Non è un pesce d’aprile… cioè, non è più un pesce d’aprile: l’iCade (iPad Arcade Cabinet) ideato l’anno scorso da ThinkGeek sta per vedere la luce. Difatti è stato appena sottomesso al vaglio della FCC e la sua uscita è prevista per il 31 maggio 2011.
L’iPad si inserisce nell’iCade e si collega ad esso via Bluetooth; a questo punto l’iPad è trasformato in una mini macchina arcade da sala giochi, con tanto di pulsanti colorati e joystick. Si gioca ai classici arcade degli anni ‘80, emulati attraverso Atari Greatest Hits app. Dall’App Store è possibile scaricare altri giochi vintage per l’iCade, la maggior parte gratuitamente.
iCade è già disponibile in pre-ordine presso ThinkGeek al prezzo di 100$ (69€). Forse l’unica pecca dell’iCade è la sua dipendenza dalle pile (2 di tipo AA), quando una versione con batteria ricaricabile sarebbe stata preferibile. Ma, in fondo questo dà un delizioso tocco tecnologico anni ‘80!
[Via wireless goodness]

In seguito alla modifica di Apple della sezione 3.3.1 del proprio iPhone Developer Program License Agreement, si è ormai aperta una crepa di immagine per Apple, che vede Adobe come l’azienda più danneggiata da tale decisione. Tale crepa ha letteralmente diviso in due l’opinione degli utenti.
Vi chiediamo di esprimere se siete favorevoli o contrari alla politica che Apple ha intrapreso in questa vicenda. In particolare, vi chiediamo se pensate che l’azienda di Cupertino abbia agito correttamente oppure no. Per dovere di cronaca, ho riassunto la storia in pochi passi, la trovate dopo il salto.
Continua a leggere: Sondaggio: Apple vs. Adobe - da che parte state?
Affinché un prodotto elettronico possa essere messo in commercio negli Stati Uniti deve prima essere sottoposto ai severi test dell’FCC (Federal Communications Commission) che verifica che le emissioni elettromagnetiche del dispositivo rientrino nei parametri previsti dalle normative.
L’iPad non è certo sfuggito a questa regola ed è stato accuratamente smontato dall’FCC che ce lo mostra completamente a nudo in queste immagini.
Il dispositivo è costituito da due gusci, quello superiore in plastica che alloggia lo schermo e quello inferiore in alluminio che ospita l’elettronica e la batteria agli ioni di litio. Quest’ultima è costituita da due moduli affiancati che occupano gran parte dello spazio interno del tablet e riporta come dati di targa 3.75 Volt e 24.8 Whr, che corrispondono a circa 6600 mAh, superiori quindi a quelli di una tradizionale batteria a 6 celle di un netbook. Come ulteriore termine di paragone la batteria dell’iPhone 3Gs è da 4.51 Whr, mentre quella del MacBook Air è da 40 Whr.
La main board è invece di piccole dimensioni e ricorda molto quella dell’iPhone. Rimuovendo dalle foto dell’FCC le pecette applicate sul pdf, è possibile individuare marca e modello dei vari componenti. Il processore ARM è ovviamente l’Apple A4, le memorie flash sono prodotte da Toshiba e il chip di I/O è un Broadcom BCM5973, lo stesso utilizzato su iPhone e iPod touch.

[Courtesy of Engadget]
I sospetti di aggiornamento relativi al Mighty Mouse ed altri dispositivi potrebbero essere virtualmente confermati attraverso una serie di documenti inviati alla FCC da Apple. Le richieste riguardano una tastiera ed un mouse bluetooth entrambi con numeri di modello diversi da quelli noti (A1296 e A1314) che a giudicare dalle immagini circolate in rete, mostrerebbero un consistente redesign.
Sebbene non forniscano una descrizione esaustiva di cosa cambierà, l’immagine della tastiera mostra un design sottile, ancora più del precedente. Il mouse un cambiamento più consistente: la forma ad uovo diventa un po’ più sottile e quadrata.
Giusto ieri si parlava del brevetto, scoperto di recente, circa la nuova interfaccia multi-touch. Chissà che il nuovo mouse non possa beneficiare di tale tecnologia magari per le operazioni di scroll o selezione. Anche il telecomando IR dovrebbe, secondo le indescrezioni, subire un aggiornamento estetico sposando l’alluminio ed integrandosi finalmente con il design degli attuali computer Apple e probabilmente anche funzionale.
[Via Engadget | Electronista]

