Il noto jailbreaker chpwn ha creato un piccolo hack a pagamento che razionalizza enormemente la gestione -un po’ scomoda e ridotta ai minimi termini, a dir la verità- dei cosiddetti Gesture Multitasking su iPhone. Qualcuno l’ha definito un tweak ispirato a Meego; verrebbe da dire che è il Multitasking come avrebbe dovuto essere sin dall’inizio.
Tutto è cominciato un paio di settimane fa, allorché il noto sviluppatore Steven Troughton-Smith aveva cinguettato la richiesta di un hack per jailbreaker che portasse su iPhone un nuovo tipo di gesture:
iOS su iPhone ha davvero bisogno di Gesture Multitasking che partano dai bordi. O qualcosa di simile. L’ho già detto altre volte. Chi sarebbe disposto a creare un tweak JB del genere?
E così è stato; Grant Paul, alias chpwn, si è subito messo al lavoro e il risultato è un pacchetto acquistabile su Cydia per $2,99 e chiamato Zephyr che fa il miracolo: uno sfioramento da destra o da sinistra dello schermo per passare da un’app aperta all’altra; e soprattutto, niente più scomode pressioni sul pulsante home per aprire la barra multitasking. Chi scrive combatte da sempre con doppio clic che talvolta vanno, talvolta no; che talvolta portano alla schermata principale e talvolta invece aprono Spotlight. Una seccatura che, a quanto pare, lamentano in molti e che rende la vita digitale meno rosea del previsto. Ma da oggi non più.

Talvolta capita, per esempio durante una sessione di navigazione in Safari, di aver bisogno della data odierna, il che sfortunatamente implica l’uscita dall’app e un’occhiata fugace all’icona del Calendario. Ecco un comodo escamotage per visualizzarla direttamente dal Centro Notifiche.
Per prima cosa, aprite questa pagina di Mac OS X Hints e scaricate lo script che automatizza il processo di creazione d’un calendario per ogni giorno dell’anno (per i più pigri, questo è il link diretto). Prima di scompattarlo ed avviarlo, però, premuratevi di creare un nuovo calendario in iCloud -e non in locale sul Mac- ribattezzato “Todayis”; potete anche scegliere un nome diverso, purché ne teniate conto durante l’esecuzione dello script (la prima domanda che vi porrà sarà per l’appunto “come chiamare il nuovo calendario?”).
A questo punto, impostate le date di inizio/fine, attendete il termine dell’operazione e il gioco è fatto; passate ad iPhone, aprite le Impostazioni e all’interno delle “Notifiche”, sfiorate “Calendario”, quindi abilitate “Centro notifiche.” Per evitare di trovare elencata anche la data di domani, in “Mostra” impostate “1 elemento” e magari, deselezionate pure “Icona Badge App”, ma si tratta di modifiche opzionali. Se vi piace la pulizia, infine, in iCal potete occultare il nuovo calendario alla vista: funzionerà lo stesso. Il video qui sotto, in inglese, mostra una guida passo passo.

AirPrint è una delle feature più interessanti di iOS e non ha mancato di attirare l’interesse dei produttori, ma ha bisogno di un dettaglio fondamentale, ovvero del supporto al protocollo lato stampante. Nel tempo sono nati e hanno prosperato hack e app di terze parti per sopperire allo scopo, ma presto un gadget di Lantronix promette di risolvere definitivamente la questione, seppur con costi non proprio alla mano.
A occhio, le stampanti col supporto ad AirPrint reperibili sul mercato sono già più di cento, tutte a marchio Canon, HP, Epson e Lexmark, e nuovi modelli si aggiungono con cadenza ciclica. Lo scoglio più grosso della tecnologia, tuttavia, consiste nel fatto che l’hardware debba nativamente supportarne le feature, il che significa in pratica sostituzione toutcourt della vecchia (o neppure tanto vecchia) stampante. Per fortuna, gioielli di utility come AirPrint Hacktivator o Ecamm Printopia sono venuti in soccorso degli utenti e, sebbene non richiedano una connessione fisica alla periferica, necessitano comunque d’un Mac perennemente acceso che funga da server.
Se possedete però una multifunzione con connettività di rete, allora avete un’ulteriore possibilità. Con un comunicato stampa risalente a poche ore fa, Lantronix ha infatti presentato xPrintServer , un gingillo in grado di portare AirPrint dove non c’è:
xPrintServer, grossomodo delle dimensioni di un iPhone, è una soluzione hardware che utilizza il menu nativo di stampa di iOS e non richiede applicazioni, software e download aggiuntivi, e neppure installazione di driver. Le stampanti vengono rilevate e configurate automaticamente, e la stampa è facile e senza problemi. Apri semplicemente la scatola, inserisci xPrintServer in qualunque punto del network e stampa senza fili da qualunque dispositivo Apple con iOS 4.2 o superiore, virtualmente su qualunque stampante connessa alla rete.
