
Apple ha recentemente richiesto la registrazione del termine Macroscalar al Patent & Trademark Office degli Stati Uniti. Solitamente Apple registra segretamente i nomi dei propri prodotti in paesi come Trinidad e Tobago, per estendere poi la registrazione del marchio agli Stati Uniti e ad altre nazioni solo in prossimità del lancio ufficiale del prodotto.
In effetti il termine Macroscalar è stato già utilizzato da Apple fin dal 2004 per registrare quattro brevetti relativi ad una particolare architettura da utilizzare nei processori per gestire in modo ottimale alcuni tipi di istruzioni, ma fino ad oggi questi brevetti non sono mai stati utilizzati in nessun prodotto.
Il processore macroscalare genera in fase di compilazione le istruzioni successive, in questo modo quando un ciclo di elaborazione dati viene completato il successivo set di istruzioni e pronto per l’esecuzione, inoltre può anche precaricare set di istruzioni sequenziali che girano all’interno o in mezzo a due cicli, velocizzando notevolmente l’esecuzione.
Apple potrebbe aver adottato questa tecnologia nel nuovo processore Apple A6 che equipaggerà il prossimo iPad 3, ottimizzando la compilazione del codice di iOS per questa nuova architettura, in modo da sfruttare sapientemente i quattro core del processore.
Dal punto di vista dell’utente tutto questo dovrebbe tradursi in un incremento delle prestazioni con un minor consumo di energia, per mantenere elevata l’autonomia dell’iPad 3 nonostante il notevole incremento di potenza rispetto alle generazioni precedenti.
[via patentlyapple]
L’innovazione, nel mondo della tecnologia per come lo conosciamo, passa attraverso diversi stadi, e uno di questi è certamente quello della produzione dei cosiddetti “brevetti per invenzione.” Dal canto suo, e per tutelarsi da eventuali diatribe legali, Apple è tra le società più impegnate su questo fronte: è 39esima nella classifica delle società USA per numero di richieste agli uffici dello United States Patent and Trademark Office. Un netto incremento rispetto soltanto ad un anno fa.
Nella lista dei brevettatori compulsivi, Cupertino si posiziona al 39esimo posto nel 2011 con 676 brevetti depositati; in prima e seconda posizione, tuttavia, restano IBM e Samsung, rispettivamente con 6.180 e 4.894 brevetti internazionali ciascuna. Seguono Canon, Panasonic e Toshiba con i loro 2.500 brevetti circa e altre società high tech come Microsoft (al sesto posto con 2.311 brevetti), Hewlett-Packard (14esima, con 1.308), Intel (sedicesima con 1.244) e AT&T (35esima e “soltanto” 721 brevetti).
I 676 brevetti della mela sembreranno poca cosa rispetto agli altri, ma si tratta in realtà d’un sostanzioso incremento rispetto ai 563 del 2010; e rappresentano un vero e proprio salto di qualità rispetto al 2009, quando non si è superato un totale di 289 brevetti, per non parlare del 2008 coi suoi 186. E se la frequenza di pubblicazione all’USPTO ha un qualche valore nel determinare il successo di una società, significativo è il posizionamento di Research in Motion -40esima- e Nokia, ferma al 47esimo dopo i ruggenti anni dell’era pre-smartphone.
Alcuni tra i più recenti -e brillanti- brevetti depositati da Cupertino descrivono un’antenna integrata nella tastiera, la retroilluminazione dinamica per le iTV, il riconoscimento facciale su iOS, le SIM virtuali con tecnologia NFC.

Apple ha depositato in questi giorni una serie di brevetti tutti relativi alla porta ad alta velocità Thunderbolt ed al relativo marchio, nonostante questa tecnologia sia una collaborazione aperta tra Intel ed Apple.
Il più interessante di tutti questi brevetti è certamente quello che parla di:
una connessione che può essere stabilita tra un mediaplayer portatile ed un display, un computer, un mediaplayer o altri dispositivi.