La lettera inviata da Google alla FCC, il cui contenuto è trapelato in rete poco fa ha già sortito il primo effetto: Apple non si è fatta attendere ed ha rilasciato una secca smentita.
“Non siamo d’accordo con tutto quello che è stato dichiarato da Google nella sua lettera alla FCC. Apple non ha rifiutato l’applicazione Google Voice e tuttora continuiamo a discutere di questo con Google.”
Un rappresentate di Google si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni in merito. Stranamente sul blog ufficiale del celebre motore di ricerca è stato pubblicato un post che parla della vicenda e chiude con le seguenti parole:
“Continuiamo a lavorare con Apple ed altri per offrire agli utenti la migliore esperienza mobile con Google.”
[Via BusinessInsider]

In molti avranno notato che la lettera di risposta inviata da Apple alla FCC sulla questione GoogleVoice non appariva totalmente convincente, e lasciava spazio a più di qualche perplessità. A riguardo uno degli sviluppatori coinvolti nel progetto di Mountain View, Kevin Duerr, asserisce fermamente: Apple sta mentendo.
E in effetti, è ragionevole bocciare un’applicazione perché, ad esempio, sincronizza i suoi dati sui server Google? Apple afferma che l’applicazione vi trasferisca l’intero database dei contatti e che ciò rappresenta un problema per la privacy. Ma questo è falso: primo perché GoogleVoice si integra semplicemente con la Rubrica del telefono senza inviare alcun dato ad alcun server. Secondo perché, durante la sincronizzazione con iPhone, iTunes stesso consente di sincronizzare la rubrica con Google e Yahoo. Se la privacy non viene lesa su iTunes, perché è invece tanto determinante a livello di applicazione per iPhone?
Riguardo l’altra questione invece, quella antipatica duplicazione delle funzionalità, Kevin Duerr dice:
La cosa più frustrante di tutte è che si sono fissati con questa storia della duplicazione. A che punto le applicazioni duplicano [le funzionalità] dell’iPhone?
Duerr afferma senza battere ciglio che Apple mente quando dice di essere ancora nel pieno dello studio di GoogleVoice, VoiceCentral e altri due software analoghi (ufficialmente “intenta a scoprirne l’impatto potenziale sull’esperienza utente iPhone”), perché i titoli suddetti sono stati già cassati da tempo.
Continua a leggere: Gli sviluppatori contro la risposta di Apple alla FCC
Dopo il comunicato che Apple ha inviato alla FCC e pubblicato sul proprio sito, anche AT&T procede all’invio formale di una risposta circa il coinvolgimento nel caso Google Voice.
In particolare, al carrier telefonico statunitense veniva chiesto di chiarire se fossero state fatte pressioni su Apple al fine di bloccare l’applicazione di Google. Tale applicazione infatti, lo ricordiamo, permetterebbe anche agli utenti iPhone OS di telefonare e mandare SMS a costi inferiori rispetto a quelli di AT&T.
La lettera di risposta inviata alla FCC non si discosta moltissimo dalle precedenti dichiarazioni. Jim Cicconi, vice presidente di AT&T, ha ripetuto che l’azienda da lui rappresentata non ha nulla a che fare con il processo di approvazione delle applicazioni in App Store ed ha aggiunto che Apple non ha mai chiesto un parere circa l’approvazione di alcuna applicazione.
La lettera integrale di AT&T alla FCC è disponibile attraverso Scribd ed è pubblicamente consultabile.
[Via TechCrunch]

