 ottobre dovrebbe debuttare anche sull’Apple Store online. Poi, se siamo fortunati, toccherà anche al nostro mercato.
Un recente resoconto del New York City Police Department (NYPD) svela che il tasso di criminalità aumenta del 40% rispetto alla media della città, quando di mezzo ci sono i gingilli e i computer Apple.
Secondo il commissario di polizia Raymond Kelly, quest’anno si è verificato un incremento del 40% dei crimini relativi ai prodotti con la mela, contro un più modesto +4% di quelli “generici”; per capirci, stiamo parlando di 11.447 reati relativi ad Apple tra gennaio e settembre, contro i 3.280 del medesimo periodo dell’anno scorso.
I numeri, ne dettaglio, fanno spavento:
Ad ogni modo, non è una questione di brand; l’incremento generalizzato della criminalità ha origini complesse e ramificate, e soprattutto tocca anche i dispositivi della concorrenza, anche se non è chiaro con quale impatto. Senza contare che stiamo parlando solo di crimini accertati; come dire, la realtà è perfino peggiore.
Nel filmato che vedete qui sopra, un ladro tenta di fuggire attraverso i tornelli meccanici della metropolitana di New York dopo aver spintonato e rubato l’iPhone di un uomo sulla banchina. La gente sul posto tenta di bloccargli il passaggio, ma alla fine il tizio si dilegua e non verrà più acciuffato. Find my iPhone, in casi come questi, potrebbe rivelarsi il canonico uovo di Colombo.
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Ora che AuthenTec, la società di sicurezza mobile recentemente acquisita da Apple, è diventata una dépendance di Cupertino, ha smesso anche di rivendere le proprie tecnologie ai competitor della mela. La notizia l’ha data il sito coreano ETNews [qui la traduzione di Google in inglese; quella in italiano non funziona].
Nei giorni scorsi, Samsung, HP, Dell, Lenovo, Fujitsu e molti altri produttori si sono visti recapitare una missiva; era AuthenTec che li informava dell’impossibilità di rifornirli di sensori biometrici per almeno tutto il 2013. E la cosa non è stata affatto presa bene:
Si vocifera che gli attuali clienti AuthenTec versino “in stato di panico,” alla ricerca di fornitori alternativi per la tecnologia di riconoscimento delle impronte digitali che sta assumendo sempre maggiore importanza. Tuttavia data la quantità significativa di diritti sulla proprietà intellettuale detenuta da AuthenTec in questo campo, tali società potrebbero incontrare difficoltà nel reperire sostituti adeguati.
Apple non ha segnalato l’esatta area di interesse nella tecnologia di AuthenTec, ma molti osservatori ipotizzano che sia interessata all’implementazione nei suoi dispositivi mobili per il riconoscimento utente e altri scopi.
E quali sarebbero gli altri scopi? Ma naturalmente lo sviluppo d’una infrastruttura di pagamento in mobilità. Si tratta d’un argomento che solletica da tempo i papaveri di Cupertino, e che sembrava stesse per trasformarsi in realtà con iPhone 5 e PassBook, senonché l’assenza di chip NFC sul nuovo smartphone ha momentaneamente rimesso la discussione in standby. Morale della favola: prima o poi, e comunque prima della concorrenza, la sicurezza biometrica lambirà i dispositivi Apple; solo, non con questa generazione di iCosi.