
Il Wall Street Journal ha dichiarato che Apple avrebbe avviato l’iter burocratico per denunciare Samsung relativamente all’aspetto di alcuni suoi prodotti. I documenti originali sono stati inviati alla corte lo scorso 15 aprile al Northern District of California, dichiarando che molti prodotti violerebbero i diritti di proprietà intellettuale di Apple. I prodotti incriminati sono: Nexus S, Epic 4G, Galaxy S e Galaxy Tab (il primo tablet universalmente ritenuto il diretto rivale di iPad).
“Anzichè innovare e sviluppare le proprie tecnologie nella direzione di uno stile unico Samsung per i propri smartphone e tablet, l’azienda ha scelto di copiare la tecnologia Apple: l’interfaccia utente e lo stile innovativo dei prodotti oggetto dell’infrazione” dichiara l’accusa. Né Apple né Samsung hanno commentato la notizia pubblicamente. Questa causa potrebbe complicare il rapporto tra le due aziende che vede Samsung fornitore di memorie e chipset per conto di Apple.
Tutti i prodotti oggetto della denuncia utilizzano il sistema operativo di Google: Android OS.

Garen Meguerian, un genitore della Pennsylvania, ha fatto causa alla Apple sostenendo che la compagnia non presta abbastanza attenzione alla prevenzione di acquisti da parte di bambini. In particolare, lo sdegno dei genitori riguarda la possibilità di comprare estensioni o contenuti addizionali dall’interno delle app.
Il problema sono cominciati per la famiglia Meguerian quando la loro figlia di 9 anni ha scaricato dall’App Store i giochi gratuiti Zombie Cafe, Treasure Story e City Story. Poco dopo, la ragazzina ha iniziato a comprare denaro virtuale per i giochi, usando un’opzione dall’interno delle applicazioni. I genitori non si sono accorti subito che la figlia stesse spendendo soldi giocando e la spesa finale è ammontata a 200$ (circa 140€).
“Questi giochi creano una forte dipendenza e sono progettati per quello”, ha dichiarato la madre, “spingono i ragazzi a giocare e a comprare grandi quantità di denaro virtuale per andare avanti nel gioco”. In discussione è il filtro famiglia di iOS che permette un tale meccanismo. In particolare, la denuncia sottolinea che le password richieste per acquistare un’app su App Store e per comprare un’estensione dall’interno della app sono le stesse. Questo meccanismo è debole, secondo la famiglia Meguerian che chiede che la causa sia considerata una class-action e che le vengano rimborsati i danni e le spese legali.
Non è il primo caso di un bambino che effettua acquisti sconsiderati online. Un bambino di 8 anni ha recentemente speso 1400$ (970€) comprando puffragole per il gioco Smurf’s Village. Apple ha reagito rivedendo le condizioni di sicurezza del nuovo filtro famiglia di iOS 4.3.

