
Con un breve comunicato stampa, Apple fa sapere che Tim Cook prenderà la parola alla Goldman Sachs Technology and Internet Conference che si terrà fra qualche ora. L’evento sarà trasmesso in streaming live, per chi fosse interessato.
Non è la prima volta che Cook parla alla conferenza, ma di certo è la prima in qualità di CEO della mela; i temi trattati, per quanto se ne sa, dovrebbero vertere verso “attesissime dichiarazioni su argomenti caratterizzati da un alto tenore di rischio e incertezza.” E chissà che nel novero non ci finiscano anche le recenti polemiche sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi partner di Cupertino: dopotutto, più “ad alto tenore di rischio e incertezza” di così si muore.
Di sicuro, fatta esclusione per eventuali conferme dirette o indirette all’evento del prossimo 7 marzo relativo ad iPad 3, c’è da scommettere che verranno fuori interessanti dettagli sull’attuale operato di Apple in generale. L’evento avrà luogo all’incirca alle 12:30 p.m. PT, ovvero alle 21:30 nostrane; a questa pagina, invece, i collegamenti al Webcast audio.

A partire dallo scorso gennaio, Apple è diventata la prima azienda tecnologica accettata alla Fair Labor Association, un organo che conduce audit e verifiche indipendenti per garantire che i propri standard siano rispettati ovunque vengano realizzati prodotti di aziende FLA. In quest’ottica, oggi Apple ha annunciato che la Fair Labor Association condurrà speciali indagini presso i fornitori Apple addetti all’assemblaggio finale, includendo i tanto discussi stabilimenti della Foxconn a Shenzhen e Chengdu, in Cina, su richiesta della stessa Apple.
Il presidente dell’associazione, Auret van Heerden, ha dato il via alle ispezioni questa mattina, accompagnato da un team di esperti in diritti dei lavoratori. La prima infrastruttura a essere indagata è quella di Shenzhen, nota come Foxconn City. Tim Cook, CEO Apple, ha così commentato la decisione della società:
Riteniamo che i lavoratori in ogni parte del mondo abbiano diritto a un ambiente di lavoro sicuro ed equo, ed è per questo che abbiamo chiesto alla FLA di valutare in maniera indipendente le performance dei nostri maggiori fornitori. Le ispezioni attualmente in corso non hanno precedenti nel settore dell’elettronica, sia per scala che per portata, e apprezziamo molto che la FLA abbia aderito a questa inconsueta iniziativa identificando le fabbriche nei propri report.
Nel corso delle indagini, l’obiettivo della FLA è quello di intervistare migliaia di lavoratori per indagare le condizioni di lavoro, di vita, di salute, sicurezza, retribuzione, orari di lavoro e comunicazione con il management in cui operano. Non mancheranno ispezioni degli alloggi e delle strutture in cui avviene la produzione, analizzando anche la documentazione relativa alle procedure di produzione. La Foxconn, così come gli altri partner Apple, hanno assicurato la propria collaborazione e l’accesso illimitato agli stabilimenti. I risultati delle indagini verranno poi pubblicati online.

Ecco un altro segno della differenza di stile che caratterizza la gestione di Tim Cook rispetto allo storico predecessore. A differenza da Jobs, infatti, e non dissimilmente da Bill Gates, anche l’attuale CEO di Apple ama devolvere fondi da destinare ad opere di carità. Per una cifra di tutto rispetto: ben 100 milioni di dollari.
A dare la notizia è The Verge secondo cui -durante un meeting interno al Campus- Cook avrebbe annunciato d’aver donato 50 milioni di dollari agli ospedali di Stanford, suddivisi in questo modo: 25 milioni per un nuovo edificio principale e 25 milioni per una struttura dedicata ai bambini. Altri 50 milioni di dollari sono poi confluiti alla campagna Product RED, che combatte pericolose malattie come AIDS, malaria e tubercolosi in giro per il mondo, e che ha caratterizzato diverse campagne benefiche abbracciate anche dagli Apple Store. Decisamente una netta cesura con l’operato del passato, soprattutto se ripensiamo anche ai buoni sconti istituzionalizzati per i dipendenti o alle raccolte fondi aziendali.
La notizia dell’imponente donazione, forse non a caso, giunge a pochi giorni di distanza da un deflagrante articolo del New York Times che descriveva le penose condizioni di lavoro della manodopera cinese da cui dipende l’esistenza di ogni iPhone, iPad ed iPod touch prodotti. Un resoconto che non ha mancato di sollevare parecchia indignazione tra gli utenti e più in generale nell’opinione pubblica.
Photo | Hassan Tahir

