
Greenpeace ha rilasciato un rapporto intitolato “La nuvola nera del cloud computing. Il documento analizza il consumo energetico dei data center di aziende che basano una grossa parte dei loro servizi sul cloud computing, fra queste Apple, Amazon e Microsoft. In particolare, lo studio riporta quante fonti energetiche dipendenti dal carbone e dall’energia nucleare vengono sfruttate per i data center di ogni compagnia.
L’uso massiccio di servizi di informazione on-line, tra cui fotografie e banche dati, ha un impatto ambientale considerevole. I data center consumano quantità enormi di energia: Greenpeace sottolinea infatti che alcuni di essi “consumano come 180 mila case”. La crescita esponenziale del cloud computing ha causato un aumento di consumi tale da annullare il risparmio energetico garantito dall’aumento di efficienza dovuto ai data center.
Il punto centrale del rapporto riguarda l’origine di quest’energia elettrica consumata, dato che importa non solo l’ammontare dell’energia consumata, ma anche la sua fonte. Greenpeace misura l’impatto ambientale in termini di Clean Energy Index (CEI), calcolato sulla base della domanda elettrica (in megawatt) degli impianti e della percentuale di energia rinnovabile utilizzata.
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L’innovativo impianto a celle a combustibile che Apple ha in cantiere per il datacenter di Maiden, nel North Carolina, è il progetto privato più grande degli Stati Uniti e sarà pronto entro novembre di quest’anno.
In un documento ufficiale prodotto dalla North Carolina Utilities Commission si legge chiaramente che l’impianto sarà approntato per giugno, ma che diverrà pienamente operativo solo entro il 30 novembre 2012. Ognuno dei sei sistemi, progettati da Bloom Energy, estrarrà metano a partire dai sottoprodotti dell’allevamento e dell’agricoltura, e assieme agli specchi dell’array solare dovrebbe essere in grado di garantire un fabbisogno di 5 Megawatt.
Una scelta tecnica tutt’altro che economica, e che fa onore a Cupertino:
La scelta energetica -ora è evidente- è insolitamente costosa, segno d’un gesto che va interpretato come un simbolo di buona volontà. E nonostante il fatto che esistano altre forme di energia pulita che avrebbero garantito ad Apple crediti sulle tasse del 30%, mentre le celle a combustibile ne sono esentate. Si vocifera che il sistema di celle a combustibile di Apple sia costato 30 milioni di dollari e questa è la dimostrazione che non stava semplicemente tentando di risparmiare un po’ di denaro.
Parte dei costi, in ogni caso, col tempo finirebbe col convertirsi in guadagno: ogni kilowatt generato e non utilizzato, infatti, verrà reimmesso nelle rete elettrica del gestore Duke Energy e dunque remunerato. Il tutto praticamente senza rumore né inquinamento, e soprattutto con zero impatto ambientale.

La cittadina di Prineville, Oregon (USA) sembra essere la prescelta anche di Apple per la costruzione di un datacenter a quanto viene “spifferato” dal quotidiano locale The Oregonian. Con un’operazione dal nome in codice Maverick è stata acquistata un’area di 65 ettari poco distante dalla server farm aperta da Facebook lo scorso anno.
La regione è appetibile ai giganti del Web per il clima mite e (soprattutto) per le agevolazioni fiscali e bassi costi energetici, non a caso Apple avrà come vicini di casa anche Google e Amazon. La struttura supporterà il data center di 500 mila metri quadrati già realizzato in North Carolina, criticato per l’impatto ambientale non proprio “verde” e per il misero numero di posti di lavoro creati: solo 50.
Il data center potrà garantire un migliore servizio per i venti milioni di utenti che attualmente utilizzano iCloud ma non occupazione come già visto più a sud, dopotutto la cittadina conta poco più di settemila abitanti e stranamente vanta il maggiore tasso di disoccupazione dello stato. Ancora non si sa nulla riguardo il progetto o le stime di durata del lavori.

