Google ha aggiornato le sue app per iOS Google Drive e Chrome app. Con le nuove funzionalità aggiunte nelle app, e sopratutto in Google Drive, Google sta continuando nella sua politica di offrire agli utenti di iPhone, iPad e iPod touch un’esperienza il più vicino possibile a Google OS. Di recente è stato reso disponible per iOS il riconoscimento vocale di Google per le ricerche su Internet, che ha prestazioni superiori a Siri. Sono inoltre disponibili per iOS anche Gmail e Sparrow per le mail, Google Books per i libri digitali, Google Play Music, Google Voice, Latitude e a breve (si spera) Google Maps per iOS 6.
La nuova versione di Google Drive permette di modificare i fogli di calcolo direttamente dalla app. Si tratta di una grossa novità, che integra le funzionalità del Cloud con l’edizione dei documenti. Inoltre, l’aggiornamento di Google Drive permette -fra le altre cose- di caricare documenti su Drive a partire da altre app usando il “Apri con…”.
Con Chrome app è stata aggiunta la possibilità di aprire documenti PDF da altre app. Il nuovo Chrome per iOS s’interfaccia ora con Passbook per salvare carte d’imbarco e biglietti, attiva il rilevamento di codifica testo nelle impostazioni, oltre a migliorare la sicurezza e la stabilità dell’app.
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A dire di Ben Schacter, analista per Macquarie Equities Research, Chrome potrebbe presto debuttare su App Store in versione nativa per iOS. E c’è anche la tempistica: non oltre la fine dell’anno in corso.
In una recente nota agli investitori, Schacter scrive:
È in arrivo il browser Google Chrome per iOS. Google potrebbe già aver inviato il codice di Chrome per iOS ad Apple per l’approvazione. […] In ultima analisi, se -come riteniamo- Google dovesse introdurre il suo browser Chrome per i dispositivi iOS, ciò potrebbe portare enormi benefici nel suo posizionamento mobile operazionale e strategico.
I particolari latitano e le motivazioni appaiono in generale un po’ vaghe, senza contare che il rapporto tra Cupertino e Mountain View ha toccato probabilmente il suo minimo storico. Tuttavia, l’analista sembra sicuro d’un debutto entro il secondo trimestre dell’anno in corso, e comunque entro l’anno, al netto -ipotizziamo- di eventuali lungaggini burocratiche tipiche delle valutazioni più tribolate (tipo Google Voice, che ha finito coll’attivare un’interrogazione della FCC).
Un’approvazione simile però non risulterebbe molto conveniente per la mela. In virtù degli accordi stipulati, Apple intasca all’incirca il 50-60% della distribuzione dei profitti derivanti dalle query su Google originate da Safari mobile. Per intenderci, ogni milione lordo di dollari di ricerche effettuate sui dispositivi iOS si traduce in 600 milioni di dollari per Cupertino e 400 per Big G. Se quello stesso milione fosse originate dal proprio browser, Google terrebbe per sé l’intera torta.