
Peter Zigich, un designer di Toronto, ha pubblicato sul proprio blog un paio di concept che mostrano i possibili design del futuro Mac Pro, il cui aggiornamento è atteso nei prossimi mesi. E mentre uno è ipertrofico e impilabile, l’altro è minimalista e compatto.
L’immagine che vedete immediatamente qui sotto risale allo scorso settembre e ipotizza un design molto modulare di Mac Pro destinato al mercato consumer. L’idea, molto moderna per la verità, è che si possano impilare le componenti in base alle necessità dell’utente, al potere computazionale desiderato e al budget disponibile.

Qui in basso, invece, l’equivalente business, molto più voluminoso e ricco di opzioni (e oggettivamente un po’ troppo disordinato e carico di orpelli):
Continua a leggere: Ecco il possibile design dei prossimi Mac Pro

In seguito alla morte di Steve Jobs, Apple è entrata in un periodo di assestamenti e smottamenti della leadership che stanno rapidamente portando ad una nuovo assetto del management. E così, dopo il reintegro a furor di popolo di Bob Mansfield, è giunta l’ora della cacciata da Apple di John Browett ma soprattutto di Scott Forstall. E una delle conseguenze di questa illustre dipartita sarà l’abbandono dello scheumorfismo in OS X.
Il problema è a monte e riguarda l’approccio di Forstall all’ambiente aziendale. Dotato di indiscutibili capacità nel proprio lavoro (a lui dobbiamo l’iPad così come lo conosciamo), Forstall è anche noto per il suo carattere difficile e per l’atteggiamento aggressivo, che spesso portava i papaveri di Cupertino ad evitare come la peste un confronto diretto con lui senza la mediazione diplomatica di Tim Cook.
In generale la notizia ha causato un misto di stupore, preoccupazione e speranze per il futuro:
“Con una base di circa 60.400 impiegati a tempo pieno, si potrebbe facilmente concludere che questi licenziamenti non siano importanti,” ha affermato Keith Bachman, analista per BMO Capital Markets. “Tuttavia, siamo assolutamente certi che le dipartite corrispondano anche ad un fenomeno negativo, visto che il Sig. Forstall era un valore aggiunto determinante alla società.”
Se infatti da una parte Forstall ha rappresentato una componente chiave della mela fino ad oggi, è indubbio che molte sue scelte abbiano suscitato parecchio scontento. Prendiamo ad esempio la questione dello scheumorfismo, su cui Apple si è praticamente spaccata; da una parte c’era Forstall che tifava per tavoli verdi (Game Center) e design in finta pelle (Calendario) e dall’altra c’è Ive che trova il tutto estremamente “pacchiano.”
Da questo punto di vista, spiega Reuters, l’addio di Forstall è addirittura una liberazione:
Forstall spesso si scontrava con gli altri dirigenti, ha affermato una persona che lo conosce, aggiungendo che talvolta tendeva a promettere molto e quagliare poco. Ora, Federighi, Ive e Cue hanno l’opportunità di sviluppare il look’n feel e l’ingegnerizzazione di tutti i software più importanti che girano su iPhone ed iPad […]. La dipartita di Forstall libera Ive da alcuni legacci, hanno affermato le fonti. La sua uscita ha rimesso in discussione un problema fondamentale nel design, ovvero l’uso o meno dello scheumorfismo. I design scheumorfici tentano di replicare e mimare gli oggetti della vita reale, come ad esempio la libreria in iBooks, il feltro in Game Center o l’orologio analogico per Orario.
Ovviamente, Forstall è troppo importante per poter sparire dall’oggi al domani, o peggio, per essere assunto dai competitor della mela. Tant’è che Tim Cook ha saggiamente deciso di tenerselo buono come collaboratore personale per qualche mese a venire; con quale paga e buonuscita, però, ancora non è dato sapere.