Si tratta di un’interessante novità dedicata al mercato business e a chi possiede un ufficio a casa, ma con un costo salato: 150$, circa 115€, in prevendita su questa pagina, cui vanno aggiunte le spese di spedizione e dogana. Occhio però, perché sarà disponibile a partire dall’inizio dell’anno prossimo: meglio aspettare e assicurarsi che 1) non si tratti di vaporware e 2) funzioni come dicono.
Sulla base del lavoro fatto da quelli di Applidium, uno sviluppatore ed hacker è riuscito nell’incredibile compito di far controllare a Siri il cronotermostato digitale di casa. Sì, proprio quello che determina il funzionamento di condizionatori e termosifoni.
Prendetelo come un esercizio di stile per meglio comprendere le potenzialità del “modesto assistente” virtuale di Apple, tanto più che si basa su protocolli non ufficiali e reverse engeneering. Ponendo un server proxy tra l’iPhone 4S e i server di Cupertino, tuttavia, un astuto sviluppatore è riuscito a insegnare a Siri i nuovi comandi necessari per controllare il cronotermostato di casa, impostare la temperatura ideale e perfino quella oltre al quale il riscaldamento non deve mai scendere.
Purtroppo, al momento siamo ancora lontani da una maturità tale da consentirne l’uso da parte di chiunque; servono conoscenze di programmazione, “solide basi in materia di certificati ed OpenSSL”, nonché un termostato WiFi, qui in Italia più raro dell’orso polare. E chi scrive parla per esperienza personale (a proposito, avete visto mica questa meraviglia della tecnologia e del design industriale?).
Se, nonostante tutto, voleste curiosare un po tra le pieghe del codice, sarete accontentati perché a questa pagina di GitHub trovate il codice sorgente del server. In ogni caso, è estremamente divertente -ed entusiasmante- constatare quanto ogni nuova tecnologia di Cupertino risvegli spesso negli sviluppatori idee innovative, per non dire eccezionali. Poi per carità, allo stesso risultato si poteva arrivare in tanti altri modi,ma pensate che meraviglia poter affidare all’iPhone in tasca i compiti più tediosi dell’amministrazione domestica dovunque ci troviamo. Seriamente, i cronotermostati digitali più avveniristici del mercato italiano in confronto a Siri somigliano a ordigni post-bellici; chi scrive, dopo aver tanto penato per trovarne uno adatto, è arrivato a desiderare che Apple costruisse anche quelli. Meno male che qualcuno ci sta già pensando.
Ricordate aTV Flash? Si tratta di un hack non ufficiale che consente di integrare la dotazione software dell’Apple TV con nuove interessanti funzionalità non previste da Cupertino. La versione definitiva è finalmente disponibile per il download, ma diventa a pagamento.
Sapevamo che doveva arrivare, e così è stato. La release definitiva dell’hack farà la gioia di smanettoni ed utenti avanzati:
aTV Flash (black) è un pacchetto software estremamente user-friendly che riempirà la vostra Apple TV di ultima generazione con una valanga di nuove funzionalità. Non preoccupatevi dei dettagli tecnici; aTV Flash (black) è semplice da usare e sicuro per l’Apple TV. L’installazione dura un secondo e non richiede alcuna modifica fisica.
Le principali funzionalità dell’hack, si legge sulla home page ufficiale, sembrano piuttosto allettanti:
Per le prossime 20 ore circa, l’app costerà 19,99$ su MacUpdate Promo; poi, passerà al prezzo standard di 29,95$. Meglio approfittarne subito, insomma, se la cosa vi interessa.

Dato che mamma Apple non se ne occupa (anche perché, cosa sarebbe restato altrimenti ad iPhone 4S? La fotocamera e la nuova antenna?), al porting di Siri sugli altri dispositivi iOS ci pensano gli smanettoni di tutto il mondo. E così, dopo un preliminare successo su iPhone 4, è ora il turno dei tablet con la mela. Esatto, Siri fa un salto ufficioso su iPad, solo che resta tristemente muta.
Gli sforzi per portare il “modesto assistente virtuale” di Apple su tutti i dispositivi con CPU A4 sta dando i primi frutti, in questo caso sugli iPad di prima generazione. Il problema, tuttavia, risiede altrove, e precisamente sui server di Cupertino che effettuano il grosso del lavoro sporco e che soprattutto si ostinano a ignorare le istanze avanzate dai dispositivi non ufficialmente supportati:
Per quanto riguarda l’autenticazione delle richieste di Siri presso i server Apple, il processo è ancora agli inizi. Poiché la maggior parte delle funzionalità di Siri dipende dai server Apple per effettuare il processamento dei dati, siamo allo stesso punto di quanto già visto con iPhone 4: Siri, su tali dispositivi, è poco più che uno scheletro funzionante.
