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Un recente brevetto pubblicato dallo U.S. Patent and Trademark Office rivela che Apple è al lavoro su un sistema di riconoscimento vocale avanzato in grado non soltanto di fornire il controllo dei dispositivi, ma anche di riconoscere l’utente in base alle connotazioni fisiche della sua voce.
Intitolato “User Profiling for Voice Input Processing,” il brevetto in questione utilizza i comandi stessi dell’utente, espressi ad alto volume, per identificarlo e caricare di conseguenza le sue impostazioni personalizzate. Tale tecnologia sarà è in grado di comprendere espressioni più semplici come “Chiama Giacomo, cellulare” e altre infinitamente più complesse come “Trova la canzone più ascoltata con 4 stelle di giudizio e creata usando una playlist Genius” con una particolare vocazione per il linguaggio naturale di comandi come “Scegli una buona canzone e aggiungila al Party Mix.”
Una tale ricchezza si traduce, tuttavia, in librerie di comandi vocali gigantesche e in continua crescita; uno stato di cose non propriamente ottimale per dispositivi che hanno poco spazio a disposizione e ancora meno potere computazionale. L’idea di Apple, dunque, è di affibbiare un database diverso -e molto meno voluminoso- ad ogni utente, e qui entra in gioco la tecnologia di cui sopra. Un approccio che permetterebbe al telefono/tablet di imparare a conoscere i suoi utilizzatori quotidiani e rispondere meglio alle loro esigenze con contenuti/suggerimenti ad hoc.
Il brevetto risale al febbraio dell’anno scorso e porta in calce la firma di Allen P. Haughay.

Il giorno in cui ci libereremo dell’odioso connettore a 30 pin dei dispositivi iOS non arriverà mai troppo presto, ma forse questa potrebbe essere la volta buona. Un brevetto depositato circa un anno fa da Apple e trapelato oggi sul Web descrive l’uso di un connettore MagSafe su iPhone, iPad ed iPod touch.
In molti ricorderanno con tenerezza la presentazione del MagSafe, nel lontano 2006. A prescindere dalla goffaggine degli utenti -o, secondo la personale teoria di chi scrive, la paranormale attitudine a cadere dei dispositivi Apple- da quel momento in poi inciampare su un cavo non produceva più danni da centinaia di Euro. La speciale presa magnetica, infatti, possiede la forza strettamente necessaria ad effettuare una salda connessione, ma non quella di scagliare un intero MacBook sul pavimento. Se non è una rivoluzione questa, poco ci manca.
E il bello è che il sogno potrebbe avverarsi anche per i dispositivi iOS, con diverse e interessanti variazioni sul tema. Ad esempio, in luogo di una reiterazione della solita minestra, Apple potrebbe decidere di produrre un mini-connettore Thunderbolt magnetico in grado di trasferire corrente, dati e flussi audio/video. Difficile dire se questo brevetto vedrà mai le luci della ribalta, non foss’altro che per l’imminente lancio di iCloud e dell’inevitabile moda del tutto-wireless che ne conseguirà. Il brevetto in questione, numero 7.997.906, riporta in calce le firme di Chris Ligtenberg, John DiFonzo e Bret Degner.

Reuters ha riportato la notizia secondo la quale il produttore taiwanese di smartphone HTC sarebbe passato al contro-attacco con una nuova causa per violazione di brevetti ai danni di Apple. La causa non colpirebbe soltanto i dispositivi iOS ma anche i Mac. L’accusa è stata depositata nella corte distrettuale dello stato del Delaware oggi stesso e coinvolge esattamente 3 brevetti utilizzati da Apple nella produzione di computer Macintosh, iPhone, iPad e altri.
La richiesta è di sospensione della vendita dei prodotti incriminati in tutto il territorio USA. Si richiedono anche i danni di immagine, e 3 rimborsi per l’uso dei brevetti oggetto della disputa. Ecco qui i tre brevetti in esame:
HTC era stata la prima azienda ad essere attaccata da Apple, inaugurando la guerra dei brevetti, nell’ormai lontano marzo 2010. Lo scorso mese, il International Trade Commission si espresse a favore di Apple in una sentenza preliminare, sebbene il verdetto della commissione riunita non sia ancora giunto.
Aggiornamento: dopo il salto trovate il testo integrale dell’accusa depositata nello stato del Delaware.
Continua a leggere: HTC avvia una causa legale contro Apple (Aggiornato)