Il riferimento al mediaplayer fa ovviamente pensare ai vari dispositivi iOS, ma non è chiaro se questi potranno fungere da host, come avviene nei MacBook, o solo come periferica. Nel primo caso un iPad od un iPhone potrebbero ad esempio essere collegati attraverso la porta Thunderbolt ad un Cinema Display, mentre nel secondo caso potrebbero essere utilizzati come periferica di un Mac, ad esempio per utilizzarli come monitor secondario o per sfruttarne la fotocamera integrata.
In passato Apple aveva già depositato dei brevetti nei quali il classico connettore da 30 pin dell’iPod poteva essere utilizzati anche per trasmettere il segnale video della Display Port, che guarda caso Apple ha incluso nella tecnologia Thunderbolt adottando persino lo stesso tipo di connettore.
[via patentlyapple]

Tra gli svariati brevetti depositati da Apple è stata scoperta una soluzione tecnologica che potrebbe essere espressamente dedicata al tanto discusso televisore della Mela.
Il brevetto denominato Retroilluminazione Dinamica Adattativa per le Barre Nere ed i Sottotitoli è stato depositato lo scorso settembre ed è pensato per migliorare la qualità dell’immagine quando vengono visualizzati fimlati in modalità letterbox ed eventualmente con i sottotitoli, modificando in modo dinamico la retroilluminazione a LED di singole porzioni dello schermo.
Nonostante i televisori HD siano tutti 16:9 la maggior parte dei film vengono girati con il rapporto d’aspetto Panavision di 2.35:1, cosa che implica la visualizzazione di due bande nere sopra e sotto l’immagine per non perdere alcun dettaglio dell’inquadratura originale. Per visualizzare con il giusto contrasto le porzioni nere delle immagini gli schermi LCD devono tuttavia abbassare il livello di retroilluminazione compromettendo però l’immagine complessiva quando sono presenti le bande nere.
La soluzione di Apple sembra quindi applicabile ad un panello con retroilluminazione Full LED, ovvero ad uno schermo LCD illuminato posteriormente da una matrice di LED, la cui intensità può essere variata singolarmente, anche per tener conto degli eventuali sottotitoli visualizzati nella parte inferiore dello schermo.
[via appleinsider]
![]()
Non è il primo del genere e, c’è da scommettere, non sarà neppure l’ultimo. Un brevetto di Cupertino recentemente pubblicato dallo U.S. Patent and Trademark Office descrive una tecnologia di riconoscimento facciale che potrebbe in futuro sostituire lo “Slide to unlock” (”Scorri” in italiano). E almeno sulla carta, con maggiori garanzie di sicurezza rispetto all’omologo per Android.
L’idea è vecchia ma sempre affascinante: utilizzare la fotocamera frontale per riconoscere gli utenti e caricare eventualmente il profilo adeguato di volta in volta, senza codici o credenziali specifiche. E soprattutto senza un’interazione diretta. Apple afferma che, ad oggi, sono stati sviluppati sostanzialmente due modelli tecnologici di riferimento, uno “robusto” che tuttavia richiede un notevole apporto computazionale (e che quindi saturerebbe le limitate risorse del telefono) e un altro votato principalmente alla sicurezza; in quest’ultimo caso, tuttavia, pongono seriamente un problema le condizioni di luce ambientale.
L’approccio della mela, manco a dirlo, non ricade in nessuna di queste due categorie e si basa su una tecnica definitiva da Apple stessa “low threshold face recognition”, ovvero riconoscimento facciale a bassa soglia. Una tecnica che non stressa eccessivamente l’hardware e che soprattutto consente di effettuare la scansione del volto anche in condizioni di luminosità difficili, grazie a speciali sistemi di tracciamento dei toni della pelle e delle caratteristiche facciali di ogni individuo. Ciò, si legge nel documento, dovrebbe garantire una sufficiente affidabilità anche su dispositivi poco performanti come “smartphone, tablet, latopot e simili.”