Dopo l’annuncio degli straordinari risultati dell’ultima trimestrale Tim Cook aveva inviato una email di ringraziamento ai dipendenti Apple per l’ottimo lavoro svolto invitandoli a seguire un incontro dal vivo:
Grazie a tutti per il duro lavoro, nel 2012 siamo partiti alla grande. La scorsa settimana abbiamo lanciato a New York un’innovativa iniziativa con i libri di testo su iBooks e oggi annunciamo la migliore trimestrale della storia di Apple. Seguitemi domani mattina alle 10 a.m. nella Town Hall. Esamineremo i risultati record e parleremo di nuove cose emozionanti che stanno avvenendo in Apple. L’incontro sarà trasmesso dal vivo nelle diverse sedi Apple. Controllate AppleWeb per i dettagli.
Tra le varie novità annunciate da Tim Cook spiccano i benefit che Apple offrirà a tutti i dipendenti Apple, come ringraziamento per il lavoro svolto in questi ultimi mesi. Curiosamente uno dei premi consiste in alcuni sconti per l’acquisto dei prodotti Apple.
In particolare Apple offrirà ai dipendenti che lavorano per la Mela da almeno 90 giorni uno sconto di 500$ per l’acquisto di un Mac, ad esclusione di un Mac mini, ed uno sconto di 250$ per l’acquisto di un iPad. Lo sconto potrà essere utilizzato solo una volta ogni tre anni e sarà disponibile a partire da giugno.
Sembra poca cosa se confrontata con i risultati raggiunti da Apple, ma rispetto allo sconto del 25% sul prezzo di un Mac di cui potevano beneficiare fino a ieri i dipendenti della Mela, questo piccolo benefit rappresenta sicuramente un passo avanti.
[via 9to5mac]

C’è un interessante dettaglio annunciato alla conferenza sugli ultimi risultati fiscali che è sfuggito ad analisti ed investitori e che invece è stato prontamente ripreso sul Web. Ci riferiamo alle parole di Tim Cook sull’enorme successo di iCloud, il servizio di storage On the Cloud con la mela, che in poco più di 3 mesi d’attività ha già conquistato 85 milioni di utenti. E il futuro si gioca tutto lì.
Giusto per avere un metro di paragone, basti pensare che gli utenti Mac sparsi per il mondo non superano i 65 milioni in tutto, e che il traguardo dei 20 milioni iCloud l’ha superato in appena una settimana di vita. L’opportunità di tenere sincronizzati diversi computer e dispositivi mobili è qualcosa che all’utenza piace e pure tanto; ecco perché il CEO parla di un successo “incredibile” ed ecco perché, conclude, rappresenta anche “la strategia dei prossimi 10 anni.”
Già, perché iCloud ha elegantemente “risolto un sacco di problemi che la gente aveva”, non soltanto tenendo organizzati per loro dati e contenuti, ma contribuendo in maniera sostanziale a “rendere più facile la loro vita.” E sebbene siamo ancora lontani dai colossi del settore come Google, con la sua base di 260 milioni di utenti attivi, siamo di fronte ad una delle mosse meglio riuscite di Cupertino. Probabilmente sarebbe stato interessante snocciolare qualche percentuale, così da scoprire magari la proporzione tra utenti Mac e Windows, oppure se nel novero degli 85 milioni siano contemplati pure quanti hanno voluto o dovuto rimanere ancorati a Mobile Me (che richiede l’accoppiata OS X 10.7 + iOS 5). Per il resto però, è un’interessante sfaccettatura di numeri già di per sé impressionanti.

Il Ministero dell’Industria e Tecnologia cinese ha rilasciato le certificazioni necessarie e Apple dal 13 gennaio può mettere in commercio l’iPhone 4S, grazie anche all’accordo esclusivo (finora) con l’operatore China Unicom.
Si tratta di una manovra “furba” da parte di Apple, che spinge da settimane per ottenere le certificazioni e proporre il nuovo smartphone in un mercato da sempre appetibile come risulta dai ricavi di vendite dello scorso giugno pari a 3,8 miliardi di dollari. La “furbata” consisterebbe nel riuscire da parte di Apple ad ottenere buoni risultati in Cina prima del rapporto ufficiale del 24 gennaio relativo al primo trimestre 2012.
L’iPhone 4S sarà venduto a partire dal 13 gennaio anche in altri 21 Paesi. Apple è stata più rapida che mai ad ottenere le autorizzazioni necessarie nei vari paesi del mondo, come afferma Tim Cook nel comunicato ufficiale:
Il responso da parte dei nostri utenti in Cina è stato oltre ogni aspettativa. Con il lancio in Cina la prossima settimana, iPhone 4S sarà disponibile in oltre 90 nazioni e questo è il più rapido lancio commerciale dell’iPhone che sia mai stato fatto.