Un’azienda con sede in Florida, Operating Systems Solutions LLC, ha depositato una causa legale per violazione di brevetto contro Apple. La tecnologia incriminata è il boot rapido di Mac OS X. La cosa interessante è che tale brevetto era in principio di proprietà di LG Electronics.
Nei documenti d’accusa di legge che “Apple vende computer all’interno del distretto, tra i quali anche il MacBook Pro, che utilizzano il sistema operativo Mac OSX il quale infrange almeno il titolo 1 del brevetto intitolato “Soluzioni per sistemi operativi”.
L’abstract del brevetto originariamente registrato da LG Electronics recita:
“Un metodo per avviare velocemente un personal computer utilizzando le informazioni sulla configurazione di boot nella memoria e le informazioni sui dispositivi connessi su una porzione di hard disk salvata all’atto del precedente boot. Il metodo include i passi per: eseguire test di accensione quando il computer è acceso o riavviato in seguito alla pressione dell’apposito tasto; eseguire un normale processo di boot; salvare il contenuto della memoria e lo stato dei dispositivi connessi nell’hard disk; controllare se è richiesto il riavvio; ripristinare le informazioni sulla configurazione di boot salvate in memoria e nel disco; controllare se o la configurazione dei dispositivi connessi iniziale è cambiata o meno; eseguire comandi nei due file e salvare le configurazioni per il futuro boot. Il sistema per personal computer può ri/avviarsi velocemente a causa dell’omissione dell’attività di controllo dei dispositivi connessi e della relativa esecuzione dei processi messi in atto per memorizzarli.”
Senza risorse sufficienti, è difficile per la sezione brevetti di Apple dimostrare che LG Electronics sia implicata nel caso contro Apple o no. Si consideri che i nuovi tablet di LG utilizzano Google Android, il che farebbe pensare a connessioni indirette. Per il momento comunque, tutto è nelle mani di Operating Systems Solutions LCC, un’azienda che sembra non disporre di alcuna pagina web aziendale.
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Non c’è mai limite alle battaglie legali. Questa volta HTC, colosso taiwanese, ha denunciato Apple. La denuncia è stata depositata il 29 luglio 2011 in Regno Unito ed arriva due settimane dopo la sentenza a favore di Apple in un tribunale USA. Ripicca europea? Al momento non si hanno dettagli circa l’oggetto delle accuse. Non è difficile immaginare che si tratti di brevetti, sebbene le due aziende non siano mai riuscite a non punzecchiarsi.
Il fatto che HTC agisca anche in Europa è un chiaro segno di determinazione e potrebbe anche trattarsi della stessa disputa persa in USA. In ballo ci sarebbe comunque l’intero mercato europeo, del quale sia Apple che HTC detengono importanti quote di mercato.
[Via MacWorld]

Il 22 luglio 2011, esattamente una settimana fa, Bloomberg lancia lo scandalo. Apple e Groupon si dicono disposte a pagare insieme più di 25 milioni di dollari per chiudere la battaglia legale avviata da Walker Digital LLC, un’azienda creatrice di Priceline.com e proprietaria di oltre 200 brevetti nei settori dell’e-commerce, social networking, aste online e visori per la guida di autoveicoli.
L’articolo della rivista parlava di “persone informate sui fatti”, “fonti che vogliono rimanere anonime” e “termini degli accordi privati”. L’oggetto della disputa legale erano una dozzina di brevetti e i relativi permessi d’uso e cessione. La maggior parte di questi era nel campo del marketing e del commercio online: strumenti fondamentali con i quali queste aziende attirano clienti.
Steven Hofman, il portavoce di Walker Digital da Stamford, una cittadina nel Connecticut, dichiarò che l’azienda da lui rappresentata aveva intentato causa a tre aziende, rifiutandosi di dichiarare quali fossero queste tre. Kristin Huguet, portavoce di Apple, e Julie Mossler, portavoce di Groupon, quando sono state contattate per commentare la notizia hanno declinato l’invito.
Continua a leggere: Apple, Groupon e Walker Digital: cosa è successo?