Dovesse funzionare, rappresenterebbe una novità non tanto per la feature in sé, già presente e scarsamente funzionante su Android, quanto per la sicurezza che dovrebbe garantire. Su Android infatti non c’è voluto molto per dimostrare che bastava anche una foto per sbloccare il dispositivo, rendendo di fatto accessibile a chiunque i dati dell’OS; per questa ragione, Google è stata costretta a segnalare la funzionalità con il flag di “scarsa sicurezza”, rispettivamente all’ultimo posto dopo pattern, PIN e password. Su iOS però, almeno sulla carta e sempre che il brevetto si tramuti in realtà, le cose dovrebbero andare in maniera differente.

E’ stata un’incursione piuttosto proficua, l’ultima avvenuta all’ufficio brevetti statunitense: Apple si è infatti accaparrata la paternità e i diritti su una serie di invenzioni più o meno importanti, ma tutte estremamente distintive dell’ecosistema con la mela. Spaziamo dai metodi di riconoscimento del tocco nella tecnologia multi touch all’icona di Youtube in iOS, dall’Apple battery charger a Photo Booth, presente in ogni Mac e dispositivo iOS. E per finire un’app mai rilasciata, dedicata a centri fitness e palestre.
Il primo e più importante brevetto della carrellata descrive la tecnologia utilizzata per riconoscere i punti di contatto con le dita sui dispositivi mobili di Cupertino, e si ricollega a quei “200 e più brevetti” di cui Jobs si vantava alla presentazione dell’iPhone originale. Una differenza di tutto rispetto, soprattutto se consideriamo che al multi touch capacitivo della mela (che consente di registrare anche la vicinanza allo schermo e distinguerla dal tocco diretto) la concorrenza opponeva inizialmente schermi resistivi single-touch. Si tratta di un’importante conquista accreditata a Thomas Wilson e capace di determinare la vittoria in eventuali diatribe legali sulla faccenda.
Ma un paio di brevetti sono stati riconosciuti anche sul design di altrettanti prodotti, ovvero il caricabatterie Apple -che poi sarebbe un Sanyo Eneloop riprogettato da Jonathan Ive- e la tv retrò utilizzata nell’icona di Youtube in iOS. Un brevetto tuttavia se lo aggiudica anche Photo Booth, la popolare app di distorsione delle immagini in tempo reale presente sui Mac con iSight, alla cui creazione ha partecipato fra l’altro il vice presidente dello sviluppo di iOS Scott Forstall.
Infine, Apple si è aggiudicata un brevetto per un’app iOS dedicata ai centri fitness e ai loro clienti. Il software è in grado di coprire tutti gli aspetti gestionali tipici di una palestra, incluse le notifiche di offerte speciali o sconti; sono previsti gli accessi gratuiti per i nuovi utenti, i calendari per le lezioni, le feature interattive per pavoneggiarsi virtualmente con gli amici e tonnellate di tutorial sugli strumenti ginnici e le relative tecniche d’uso. Non mancano ovviamente gli strumenti di geolocalizzazione per raggiungere la palestra o i negozi affiliati nei dintorni. Tuttavia quest’app, firmata da Stanley Ng e Michael Hailey e depositata nel 2009, non ha ancora debuttato nel mondo reale.
![]()
Un recente brevetto pubblicato dallo U.S. Patent and Trademark Office rivela che Apple è al lavoro su un sistema di riconoscimento vocale avanzato in grado non soltanto di fornire il controllo dei dispositivi, ma anche di riconoscere l’utente in base alle connotazioni fisiche della sua voce.
Intitolato “User Profiling for Voice Input Processing,” il brevetto in questione utilizza i comandi stessi dell’utente, espressi ad alto volume, per identificarlo e caricare di conseguenza le sue impostazioni personalizzate. Tale tecnologia sarà è in grado di comprendere espressioni più semplici come “Chiama Giacomo, cellulare” e altre infinitamente più complesse come “Trova la canzone più ascoltata con 4 stelle di giudizio e creata usando una playlist Genius” con una particolare vocazione per il linguaggio naturale di comandi come “Scegli una buona canzone e aggiungila al Party Mix.”