Steve Jobs, CEO di Apple, dovrà apparire davanti ai giudici per un interrogatorio limitato di 2 ore in una causa nella quale iTunes è accusato di violare le regole dell’Antitrust americana. Jobs sarà interrogato dagli avvocati della parte avversa su temi riguardanti la causa ed in particolare sui cambi effettuati da Apple sul software dell’iPod per inibire l’azione del programma Harmony.
Harmony è un software della RealNetworks che permette di trasferire sull’iPod pezzi musicali acquistati presso i negozi online di case discografiche. Nell’ottobre del 2004 Apple minacciò di denunciare RealNetworks e fece i passi necessari per bloccare il programma sugli iPod. A conferma di tutto ciò, l’anno successivo il board di RealNetworks ammise ai propri azionisti che la tecnologia di Harmony aveva messo a rischio la compagnia in quanto Apple era disposta ad affrontare la questione in tribunale.
Se la RealNetworks non fece problemi per accettare la sconfitta, gli utenti montarono una class action contro Apple nel 2005, chiedendo di liberalizzare la gestione della musica sugli iPod. Il denunciante Thomas Slattery sostiene che Apple violi le leggi dell’antitrust e le regolazioni sulla concorrenza dello stato della California, imponendo agli utenti di comprare la musica unicamente dall’iTunes Music Store.
Continua a leggere: Steve Jobs difenderà iTunes dall'accusa dell'Antitrust in tribunale
Paul Shin Devine, l’ex manager di Apple accusato di aver accettato “tangenti e altri incentivi” in cambio di segreti commerciali, si è dichiarato colpevole dei 23 capi d’accusa che includono frode, cospirazione e riciclaggio di denaro. Non vi sono notizie relative a sua moglie, che aveva anche avuto un ruolo di prima importanza negli affari di Paul Devine.
Paul Devine era stato arrestato nell’estate 2010. Le tangenti da lui ricevute ammontano a più di 2 milioni di dollari in beni, fra i quali una Porsche Cayenne SUV. Dall’inchiesta spuntano dettagli che ricordano la nostra tangentopoli, con mazzette di denaro nascoste in scatole di scarpe. Come parte dell’accordo raggiunto con la Procura, Devine verserà 2,28 milioni di dollari, inclusa la Porsche Cayenne menzionata prima.
Ad inchiodare Devine, oltre al sospetto di FBI e IRS, le due agenzie federali che seguono il caso, sono stati i fogli Excel nei quali Devine dettagliava la sua attività criminosa, tenendo accuratamente traccia di ogni regalo o tangente versata. Grazie a questi fogli Excel, è stato possibile risalire al tipo di informazione de lui venduta a fornitori di accessori per iPod e iPhone in Cina, Corea, Taiwan e Singapore. Ironia della sorte: Devine ha continuato ad usare la sua e-mail apple.com per gestire i contatti legati ai suoi traffici.
[Via Mac.Blorge | Foto sushi♥ina]

Una delle aziende greche che eroga supporto tecnico per i prodotti Apple, Systemgraph, ha ritirato la causa legale avviata ai danni di un suo cliente. Il poverino, Dimitris Papadimitriadis, consegnò un iMac all’azienda in questione per risolvere un problema relativo al suo display: alcune aree erano molto scure. Al momento del ritiro constatò che il problema non era stato risolto, anzi era addirittura peggiorato. L’azione legale giunse come conseguenza alla lamentela che il cliente espresse pubblicamente attraverso un forum online. La Systemgraph negli atti depositati dichiarò che si trattava di un “tentativo premeditato di calunnia e offesa”.
La causa è stata oggi formalmente ritirata, sebbene sembrasse evaporata già pochi giorni dopo la sua sottomissione. La Systemgraph ammise già a suo tempo di esserci andata giù pesante in una nota:
“Abbiamo gestito la situazione con una risposta eccessiva e inappropriata, infine comprendiamo che le intenzione del Sig. Papadimitriadis non erano quelle di rovinare la reputazione e la credibilità della nostra azienda. Ritiriamo l’accusa legale.”
Tutto bene allora? No. Papadimitriadis precisa che ad oggi l’azienda non ha comunque provveduto a rimborsarlo dei costi legali sostenuti per difendersi dall’accusa e che il suo iMac è sempre danneggiato. Pare che un avvocato gli abbia detto che quest’onere spetti ad Apple.
L’avvocato dell’accusato in questo momento sta cercando di arrivare ad un accordo. Il vero guaio dell’intera vicenda è la cattiva pubblicità che l’azienda si è procurata online (e di rimando ha procurato ad Apple), non solo tra i media ma persino tu Twitter attraverso l’apposito hashtag #systemgraph. I clienti greci stanno valutando di recarsi direttamente negli Apple Store.
[Via MacNN]

