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Monopolio App Store, Apple richiede l'archiviazione del caso

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

I legali di Cupertino hanno formalmente avanzato richiesta di archiviazione del caso sul presunto monopolio dell’App Store di Apple su iOS. La chiusura e la difesa dell’ecosistema, spiegano, non è una pratica illegale.

Il fatto che su iPhone, iPod ed iPad non esistano Store alternativi a quello con la mela rappresenta un danno per i consumatori e una intollerabile limitazione al loro diritto di scelta. Questo, in buona sostanza, riassume l’impianto accusatorio formulato dalla controporte, e che ora rischia di cadere nel vuoto se le istanze di Apple verranno accettate. Lo racconta Bloomberg:

Gli avvocati che hanno dato inizio alla causa nel 2011 affermano che esista un monopolio de facto: gli utenti iPhone che non desiderano pagare il plus richiesto dagli sviluppatori disponibili sull’App Store sono impossibilitati a rivolgersi ad altri fornitori per gli acquisti. Apple richiede agli sviluppatori il 30% del costo di ogni app venduta, contribuendo all’aumento dei prezzi e rendendo impossibile un mercato delle app di seconda mano.
Apple non impone il prezzo per le applicazioni commerciali, e le commissioni per la distribuzione su una piattaforma nuova e unica non violano alcuna legge antritrust, ha affermato ieri il legale di Apple Dan Wall, durante la prima udienza ad Oakland, in California.

Vedremo di che avviso sarà il giudice. Per il momento, ci limitiamo ad osservare la realtà delle cose, e cioè che siamo già alla terza accusa di monopolio nel giro di pochi anni. Prima c’è stata quella relativa ad iTunes Store, e in tempi recenti quella su iBookStore, i cui effetti più importanti devono ancora scatenarsi. La causa è stata depositata ad Oakland, nel distretto della California del Nord il 29 dicembre 2011.

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Samsung acquisisce il 3% di Sharp, fornitore chiave per Apple

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

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Con un esborso di 112 milioni di dollari, Samsung si è portata a casa il 3% di Sharp, ovvero il principale fornitore Apple di schermi LCD destinati ad iPhone, iPad ed iPod. La notizia l’ha riportata poche ore fa il Wall Street Journal.

Il mondo -o per meglio dire l’industria- è troppo piccola per Apple e Samsung, tant’è che le due società hanno finito nuovamente col pestarsi i piedi a vicenda. Sharp è attualmente il leader globale nella produzione di massa dei pannelli LCD di ampiezza superiore ai 60″, eppure è in gravi difficoltà economiche da un anno e mezzo, con 11.000 licenziamenti all’attivo e ipoteche su molti asset corporate.

È un destino beffardo, il suo: da una parte se la passa molto male, ma dall’altra è giudicata un bastione insostituibile dai blasoni dell’high-tech. Tant’è che solo un anno fa Qualcomm fece investimenti in Sharp per 120 milioni di dollari, e anche Apple ha foraggiato direttamente e indirettamente.

Ora che la società sudcoreana si è riservata una fetta tanto consistente, però, gli equilibri potrebbe cambiare drasticamente in suo favore, e soprattutto a scapito della mela:

L’analisa Toshiyuki Kanayama di Monex ha affermato che questo legame tra Samsung e Sharp potrebbe “aiutare Sharp quantomeno ad aumentare l’efficienza nei suoi impianti di produzione poiché dovrà consegnare a Samsung i suoi prodotti; in precedenza, invece, la priorità delle forniture era appannaggio di Apple.”
La scommessa di Samsung di trasformare l’ex-competitor Sharp in un alleato mostra quanto siano seri riguardo la vittoria su Apple per il predominio nel redditizio mercato mobile.

Parte delle commesse di LCD di Samsung, d’ora in avanti, saranno quindi affidate in outsourcing a Sharp. E una cosa è certa; oggi a Cupertino, nonostante il sole, è una giornata plumbea.

Samsung Wallet "si ispira" a Passbook su iOS

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

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Proprio mentre Passbook spopola tra utenti e fornitori di servizi, Samsung ha lanciato un’app analoga che si ispira, per così dire, alla soluzione di Cupertino. Almeno l’icona, però, potevano farla un po’ meno “ispirata.”

