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Tutti gli articoli con tag approvazioni

500px rimossa da App Store per immagini discinte

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

500px

Altro giorno, altra rimozione coatta da App Store. Stavolta è toccata a 500px, l’app dell’omonima piattaforma di condivisione delle immagini dedicata ad aspiranti fotografi e professionisti nel settore. All’interno dei flussi di alcuni utenti, infatti, sono state scovate immagini di donne molto prosperose e molto poco vestite; e ciò, come noto, va contro le linee guida del bazaar virtuale del software.

A dire del COO della società, Evgeny Tchebotarev, si tratta di un danno consistente visto che l’app è stata già scaricata da oltre un milione di persone. Nella ricostruzione dei fatti pubblicata da TechCrunch, si fa riferimento anche alla presunta rimozione di ‘ISO500 for 500px’, un’app companion creata da Pulpfingers e acquisita di recente da 500px, che tuttavia ci risulta essere ancora al posto suo:

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Microsoft non paga, e Apple blocca SkyDrive su App Store

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

skydrive-appstore

Stando alle fonti di The Next Web, Apple terrebbe in ostaggio un aggiornamento a SkyDrive, l’applicazione di storage on the Cloud targata Microsoft. Niente pubblicazione su App Store finché da Redmond non si decidono a scucire un assegno.

Come noto, qualunque sviluppatore iOS deve riconoscere ad Apple una commissione del 30% su ogni download a pagamento e su ogni transazione finanziaria che avviene attraverso la propria app. E visto che SkyDrive consente di acquistare spazio aggiuntivo, Apple ha legittimamente preteso una porzione di quei proventi, ma con esito infausto:

Le difficoltà sono iniziate quando Microsoft ha predisposto la possibilità per gli utenti SkyDrive di acquistare più spazio per l’archiviazione sul servizio. A quel punto, alla società non è stato più permesso di aggiornare la propria applicazione su App Store.
La ragione? Non versano ad Apple il 30% dei profitti generati dall’applicazione attraverso lo storage aggiuntivo a pagamento. Microsoft, abbiamo appreso, ha già pronta una nuova versione dell’app, compreso un fix importante ad un bug che causa crash improvvisi, ma non riesce a smuovere la situazione.

Sfortunatamente per Microsoft, le regole dell’App Store sono complementari e prive di scappatoie: “le app che utilizzano un sistema diverso dall’Acquisto In App” per acquistare contenuti, funzionalità o servizi in una app verranno bocciate” e “le app che che sbloccano o abilitano funzioni aggiuntive o funzionalità con meccanismi diversi dall’App Store verranno bocciate.” In pratica, non se ne esce vivi senza il versamento dell’obolo.

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Quasi pronta l'app di mappe di Google per iOS 6

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

googlemaps_alpha

Con un recente articolo, il The Wall Street Journal ci informa del fatto che l’app di mappe di Google dedicata ad iOS 6 è quasi pronta, e che presto verrà sottoposta al vaglio di Apple. Quel che accadrà dopo, tuttavia, è ancora da vedere.

A dire della testata statunitense, l’app di Mountain View è praticamente bella e fatta:

Google ha distribuito una versione di test della sua nuova app di mappe che funzionerà su iPhone ed iPad ad alcuni individui fuori dalla società, ha affermato una persona con conoscenza diretta della faccenda. Google sta apportando i tocchi finali all’app prima di sottoporla al processo d’approvazione dell’Apple iTunes Store, ha detto questa persona, sebbene non è chiaro quando questo avverrà.

E l’approvazione è tutt’altro che scontata. A differenza di quella inclusa in iOS fino alla versione 5.x, infatti, la nuova app di mappe includerà anche una funzionalità di navigazione turn by turn simile a quanto presente da tempo su Android. Dal punto di vista logico si tratta di una scelta ampiamente giustificata ma “poco cortese”, visto che Cupertino è stata costretta a lanciare il servizio prematuramente proprio per l’assenza del turn by turn. E poi, di fatto, una scelta simile costituirebbe un doppione delle feature recentemente implementate da Apple, cosa che storicamente produce spesso bocciature.

