
Il software di Cultured Code apre il proprio servizio cloud a tutti gli utenti e dimostra di essere al passo con l’agguerrita concorrenza tra le applicazioni To-Do.
Things è a mio avviso il task manager più completo disponibile per Max OS X, dotato di un’interfaccia moderna, completa e allo stesso tempo semplice già dall’ormai lontano Leopard ha saputo ritagliarsi un nutrito numero di utenti grazie agli aggiornamenti costanti e l’attenzione rivolta alle loro richieste. Una delle prove è stato fornire rapidamente un’app per iPhone e iPad da poter sincronizzare via Wi-Fi.
È proprio la sincronizzazione dei dati a finire sulla nuvola, una feature richiestissima che finalmente diventa pubblica anche se ancora in fase beta. Il team di Cultured Code dimostra ancora una volta di non voler deludere i propri utenti e tira una gomitata alle altre applicazioni (sì, anche al Reminder di Mountain Lion) come ad esempio Wunderkit, sviluppato dai tedeschi 6wunderkinder che da sempre puntano su servizi free o freemium.
Il prezzo potrebbe bloccare gli indecisi a provare Things, in versione trial-30 giorni fuori dal Mac App Store: 39 € è una cifra non indifferente ma ben spesa se volete forse il miglior software in circolazione. Il servizio cloud richiede per ora l’installazione di un’app a parte, disponibile sul sito ufficiale.
Via | Things Blog

Al CES 2012 Acer ha presentato il proprio servizio cloud con un’impostazione che ha ricordato molto quella di Apple per il proprio iCloud.
Sia ben chiaro, non significa che se qualcosa è stata realizzata da Apple non si possa creare un’alternativa. Si può dire che la somiglianza tra le due schermate in alto è quasi speculare. Se n’è accorto anche The Verge senza mezze misure, prendendo un po’ in giro AcerCloud e i propri servizi annessi come PicStream del tutto identico al Photo Stream di Apple.
Va bene intraprendere strade spianate da Jobs e soci (come fornire un servizio cloud), va benissimo essere ispirati dall’appeal delle sue presentazioni. Ma scopiazzare è un po’ troppo, anche per Acer.
Via | AppleInsider
Samsung continua ad elogiare il Galaxy S II prendendo in giro gli utenti Apple con un secondo spot pubblicitario in cui i soliti fanboy sono in coda in attesa del loro prodotto preferito, ma qualcosa non convince.
Nel video uno dei fanboy di Apple dichiara di aspettare in coda da 36 ore, «un piccolo prezzo da pagare per poter avere la tua musica e i tuoi film sempre con te». A questa frase segue la risposta del proprietario dello smartphone Samsung: «io ho le playlist sul mio telefono e la mia musica è riprodotta in streaming dal servizio cloud». Cosa dovrebbe significare questa conversazione?
Samsung ancora una volta mette in ridicolo gli utenti della concorrenza, raffigurati come hipsters col paraocchi e questa volta dimenticandosi dell’esistenza di iCloud. The Next Big Thing non è il Samsung Galaxy S II, evidentemente.

Avete certamente presente DropBox, il servizio multipiattaforma basato sul Cloud che consente di sincronizzare e conservare online un gran numero di file. A quanto pare, anche a Mountain View sono sul punto di offrire un prodotto analogo, con tanto di client per OS X ed iOS: si chiamerà Google Drive e qualcuno l’ha già avvistato sul Web.
E’ da tempo che se ne parla e pare che stavolta ci siamo per davvero. L’immagine fornite da Johannes Wigand a TechCrunch, infatti, non lascia adito a molti dubbi: sarà un servizio strettamente integrato col resto dell’offerta di Google e disponibile attraverso il Web oltre che app Desktop e mobili dedicate.
A quanto si sa dovrebbe consentire l’uso delle cartelle e integrare una serie di utility per gli smanettoni e gli utenti avanzati; non è chiaro su quali piattaforme sarà inizialmente disponibile, ma c’è da scommettere che tra queste sarà contemplato l’immancabile Android. Anzi, molto probabilmente farà la sua comparsa nei prossimi mesi con la presentazione di Ice Cream Sandwich, ovvero la prossima Major Release dell’OS mobile di Mountain View attesa tra ottobre e novembre.
E’ dal 2007 che Google lavora internamente a questo progetto, ma per problemi di qualità del prodotto finale è stato tenuto al coperto fino ad oggi. Ora che -a dire degli stessi impiegati che lo usano quotidianamente- Google Drive si avvicina al momento del rilascio, l’interfaccia è diventata decisamente più semplice e l’uso incredibilmente più proficuo. Insomma, il clone di DropBox secondo Big G sta finalmente per debuttare.
Avevamo già scoperto che l’innovativo servizio Amazon Cloud Drive poteva essere tranquillamente utilizzato da Safari su iOS, ad eccezione del Cloud Player che essendo realizzato in Flash non permetteva la riproduzione dei brani, cosa che comunque poteva essere aggirata premendo il tasto download sul singolo brano.
Nonostante gli utenti siano ancora accolti con un messaggio di browser non supportato, improvvisamente l’Amazon Cloud Player ha cominciato a funzionare anche con Safari su iOS, segno che l’intera applicazione è stata riscritta utilizzando tecnologie web compatibili con i dispositivi della Mela.
Tutte le funzionalità del Cloud Player, come la riproduzione automatica di intere playlist o la riproduzione casuale dei brani, adesso funzionano senza problemi e per di più in background, permettendo la navigazione su altre pagine web o l’utilizzo di altre applicazioni, mentre viene riprodotta la musica in streaming.
Probabilmente Amazon sta facendo delle prove tecniche di trasmissione in attesa di annunciare ufficialmente la compatibilità con i dispositivi iOS, magari proprio a ridosso del 6 giugno quando Apple presenterà la propria soluzione cloud per lo streaming di brani musicali.
[via 9to5mac]