Era da un po’ di tempo che non parlavamo di violazione di brevetti: dalla denuncia di Motorola su alcuni brevetti relativi al multitouch nel novembre 2010, poco si è mosso su questo fronte.
Oggi Ancora Technologies ha rotto questa calma apparente, denunciando Apple per la violazione del brevetto U.S. Patent No 6,411,941 intitolato “Metodo per limitare l’uso di software mediante una limitazione di licenza”.
Il brevetto era stato ottenuto da Ancora Technologies nel giugno 2002 e Apple ne sarebbe venuto a conoscenza nel dicembre dello stesso anno. I dispositivi con iOS, seconda Ancora Tech, violano il brevetto in questione. Sembra allora che Ancora Tech abbia tentato invano di ottenere un compenso per l’uso illecito del brevetto da parte di Apple.
Ancora Tech, che ora chiede alla società di Cupertino una forte somma come risarcimento, acquistò questo brevetto da Beeble, Inc. di Newport Beach in California, che lo aveva depositato nel 1998 presso il Patent Office statunitense.
[Via Apple Insider]
La causa legale che vede implicato Paul Allen, co-fondatore di Microsoft, contro diverse compagnie del calibro di Apple, Google e Facebook, è stata respinta dalla corte. Il giudice incaricato di esaminare la controversia ha ritenuto che gli argomenti forniti da Paul Allen mancano di precisione.
Ad agosto scorso, il miliardario Paul Allen aveva trascinato in giudizio questi colossi della tecnologia per presunto “patent trolling”. In particolare, l’azione legale era centrata su 4 brevetti in possesso di Allen riguardo a diverse forme di visualizzare informazione attraverso le finestre del browser. I brevetti erano stati depositati da Internal Research, una società di ricerca fondata da Allen stesso.
Adesso l’attore ha tempo fino al 28 dicembre per rivedere i termini della querela e ripresentarla all’attenzione della corte. Anche se Allen ha già annunciato la sua intenzione di seguire con l’azione legale, Apple e Google si trovano in una posizione di forza. Già ad ottobre scorso le compagnie implicate avevano tentato di annullare il giudizio in corso dichiarandosi incapaci di rispondere all’accusa, data la sua debolezza.
[Foto Gizmodo]
C’era de aspettarselo: qualche giorno fa, Apple ha denunciato Motorola per la violazione di alcuni brevetti relativi al mutitouch.
Secondo Apple, gli smartphone di Motorola fanno uso di funzioni multitouch già registrate dalla compagnia di Cupertino e questo giustifica le due denunce depositate presso la Corte di California.
Però, a guardare bene, si tratta di un contrattacco: a inizio ottobre era stata Motorola a citare in giudizio Apple presso la U.S. International Trade Commission, accusandola di violare 18 brevetti con MobileMe, App Store, il design dell’antenna dell’iPhone, l’e-mail e alcuni servizi di geolocalizzazione. Una lista non da poco!
Le due denunce di Apple riguardano 6 brevetti relativi al multitouch. I prodotti colpevoli di usare illegalmente la tecnologia di proprietà di Apple sarebbero i Motorola DROID, DROID 2, DROID X, CLIQ, CLIQ XT, BackFlip, Devour, Devour i5, w Charm 1. In pratica, tutti gli smartphone Motorola presenti sul mercato!

Apple ha chiesto al giudice Leonard Davis della Corte del Texas di sospendere la sentenza nel caso contro Mirror Worlds. In questa causa, Apple è stata condannata a pagare una somma superiore ai 200 milioni di dollari per aver violato brevetti relativi a Spotlight, Time Machine e Cover Flow.
La richiesta di sospensione per emergenza della sequenza si basa sul fatto che vi sono significativi dubbi su due dei tre brevetti contestati, il che giustificherebbe la richiesta di un appello. Apple ha inoltre dichiarato che pagare 208,5 milioni di dollari per ogni brevetto, fino a un totale di 625,5 milioni di dollari, sarebbe un “triplo furto”.
L’avvocato difensore di Apple, Jeffrey Randall, ha fatto notare alla corte che i brevetti in possesso di Mirror Worlds furono acquistati per 210 000$ e 5 milioni di dollari, un indice del loro valore reale ben distante dai danni richiesti dall’accusa. Inoltre, secondo la difesa, i danni non sarebbero cumulativi, malgrado quanto pretenda Mirror Worlds. Il giudice Davis ha chiesto che Apple e Mirror Worlds sottomettano argomenti legali a difesa delle proprie richieste.
[Via Bloomberg | Foto Alan Cleaver]