Una tale ricchezza si traduce, tuttavia, in librerie di comandi vocali gigantesche e in continua crescita; uno stato di cose non propriamente ottimale per dispositivi che hanno poco spazio a disposizione e ancora meno potere computazionale. L’idea di Apple, dunque, è di affibbiare un database diverso -e molto meno voluminoso- ad ogni utente, e qui entra in gioco la tecnologia di cui sopra. Un approccio che permetterebbe al telefono/tablet di imparare a conoscere i suoi utilizzatori quotidiani e rispondere meglio alle loro esigenze con contenuti/suggerimenti ad hoc.
Il brevetto risale al febbraio dell’anno scorso e porta in calce la firma di Allen P. Haughay.

Il giorno in cui ci libereremo dell’odioso connettore a 30 pin dei dispositivi iOS non arriverà mai troppo presto, ma forse questa potrebbe essere la volta buona. Un brevetto depositato circa un anno fa da Apple e trapelato oggi sul Web descrive l’uso di un connettore MagSafe su iPhone, iPad ed iPod touch.
In molti ricorderanno con tenerezza la presentazione del MagSafe, nel lontano 2006. A prescindere dalla goffaggine degli utenti -o, secondo la personale teoria di chi scrive, la paranormale attitudine a cadere dei dispositivi Apple- da quel momento in poi inciampare su un cavo non produceva più danni da centinaia di Euro. La speciale presa magnetica, infatti, possiede la forza strettamente necessaria ad effettuare una salda connessione, ma non quella di scagliare un intero MacBook sul pavimento. Se non è una rivoluzione questa, poco ci manca.
E il bello è che il sogno potrebbe avverarsi anche per i dispositivi iOS, con diverse e interessanti variazioni sul tema. Ad esempio, in luogo di una reiterazione della solita minestra, Apple potrebbe decidere di produrre un mini-connettore Thunderbolt magnetico in grado di trasferire corrente, dati e flussi audio/video. Difficile dire se questo brevetto vedrà mai le luci della ribalta, non foss’altro che per l’imminente lancio di iCloud e dell’inevitabile moda del tutto-wireless che ne conseguirà. Il brevetto in questione, numero 7.997.906, riporta in calce le firme di Chris Ligtenberg, John DiFonzo e Bret Degner.

Reuters ha riportato la notizia secondo la quale il produttore taiwanese di smartphone HTC sarebbe passato al contro-attacco con una nuova causa per violazione di brevetti ai danni di Apple. La causa non colpirebbe soltanto i dispositivi iOS ma anche i Mac. L’accusa è stata depositata nella corte distrettuale dello stato del Delaware oggi stesso e coinvolge esattamente 3 brevetti utilizzati da Apple nella produzione di computer Macintosh, iPhone, iPad e altri.
La richiesta è di sospensione della vendita dei prodotti incriminati in tutto il territorio USA. Si richiedono anche i danni di immagine, e 3 rimborsi per l’uso dei brevetti oggetto della disputa. Ecco qui i tre brevetti in esame:
HTC era stata la prima azienda ad essere attaccata da Apple, inaugurando la guerra dei brevetti, nell’ormai lontano marzo 2010. Lo scorso mese, il International Trade Commission si espresse a favore di Apple in una sentenza preliminare, sebbene il verdetto della commissione riunita non sia ancora giunto.
Aggiornamento: dopo il salto trovate il testo integrale dell’accusa depositata nello stato del Delaware.
Continua a leggere: HTC avvia una causa legale contro Apple (Aggiornato)

Un’azienda con sede in Florida, Operating Systems Solutions LLC, ha depositato una causa legale per violazione di brevetto contro Apple. La tecnologia incriminata è il boot rapido di Mac OS X. La cosa interessante è che tale brevetto era in principio di proprietà di LG Electronics.
