
Alle indiscrezioni dei giorni scorsi stanno stanno aggiungendosi concreti ed interessanti dettagli sul telefonino marchiato Google in arrivo nei prossimi mesi, libero e svincolato dai gestori. Si chiamerà Nexus One, sfoggerà caratteristiche hardware di alto livello ed un’inedita versione di Android.
Il paragone con l’equivalente di Cupertino era inevitabile, e chi l’ha visto ha descritto il prototipo di Nexus come un “iPhone con un po’ più di schermo e una scroll wheel. Eccezionale schermo touch e Android.” Dal design che ricorda moltissimo l’HTC Passion (ma senza logo HTC), il Googlefonino è stato ufficialmente confermato da Mountain View e distribuito ai suoi impiegati in tutto il mondo. Uno di questi ha cinguettato senza mezzi termini che è come un “iPhone agli steroidi”, la cui dotazione hardware dovrebbe corrispondere a:
Continua a leggere: Nexus One: il "Googlefonino" c'è e dichiara guerra ad iPhone
Orange ha ufficializzato definitivamente la commercializzazione di iPhone in Gran Bretagna.
L’operatore comincerà la vendita di iPhone 3GS presumibilmente il 10 novembre 2009, giorno nel quale i primi contratti biennali di O2 cominceranno a scadere.
Il sito ha già raccolto l’interesse di più di 200.000 potenziali clienti. Per il momento non è stata resa nota l’offerta: si presume che almeno all’inizio i prezzi saranno sensibilmente inferiori a quelli di 02.
A questo punto per la Gran Bretagna manca all’appello solo Vodafone (che arriverà nel 2010).
[Via Guardian]
Continua a leggere: E' ufficiale: Orange in Gran Bretagna dal 10 novembre

Durante la presentazione dei risultati fiscali ufficiali Q3 2009, AT&T ha snocciolato cifre entusiasmanti da una parte, ma entrate in calo e profitti costanti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E dal cielo piove una tegola: presto il colosso delle telecomunicazioni statunitense potrebbe perdere l’esclusiva su iPhone.
Con 3,2 milioni di iPhone commercializzati nell’ultimo trimestre fiscale (il 40% dei quali costituisce attivazioni), 2 milioni di nuovi clienti (totale, 81,6 milioni) e un fatturato totale di 30,9 miliardi di dollari, le cose sembrerebbero andare piuttosto bene e forse sembrano contraddire persino le infauste impressioni degli analisti. Tuttavia, a conti fatti, ciò significa un profitto di appena 13,10$ a cliente. E considerando che tutti i nuovi utenti irretiti sono fidelizzati al telefono, più al gestore, va da sé che la perdita dell’esclusiva rischia di diventare un macigno per il carrier.
Il CEO di AT&T Mobility, Ralph de la Vega, fa sapere che la possibilità di perdere il telefono con la mela esiste:
Sappiamo che (la crescita) continuerà anche quando l’iPhone non sarà più una nostra esclusiva.
Ma d’altra parte sdrammatizza. Ora che iPhone ha fatto da apripista, gli utenti matureranno esigenze nuove e più variegate, ed è lì che AT&T vuole inserirsi con altri dispositivi che sapranno cogliere ed enfatizzare queste esigenze, differenziando quindi il gestore in termini di funzionalità. Intanto, però, il contributo dato da iPhone corrisponde grossomodo ad un terzo dell’utenza mobile entrante, e con un peso del genere è difficile credere che la perdita dell’esclusiva sia tanto indolore. Ma ormai il trend è piuttosto consolidato: Apple non ha più interesse a mantenere rapporti vincolati coi gestori e, fatta esclusione per gli USA, ha già gradualmente allargato l’offerta ad un numero sempre maggiore di carrier. Come dire, AT&T ha tempo fino al 2010.
[Via CRN]
Continua a leggere: AT&T ed iPhone: tutti i numeri e fine dell'esclusiva