In generale, e nonostante una tiepida accoglienza, l’app di iOS che raccoglie sconti, tessere fedeltà, carte d’imbarco e biglietti sta diventando sempre più popolare. American Airlines, ad esempio, emette ogni giorno migliaia di carte d’imbarco in questo modo, e la Major League Baseball ha già abbandonato da tempo i biglietti cartacei in favore delle transazioni elettroniche. Oramai, racconta GigaOM, in questa stagione ben 13 stadi -contro i 4 dell’anno scorso- supportano gli e-ticket su iPhone, e in generale è diventata una prassi abbastanza consolidata. Oltre ai New York Mets, i San Francisco Giants e i Kansas City Royals, infatti, la compatibilità è stata estesa anche alle partite coi Minnesota Twins, i Baltimore Orioles, i Milwaukee Brewers, gli Oakland A’s, i Pittsburgh Pirates, i Detroit Tigers, i Chicago Cubs e altri tre team che tuttavia non sono ancora noti.

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Segall: Apple sta perdendo colpi con la pubblicità

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna


Ken Segall, l’ideatore della “i” davanti al brand “iMac” e probabilmente l’uomo sulla Terra più indicato per giudicare l’operato di Apple in materia di marketing, ha affermato di recente che gli spot con la mela hanno perso di verve. Tanto che Samsung, alla chetichella, ha iniziato oramai a sperimentare ed innovare molto di più.

È passato molto tempo da quando Segall lavorava come direttore creativo presso la TBWAChiatDay e dava origine ad alcune delle campagne più leggendarie della storia, tipo il motto Think Different; eppure, da allora Apple se l’è sempre cavata molto bene, anche senza di lui. Ultimamente, però, avrebbe “perso accelerazione” mentre l’acerrima rivale sudcoreana se la cava nettamente meglio. Lo spiega in un lungo post argomentato sul suo blog Observatory:

Se da una parte si può ancora affermare che i Mac e gli iDispositivi abbiano molto appeal, dall’altra non si può continuare a ritenere che Apple sia intoccabile per quanto concerne la pubblicità. Il fatto è che viene toccata -spesso e in modo efficace- da niente di meno che Samsung.

E ci sono almeno due ragioni molto valide per cui le pubblicità dell’una è paragonabile -quando non la supera- a quella dell’altra. Innanzitutto, Samsung spende quantità ingenti di denaro in marketing col preciso scopo di “dare una sonora mazzata ad Apple, con spot ben prodotti, ben scritti e che toccano i nervi giusti.” Segall fa esplicitamente l’esempio degli spot andati in onda durante il Super Bowl e la notte degli Oscar:

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Apple "meno arrogante" e "più flessibile", parola di France Télécom

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

Stephane Richard

Durante un recente evento aperto alla stampa, il CEO di France Télécom e Orange Stephane Richard ha parlato di Apple e dei netti miglioramenti ravvisabili nel suo approccio umorale coi partner. Ora è diventata d’improvviso “meno arrogante” e soprattutto molto più accomodante.

Una volta, per un carrier, ottenere l’accordo che consentiva la commercializzazione dell’iPhone costituiva un vero e proprio privilegio. E H3G, qui da noi, ne sa qualcosa. Ora, invece, complice l’agguerrita concorrenza che c’è sul mercato e -spiace dirlo- forse il cambio di management, a Cupertino sono tornati a più miti consigli:

“Apple è diventata più flessibile, presta più attenzione a tutti gli altri, e probabilmente è un po’ meno arrogante di quanto non fosse in precedenza” ha dichiarato il CEO di France Télécom e Orange Stephane Richard durante una cena coi reporter a Barcellona lunedì. Mettendo a confronto la Apple di oggi con quella sotto Steve Jobs, ha detto Richard, “credo che siano probabilmente un po’ più sotto pressione, e questo è un bene.”

Poco dopo, si è soffermato a parlare più in generale del mercato delle telecomunicazioni, e nel particolare di Windows Phone e delle difficoltà che sta registrando per penetrare in un mercato già conquistato da iOS ed Android. Il problema della piattaforma mobile di Microsoft, ha spiegato, è l’assenza di “Wow Effect;” ecco perché, in un simile contesto, è difficile che riescano a trovare la quadratura del cerchio tanto presto.