Apple ha perso una causa per violazione di brevetto contro contro Mirror Worlds. Il giudizio contro Apple suscita numerose polemiche, dato che ad agosto 2010 alcuni aspetti della denuncia di Mirror Worlds furono giudicati vacui, al limite del “paten trolling”. Malgrado ciò, è stato riconosciuto dalla Corte del Texas che Spotlight, Time Machine e Cover Flow usano idee regolarmente registrate, basate sulle ricerche di David Gelertner.
David Gelertner è professore a Yale e ormai non detiene più i diritti su questi brevetti, avendoli ceduti a Mirror Worlds. Ciononostante ha sempre criticato Apple, reputando che i suoi lavori venissero usati dalla casa di Cupertino senza che gli fosse riconosciuta la paternità sul concept originale. In particolare, Gelertner sviluppò assieme al dottorando Eric Freeman l’idea dell’organizzazione cronologica dei flussi d’informazione, battezzata lifestreaming. I primi brevetti registrati da Gelertner e Freeman datano del 1999.
I risultati di Spotlight, Cover Flow o Time Machine violerebbero i brevetti del lifestreaming. Di queste tecnologie implicate nel processo, solo due furono create da Apple, dato che Cover Flow è prodotto del lavoro di Andrew Coulter Enright e in seguito distribuito da Steel Skies. Nel 2006 Apple comprò il software per integralo a iTunes 5.
Aggiornamento:
La Corte del Texas ha fissato la multa per Apple. La compagnia di Cupertino dovrà pagare a Mirror World la somma di 208,5 milioni di dollari di danni.
[Via AppleInsider | Foto United States Patent and Trademark Office]

L’indagine sul prototipo di iPhone 4 rubato e di cui Gizmodo entrò in possesso fa passi avanti. Stephen Wagstaffe, il vice-procuratore distrettuale di San Mateo che dirige le indagini, ha dichiarato a CNET di essere vicino alla chiusura del caso: il rapporto sul furto del prototipo di iPhone 4 dovrebbe venire divulgato fra poche settimane.
Per ricapitolare i fatti, ad aprile scorso Jason Chen, direttore di Gizmodo, pagò per entrare in possesso del prototipo di un iPhone 4, apparentemente dimenticato da un dipendente Apple in un bar di Redwood City. Il nuovo modello dell’iPhone sarebbe stato presentato ufficialmente al pubblico durante il WWDC solo diverse settimane più tardi. Il blog statunitense ne pubblicò rapidamente i dettagli e le foto e i video del telefono fecero il giro del mondo.
Nel quadro dell’indagine, la polizia ha interrogato “un certo numero di dipendenti Apple”, incluso il direttore generale Steve Jobs. È certo che le responsabilità per la perdita del modello segreto risiedono in parte a Cupertino, però è anche certo che Jobs ha sempre parlato di un furto e ha richiesto sin dall’inizio del caso la restituzione del prototipo.
A partire dal 1872, la legge californiana prevede che chiunque trovi un bene smarrito e che se ne appropri pur conoscendone il proprietario legittimo è colpevole di furto. Inoltre conservare l’oggetto di un furto è considerato ricettazione e può essere punito in California con un anno di carcere. Tutte infrazioni del codice penale di cui Jason Chen potrebbe essere considerato colpevole.
Un gruppo di grosse società tecnologiche è sotto accusa negli Stati Uniti per fare cartello, accordandosi sulle politiche di assunzione e sugli stipendi versati ai propri lavoratori. Tra queste, Apple, che in questi giorni era in trattative con il Dipartimento di Giustizia per evitare una causa legale. Coinvolte, assieme ad Apple, anche Google, Adobe, Intel, Intuit e Pixar.
Sembra che la società di Cupertino avesse iniziato queste pratiche già nel 2005, quando inserì Adobe nella sua lista “Do Not Call”. In altre parole, Apple non cercava attivamente di mettere sotto contratto nessun lavoratore dell’altra azienda. Nel 2006 e nel 2007, Cupertino estese l’accordo rispettivamente con Google e Pixar. Dalle indagini risulta che la politica di Apple fosse corrisposta dalle altre società coinvolte. Inoltre Google aveva accordi simili con Intel e Intuit.
Il Dipartimento di Giustizia, che ha indagato nell’ultimo anno sulle politiche di assunzione di queste società di capitali, ha deciso di portare avanti la denuncia, proponendo allo stesso tempo, un accordo. Le società implicate hanno sottoscritto la proposta del Dipartimento di Giustizia, accettando di terminare immediatamente queste pratiche e di seguire una politica di assunzione regolare per almeno cinque anni, sotto la vigilanza dell’antitrust americana.
[Via ArsTechnica]