Una cosa tuttavia sentiamo di aggiungerla. Passi Siri su iPhone 4, che tutto sommato ha una CPU sufficientemente capace; ma Siri su un iPad di prima generazione è la conferma definitiva che questa feature è vincolata ai nuovi telefoni esclusivamente per ragioni di marketing. Legittimi, per carità, ma certe cose è sempre meglio tenerle bene a mente prima di acquistare un telefono che costa come un MacBook.

Tra le novità di OS X Lion, pubblicato sul Mac App Store nella giornata di ieri, c’è l’assenza di importanti tasselli che hanno fatto la storia dell’informatica per il resto di noi: con l’aggiornamento diciamo addio a Rosetta, Samba, Adobe Flash e Java Runtime Environment (installabili a parte) e soprattutto a Front Row. La buona notizia è che è possibile ripristinarne le funzionalità in pochi secondi, pur se con qualche momentanea limitazione.
Tutto sta a copiare i seguenti file da una installazione funzionante di Snow Leopard:
/System/Library/CoreServices/Front Row.app
/System/Library/PrivateFrameworks/BackRow.framework
/System/Library/PrivateFrameworks/iPhotoAccess.framework
/System/Library/LaunchAgents/com.apple.RemoteUI.plist
/Applications/Front Row.app
In alternativa, esiste un installer con dentro tutto il necessario chiamato semplicemente Front Row Enabler for Lion e disponibile gratuitamente a questo indirizzo. Con iTunes 10.4, tuttavia, Apple ha modificato il modo in cui il sistema accede in lettura e scrittura alle cartelle delle foto e della musica, limitando così il funzionamento di ai Filmati e ai DVD, il che si verifica purtroppo anche sui computer con Snow Leopard. E’ comunque possibile -e auspicabile- che Apple metta mano alla questione in tempi record.

Notizia di servizio. Nonostante i contrattempi dovuti ad un leak inaspettato, pare proprio che una soluzione di jailbreak onnicomprensiva -e quindi funzionante su iPad 2- sia in procinto di arrivare nella mani degli utenti. Signore e signori, rullo di tamburi perché jailbreakme.com sta per tornare ai fasti del passato.
Soltanto pochi giorni fa era successo il pastrocchio: un beta tester si è lasciato sfuggire un tool provvisorio di jailbreak creato dal Dev-team e pieno di bug. Un’utility che già molti hanno usato -pare- con successo, sebbene sia incompatibile con le versioni più recenti del firmware, funzioni esclusivamente sui tablet dotati di WiFi e comporti ripetuti crash di Safari. Senza contare che, provenendo da fonti non sicure, il rischio malware è più che fondato, quindi occhio.
La buona notizia è che il sito del geniale “slide to unlock” ha cambiato faccia nelle scorse ore, e adesso mostra un post-it à la Apple con su scritto “We’ll be back soon”. Il che significa una sola cosa, e cioè che un jailbreak untethered e semplicissimo da applicare è in arrivo a strettissimo giro di posta. E’ stata un’attesa interminabile e piuttosto tribolata, ma ce l’abbiamo quasi fatta. Stay tuned.
Dell’esperienza di AirFlick Erica Sadun ha fatto tesoro, e il risultato è Banana TV, il trait d’union che mancava tra AirPlay ed il Mac, un software che consente di inviare in streaming wireless le foto e i video conservati su iPhone, iPod touch ed iPad direttamente sul grande schermo del Mac o -meglio ancora- sul televisore HD da 42″ del salotto collegato al Mac mini.
Normalmente, AirPlay funziona a senso unico, esclusivamente dai dispositivi iOS alla Apple TV di seconda generazione. Ma per fortuna l’applicazione della Sadun colma una fastidiosa lacuna che Apple ha volutamente lasciato aperta per ragioni di marketing: grazie a Banana TV, i contenuti sull’iPhone possiamo vederli riprodotti praticamente su ogni Mac di casa senza ulteriori esborrsi per il nuovo hardware.
Il software è estremamente intuitivo: è sufficiente fare doppio clic sulla sua icona per lanciarlo e - se il computer è collegato alla stessa sotto rete del dispositivo iOS- in pochi secondi verrà elencato tra gli output AirPlay. Purtroppo, e nonostante l’ottimo lavoro fin qui visto, non possiamo parlare di perfezione. Ad esempio, gli unici streaming possibili riguardano foto e video ma non l’audio, poiché quest’ultimo utilizza un protocollo diverso e crittografato chiamato AirTunes, la cui chiave privata ad oggi risulta sconosciuta. Inoltre, per poter visualizzare i video protetti da DRM, occorre che il computer remoto sia stato preventivamente autorizzato.