Trambusto tra i produttori asiatici di cover dedicate ai dispositivi Apple. Un brusco cambiamento dell’ultim’ora nel design dell’iPad mini li avrebbe costretti a bloccare i macchinari per evitare di trovarsi con migliaia di accessori inutilizzabili.
Era un po’ un gioco d’azzardo; fidarsi dei mockup e dei pettegolezzi, e poi mettersi a creare cover per prodotti che non esistono ancora poteva tradursi in un toccasana per il proprio business o in un’autentica rovina. Sopratutto se certe cose si fanno senza la benedizione di Cupertino. A quanto pare, però, il danno è fatto. A causa di un non meglio precisata variazione al design del piccolo gingillo, la produzione è stata fermata un po’ ovunque dopo un rapido passa-parola:
I grandi produttori OEM di accessori mobili hanno bloccato la produzione di case per iPad mini poiché la forma del dispositivo sembra essere stata oggetto di ripensamenti. Le fonti hanno affermato che la forma stondata sia cambiata, e che quindi i case progettati in base alle indiscrezioni siano stati abbandonati.
Mistero su cosa sia cambiato e dove, ma di certo la doccia è di quelle gelide. Dopotutto, eccezion fatta per l’iPhone 4S, i leak sul design del case si sono storicamente sempre rivelati veritieri. Se però questo rumor dovesse trovare conferma, allora vorrebbe anche dire che tutte le componenti, le foto e i video visti finora non c’entrano nulla col prodotto che vedremo sugli scaffali tra qualche settimana.
In un curioso articolo pubblicato su Kotaku, Brian Ashcraft spiega per quale ragione, a suo modo di vedere, Apple talvolta è “più giapponese del Giappone stesso.”
La storia di Cupertino è la storia degli Stati Uniti per antonomasia, quella delle grandi opportunità, dell’impegno e dell’intuizione geniale che si trasformano in business miliardari. Eppure, nella sua meticolosità e attenzione per i dettagli -un modo d’essere definito dall’aggettivo nipponico “komakai” (細かい)-, la mela spesso ricorda lo stile asciutto e la storia del popolo giapponese:
Una delle caratteristiche che rendono Apple più giapponese del Giappone è il modo in cui impacchetta i propri prodotti. In Giappone, c’è una cultura vera e propria per l’incartamento e la presentazione dei doni. Questa cultura ha avuto inizio oltre un migliaio di anni fa, quando la gente ha iniziato ad utilizzare le stoffe per avvolgere gli oggetti di valore. Durante il periodo Edo (1603-1868), le nozioni sul modo “corretto” di incartare e presentare doni venne codificato.
Ovviamente, non è che negli Apple Store i Mac vengano confezionati in eleganti furoshiki e guarniti con rami di pesco, ma l’idea non è affatto peregrina. La mela è infatti “maestra nella presentazione e nell’inscatolamento dell’elettronica” ed è qualcosa che dobbiamo interamente alle bizzarrie della filosofia Jobs:
C’era un che di giapponese in Steve Jobs. Non era soltanto il fatto che seguisse il buddismo Zen o che indossasse magliette d’un designer giapponese, oppure ancora che cercasse di introdurre lo stile di lavoro giapponese con le uniformi presso Apple. Era qualcosa afferente alla sua personalità che lo avrebbe fatto sentire a casa in Giappone. Era qualcosa che andava oltre il suo amore per il cibo giapponese. Steve Jobs era “komakai.”
La rivoluzione tuttavia non stava tanto nella presentazione in sé del pacchetto, quanto nell’aver applicato canoni estetici tanto sofisticati al mondo dell’elettronica. “Per i regali, in Giappone è normale, ma non nell’elettronica. L’influenza nel design del packaging sulle società giapponesi, come per esempio Nintendo, è davvero evidente.” E chiunque abbia mai vissuto l’unboxing di una Wii, sa esattamente di cosa parliamo.

La guerra dei brevetti tra Apple e Samsung potrebbe presto subire un nuovo scossone. La società coreana ha infatti inaugurato il suo primo negozio ufficiale nel Nord America e -sorpresa- somiglia incredibilmente agli Apple Store. Ispirazione o plagio? Ai legali di Cupertino l’ultima parola.
Benché tipici del suo stile, design Open Floor e minimalismo non sono certamente stati inventati da Apple. E poi, è normale che un negozio che vende dispositivi elettronici disponga poi di ampi tavoli su cui posizionarli in bella vista. Lo fa Microsoft nei suoi punti vendita e lo farà presto Best Buy, folgorata anch’essa sulla via di Cupertino.
Il fatto è che il Samsung Store aperto a Metrotown, nei pressi di Vancouver, somiglia tanto -forse pure troppo- agli omologhi con la mela, tanto che qualcuno arriva a ipotizzare l’intenzionalità del plagio.
Per esempio, era proprio necessario che le magliette di tecnici e commessi fossero blu come quelle d’un Genius? Il fatto è che lo stesso logo Samsung è blu, e quindi perché meravigliarsi? Come sottolinea correttamente Macworld, dopotutto, le immagini non mostrano nulla che non si sia già visto in molti stand del CES.
L’ensamble, però, riflette innegabilmente una certa affezione verso le forme e i colori di Cupertino. Che sia un omaggio? Diteci cosa ne pensate nei commenti, subito sotto il video di presentazione dello store.