Una delle feature più innovative di WebOS, presentata al mondo con l’introduzione del TouchPad di HP, è probabilmente il cosiddetto “Touch to Share”, ovvero una sofisticata tecnologia che consente di scambiare informazioni tra dispositivi semplicemente avvicinandoli e stabilendo un contatto fisico tra di essi. La notizia, per il resto di noi, è che a quanto pare anche Apple ha brevettato un sistema simile, solo nettamente migliore.
Il problema è chiaramente spiegato nel brevetto in questione:
Quando compie un’azione nel mondo reale, in un ambiente fisico, l’individuo sperimenta vari fenomeni fisici che indicano che il compito è stato portato a termine o completato.
Se, cioè, versiamo dell’acqua in una caraffa, ci rendiamo conto che l’operazione è andata a buon fine nel momento in cui, obbedendo alle leggi della fisica e delle sollecitazioni, l’oggetto fisico -l’acqua- si modifica nella forma e nel volume, e cambia di posizione. E mentre nei computer tradizionali il Drag&Drop ha costituito una metafora accettabile per fenomeni simili, sugli smartphone occorre ingegnarsi in maniere differenti per rendere l’operazione più naturale possibile per l’utente.
Ecco perché Apple ha pensato di coinvolgere, in un semplice trasferimento di file tra dispositivi mobili, accelerometri e sensori di posizione:
Il primo dispositivo rileva la presenza di un secondo dispositivo e stabilisce un collegamento per permettere il trasferimento dei dati, rappresentato dagli oggetti nel secondo dispositivo. Durante il trasferimento, il primo dispositivo potrebbe animare l’oggetto per simularne la fuoriuscita, mentre il secondo potrebbe simularne l’entrata.
Continua a leggere: Brevetti: condivisione iOS come WebOS, solo migliore

La ITC ha emesso una sentenza preliminare secondo la quale Apple ha infranto due dei quattro brevetti i cui diritti sono stati reclamati da S3 Graphics. La sentenza iniziale è stata espressa da un giudice amministrativo e giungerà ora ad una corte che dovrà esprimere il verdetto finale a novembre. S3 Graphics aveva depositato la sua denuncia a giugno dello scorso anno, dichiarando Apple rea d’aver copiato la sua tecnologia per la compressione delle texture sia su piattaforma Mac che su iOS.
Apple rispose ad S3 Graphics con una contro-denuncia per violazione di brevetto, secondo la quale anche S3 Graphics violava brevetti di proprietà dell’azienda di Cupertino. Questo tipo di strategia era finalizzato ad arginare ogni tipo di restrizione imposta sulla vendita dei prodotti nel caso Apple avesse perso la causa, come sta succedendo. L’accusa iniziale di S3 richiedeva l’immediata sospensione della vendita di tutti i prodotti Apple viziati.
Sebbene il contro-attacco di Apple non sia ancora stato preso in esame, è possibile che gli avvocati dell’azienda stiano valutando di chiudere la faccenda con un accordo economico oppure supportare l’attacco con ulteriori argomentazioni. S3 Graphics attualmente percepisce regolarmente introiti, per la tecnologia oggetto della battaglia legale, da aziende del calibro di Microsoft, Sony e Nintendo: aziende che evidentemente preferiscono pagare i diritti d’uso anziché utilizzare tecnologia altrui e sguinzagliare avvocati trapezisti.
[Via CNet]