Photo | Getty

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Google sta per anticipare Apple sullo streaming musicale

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

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Sono anni che parliamo della possibilità che Apple lanci un servizio di streaming musicale in abbonamento, eppure da allora l’hanno fatto Amazon, Spotify, Pandora -tutti, insomma, tranne iTunes. E ora, spiega il Wall Street Journal, arriva anche Google col suo carico da novanta. Storie di ordinaria concorrenza.

Sarebbe davvero interessante capire quali siano le richieste che Cupertino fa alle Major e che queste ultime trovano sistematicamente inaccettabili. Perché questa è l’unica spiegazione plausibile a delle trattative che da tempo vanno avanti in segreto ma che non hanno ancora portato a nulla di concreto. Di tanto in tanto, questa o quella testata parlano di “lancio imminente” ma la verità è che ad oggi solo i competitor hanno quagliato sul serio qualcosa.

Google, per esempio, ha già lanciato molto tempo fa uno store per il download musicale nonché un servizio di scansione e verifica delle canzoni dell’utente già presenti sul catalogo Google Play, vale a dire un anti-iTunes Match. E ora, completa il quadro:

L’unità Android di Google Inc sta negoziando con le società della musica per dare inizio ad un servizio di streaming musicale a pagamento simile a Spotify, secondo le persone vicine alla questione.
Inoltre, il sito Web video di Google Youtube sta tentando di ottenere le licenze necessarie per dare inizio ad un servizio a pagamento per i video musicali e potenzialmente anche solo per le canzoni audio, hanno affermato queste persone.

Ed è evidente che, con una simile potenza di fuoco, i rischi per Apple -e per l’ecosistema iTunes- sono molto concreti. Chiunque abbia sentito anche solo parlare di un computer, avrà anche sentito le parole “Internet, Youtube e Google,” c’è poco da fare. E ora, mentre gli altri trattano e poi però lanciano anche i prodotti, Apple si è arenata ai tavoli delle trattativa da almeno cinque anni buoni. Nell’ultima puntata della vicenda, lo scorso ottobre, Bloomberg aveva previsto l’arrivo imminente del nuovo iTunes in streaming, e invece il tutto è stato congelato per il mancato raggiungimento dell’accordo sulle licenze. E intanto, la concorrenza ringrazia.

iOS 6.1 e bug Exchange, Apple promette un update

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

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Dopo il rilascio di iOS 6.1, sono subito emersi diversi bug. Tralasciando le imperfezioni veniali, quello più grave rendeva instabile la connettività 3G, e infatti Apple l’ha subito risolto con una release d’emergenza; l’altro, invece, aveva a che fare con la gestione non corretta dei calendari Exchange e può portare ad una drastico calo dell’autonomia. In quest’ultimo caso, Microsoft è intervenuta con qualche suggerimento drastico (tipo: eradicazione totale del problema eliminando di circolazione gli iPhone) ma ora finalmente una buona novella: Apple fornirà presto una soluzione ufficiale.

L’annuncio, Cupertino l’ha dato sulle sue pagine di supporto tecnico:

Apple ha identificato una soluzione e la renderà disponibile in un prossimo aggiornamento software. Nel frattempo, puoi tamponare questo bug evitando di rispondere alle eccezioni ad un evento ricorrente sul tuo dispositivo iOS. Se sperimenti i sintomi descritti qui sopra, disabilita e riabilita il calendario Exchange sul tuo dispositivo iOS seguendo i passi indicati qui in basso.

  • Vai a Impostazioni, Mail, Contatti, Calendari.
  • Seleziona l’account Exchange dalla lista degli account.
  • Disattiva l’interruttore dei calendari.
  • Attendi dieci secondi.
  • Riattiva l’interruttore dei calendari.

Anche in questo caso, tuttavia, e non dissimilmente dalle proposte di Microsoft, si tratta per lo più di palliativi non risolutivi. Di sicuro un update arriverà in tempi stretti, ma sulle tempistiche è mistero assoluto. D’altro canto, iOS 6.1.1 è stato traghettato fuori dallo stato beta esclusivamente per correggere il bug del 3G e comunque solo per gli iPhone 4S; quindi se ne riparla probabilmente almeno tra qualche giorno.