Un nuovo studio stilato dallo Yankee Group descrive una realtà non proprio rosea per gli operatori telefonici, peraltro già ventilata nei mesi scorsi, quando qualcuno si era accorto che iPhone non sembra essere un buon affare per i carrier. Su 24 mesi di contratto telefonico, AT&T va in pareggio coi costi di sovvenzione del telefono dopo ben 17 mesi.
In buona sostanza, una volta tolti i costi sostenuti per scontare il terminale alla clientela (minimo 300$) e considerato l’impatto dei consumi causati dagli utenti in termini di traffico Web effettuato, ad AT&T servono grossomodo 17 mesi per rientrare delle spese sostenute: vale a dire che su 24 mesi di contratto il gestore guadagna realmente solo negli ultimi 6 o 7. Ciò significa utili per un 33% circa rispetto al fatturato, il che è decisamente sotto la media per un carrier telefonico. A titolo di paragone, se per assurdo AT&T smettesse di scontare gli iPhone raggiungerebbe il punto di pareggio dopo 8 mesi.
Un basso prezzo di commercializzazione è certamente una scelta che ripagha nel medio e lungo termine, soprattutto perché apporta continuamente nuova clientela. Tuttavia, gli utenti iPhone hanno mediamente un impatto molto maggiore sulle infrastrutture rispetto agli altri; il CEO della sezione mobile di AT&T, Ralph de la Vega, afferma che lo scorso agosto il traffico Web in mobilità è cresciuto del 5.000% in appena 3 anni, dal 2006 al 2009. Un aumento tale da mettere in ginocchio il network di qualunque operatore, colosso o meno.
Il mercato sta mutando molto velocemente, e se fino a non molto tempo fa gli operatori avevano pieno controllo sul mercato e sulla distribuzione dei telefoni cellulari, ora tra costi di acquisizione cliente, accordi di esclusività e contratti che prevedono flat, “i margini sui tanto agognati utenti smartphone si stanno riducendo drasticamente”. Ecco perché secondo Yankee Group l’unica conclusione possibile è che gli operatori dividano il controllo della catena con i rivenditori e le catene al dettaglio, così da condividere i rischi e poter offrire maggiore varietà di terminali e servizi, conditi da prezzi migliori.
Continua a leggere: Yankee: l'iPhone di AT&T genera utili solo dopo 17 mesi
Stando al contenuto del documento depositato all’ufficio brevetti americano non molto tempo fa, sembrerebbe che Apple abbia intenzione di concedere ancora più diritti ai carrier partner.
Questa volta si parla di software (più precisamente codice). Con il sistema brevettato, niente più di un semplice flow chart, i carrier potranno avere il controllo sui software che l’utente iPhone o iPod installerà. Al momento del lancio dell’applicazione, o di una singola funzionalità di questa, il dispositivo effettuerà un controllo per stabile se il carrier ha autorizzato l’esecuzione del codice corrente o meno.
Il brevetto non menziona specificatamente né iPhone né iPod Touch, riferendosi in modo generale a “dispositivi”. E’ possibile che questo brevetto non vedrà mai l’impiego nella realtà, oppure, più verosimilmente, che riguardi dispositivi futuri.
[Via 9to5Mac]
Continua a leggere: Carrier sempre più invadenti nei dispositivi Apple?

Su Slate.com apprendiamo che, nel mercato smartphone, Apple ha conquistato il 14% degli utenti con il suo iPhone, laddove BlackBerry è in testa con il 21% ma Google Android arranca ancora, con appena il 3% di diffusione. E l’errore starebbe tutto nell’aver dato carta bianca ai produttori.
Il problema, secondo Slate.com, è che Google non ha controllo sul design e sul marketing dei telefoni Android, e ciò ha frammentato il mercato, impedendo cioè la percezione di un Googlefonino da parte del pubblico. E così, chi se non un appassionato o un tecnico, può stabilire cosa hanno in comune il G1 di T-Mobile ed il myTouch 3G? Eppure, il Sistema Operativo che li alimenta è lo stesso.
I produttori esterni di dispositivi non hanno ambizioni. Nessuno di loro sembra tentare di eguagliare le capacità dell’iPhone, e ancora meno tentano di sorprenderci con caratteristiche che superano notevolmente quelle del dispositivo Apple.
E tuttosommato, diciamoci la verità. Fosse stato per i produttori tradizionali, avremmo ancora davanti agli occhi oggetti tecnologicamente avanzatissimi, con una infinita lista di tecnologie integrate ma usabilità ridotta all’osso e interfaccia grafica da Amiga 500. Il problema non è copiare Apple e non è neppure costruire un telefono cellulare. I produttori devono mettersi in testa che è necessario pensare un servizio e costruirvi il miglior dispositivo possibile attorno: il che è esattamente ciò che Palm, BlackBerry ed Apple hanno saputo fare in occasioni e con esiti differenti.
Le sorti per Android potrebbero cambiare se avesse un browser migliore di Safari Mobile, uno schermo più generoso, o controlli ancora più funzionali di quelli Apple, ma è difficile che ciò accada. Ai produttori Android, John Gruber dice: se Apple è la BMW, voi provate ad essere Porsche. Chissà che non gli diano retta.
Continua a leggere: Cosa dovrebbe imparare Android da iPhone