Apple ha firmato un contratto di locazione di sette anni nel suo nuovo data center di Santa Clara con la DuPont Fabros Technology. Il contratto prevede una fornitura di 2.28 megawatts alla DuPont Fabros e prenderà inizio nel terzo trimestre 2011, ossia fra giugno e settembre. La struttura della Silicon Valley dispone di una superficie di 1022 m² ed è quindi molto più piccola rispetto all’enorme data center che Apple sta costruendo a Maiden nella Carolina del Nord e che dispone di una superficie di circa 46500 metri quadrati.
Il data center di Santa Clara, nel cuore della Silicon Valley, fornisce ad Apple una strategica base per i suoi server sulla West Coast americana, dove Apple possiede già un data center a Newark a sud della baia di San Francisco e uno nel campus di Cupertino. Per la DuPont Fabros, si tratta del quarto data center, dato che dispone già di spazi similari a Chicago, in Virginia e nel New Jersey.
Il noleggio di spazio nei data center è un mercato interessante, in particolare per quelle compagnie che sono in rapida espansione su questo mercato e che investono in nuove strutture. Gli edifici di Maiden, forse troppo estesi per ospitare unicamente i servizi di cloud computing su iTunes, potrebbero essere messi a frutto immediatamente proprio noleggiandone una parte. Non vi sono notizie riguardo a ulteriori investimenti di Apple nel data center di Santa Clara, però è già successo in passato che gli affittuari della DuPont Fabros abbiano dapprima noleggiato una certa superifice e poi ampliato le capacità della struttura per rendere disponibile ulteriore spazio.
[Via DataCenter Knowledge | Foto DuPont Fabros Technology]

Il data center di Apple di Maiden in Carolina del Nord inizia ad attirare i curiosi. Non è un caso: si prevedeva che il data center diventasse operativo a fine 2010, mentre è ancora oggi chiuso. Le ragioni di un tale ritardo non sono note, anche se si pensa che sarà aperto in questi mesi, almeno secondo Toni Sacconaghi di Bernstein Research.
Nel frattempo, l’emittente televisiva americana Fox News ha inviato una troupe nelle vicinanze del data center di Maiden. Le immagini girate dal cimitero adiacente mostrano l’immensa struttura di circa 46500 metri quadrati, troppo grande secondo il commentatore per ospitare unicamente servizi di streaming di musica o dati. Il data center potrebbe servire da base per un nuovo servizio di streaming di film e telefilm di Apple, un mercato finora dominato da Netflix.
Il filmato mostra anche che Apple ha intenzione di raddoppiare le dimensioni delle strutture a Maiden. Un’altra zona di 70 acri vicino alla statale, recentemente acquistata da Apple, è ancora vuota e potrebbe essere destinata a un nuovo campus per gli uffici della compagnia.
Continua a leggere: Un tour nelle vicinanze del data center Apple

Apple sta lavorando su una nuova versione del Mac Pro, con un design adattato alle nuove esigenze degli acquirenti. Sono trapelate a 9to5mac alcune indiscrezioni rispetto a uno dei prototipi di questa nuova versione del Mac Pro e sembra che il computer sia stato ridotto nelle dimensioni: più stretto di più di 10 cm e alto poco meno di 50 cm.
I prototipi vengono sempre preparati in diverse versioni, differenti fra di loro e che permettono di valutare al meglio le caratteristiche del nuovo prodotto. Le dimensioni di questi nuovi Mac Pro, più piccole rispetto alla versione attuale, potrebbero essere state dettate dall’esigenza di montare batterie di computer nei data-center. Infatti, dopo l’abbandono degli Xserve, una delle possibilità che si sono aperte è di creare dei server costituiti da Mac Pro. Alcune compagnie, come Activate the Space, stanno anche già proponendo degli armadi per montare i Mac Pro in batteria nei data-center.
Il design dei Mac Pro, nella versione nella quale li conosciamo oggi, fu presentato con il Power Mac G5 del 2003. Con le nuove esigenze del mercato, orfano degli Xserve, un aggiornamento dell’aspetto dei Mac Pro dopo 8 anni è più che benvenuto.
Apple si aggiudica l’ultimo posto nella lista di compagnie tecnologiche censite da Greenpeace nel suo report intitolato How Dirty is Your Data? (link al PDF). Sebbene Apple si sia sforzata negli ultimi anni di migliorare la propria sensibilità rispetto ai problemi dell’ambiente, a Cupertino si sono piazzati in ultima posizione per colpa della loro forte dipendenza dal carbone come fonte di sostentamento energetica per il suo data center.
Il report confronta i consumi di energia e risorse di Apple, Facebook, Google, Twitter, IBM, Microsoft, HP, Akamai, Amazon e Yahoo. Nel documento l’associazione sottolinea che il nuovo data center in North Carolina triplicherà il consumo di energia arrivando a consumare quanto 80.000 abitazioni americane. Di tutta quell’energia, il 62% sarà ottenuta dal carbone (una delle fonti più inquinanti) mentre il 32% da energia nucleare.
[Via GigaOM]