L’ultima volta che abbiamo parlato della faccenda era a metà ottobre. Sul Web fecero capolino alcuni screenshot che dimostravano lo stato di avanzamento dei lavori, al tempo in stato di Alpha Testing, ma aggiungemmo anche che tra i dipendenti di Google serpeggiava pessimismo sull’approvazione da parte di Apple; e ad oggi, quei dubbi restano ancora in sospeso.

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Mac App Store: aumentano i tempi per le approvazioni

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

mac app store tempi approvazioni

Shiny Development, una società di formazione dedicata allo sviluppo iOS, tiene traccia dei tempi medi di approvazione delle app sul Mac App Store e sull’App Store basandosi su dati raccolti con tecniche di crowdsourcing, vale a dire -banalmente- attraverso i tweet degli sviluppatori. E ha scoperto che negli ultimi mesi si sono notevolmente dilatati.

I numeri su cui si basa la statistica del Mac App Store, ammette la società, sono molto piccoli: appena 62 segnalazioni negli ultimi 30 giorni, ma rende bene l’idea di quel che sta accadendo tra i team di verifica del software di Cupertino:

Le medie sul nostro sito sono calcolate a partire dai dati raccolti su Twitter e rappresenta soltanto un piccolo gruppo rispetto al totale delle app che vengono recensite ogni giorno. Tuttavia, la nostra esperienza ci conferma che si tratta d’un ragionevole indicatore delle variazione di tempistica per le approvazioni.

Per farla breve, nel comparto Mac App Store, siamo passati dai 5-7 giorni di febbraio all’attuale mese di attesa. Con iOS, invece, le cose vanno decisamente meglio: dai 3-4 giorni di gennaio 2012, siamo giunti ad un picco negativo di quasi 11 giorni a settembre per poi ridiscendere nuovamente ad una media di una settimana a ottobre. E negli ultimi 30 giorni, le segnalazioni sono state ben 471, il che significa che questo secondo grafico è molto più aderente alla realtà.

Se siete sviluppatori, e volete partecipare anche voi al progetto, non dovete far altro che cinguettare le informazioni in inglese utilizzando gli hashtag #iosreviewtime e #macreviewtime, e il gioco è fatto. Per maggiori informazioni, consultate pure il sito reviewtimes.shinydevelopment.com.

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Google: l'app di Mappe già inviata ad App Store

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

apple google maps io6

Il problema principale delle mappe di Apple, introdotte con iOS 6, non è tanto che funzionano meno bene di quanto pubblicizzato, ma che hanno sostituito del tutto l’equivalente di Google. Per fortuna, pare che l’app nativa di Mountain View sia in attesa dell’approvazione formale prima del debutto su App Store.

Diversi lettori ci hanno chiesto -su Twitter e via mail- come si potesse ovviare alle imprecisioni del nuovo servizio di mappe Apple, e a tutti abbiamo suggerito una serie di alternative in attesa che Google stessa lanciasse una soluzione ufficiale. La buona notizia è che non dovrebbe mancare molto, sempre che Apple non decida di relegare nuovamente l’avversario nel limbo delle approvazioni.

La notizia l’ha data per primo The Guardian:

Google -mi dicono le mie fonti in circolazione- si sta godendo della cattiva pubblicità attorno ad Apple. Sarebbe sorprendente se in questo momento i suoi mappatori non stessero godendo della sfortuna della mela, visto che sono molto fieri del loro lavoro; […]
Le medesime fonti affermano che Google sta preparando l’app di Google Maps per iOS 6, in arrivo a breve. Nulla tuttavia è stato detto riguardo la possibilità che venga approvata o meno da Apple sull’App Store. (Apple potrebbe bocciarla per via della famosa competizione con “le funzionalità esistenti” nel telefono, ma rischierebbe di attirare un violento contraccolpo se lo facesse).

E conferme sul lavoro portato a termine da Google in queste ore giungono anche da molti altri siti Web Apple-centrici come 9to5Mac, TechCrunch e MacRumors con l’illustre eccezione di The Loop, che invece nega su tutti i fronti. Gli utenti, invece, pregano che a sbagliarsi sia lui; curioso come vanno a volte le cose.