Sembrerà incredibile, soprattutto se consideriamo che la strategia di Apple si basa sulle esclusive concesse agli operatori mobili, ma tant’è. Non soltanto iPhone non sembra essere un buon affare per i carrier, ma c’è qualcuno che ci sta persino rimettendo. Solo nell’ultimo trimestre fiscale, scontare il telefono con la mela è costata ad At&T la modica cifra di $720 milioni.
Stando all’inchiesta condotta dalla danese Strand Consult, iPhone sta velocemente trasformandosi in una palla al piede per parecchi carrier. Nessuno di quelli che lo commercializzano, infatti, avrebbe visto crescere i propri profitti:
Secondo la nostra ricerca condotta sugli operatori, nessuno di questi ha accresciuto il proprio market share, il giro d’affari o i profitti come risultato all’introduzione di iPhone. Se si guarda ai numeri, non si ravvede alcun effetto iPhone. Anzi, molti competitor stanno ottenendo risultati migliori.
Prendendo a esempio la situazione di At&T, scopriamo che nell’ultimo trimestre fiscale (concluso a luglio), due terzi degli 1,4 milioni di nuovi clienti accaparrati dal colosso statunitense hanno firmato un contratto per un iPhone. Tuttavia, questo apparente successo va preso con le pinze: si stima che gli sconti sul telefono siano costati ad At&T ben $720 milioni, e ci vorrà parecchio per rientrare delle spese, la maggior parte delle quali secondo Strand Consult si ripercuoteranno sugli azionisti.
Il lancio di iPhone ha avuto un impatto negativo anche per SingTel, il principale operatore mobile del Sud-Est asiatico, che dal lancio di iPhone ha visto scendere i margini di profitto di quasi il 4%. Le conclusioni di Strand Consult non sono affatto positive, e delineano una concorrenza sempre più agguerrita, la cui offerta sta velocemente proponendo valide alternative all’iPhone e ai suoi impieghi più popolari.
Continua a leggere: iPhone non conviene agli operatori mobili
Del giro d’affari totale generato dal mercato mondiale della telefonia mobile (dunque non solo della nicchia costituita dagli smartphone), Apple detiene circa l’8% equivalente a 5 miliardi di dollari di fatturato: sicuramente un buon risultato per un’azienda con un solo prodotto a listino, ma lontana dai colossi.
Tuttavia se invece che di fatturato si parla di guadagni, nessuno riesce ad eguagliare Cupertino: con 2 miliardi di dollari di guadagno netto, la sola Apple va a costituire ben il 25% dei profitti totali del mercato. Nokia, per avere un termine di paragone, pur vendendo un numero enormemente maggiore di dispositivi, registra guadagni decisamente inferiori (circa 100 milioni di dollari separano le due aziende).
Il segreto della redditività di Apple è duplice: da un lato c’è la solita strategia di Cupertin0, che abbiamo imparato a conoscere negli anni. Un mix di design e funzionalità, marketing e micromarketing che si rivela sempre efficace.
Continua a leggere: Mercato telefonia: Apple è regina dei profitti

E’ stata finalmente confermata l’introduzione anche in Corea del Sud di iPhone attraverso il carrier locale KT. Un’azienda separata, SK Telecom, ha anche dichiarato di essere stata in trattative con Apple. Rimane poco chiaro, comunque, se Apple intenda vendere il melafonino attraverso diversi carrier oppure optare per la vendita esclusiva.
Il fatto che Apple fosse in trattativa con i carrier coreani si sapeva da tempo. I piani iniziali furono bloccati dalla richiesta di modificare i dispositivi al fine di utilizzare lo standard software di comunicazione locale: WIPI. Il governo coreano ha accettato di rimuovere il vincolo lo scorso anno.
Malgrado le richieste sul software, alcune delle quali sembrerebbero rimanere, un dirigente di KT ad Aprile dichiarò che Apple era in stallo nella trattativa esprimendo dissenso, a suo tempo, per i tempi lunghi dell’accordo.
“Apple iPhone sarà nella nostra offerta di smartphone” ha dichiarato Kim Yeon-hak, CFO di KT. “Speriamo che iPhone possa aiutare l’espansione del mercato smartphone e contribuire all’aumento dei guadagni medi per cliente (ARPU: average revenue per user)”. I dirigenti di KT non hanno fornito ulteriori dettagli: né sulle date di lancio, né sui prezzi.
[Via Telekoms Korea]
Continua a leggere: iPhone pronto per lo sbarco in Corea del Sud