Ai tanti rumor circa l’ambizione di Apple per il cloud computing ora si aggiunge una notizia inconfutabile: pare che ieri l’azienda di Cupertino abbia ingaggiato il Datacenter Service General Manager di Microsoft, Kevin Timmons. Laureatosi nel 1986 in ingegneria presso l’Università dell’Illinois (laurea triennale) ha iniziato a fare esperienza in Marconi Dynamics, GeoCities e dopo Yahoo. Dopo 10 anni di successi in Yahoo è passato a Microsoft (2 anni).
Le rispettive aziende non hanno ancora ufficializzato alcun accordo, sebbene una fonte di AllThingsD confermi senza alcuna riserva il trasferimento. Chiaramente il suo ruolo sarà quello di occuparsi, non si sa a quale livello, del datacenter. La costosissima e potentissima infrastruttura per il cloud computing, messa su in North Carolina, sarà operativa sul finire della primavera.
Per Microsoft, la perdita di Timmons è importante nell’ottica dei propri progetti cloud computing già avviati. L’azienda continua ad investire tempo e risorse in progetti quali Azure e Bing nella speranza di vincere quote di mercato significative soprattutto su Google. Bing USA pare ci stia riuscendo, Azure meno.
[Via MacNN]

Basandosi sul contenuto di una discussione avvenuta con l’esecutivo di Apple, Toni Sacconaghi di Bernstein Research crede che il data center di Apple in North Carolina dovrebbe finalmente diventare operativo durante la primavera. Originariamente si prevedeva che divenisse tale verso la fine del 2010, ma tale data fu poi spostata a causa di ragioni ufficialmente sconosciute. Sebbene ora sia emersa l’indicazione della primavera, nessun aggiornamento ufficiale è seguito a quello di proroga.
Secondo Sacconaghi il data center insolitamente grande, in termini di potenza di calcolo, servirà ad Apple per trasformala da azienda di hardware in azienda di servizi avanzati. Alcuni dei servizi previsti includono download più veloci e intensi, fruizione di contenuti video in streaming, pubblicità in tempo reale e mercato digitale di libri esattamente come oggi avviene già per applicazioni e musica. Non è escluso l’interesse di Cupertino nell’entrare da protagonista nel mercato di Netflix.
Altri suggerimenti includono streaming economico di musica, ad esempio $5 al mese, o il tanto atteso servizio di sincronizzazione e storage cloud utilizzando una versione migliorata (perché no, riscritta) di MobileMe. Utilizzando le società acquisite recentemente, Siri e PlaceBase, Apple potrebbe anche offrire una versione iOS equivalente a Google Maps Navigation di Android.
Una delle cause che sicuramente hanno concorso a posticipare l’impiego del nuovo data center è sicuramente il licenziamento la morte del direttore di progetto, Olivier Sanche, a novembre. Di qualsiasi cosa si tratti, personalmente non vedo l’ora. Io faccio il tifo per MobileMe gratuito a tutti gli utenti Mac e che funzioni davvero. Voi per cosa tifate? Ditelo nei commenti.
[Via MacNN]