La ricerca vocale di Google nel limbo delle approvazioni

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

google now iphone

Ricorderete senza dubbi quando, tempo addietro, parlammo del debutto di Google Now, la ricerca vocale “anti-Siri” di Mountain View. Dicemmo che sarebbe stata disponibile “entro un paio di giorni” e invece, due settimane dopo, siamo ancora qui a parlarne. Ad oggi, è infatti sospesa nel limbro delle approvazioni.

Doveva rappresentare la panacea per quei dispositivi iOS più vecchi sprovvisti di Siri, ma a questo punto è evidente l’esistenza di qualche problema a monte. A quanto si sa, Big G aveva inviato l’applicazione ai censori di Cupertino ben una settimana prima dell’annuncio, ma poi si è arenata lì:

Un rappresentate di Google mi ha confermato che la società ha inviato l’app di Voice Search ad Apple circa una settimana prima dell’annuncio dell’8 agosto […] ma ancora non ha saputo nulla dello stato delle cose o di una eventuale bocciatura. Apple, nel mentre, non risponde alle domande dei media come policy generale, a meno che non lavori per il Wall Street Journal o che non fai di cognome Gruber.

In altre parole, non è chiaro se a Cupertino stiano semplicemente aspettando che il competitor di Siri cada nel dimenticatoio o se stiano ancora valutando il da farsi. Di sicuro, Google Now non è stata ancora bocciata per la semplice ragione che, fosse questo il caso, qualcuno avrebbe avvertito gli sviluppatori con una mail e due righe di circostanza.

La frustrazione però è palpabile, e la sensazione di déjà vu pure. Google Voice, infatti, ci mise la bellezza di 14 mesi per essere pubblicato su App Store, e rese necessario addirittura l’intervento della FCC. La spiegazione ufficiale, al tempo, era che Google Voice poteva “confondere gli utenti” visto che tra le sue funzioni c’è la possibilità di trasferire chiamate ed SMS da un numero virtuale ad apparecchi telefonici fissi e mobili, ma la scusa non convinse nessuno.

Difficile dire che accadrà domani, ma un bis del solito copione a questo punto appare inevitabile. E quindi, per ingannare un’attesa che si preannuncia eterna, ecco il video-teaser creato da Google un mese fa per pubblicizzare il nuovo servizio. Buona visione.

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Un'altra rimozione su App Store a causa del Tethering

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

iphone thetering

DiscoRecorder, l’applicazione da 1,99$ Michael Leatherbury, si occupava ufficialmente della creazioni di appunti vocali, ma in realtà consentiva di impostare il tethering gratuito sui dispositivi iOS, da usare in abbinamento coi computer Mac, Windows e Linux. Manco a dirlo, è stata epurata dal’App Store dopo neppure 24 ore dalla pubblicazione.

Non è la prima volta che uno sviluppatore viene defenestrato dal bazaar del software con la mela per aver instillato segretamente nella propria app funzionalità di condivisione della connessione al Web. Accadeva anni fa con Handy Light o iTether, e continua sistematicamente ad accadere oggi.

Ciò che sorprende della vicenda, non è tanto il fatto in sé quanto le complicatissime istruzioni necessarie per attivare le feature segrete di Tethering. In buona sostanza, occorre registrare un appunto vocale, dargli un nome specifico (”PearSauce269.aac”), configurare il computer per una connessione ad hoc con proxy, e infine collegare fisicamente telefono e computer tra di loro. Una volta finite le procedure, e sempre ammesso che non si renda necessario il riavvio di DiscoRecorder, l’app deve ovviamente restare aperta per tutto il tempo necessario alla navigazione.

Poi però, per tornare a navigare col WiFi, occorre rimuovere a mano tutte le impostazioni del Proxy e ripristinare la vecchia configurazione. Non proprio una procedura pratica, o alla portata di tutti; talmente complessa che, in pratica, somiglia quasi ad un trascurabile easter egg.

Il fatto è che Apple ha degli accordi in essere coi carrier che deve difendere in tutti i modi, almeno formalmente. Il malcontento infatti serpeggia da tempo tra i gestori mobili (statunitensi e non), per via delle compagne di sovvenzione dell’iPhone che diventano sempre più onerose. Gli utenti pretendono di cambiare telefoni ogni anno o al massimo ogni due, e ad Apple conviene ovviamente così: ecco perché, in certi casi, occorre fare buon viso a cattivo gioco.