In seguito all’indagine avviata dalla FCC circa il caso di esclusione dell’applicazione Google Voice da App Store, Apple ha inviato una lettera alla FCC nella quale, oltre a spiegare la complessità del sistema App Store, illustra nel dettaglio il funzionamento del comparto incaricato della revisione delle applicazioni sottoposte.
Nella lettera, Apple mette subito in chiaro che l’applicazione non è stata respinta: la sua valutazione sarebbe ancora in corso da parte degli addetti ai lavori. Il problema rilevato con Google Voice sarebbe imputabile, secondo gli addetti di Cupertino, alla “modifica dell’esperienza d’uso di iPhone”. Nel comunicato l’azienda spiega anche di essere l’unica ad avere il controllo sul processo di approvazione delle applicazioni, di fatto escludendo il coinvolgimento di AT&T.
Dopo aver chiarito quanto sopra, vengono spiegati i meccanismi intimi del sistema di revisione, finora segreti. Secondo l’azienda, il processo di revisione ha lo scopo di tutelare la privacy dei clienti, bloccare i software con difetti o bug, salvaguardare i minori da software non adatti, impedire l’uso di protocolli non autorizzati ed evitare che le applicazioni modifichino l’esperienza d’uso di iPhone OS. Il sistema di revisione è composto attualmente da un team di 40 esperti revisori che finora hanno analizzato ben 200.000 applicazioni (circa 8500 a settimana) approvandone circa il 80%. Ogni applicazione viene revisionata separatamente da due esperti, i quali applicano un protocollo di valutazione uniforme. Nel caso in cui si presenti un’applicazione che cambi lo scenario di valutazione, se ne discute in un apposito consiglio che si riunisce ogni settimana.

AT&T invia una breve risposta iniziale alla Federal Communications Commission lettera di inchiesta spedita ad Apple, AT&T e Google lo scorso sabato. Brad Mays, portavoce AT&T, ha fermamente negato ogni collegamento tra l’azienda che rappresenta e la decisione di Apple di rifiutare Google Voice nel suo App Store, di conseguenza attribuisce la totale responsabilità dell’accaduto al produttore di iPhone. Una risposta più esaustiva e formale è previsto che arrivi nei prossimi giorni.
“AT&T non gestisce o approva applicazioni per App Store”, ha dichiarato Mays. “Abbiamo ricevuto una lettera e, naturalmente, risponderemo”.
La lettera ricevuta chiede ad Apple ed AT&T se il carrier abbia o meno esercitato pressioni finalizzate al rifiuto dell’applicazione in questione. La FCC ha anche chiesto a Google di spiegare le caratteristiche di Google Voice e quelle delle applicazioni che sono state approvate o rigettate in passato, come Google Earth e Google Mobile App.
Continua a leggere: AT&T nega il coinvolgimento nel caso Google Voice
La FCC (Federal Communications Commission) invia una lettera ad Apple invitandola a chiarire la sua posizione circa il rifiuto dell’applicazione Google Voice in App Store: in realtà oltre all’applicazione di Google la lettera vuole far luce sull’esclusione di tutte le applicazioni di VOIP.
L’indagine, è doveroso precisarlo, sembra partita direttamente dalla FCC piuttosto che dagli uffici di Google ed ha l’obiettivo di chiarire le ragioni dell’esclusione e far luce sui possibili interessi di AT&T. L’applicazione respinta, infatti, avrebbe consentito agli utenti di chiamare ed inviare SMS ad un costo più basso rispetto a quello del carrier statunitense. A tal proposito, la FCC ha spedito altre due lettere: una a Google ed una ad AT&T.
Al momento Apple non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale in merito. Dopo il salto trovate il testo integrale della lettera recapitata a Cupertino.
Continua a leggere: Apple interrogata dal FCC sul caso Google Voice