Nei documenti d’accusa di legge che “Apple vende computer all’interno del distretto, tra i quali anche il MacBook Pro, che utilizzano il sistema operativo Mac OSX il quale infrange almeno il titolo 1 del brevetto intitolato “Soluzioni per sistemi operativi”.
L’abstract del brevetto originariamente registrato da LG Electronics recita:
“Un metodo per avviare velocemente un personal computer utilizzando le informazioni sulla configurazione di boot nella memoria e le informazioni sui dispositivi connessi su una porzione di hard disk salvata all’atto del precedente boot. Il metodo include i passi per: eseguire test di accensione quando il computer è acceso o riavviato in seguito alla pressione dell’apposito tasto; eseguire un normale processo di boot; salvare il contenuto della memoria e lo stato dei dispositivi connessi nell’hard disk; controllare se è richiesto il riavvio; ripristinare le informazioni sulla configurazione di boot salvate in memoria e nel disco; controllare se o la configurazione dei dispositivi connessi iniziale è cambiata o meno; eseguire comandi nei due file e salvare le configurazioni per il futuro boot. Il sistema per personal computer può ri/avviarsi velocemente a causa dell’omissione dell’attività di controllo dei dispositivi connessi e della relativa esecuzione dei processi messi in atto per memorizzarli.”
Senza risorse sufficienti, è difficile per la sezione brevetti di Apple dimostrare che LG Electronics sia implicata nel caso contro Apple o no. Si consideri che i nuovi tablet di LG utilizzano Google Android, il che farebbe pensare a connessioni indirette. Per il momento comunque, tutto è nelle mani di Operating Systems Solutions LCC, un’azienda che sembra non disporre di alcuna pagina web aziendale.
![]()
Non c’è mai limite alle battaglie legali. Questa volta HTC, colosso taiwanese, ha denunciato Apple. La denuncia è stata depositata il 29 luglio 2011 in Regno Unito ed arriva due settimane dopo la sentenza a favore di Apple in un tribunale USA. Ripicca europea? Al momento non si hanno dettagli circa l’oggetto delle accuse. Non è difficile immaginare che si tratti di brevetti, sebbene le due aziende non siano mai riuscite a non punzecchiarsi.
Il fatto che HTC agisca anche in Europa è un chiaro segno di determinazione e potrebbe anche trattarsi della stessa disputa persa in USA. In ballo ci sarebbe comunque l’intero mercato europeo, del quale sia Apple che HTC detengono importanti quote di mercato.
[Via MacWorld]

Il 22 luglio 2011, esattamente una settimana fa, Bloomberg lancia lo scandalo. Apple e Groupon si dicono disposte a pagare insieme più di 25 milioni di dollari per chiudere la battaglia legale avviata da Walker Digital LLC, un’azienda creatrice di Priceline.com e proprietaria di oltre 200 brevetti nei settori dell’e-commerce, social networking, aste online e visori per la guida di autoveicoli.
L’articolo della rivista parlava di “persone informate sui fatti”, “fonti che vogliono rimanere anonime” e “termini degli accordi privati”. L’oggetto della disputa legale erano una dozzina di brevetti e i relativi permessi d’uso e cessione. La maggior parte di questi era nel campo del marketing e del commercio online: strumenti fondamentali con i quali queste aziende attirano clienti.
Steven Hofman, il portavoce di Walker Digital da Stamford, una cittadina nel Connecticut, dichiarò che l’azienda da lui rappresentata aveva intentato causa a tre aziende, rifiutandosi di dichiarare quali fossero queste tre. Kristin Huguet, portavoce di Apple, e Julie Mossler, portavoce di Groupon, quando sono state contattate per commentare la notizia hanno declinato l’invito.
Continua a leggere: Apple, Groupon e Walker Digital: cosa è successo?