Un rapporto delle società Instor ed Electrorack parla un progetto su misura in fase di realizzazione per un data center in Carolina del Nord e che include aspetti tecnici del tutto nuovi e specialmente disegnati dal cliente stesso. Anche se il nome di nessuna compagnia è stato fatto, è facile immaginare che il data center del quale stiamo parlando è quello che Apple sta facendo costruire a Maiden, in Carolina del Nord.
In particolare, nel rapporto rivelato da Data Center Knowledge, si parla di recinti, installazioni per i flussi d’aria, montaggio dell’hardware e gestione dei cavi del tutto unici. L’intero progetto è stato fornito dal cliente e rappresenta una sfida per i costruttori, dato che si tratta di una realizzazione senza precedenti.
“Questo data center ha realmente cambiato il campo in termini di dimensioni, efficienza ed ingegneria. Siamo entusiasti di avere l’opportunità di mettere in gioco la nostra esperienza per renderlo una realtà”, ha detto Todd Schneider, Senior Product Manager presso Electrorack, apparentemente fiero di lavorare per un tale cliente.
Attualmente le grandi compagnie hanno tendenza a fornire alle ditte costruttrici tutte le specifiche del progetto, piuttosto che affidarsi a soluzioni prefabbricate. La collaborazione fra ditta costruttrice e commendatario fa si che i data center su misura siano più funzionali ed economicamente interessanti, spiega Scott Shew, vice-presidente del reparto vendite e marketing di Electrorack. Ne sanno qualcosa Microsoft, con il suo data center modulare, o Google, con i suoi centri di dati super-raffreddati e super-sicuri.
[Via Data Center Knowledge | Foto Flickr]
Oggi è l’ultimo giorno di vita di Xserve: da domani, Apple non venderà più questo dispositivo riservato alla fascia “professional” dei clienti della Mela. L’abbandono degli Xserve non ha mancato di sconcertare gli utenti, tanto che era persino nata una petizione per tentare di spingere Apple a rivedere la sua decisione, dovuta essenzialmente alle basse vendite registrate. Buon numero di amministratori di sistemi si ritrovano ora con la difficile questione di dover sostituire l’hardware, dopo aver investito tempo e denaro in un’architettura che sarà difficile sostituire con batterie di Mac Pro o di Mac mini.
Una soluzione potrebbe arrivare da Active Storage, che ha oggi rilasciato ActiveSAN, un server con ottime prestazioni e un design molto simile agli Xserve di Apple.
Active Storage ha montato un processore Intel Quad-core Xeon su una piastra madre disegnata da Intel, in un rack 1U. ActiveSAN è pensato per il mercato professionale: ha 8 GB di RAM che sono ovviamente espandibili e fonti d’alimentazione ridondanti. Viene fornito con Red Hat Linux, un file system StorNext di Quantum e dei programmi per interfacciare la macchina con l’esterno. ActiveSAN è facile da configurare, come la maggior parte dei prodotti Active Storage, attraverso l’apposito software dedicato e sembra rappresentare una valida soluzione alternativa per server Apple Xsan e StorNext.
Alex Grossman, CEO di Active Storage ha inoltre rassicurato gli ex-clienti di Xserve:
Gli utenti Xsan dell’industria hanno bisogno di prodotti di qualità a livello di data center, ma chiedono anche la facilità d’uso e di configurazione che offre Xsan. Prima questo significava una sola cosa: Xsan su un Xserve. Però adesso tutto cambia con ActiveSAN, con il quale si può continuare ad usufruire delle prestazioni di un file system come Xsan.

“Quando si chiude una porta, si apre un portone“: un vecchio detto che ora sembra adattarsi al mondo dei server. La pagina di Active Storage esibisce un conto alla rovescia, che terminerà lunedì 31 gennaio 2011, al momento in cui gli Xserve saranno decretati da Apple definitivamente come parte del passato. Un indizio su una nuova gamma di server Mac OS-compatibili?
Dalla decisione di non produrre più Xserve, Apple ha consigliato di rivolgersi verso soluzioni alternative, come quelle offerte da Active Storage. Finora Active Storage proponeva strumenti di gestione nativi Mac OS X, come il Storage Remote Control che include persino una app per iPhone per monitorare lo stato dei server.
Prodotti come ActiveRAID ES rappresentano una buona soluzione RAID per gli utenti Apple, dato che fanno uso di Mac OS X Server. Ma qui stiamo parlando di prodotti server di un nuovo tipo, anch’essi pensati per utenti Apple. In pratica, i nuovi prodotti di Active Storage che usciranno in sostituzione degli Xserve monteranno una variante di Darwin come interfaccia per l’amministrazione del sistema. Il nuovo hardware sarà probabilmente lo standard per i Data center con Mac OS X, ossia detto in poche parole: un Xserve di terze parti.
[Via 9to5Mac]