Le cose cambiano, il tempo passa e -ovvietà per ovvietà- Tim Cook non è Steve Jobs, ed ecco perché le cose in Apple stanno iniziando rapidamente a modificarsi. Le iniziative del nuovo iCEO, infatti, si distinguono nettamente da quelle viste sin’ora per stile e finalità, con un’inedita tendenza alla comunicazione coi dipendenti.
Non fate ciò che avrebbe fatto Steve Jobs; fate ciò che è giusto. Queste grossomodo, ripescando a memoria, erano le parole che Jobs riservò ai suoi colleghi, almeno stando a quanto si legge nella sua biografia ufficiale. Un consiglio che Cook deve aver fatto subito proprio, visto che la solenne promessa dell’attuale CEO fu proprio che nulla sarebbe cambiato all’interno della società. E invece, secondo Jessica E. Vascellaro del Wall Street Journal, qualcosa sta cambiando eccome:
In ultima analisi il Sig. Cook ha già lasciato il segno all’interno di Apple, con modalità che suggeriscono uno stacco col passato rispetto alla società gestita dall’intenso e impetuoso cofondatore. Nelle ultime settimane, il Sig. Cook ha dimostrato propensione per problemi amministrativi che non avevano mai interessato Jobs, come ad esempio promozioni e strutture di report corporate, secondo le persone informate sui fatti. Il nuovo chief executive, 50 anni, si è dimostrato anche molto più comunicativo con gli impiegati rispetto al suo predecessore.
E in quest’ottica non sorprende affatto che invii costantemente mail al “Team” per informare i dipendenti delle novità di proprio pugno, e in generale per farsi sentire più presente; né che dia inizio a programmi di carità con raccolta fondi cui Jobs stesso era contrario. Poi, la divisione education è stata spezzata in due segmenti diversi, vendite e marketing, e ognuna di esse è stata infine re-inglobata rispettivamente all’interno delle sezioni vendite e marketing dell’intera Apple; ciò ha di fatto conferito maggiori responsabilità al Senior Vice President of Worldwide Product Marketing Phil Schiller e a John Brandon, quest’ultimo un vice presidente meno noto ma estremamente importante nel controllo dei canali di vendita della mela. Senza contare che, appena poche settimane fa, Eddy Cue era stato promosso a Vice Presidente dei Servizi e Sofware Internet. Insomma, qualcosina è già ragionevolmente cambiata, dopotutto.

La messa in memoria di Steve Jobs, l’ex amministratore generale e fondatore della Apple recentemente scomparso all’età di 56 anni, si è tenuta domenica alla Memorial Church dell’Università di Stanford, emblematico luogo nel quale Jobs diede uno storico discorso nel 2005. Numerosissime le personalità che vi hanno partecipato: in pratica tutta l’elite della Silicon Valley e oltre.
Fra le personalità intervenute, sono stati visti l’ex presidente degli USA, Bill Clinton, e il vice presidente Al Gore, ma anche il cantante degli U2, Bono Vox, amico di Steve Jobs. Il mondo della tecnologia era ampiamente rappresentato da Tim Cook (CEO di Apple), Larry Ellison (CEO di Oracle), Bill Gates, Larry Page (CEO di Google), Lee Jae-yong (figlio del presidente della Samsung Lee Kun-hee), Chuck Geschke e John Warnock (fondatori di Adobe).
La cerimonia era stata poco pubblicizzata, a quanto pare, ma ha visto la partecipazione di “diverse centinaia” di persone, venute a ricordare la figura di uno dei fondatori di Apple. A Steve Jobs sarà dedicata un’altra cerimonia il prossimo mercoledì 19 ottobre presso il quartier generale della società a Infinite Loop, a Cupertino, alla quale parteciperanno gl impiegati della Apple.
[Via 9to5mac | Foto Manish Chauhan]

All Things Digital, la versione elettronica dell’autorevole Wall Street Journal, ha da poco pubblicato la notizia che il prossimo evento Apple si terrà martedì 4 ottobre. Il keynote sarà officiato da Tim Cook, da circa un mese nuovo CEO dell’azienda dopo le dimissioni di Jobs, che avrà l’onere e l’onore di presentare l’attesissimo iPhone 5.
Al momento non c’è nessuna conferma ufficiale da parte di Apple, anche se la notizia è abbastanza verosimile, visto che da giorni circola l’indiscrezione secondo la quale il nuovo iPhone 5 dovrebbe essere commercializzato entro la metà di ottobre e di conseguenza presentato alcuni giorni prima.
Certo il 4 ottobre cade di martedì, giorno nel quale sono stati tenuti diversi keynote, ma non ha lo stesso appeal del precedentemente ipotizzato 5 ottobre, anche se per molti sarà un sollievo sapere che le indiscrezioni sull’iPhone 5 potrebbero terminare con un giorno di anticipo.
[via allthingsd]