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Un ex dipendente Apple racconta le approvazioni su App Store

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

appstore applicazioni

Riguardo il processo di approvazione su App Store abbiamo parlato in diverse occasioni, e nella maggior parte dei casi si trattava di ineleganti prove di forza, piccole concessioni, inspiegabili cambi d’umore e conflittini d’interesse. Tutte casistiche che hanno spesso attirato gli strali degli sviluppatori e talvolta degli utenti, ma che mai ci saremmo aspettati pure dai recensori stessi del software. Ed è tutta da ridere, fidatevi.

In una intervista di BusinessInsider, Mike Lee, ex ingegnere senior Apple ed ex membro del team Worldwide Developer Relations, racconta le noie e gli svantaggi che derivano dal lavorare alle approvazioni su App Store. Il team di revisione delle applicazioni, a suo dire, è fortemente scontento dell’andazzo:

“La gente si immagina che ci siano 100 persone in India che facciano le revisioni. In realtà è solo della gente negli uffici Apple, e come avviene sempre ad Apple, non riescono a trovare la quantità necessaria di persone in gamba. Apple non comprometterà mai la qualità dei suoi team per rimpolpare le fila. Ti garantisco che è molto più piccolo di quanto immagineresti.”

Lo store, invece, è gigantesco. E ciò significa che nella stragrande maggioranza dei casi, gli addetti sono costretti a frugare tra le pieghe di migliaia e migliaia di titoli di scarsa o scarsissima qualità, rischiando inesorabilmente di “lasciarsi sfuggire la gemma.” Non è uno scherzo, a quanto pare:

È un problema molto serio, cercare di filtrare le cose messe lì perché nessuno le veda. Qualcuno deve sedersi e mettersi a scavare alla ricerca di c***i [”d*cks”, nell’originale N.d.A.]. Non puoi permettere a tutti quei c***i di passare. Devi sempre cercare di peccare in eccesso di prudenza. In pratica, per tutto il giorno costringi della gente a stare seduta e a guardare alle cose che potrebbero o meno avere c***i. Apple si rifiuta di affidare le cose a gruppi giganteschi di persone. Insistono nell’avere pochi ma buoni ad occuparsene, intelligenti e colti, e ben addestrati. Ciò significa quindi che alcuni dei loro impiegati passano la giornata setacciando tonnellate di c***i tutto il giorno.

Come noto, Steve Jobs pretendeva che non ci fossero contenuti osé sul suo store, e questo, volenti o nolenti, si ripercuote sulle routine giornaliere di quanti hanno scelto questa carriera. Il vero problema, tuttavia, sta nella necessità di dover sveltire un po’ l’intera procedura: non è pensabile che ci possano volere giorni, se non settimane, per vedersi promuovere o bocciare un’applicazione. Le conclusioni, non meno divertenti e irriverenti, sono di Lee:

“L’unica maniera di gestire la faccenda è di impostare l’obiettivo talmente tanto al di là dei c***i che perfino l’immagine di un cetriolo viene bloccata per sbaglio. Perché se non lo fai, poi finisce che gli addetti passino ore ed ore a discutere se quel qualcosa era un pelo pubico. Ed è una gran perdita di tempo.”

E se lo dice lui.

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Rogue Amoeba litiga con Phil Schiller per Airfoil Speakers Touch

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

Nuovo capitolo della vicenda che vede contrapposte Rogue Amoeba e Apple. Dopo una riappacificazione forzosa dettata più dal quieto vivere che non da una reale riconciliazione tra le parti, Phil Schiller ha spiegato per quale ragione Airfoil Speakers Touch era stata momentaneamente epurata dall’App Store. Ma la pezza è riuscita perfino a peggiorare le cose.