A parte questo, comunque, si tratta pur sempre di una versione 1.0, e la stessa Sadun ha affermato che molte delle limitazioni del software verranno presto corrette con un aggiornamento. Banana TV costa 7,99$ ed è acquistabile a questa pagina.
Si chiama VoiceActivator, ed è un promettente hack per iPhone in arrivo su Cydia a brevissimo che permetterà di controllare ogni funzionalità del telefono Apple semplicemente con comandi vocali personalizzati. Ma solo per chi ha fatto il jailbreak.
A molti sarà probabilmente capitato di pensare che funzionalità più estese di controllo vocale sull’iPhone non guasterebbero. Niente di ipertecnologico, si intende, ma qualcosa come “Apri Skype” o “Chiudi l’app corrente” potrebbe tornare utile senza appesantire troppo la curva d’apprendimento del dispositivo. Per fortuna, a colmare la lacuna lasciata aperta da Cupertino ci pensa Chpwn, lo sviluppatore dietro Infinidock, Infinifolders e ProSwitcher con un nuovo hack chiamato VoiceActivator. Si tratta di un’estensione altamente configurabile che permette di aggiungere un’infinità di nuovi comandi vocali:
VoiceActivator è l’unico modo di controllare la funzionalità di controllo vocale di iOS, e aggiungere nuovi comandi vocali che fanno di Voice Control esattamente ciò che vi serve. Digitate semplicemente un nuovo comando e configurate un’azione da eseguire: il comando sarà istantaneamente e nativamente disponibile nel pannello di Voice Control, senza bisogno di registrazioni o stanze silenziose.
Nel video qui sopra il funzionamento è pressoché lampante: aprire una pagina Web, lanciare un’app o eseguire una funzione avanzata è questione di una o due parole. In attesa che Apple corra ai ripari in una qualche futura versione del suo Sistema Operativo mobile, ecco decisamente un buon motivo per un jailbreak non preventivato.
Dopo il video di ieri che mostrava un piccolo hack su un iPod nano 6G volto solo a dimostrare che era possibile modificare un file di configurazione bypassando i controlli del dispositivo, arriva oggi un nuovo video che mostra come sia addirittura possibile installare un firmware custom nel cuore del più piccolo dei dispositivi touch della Mela.
Steven Troughton-Smith ha trovato un modo per mettere il dispositivo in modalità DFU (Device Firmware Update) partendo dalla normale procedura che attiva la modalità diagnostica. Troughton-Smith ha modificato la popolare utility iRecovery utilizzata per il jailbreak dei dispositivi con sistema operativo iOS per funzionare con l’iPod nano ed ha installato un firmware rudimentale che non fa altro che avviare l’iPod nano con una schermata bianca.
All’apparenza può sembrare un inutile hack, ma è un enorme passo in avanti per installare nell’iPod nano firmware opportunamente customizzati o per effettuare un vero e proprio jailbreak del dispositivo ed installare applicazioni di terze parti.
[via 9to5mac]
Appena è stato rilasciato iOS 4.2 molti sviluppatori hanno cercato di indagare sulla possibilità di integrare le funzionalità di AirPlay nelle loro applicazioni, scoprendo che solo le API relative allo streaming dell’audio sono state rese pubbliche da Apple, mentre quelle relative al video sono relegate alle sole applicazioni ufficiali della Mela come YouTube e Video.
Erica Sadun ha chiesto informazioni all’ufficio delle relazioni pubbliche di Apple senza ottenere alcuna risposta, così ha deciso di procedere autonomamente per scoprire come sia possibile inviare il video in streaming da un dispositivo dotato di iOS 4.2 ad una Apple TV.
La Sadun ha decompilato il codice di iOS 4.2 e con il contributo della comunità hacker è riuscita ad individuare l’API privata che permette di attivare l’invio in streaming del video con AirPlay. Grazie a questa scoperta è stato possibile realizzare delle applicazioni di prova che effettivamente dimostrano quanto sia facile utilizzare questa nuova possibilità, ma purtroppo per il momento non è possible pubblicarle sull’App Store, in quanto facendo uso di API private non verrebbero approvate da Apple.
Uno sviluppatore chiamato Zone-MR ha però realizzato a tempo di record AirVideoEnabler, un tweak utilizzabile solo su dispositivi con iOS 4.2 ai quali è stato praticato il jailbreak, che permette di abilitare lo streaming video di AirPlay su qualunque applicazione, compreso Safari.
Speriamo che Apple decida presto di rendere libero l’utilizzo di questa utile funzionalità.
[via tuaw]