L’Istituto Europeo degli Standard delle Telecomunicazioni (ETSI), il quale fissa gli standard internazionali in materia di telefonia, ha deciso che il modello della futura nano-SIM seguirà le raccomandazioni proposte da Apple. In questa battaglia per il design delle SIM card, il modello suggerito da Apple ha prevalso sopra quelli di Motorola, RIM e Nokia. La futura scheda nano-SIM (4FF) sarà più piccola del 40% rispetto alle micro-SIM attuali (3FF): ci dirigiamo quindi verso schede sempre più minute e compatte.
Nokia ha accettato la decisione dell’ETSI, anche se ha fortemente criticato il nuovo modello di SIM, ritenendolo molto inferiore a quanto proposto dai suoi ingegneri. Il modello di Apple era stato molto criticato anche da RIM e Motorola perché permetterebbe troppo facilmente alla nano-SIM di incastrarsi negli slot dello standard micro-SIM. Ogni nuovo modello di SIM card dovrebbe essere retro-compatibile con i modelli precedenti, grazie ad appositi adattatori che permettono di inserire le schede negli slot di telefoni costruiti secondo standard più vecchi. Per venire incontro ad Apple, RIM e Motorola avevano anche proposto un design di compromesso pensato per evitare che le nano-SIM si blocchino negli slot, modificando leggermente la proposta di Apple.
La decisione dell’ETSI non è stata ancora giustificata, ma probabilmente l’Istituto non ha ritenuto rilevanti le critiche portate da Motorola, RIM e sopratutto Nokia. Il design del modello proposto da Apple era più semplice rispetto alle altre soluzioni e fra i più compatti: la nuova nano-SIM misurerà 12,3mm x 8,8mm e sarà sottile appena 0,67mm.
[Via Gizmodo]

RIM e Motorola hanno proposto alla Apple un compromesso sulle caratteristiche tecniche della nano-SIM card, in sviluppo da qualche tempo in parallelo da varie aziende. Il nuovo standard dovrebbe sostituire le micro-SIM in uso attualmente in molti smartphone (tra cui iPhone 4 e 4S).
Il dibattito sulle caratteristiche delle nano-SIM si è acceso nel seno dell’Istituto Europeo degli Standard delle Telecomunicazioni (ETSI), con la Apple da un lato e il gruppo formato da RIM, Motorola e Nokia dall’altro. L’ETSI produce standard per l’industria mondiale delle telecomunicazioni, il che include la radio, Internet, la telefonia fissa e mobile. Per spingere la scelta a suo favore, Apple ha persino proposto di cedere gratuitamente l’uso di un proprio brevetto sulla nano-SIM. Cercando un compromesso con la concorrenza, Apple ha anche proposto modifiche al progetto iniziale creato dagli ingegneri Nokia.
Adesso sono RIM e Motorola che, in cerca di un compromesso con Apple, hanno messo sul tavolo una nuova proposta che si ispira fortemente al design della nano-SIM firmata dagli ingegneri di Cupertino, tant’è che gli analisti parlano di un progetto che è 80% Apple e 20% RIM + Motorola.
Continua a leggere: Nano SIM card: 80% Apple e 20% RIM/Motorola

Adobe ha finalmente effettuato il porting su iOS di Collage e Proto. Precedentemente disponibili solo su piattaforma Android, queste due app consentono di lavorare con la Creative Suite 6 affiancando l’iPad al computer principale per sveltire e rendere più immediate alcune funzionalità.
Adobe Collage permette di creare i cosiddetti “moodboard” -ovvero dei collage multimediali- combinando tra loro immagini, disegni, video e testo, per poi condividerli con gli altri utenti attraverso la Creative Cloud. Tra le feature troviamo:
Proto invece consente la creazione della struttura di siti Web e applicazioni mobili direttamente sull’iPad, il tutto condito da gesture multi-touch e una notevole dose d’interattività:
Collage è disponibile a questa pagina di App Store al costo di 7,99 €; a quest’altra pagina invece, e al medesimo prezzo, trovate Proto. Entrambe le app sono disponibili esclusivamente nella variante per tablet, e solo la prima risulta localizzata nella nostra lingua.