In seguito alla bocciatura (odiosa nel merito ma soprattutto nel metodo), quelli di Rogue Amoeba hanno dovuto rimuovere dall’app le funzionalità sgradite a Cupertino perché potesse tornare online. Al che, un utente preoccupato delle vicissitudini ha scritto una mail a Tim Cook chiedendo spiegazioni formali sulla faccenda; il messaggio è stato intercettato da Schiller, e questa -tradotta in italiano- è stata la sua risposta:

Per quanto ne so, la storia raccontata sul sito di Rogue Amoeba è semplice ma non accurata. L’app di Rogue Amoeba aggiungeva una funzionalità che accedeva agli stream audio di AirPlay crittografati senza usare API approvate o una licenza adeguata, in violazione degli accordi con Apple. Apple ha chiesto a Rogue Amoeba di aggiornare la loro app così da renderla di nuovo compatibile con i nostri termini e le nostre condizioni.
Le tue congetture sulle ragioni e le azioni di Apple sono quindi semplicemente errate. Abbiamo un programma di concessione licenze proprio per aiutare le società a creare prodotti compatibili con AirPlay. Apple non ha mai detto di voler tirare la spina a nessuno; in effetti, abbiamo lavorato gomito a gomito con questo sviluppatore per assicurarci che la loro app aggiornata restasse sull’App Store.

La risposta di Rogue Amoeba, se possibile, non soltanto è secca ma perfino adirata:

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AirFoil Speakers Touch torna (azzoppato) su App Store

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

Airfoil Speakers Touch 3.0

Tutto risolto con Rogue Amoeba, ma neppure più di tanto. Dopo l’epurazione coatta dei giorni scorsi, Airfoil Speakers Touch 3.0 è infatti tornata a fare capolino sull’App Store privata della funzionalità sgradita a Cupertino. Le polemiche però non cessano: se da una parte Apple ammette l’errore, dall’altra stringe ancora più il pugno sulle approvazioni.

Tutto era cominciato allorché l’ultimo importante update di Airfoil Speakers consentiva di trasformare iPhone ed iPad in dispositivi AirPlay, un po’ come fossero Apple TV. I censori della mela hanno prontamente ritirato l’app con una motivazione che non trovava granché fondamento: “le app che usano API non pubbliche saranno rimosse.” E questa è stata la fine delle vicenda.

Ora l’app, opportunamente mondata della feature AirPlay, è di nuovo online, con tanto di scuse da parte di Apple, colpevole per sua stessa ammissione di aver “gestito male” la cosa. Ciò però non è stato sufficiente a impedire un post al veleno sul blog Rogue Amoeba:

All’inizio della settimana abbiamo finalmente avuto modo di parlare con un portavoce Apple; è la prima volta da quando ci hanno inizialmente annunciato la rimozione Airfoil Speakers Touch dallo store due settimane fa. Ora finalmente ci hanno dato qualche risposta.
Sappiamo che il problema di Apple con Airfoil Speakers Touch era legato in modo specifico alla capacità di ricevere audio direttamente dai dispositivi iOS e da iTunes. Di ciò non si era parlato a sufficienza durante le nostre conversazioni iniziali prima della rimozione […]. È chiaro che, nonostante le dichiarazioni di Apple, Airfoil Speakers Touch non utilizzava API private. Il modulo Enhanced Audio Receiving era stato implementato da zero e conformato alle linee guida di Apple.
Ciononostante, Apple si è avvalsa della autorità che si auto-conferisce nelle linee guida e nell’accordo di licenza per rimuovere le app che non le piacciono. […] È certamente avvilente, frustrante, eppure è la natura del sistema che hanno creato.
Se non altro, siamo gratificati dalla certezza di non aver violato le linee guida. Semplicemente, Apple non vuole che portiamo una simile funzionalità sull’App Store. In ultima istanza, se Apple non lo desidera, noi non possiamo fornirlo e gli utenti non possono averla. […] Sembra che Apple abbia scelto di utilizzare i propri privilegi di guardiano per inibire la concorrenza.

E ritorniamo al solito discorso. A casa sua, Apple fa come le aggrada anche in deroga alle policy che decide essa stessa. Certo, può farlo perché App Store è un suo prodotto, ma due righe di spiegazione agli sviluppatori poteva anche inviarle. Ad ogni buon conto, se vi interessava quella feature rimossa, sappiate che si può ottenere lo stesso effetto con un paio di escamotages. Basta seguire questa guida.

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