Secondo un’indiscrezione raccolta da GigaOM Apple avrebbe acquistato per 4.5 milioni di dollari il dominio iCloud, rilevandolo da Xcerion che a sua volta avrebbe rinominato il proprio servizio in CloudMe.
Cercando di accedere al dominio icloud.com si viene infatti rediretti verso il dominio cloudme.com dove festosamente vengono accolti gli utenti con tanto di stelle filanti e bicchiere di champagne, per celebrare il nuovo nome, che in modo non del tutto casuale ricorda il celebre MobileMe di Apple e probabilmente è stato oggetto di trattative con Cupertino.
Comprensibile l’euforia dei titolari di questo servizio che in un colpo solo avrebbero ottenuto tre grossi vantaggi: Una somma non indifferente, un nuovo dominio dal nome evocativo, ma soprattutto molta visibilità su internet, facendo scoprire a molti utenti il loro servizio, grazie al ritorno mediatico che una simile mossa comporta.
Apple potrebbe quindi presentare nel corso del WWDC che si svolgerà a partire dal 6 giugno i tanto attesi servizi cloud sotto il nuovo brand iCloud.
[via macrumors]

Stando alle informazioni non ufficiali raccolte da CNet, il venturo servizio musicale Cloud di iTunes non sarà gratuito. Non per sempre, comunque, e ritorna in auge quel rumor di un nuovo Mobile Me a 20$ l’anno.
E’ probabile che il nuovo servizio online di Apple preveda un certo periodo di prova gratuito, ma nei piani di Cupertino ci sarebbe l’intenzione di tariffare gli utenti:
Gli insider dell’industria musicale mi hanno riferito che Apple potrebbe offrire il servizio gratuitamente all’inizio ma in seguito richiederà il pagamento di un corrispettivo. Anche Google pare che tarifferà gli utenti per un’offerta analoga.
E in effetti, soltanto lo scorso settembre si vociferava di un cloud storage di Mountain View a 25$ l’anno, qualcosa per intenderci di molto simile al rinnovato Mobile Me, che invece dovrebbe costarne 20$. Ben venga il backup online, ma il problema vero è capire se l’utenza sia pronta a pagare due volte per la propria musica: una al momento dell’acquisto, e l’altra per lo streaming via Internet. C’è sempre la possibilità che le Marjor decidano di vedere al di là del proprio naso e propongano finalmente -in concerto con Apple- un’offerta realmente allettante. Niente di particolarmente fancy, magari qualcosa à la Netflix che per 8$ al mese fornisce l’accesso a tonnellate di film e show televisivi.
Per il momento l’unico riferimento che abbiamo sul mercato in quest’ambito è Amazon col suo Cloud Player, che tuttavia offre 5 GB di online storage in modo del tutto gratuito; la tariffazione parte infatti coi tagli superiori. Può la musica intraprendere la strada di Netflix? E soprattutto, chiediamo a voi lettori di Melablog, quanto sareste disposti a pagare per un servizio del genere? Perché è lì che si gioca tutta la partita.

A dire di Reuters, l’imponente infrastruttura tecnologica approntata da Cupertino per i suoi vociferati servizi musicali Cloud è già bella e pronta. Nessuna indiscrezione sui piani di lancio, ma su una cosa le fonti sembrano concordare: Apple è in vantaggio e partirà parecchio prima di Google ma pur sempre in ritardo rispetto ad Amazon.
Sulla pagina dedicata alla news si legge:
Apple Inc ha completato i lavori per il servizio di storage musicale online ed è intenzionata a lanciarlo prima di Google Inc, attualmente in panne nel comparto musicale, secondo diverse persone familiari coi programmi di entrambe le società. I piani di Apple consentiranno agli utenti iTunes di conservare le loro canzoni su un server remoto, e poi di accedervi ovunque si trovino attraverso una connessione ad Internet, ha affermato una di queste persone che ha chiesto di rimanere anonima poiché le trattative sono ancora confidenziali. Il produttore dei popolarissimi iPhone ed iPod, Apple, deve ancora accordarsi per le licenze del servizio e le principali etichette della musica sperano di portare a casa la firma del contratto prima del lancio, tre fonti hanno confermato. Apple non ha ancora informato i suoi partner nel comparto musicale dei suoi piani sull’introduzione del music locker.
Probabilmente, sebbene a livello tecnico sia tutto pronto, Cupertino sta aspettando il momento giusto per un annuncio in pompa magna. Solitamente, per questo tipo di novità Apple preferisce la finestra di settembre, ma quest’anno è più difficile del solito fare previsioni per via del leggero slittamento nel rilascio della prossima generazione di iPhone. In ogni caso, al nuovo servizio musicale con la mela non spetterebbe il primato di apripista, visto che Amazon è partita già con un sistema di storage musicale cloud nelle scorse settimane.