Avrà sicuramente tirato un sospiro di sollievo il nuovo CEO di Apple, Tim Cook, nel leggere il valore delle azioni Apple alla chiusura del mercato nella giornata di ieri. L’azienda di Cupertino ha infatti chiuso la giornata toccando il proprio massimo storico, vale a dire anche più di quando a guidare la società c’era Steve Jobs, segno che gli investitori hanno probabilmente abbandonato il timore iniziale legato alle sue dimissioni.
Parlando in termini di “semplici” numeri, Apple ha chiuso a un valore di 411,63$, salendo del 2,78% e segnando una valutazione totale della società pari a 381,62 miliardi di dollari. Viene superata così anche la Exxon Mobil (compagnia petrolifera) come società dal maggior valore, azienda dalla quale solo tre mesi fa Apple era a una distanza di 50 miliardi: i risultati straordinari del Q3 fiscale e il vociferato imminente arrivo di iPhone 5 devono avere poi fatto il resto, a testimonianza dell’ottima eredità lasciata da Steve Jobs al suo successore.
Via | Nytimes.com

Una settimana fa, Steve Jobs rassegnava le sue dimissioni da amministratore delegato di Apple lasciando le redini al suo successore Tim Cook. La cosa non poteva capitare in un momento peggiore per la società. Nonostante le ingenti disponibilità liquide e i grandi risultati finanziari, Apple si trova davanti un periodo critico in cui dovrà affrontare importanti sfide.
Attualmente, il 68% dei profitti della società arriva dal mercato degli smartphone e quindi dalla vendita di iPhone. Un altro 21% dei profitti è generato da iPad e solo il restante 11% racchiude i profitti di vendita della gamma Mac, degli iPod, degli accessori e del software. Il primo grande problema di Apple è dunque Android che rappresenta oggi il primo sistema operativo mobile nel mondo per diffusione con una crescita doppia rispetto a quella di iOS.
Nel 2011, la quota di mercato di iOS è rimasta pressoché invariata nonostante il definitivo stop di WebOS e la partenza a rallentatore di Windows Phone 7. La quota di Android è invece cresciuta inesorabilmente.
La posizione predominante di Apple nel mercato smartphone, inaugurata con il lancio del primo iPhone, sembra essere a serio rischio. A Cupertino iniziano ad essere costretti ad inseguire caratteristiche e prestazioni dei telefoni equipaggiati con Android per garantire un rapporto qualità/prezzo competitivo sul mercato.

E’ nota a tutti la propensione di Steve Jobs a rispondere direttamente alle mail degli utenti, pur se con messaggi minimalisti che somigliano a oracoli. A quanto pare, anche Tim Cook -il nuovo CEO di Apple- sembra coltivare questo hobby anche se è difficile stabilire se si tratta di una abitudine consolidata oppure di un retaggio destinato a scemare. Di sicuro, c’è che il marketing di Apple studia le mail indirizzate a Jobs con estrema cura.
Più che su questioni tecniche, Cook è stato contattato in questi giorni per gli “in bocca al lupo” di rito e le congratulazioni per la nuova posizione. Un utente, per esempio, ha ricevuto dei ringraziamenti per aver utilizzato un Mac in Iraq al fine di restare in contatto coi suoi; un altro invece si è visto rispondere col -famoso negli USA- grido di guerra “War Eagle” dell’Università di Auburn. In ogni caso, è difficile dire se il trend avrà un seguito, perché tutto dipende dalle personali inclinazioni del nuovo arrivato, ma una cosa è importante sottolinearla: pare proprio che i messaggi indirizzati ai personaggi di spicco della mela siano tenuti in gran conto all’interno del Campus.
Ricorderete certamente i problemi che hanno flagellato Mobile Me a metà del 2008; una incredibile serie di malfunzionamenti e bug che ha reso impossibile la vita digitale di un sacco di utenti paganti e che è andata avanti per qualche mese. Ebbene, tutte le 242 mail di lamentele giunte all’indirizzo di Jobs sono state monitorate e catalogate, e infine compresse nella slide che vedete qui sopra. Qualcuno avanza l’ipotesi che Jobs, nonostante i cambiamenti degli ultimi giorni, possa ancora rispondere agli utenti ma ciò appare quanto meno inappropriato, per non dire indelicato nei confronti di Cook. Tempo al tempo.