In un interessante articolo su Wired, Christina Bonnington racconta per quale ragione -a parità di app- un’app per iOS ostenta mediamente un Look&Feel decisamente migliore della controparte Android. Merito della bontà degli strumenti di sviluppo che consentono, con poco sforzo, di ottenere risultati sempre impeccabili.
Non usa mezzi termini il responsabile dello sviluppo dell’interfaccia grafica di Hipmunk, Danilo Campos, secondo cui “elaborare app piacevoli e attraenti su iOS è più facile che su Android.” E in fondo, se c’è qualcosa che riesce particolarmente bene a Cupertino è proprio la creazione del software, anche quello che serve a creare altro software:
Il design è insito nel DNA di Apple. La vera forza di Google, invece, è la ricerca. Per cui, non è difficile intuire quale piattaforma raggiunga lo standard più elevato dal punto di vista delle Interfacce e dell’estetica; né è difficile ipotizzare quale piattaforma facilita maggiormente la creazione d’un buon software.
La motivazioni di ciò sono variegate, ma abbastanza evidenti. In primis c’è la questione della frammentazione della piattaforma Android, esemplificata magnificamente da Lee Linden:
Ogni volta bisogna testare le cose su 20 differenti telefoni con differenti risoluzioni e processori differenti, e questo rallenta inesorabilmente i tempi dello sviluppo.
Quel che appare discretamente su di un display, insomma, spesso ha un aspetto penoso su altri, e ciò costringe i professionisti a prevedere diverse casistiche, e a integrarle poi nel codice; in altre parole, parliamo di seccanti perdite di tempo, ed esiti non sempre certi. E visto che nella maggior parte dei casi, i team hanno pochi soldi e ancora meno tempo a disposizione, è chiaro che ogni minuto relegato all’affinamento della grafica è un minuto tolto alla stabilità e alle funzionalità dell’app. Ecco perché i titoli per Android, in molte occasioni, sfoggiano sensibilmente meno eye-candy che su iOS.
Continua a leggere: Le app iOS sono più belle di quelle Android

Lo U.S. Patent and Trademark Office ha garantito ad Apple il brevetto numero 8.161.411, un documento che copre l’interfaccia di iTunes e dello Store, nonché le modalità di navigazione, di ricerca e di acquisto dei contenuti.
Era un brevetto lungamente atteso e ora, per la gioia di Cupertino, è stato finalmente approvato. L’abstract descrive praticamente iTunes come lo conosciamo:
Interfaccia grafica utente migliorata, adatta per esaminare, ricercare, guardare in anteprima e/o acquistare oggetti multimediali. Le interfacce grafiche utente sono adatte per esaminare o ricercare numerosi oggetti multimediali, ma sono anche utilizzabili per ottenerne l’anteprima o l’acquisto in modalità online. Le interfacce grafiche sono inoltre particolarmente utili su di un sistema che fornisce l’aquisto e la distribuzione dei media in un ambiente di tipo client-server.
L’organizzazione visiva dei contenuti attraverso righe, colonne e liste con finestre all’interno della finestra di iTunes diventa quindi un’esclusiva di Cupertino, e nessun altro store potrà emularne il design.
Rispetto all’aprile del 2003, mese e anno del debutto, iTunes è diventato infinitamente più pesante e complesso, tanto che in molti -compreso chi scrive- oramai invocano un più sobrio ritorno alle origini; non soltanto sono aumentate le funzionalità che propone, ma rispetto alle 200.000 canzoni inizialmente a catalogo ora ne gestisce addirittura 20 milioni, cui si aggiungono le app per iOS, le suonerie, Ping, i consigli di Genius e tanto altro. Attualmente, quello di Apple è lo store musicale online più ampio al mondo, con 16 miliardi di canzoni vendute e 25 miliardi di app scaricate.