Secondo un’indiscrezione riportata da StorageNewsletter Apple avrebbe ordinato a Isilon Systems, azienda specializzata nella realizzazione di dispositivi di storage, la bellezza di 12.000 terabyte di spazio disco destinati all’archiviazione dei contenuti video dell’iTunes Store.
Sul finire del 2010 EMC ha acquisito Isilon System per 2.25 miliardi di dollari per sviluppare un’infrastruttura tecnologica in grado di erogare servizi cloud, guarda caso proprio ciò che ci si aspetta venga fornito dai data center realizzati da Apple.
E’ quindi probabile che questi 12 milioni di gigabyte servano piuttosto ad offrire agli utenti della rinnovata versione di MobileMe lo spazio necessario per archiviare i propri brani nell’atteso Music Locker.
Apple ha venduto globalmente oltre 160 milioni di dispositivi con sistema operativo iOS, ciò significa che ad ogni utente spetterebbero solo 75 MB di spazio, molto meno dei 5 GB offerti gratuitamente da Amazon Cloud Drive, ma in realtà tutto questo potrebbe essere solo l’inizio e non è detto che sarà gratuito e disponibile per tutti.
[via appleinsider]
Alcuni mesi fa venne scoperto nei file di configurazione di iTunes 10.1 un nuovo tipo di URL denominato iTunes Live Stream, un nuovo protocollo per lo streaming di brani musicali e film su iTunes, che sfrutterà probabilmente i servizi di cloud computing erogati dagli enormi data center che Apple sta costruendo.
Sulla base di questa informazione provammo anche ad ipotizzare i possibili modelli di business che Apple avrebbe potuto adottare, giungendo alla conclusione che i server della Mela avrebbero semplicemente conservato un backup della propria libreria di iTunes, permettendone la fruizione in streaming da ogni luogo e da ogni dispositivo.
Con il rilascio della versione Gold Master di iOS 4.3 abbiamo invece scoperto una nuova interessante funzionalità chiamata iTunes Home Sharing che consente proprio di visualizzare su un dispositivo iOS tutti i contenuti presenti nella propria libreria di iTunes archiviata su un Mac o su un PC e renderli fruibili in streaming attraverso la rete WiFi domestica.
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Tutte le home page internazionali Apple, compresa quella italiana, sono state da poche ore modificate. Al posto della pagina nera con il sottile profilo in alluminio del MacBook Air è comparsa una candida pagina che annuncia per domani una notizia speciale su iTunes.
Secondo l’ipotesi più accreditata Apple potrebbe svelare domani il nuovo servizio di cloud streaming, fruibile appunto tramite iTunes e gestito dai server ospitati nell’enorme Data Center costruito da Apple in North Carolina.
L’annuncio potrebbe essere correlato anche al tanto atteso rilascio di iOS 4.2. Il nuovo firmware potrebbe infatti supportare il cloud streaming di musica e video direttamente su iPhone, iPod touch ed iPad, senza dimenticare naturalmente la nuova Apple TV.
L’appuntamento è per domani alle 16:00 ora italiana.

Ecco un rumor in piena regola. Secondo quanto riportato da PatentlyApple, Cupertino avrebbe registrato il marchio iTunes Live con indicazioni molto generiche sulla natura del servizio; e qualcuno, tuttavia, già sussurra dei famigerati servizi cloud.
Nel testo del brevetto è riportato che iTunes Live coprirà le seguenti aree di iTunes Store:
Tutto sembrerebbe quindi puntare a semplici eventi live e concerti, magari registrazioni di quelli tenuti negli Apple Store in giro per il mondo, un modo insomma per legare ancora di più Apple al mondo della musica nell’immaginario collettivo. Ma c’è anche chi invoca l’acquisizione di Lala e ipotizza che questa novità possa rappresentare un tassello nel mosaico che alla fine porterà ai servizi cloud.
Al momento il marchio registrato è già visionabile, in particolare alla pagina di iTunes Live in Soho (è necessario cambiare store), ed anche l’URL iTunesLive.com sembra proprio ricondurre a Cupertino. Insomma, tutti pronti perché c’è decisamente aria di cambiamento e novità.