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Google,1 miliardo l'anno per l'esclusiva delle ricerche su iOS

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

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Per il privilegio di essere il motore di ricerca preimpostato su iPhone, iPad ed iPod touch, Google versa nei forzieri di Cupertino qualcosa come 1 miliardo di dollari l’anno. Lo hanno rivelato le ultime stime redatte da Scott Devitt di Morgan Stanley.

Era opinione diffusa che Google condividesse con Apple i propri guadagni pubblicitari secondo il modello del revenue sharing: fino a 75 centesimi di commissioni per ogni 1$ raccolto in pubblicità. Ma a dire dell’analista, le cose starebbero in tutt’altro modo:

“In passato alcuni analisti stimavano che Apple avesse stretto un accordo con Google per le ricerche su iOS che stabiliva una ripartizione dei guadagni” scrive Yarow. “In questo modo ogni dollaro di pubblicità raccolto da un gadget iOS faceva guadagnare ad Apple 75 centesimi. […] Devitt ritiene che Apple non arriverebbe ad un accordo di ripartizione con Google poiché inutilmente complesso. Crede che Apple preferirebbe una tariffa per dispositivo prodotto, che è infinitamente più facile da gestire, e le fornisce un compenso onesto. È anche un forte deterrente per quegli utenti che altrimenti andrebbero su Google.com invece di utilizzare il box di ricerca integrato in iOS.

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Apple torna ad ammonire sui pericoli del jailbreak

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

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Ora che il jailbreak di iOS 6.1 è cosa fatta grazie ad Evasi0n e che milioni di dispositivi sono già stati modificati, Cupertino ha aggiornato un vecchio documento pubblicato nel 2009 in cui ammonisce sui gravi pericoli legati al fenomeno. E sembra di leggere l’Apocalisse by Apple.

Con tutto il successo che ha avuto, non sorprende che la mela stia tentando di limitare per lo meno i danni. Dopotutto, se da una parte è vero che non ci sono grossi rischi per chi ne mastica un po’, è molto vero che Cydia in mano ad uno sprovveduto può rappresentare una seria minaccia alla sicurezza personale. E nonostante il jailbreak sia formalmente legale negli USA, Apple si riserva il diritto di rifiutare l’assistenza in garanzia per i dispositivi manomessi. Sempre che se ne accorga, si intende.

Così ora, l’articolo della Knowledge Base relativa alla “modifica non autorizzata di iOS” è stata modificata come segue:

iOS, così come è stato progettato da Apple, assicura un funzionamento affidabile di iPhone, iPad e iPod touch. Alcuni clienti non hanno compreso il rischio di installare un software che effettua delle modifiche non autorizzate a iOS (”jailbreaking”) sul loro iPhone, iPad o iPod touch. I clienti che hanno installato software che effettuano tali modifiche hanno riscontrato numerosi problemi di funzionamento nei loro iPhone, iPad o iPod touch. Di seguito sono riportati alcuni esempi di problemi causati da tali modifiche non autorizzate a iOS.

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Q1 2013 Apple: la Cina cresce più di tutti gli altri mercati

pubblicato da Giacomo "aW" Martiradonna

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Sapevamo, per stessa ammissione di Tim Cook, che la Cina è destinata a diventare il mercato più importante per Apple, perfino superiore agli USA per giro d’affari. Solo nell’ultimo trimestre fiscale, infatti, il Paese di Mezzo ha segnato una crescita su base annuale del +67%, e tutta da sola.

Con simili prospettive, è quantomeno normale che gli investimenti di Cupertino nel paese siano destinati ad aumentare nei prossimi mesi ed anni. “Dato il contributo di quella regione al nostro business” ha dichiarato soddisfatto Peter Oppenheimer solo poche ore fa, “abbiamo stabilito un nuovo segmento operativo in Cina.” Un’impennata esplosiva -6,8 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre fiscale- che ha costretto Apple a separarla dal resto dei dati aggregati sull’Oriente.

Il comparto iPhone è quello andato meglio: 47 milioni di unità commercializzate contro i 37 milioni del Q1 2012, con una crescita complessiva del 100% su base annuale; e anche l’iPad è andato piuttosto bene, nonostante qualche tentennamento iniziale. Lo ha spiegato Oppenheimer:

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