AT&T invia una breve risposta iniziale alla Federal Communications Commission lettera di inchiesta spedita ad Apple, AT&T e Google lo scorso sabato. Brad Mays, portavoce AT&T, ha fermamente negato ogni collegamento tra l’azienda che rappresenta e la decisione di Apple di rifiutare Google Voice nel suo App Store, di conseguenza attribuisce la totale responsabilità dell’accaduto al produttore di iPhone. Una risposta più esaustiva e formale è previsto che arrivi nei prossimi giorni.
“AT&T non gestisce o approva applicazioni per App Store”, ha dichiarato Mays. “Abbiamo ricevuto una lettera e, naturalmente, risponderemo”.
La lettera ricevuta chiede ad Apple ed AT&T se il carrier abbia o meno esercitato pressioni finalizzate al rifiuto dell’applicazione in questione. La FCC ha anche chiesto a Google di spiegare le caratteristiche di Google Voice e quelle delle applicazioni che sono state approvate o rigettate in passato, come Google Earth e Google Mobile App.
Continua a leggere: AT&T nega il coinvolgimento nel caso Google Voice

Risale appena allo scorso febbraio la notizia dello schieramento di Electronic Frontier Fondation contro Apple ed il suo tentativo di rendere le tecniche di jailbreak illegale. Ora emergono alcuni interessanti dettagli che Apple avrebbe addotto a sostegno delle proprie tesi, e alcuni di essi descrivono scenari apocalittici ed il collasso dei network telefonici.
Mentre EFF stigmatizza la guerra intrapresa da Cupertino, Apple tenta di convincere lo U.S. Copyright Office che il jailbreak potrebbe consentire a malintenzionati con mezzi e conoscenze adeguate di mettere in ginocchio i carrier e le loro reti, con attacchi definiti letteralmente “potenzialmente catastrofici”.
Questa tecnica, infatti, consente di manipolare a piacimento il baseband, cioè il software separato dal Sistema Operativo vero e proprio, e deputato puramente alle funzioni di telefonia e connettività. Secondo Apple le modifiche non autorizzate su questa componente potrebbero portare ad anomalie nella telefonia, potrebbero interferire con la localizzazione GPS e rendere il telefono muto. Con un iPhone opportunamente modificato, sostengono a Cupertino, si potrebbe mettere in crisi persino un colosso come At&T:
In breve, prendere il controllo del baseband equivale ad entrare nel firewall di un computer aziendale, con conseguenze potenzialmente catastrofiche.
Inoltre, a questo occorrerebbe aggiungere la possibilità di modificare l’Exclusive Chip Identification (ECID), che consentirebbe agli hacker di instradare chiamate gratuitamente o ai narcotrafficanti di effettuare chiamate in modo totalmente anonimo. Con un alto numero di iPhone modificati potrebbe teoricamente essere possibile bombardare le BTS rendendole momentaneamente incapaci di operare.
Nel documento ufficiale Apple conclude:
Le misure tecnologiche di protezione progettate nell’iPhone servono precisamente per prevenire questo tipo di attività perniciose. Se divenisse legale, il jailbreak aprirebbe loro la porta.
Continua a leggere: Apple ammonisce sui pericoli del jailbreak
Courtesy of Art of the iPhone
Vuoi per il costo del dollaro, ancora conveniente, vuoi per i voli low-cost, ma sono tanti i nostri connazionali che anche quest’anno hanno scelto come meta delle vacanze gli Stati Uniti d’America.
Tralasciando eventuali scorrerie negli Apple Store (come quello di 5th Avenue), le spese impreviste possono costituire un importante capitolo del budget della vacanza. Tra queste, una delle meno considerate ma purtroppo spesso più pesanti, è la bolletta telefonica dovuta agli spesso esorbitanti costi del roaming internazionale, soprattutto per le connessioni dati.
La soluzione più ovvia è sfruttare la miriade di hot-spot WiFi presenti sul territorio americano: in questo modo navigazione e telefonate (con Skype o altri servizi VoIP per iPhone) non peseranno più di tanto.
A volte, tuttavia, sfruttare questa opzione non è possibile ed ecco che i viaggiatori più esperti potrebbero pensare ad un trucchetto spesso utilizzato da chi va negli altri paesi europei: acquistare un SIM prepagata locale, infatti, spesso permette di abbattere i costi delle telefonate.
In Europa, ed in molti altri paesi non ci sono particolari difficoltà, ma negli USA le cose stanno in modo un pelo diverso.
Continua a leggere: Vacanze in USA: poche le alternative per il roaming con iPhone?