Il brevetto sulle gesture multitouch, registrato nel lontano 2007 da Apple e recentemente approvato, contiene anche dei riferimenti ai widget di terze parti che potrebbero essere utilizzati dagli utenti attraverso l’interfaccia multitouch.
Il brevetto fa esplicitamente riferimento a “User-Created Widget(s)” e “Widget Creator Module” che lascerebbero intuire la possibilità per gli utenti di creare direttamente i propri widget attraverso un apposito modulo di configurazione.
Nel corso della presentazione di iOS 5 Apple non ha fatto alcuna menzione ai widget, ma alcuni sviluppatori sono riusciti ad inserire queste utili funzionalità direttamente all’interno del pannello di notifica, dimostrando come la cosa sia tecnicamente fattibile se solo Apple decidesse di rendere pubbliche le relative API. Le due immagini che vedete in apertura sono infatti relative a due app realizzate appositamente per dispositivi iOS 5 sottoposti a jailbreak.
[via 9to5mac]
Dylan Love di BusinessInsider ha compiuto un esemplare lavoro di archivio, andando a pescare i 25 più interessanti brevetti registrati da Apple ma non ancora impiegati in prodotti disponibili sul mercato.
Si va da soluzioni prettamente hardware a quelle software. Nel primo gruppo ci sono guanti capacitivi (quelli che consentono di usare i display multi-touch), display con un basso angolo di visuale in grado di tutelare la privacy, display ibridi LCD/eInk, jack audio più sottili, cuffie che cancellano il rumore esterno fino all’interfaccia basata su impulsi luminosi (escludendo iMac Touch o iPhone Nano). Sul fronte del software le soluzioni vanno da sistemi per cercare nuove amicizie, Pages completamente online (in stile Google Docs), un sistema per l’acquisto di biglietti del cinema alla trasmissione magnetica di dati.
Il numero di brevetti registrati dall’azienda di Cupertino è elevatissimo e quasi sicuramente il futuro di Apple potrebbe nascondersi in questi 25 che Dylan Love ha selezionato. Buona consultazione.

Tra gli svariati brevetti che Apple deposita a ritmo serrato è stato scoperto un curioso sistema ideato a Cupertino per la realizzazione di screen saver destinati all’iPod nano ed ai dispositivi dotati di sistema operativo iOS.
Il brevetto descrive i sistemi ed i metodi utilizzabili per realizzare degli screen saver che reagiscano alle condizioni ambientali rilevate attraverso opportuni sensori, come termometri, igrometri, accelerometri, magnetometri, microfoni e fotocamere. Utilizzando i dati rilevati dal magnetometro, ad esempio, lo screen saver potrebbe mostrare l’immagine di una bussola che ruota.
Il meccanismo di visualizzazione sarebbe basato sulla sovrapposizione di diverse immagini con sfondo trasparente per simulare un’animazione, ad esempio l’igrometro potrebbe segnalare l’imminente arrivo di un acquazzone e lo screen saver reagirebbe mostrando automaticamente una serie di piccole gocce d’acqua che scorrono sopra un’immagine di sfondo predefinita.
Da notare che nelle immagini che descrivono il brevetto compaiono le indicazioni di una fotocamera e di una sezione giochi su un dispositivo di dimensioni simili a quelle dell’iPod nano, ma con una forma del case diversa, una cornice arrotondata che potrebbe indicare un nuovo design e nuove funzionalità in arrivo sul piccolo iPod o addirittura svelare le forme del fantomatico iWatch.
[via patentlyapple]

Nelle scorse ore, presso l’ufficio brevetti canadese, quelli di Patently Apple hanno scoperto che Apple ha ufficialmente abbandonato i suoi tentativi di tutelare il marchio “Pod.” Clonatori di tutto il mondo, sospettiamo, non aspettavano altro.
Dopo sette lunghi anni di battaglie legali e pressioni presso gli uffici competenti per ottenere l’esclusiva sul brand “Pod”, a partire dallo scorso 13 aprile ogni sforzo in tal senso è stato ufficialmente accantonato e così, dopo una lunga serie di interventi, ora sullo stato della registrazione campeggia in maiuscolo la scritta “abandoned - section 40(3)”. In futuro, quindi, i legali di Cupertino non avranno più appigli legali per fronteggiare i competitor che si ispirano -per dir così- ai dispositivi multimediali con la mela sopra.
Ovviamente la questione non ha nulla a che vedere con l’iPod in sé, visto che su quello Apple ha il pieno controllo. La novità, semmai, apre la porta ai clonatori di professione che ora potranno lanciarsi nella produzione di “ePod” e “MyPod” senza più preoccuparsi delle implicazioni legali della propria politica imprenditoriale.