
In un interessante articolo pubblicato da Forbes, i creatori di Evasi0n -il tool che rende possibile il Jailbreak di iOS 6.1- raccontano com’è stato possibile raggiungere lo scopo. E stando a quanto riferiscono, siamo di fronte all’hack più sofisticato della storia dell’iPhone. Ecco come nasce.
Evasi0n è stato un vero e proprio successo. In poche ore, dal momento della release pubblica, si sono registrati subito centinaia di migliaia di accessi contemporanei sul sito ufficiale dell’app e soprattutto 1,7 milioni di installazioni 24 ore circa. Cydia, per dire, ha raggiunto il record storico di 14.000 accessi simultanei, e questo spiega i tanti errori durante l’aggiornamento delle repo e i tempi biblici di download.
Al di là delle cifre, tuttavia, la parte più interessante è certamente il resoconto di David Wang, uno dei quattro membri dell’ Evad3rds Team, che racconta:
Evasi0n altera il socket che consente ai programmi di comunicare con un programma chiamato Launch Daemon (abbreviato in “launchd”), un processo fondamentale che viene caricato subito al momento dell’accensione del dispositivo e che può lanciare applicazioni che richiedano privilegi di “root.” E notate bene: tale passaggio avviene al di là del controllo che l’OS garantisce di default agli utenti. Ciò implica che, all’avvio di ogni ciclo di backup mobile, l’OS fornisce a tutti i programmi l’accesso al file del fuso orario e, grazie al trucco del link simbolico, accesso a launchd.
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Oggi è un brutto giorno per gli utenti della mela. Il noto progetto Open Source Perian, il cosiddetto “coltellino svizzero dei codec su OS X”, chiude ufficialmente i battenti tra qualche mese. Giusto il tempo d’un’ultima, fugace release.
È da sei anni uno dei gioielli software della nostra piattaforma; supporta praticamente qualunque formato audio e video tra i più diffusi, gestisce perfettamente i container AVI, MKV e DivX, e veniva sempre aggiornato con update costanti e sostanziosi. Oggi però il team di sviluppo dà forfait e annuncia il commiato:
Abbiamo varato il progetto Perian oltre 6 anni fa. Volevamo semplificare la visione dei vostri contenuti. Il nostro team ha raggiunto lo scopo ed è con questo pensiero nella mente che Periano verrà presto chiuso. La nostra amministrazione è stata una bomba ma ora è tempo per tutti di noi di andare avanti. Fin dall’inizio abbiamo fatto sì che Perian restasse semplice. Le preferenze erano ridotte all’osso, l’aggiornamento facile, e abbiamo pian piano fatto crescere il prodotto aggiungendovi extra come i sottotitoli e nuovi formati. Abbiamo contribuito parecchio. Oggi, Perian si erge al massimo grado di completezza mai raggiunto sotto la nostra gestione.
Ci sono alcuni progetti che non siamo riusciti a portare a termine. Per esempio, ci sarebbe piaciuto un set di API ufficiali, flessibili e ben documentate per accelerare l’importazione degli MKV. Ci siamo scontrati contro un muro, quanto a questo. Eppure, abbiamo raggiunto un bel traguardo e la base d’utenza dimostra quanto Perian rappresenti uno strumento di valore per tante persone.
A partire da 90 giorni dopo la release finale, Perian non offrirà più alcun supporto. Ci tireremo su le maniche, faremo i bagagli e ci getteremo in nuovi eccitanti progetti.
Insomma, a breve arriva l’ultima build che “potrebbe -o non potrebbe- funzionare su OS X 10.8″; il codice sorgente, in ogni caso, verrà rilasciato su Google Code o Github nella speranza che qualcuno riprenda le fila dove sono state lasciate, e poi si chiude qui. Onore e gloria a Chris Forsythe, Graham Booker, Alexander Strange e Augie Fackler; e grazie per tutti i vostri sforzi.

Una cosa è certa: l’annuncio della Developer Preview di Mountain Lion non ha seguito gli iter consueti e le tempistiche cui eravamo abituati. E’ arrivata un po’ all’improvviso e, soprattutto, ha privilegiato una piccola parte della stampa escludendo tutti gli altri. Qualcuno si domanda se questo non abbia a che vedere con la Consumer Preview di Windows 8, annunciata a gennaio e in arrivo entro la fine del mese, eppure l’impressione è questa volta Microsoft c’entri poco o niente.
In molti concordano sulla teoria. Bloomberg Businessweek scrive ad esempio che “Apple accelera su Mountain Lion” per fronteggiare Microsoft, mentre su Betanews sono ancora più espliciti: “Steve Jobs non c’è più, Windows 8 sta per arrivare e Apple è nel panico.” Una serie di speculazioni nate per lo più a causa dell’approccio adottato nella comunicazione a Cupertino.
A memoria d’uomo, infatti, non si ricorda un’altra occasione in cui la stampa ha potuto provare in anteprima un Sistema Operativo per Mac, addirittura prima che venisse consegnata alla community di sviluppatori:
Solitamente Apple annuncia una nuova versione dell’OS mesi prima che sia disponibile a chiunque, di solito durante la Worldwide Developer Conference. Ma con il 10.8 le cose sono andate diversamente. La tempistica ha consentito ad Apple di stracciare sul tempo la Windows 8 Consumer Preview che Microsoft aveva annunciato a gennaio e che sarebbe arrivata alla fine del mese.
E in effetti, a giudicare dallo specchietto riportato qui in alto, appare chiaro che gli sviluppatori avranno molto meno tempo a disposizione del solito per prepararsi all’avvento di OS X 10.8: la distanza temporale che intercorre tra l’annuncio e l’effettiva disponibilità sul mercato (”entro l’estate”) è infatti paragonabile alle release precedenti al 2003, l’anno di Panther. Ma il nocciolo della questione resta. Perché tanta fretta?
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Con un comunicato stampa Apple annuncia di aver superato quota 100 milioni di download dal Mac App Store, confermando il successo della piattaforma da cui poter acquistare, scaricare e gestire gli aggiornamenti dei programmi (o applicazioni, per usare un termine forse meno antiquato) installati sul proprio Mac.
Poco meno di un anno fa, in seguito a un importante aggiornamento di Snow Leopard, è comparsa l’icona dello Store sui nostri dock introducendo sui desktop e laptop un meccanismo semplice ed efficace già in uso da tre anni per i felici utenti di iOS. Uno dei casi di successo proprio grazie ad esso è Pixelmator, applicazione per grafica e design ora distribuita nella sua ricca versione 2.0 esclusivamente tramite Apple e incoronata come la migliore del 2011.
Mac App Store ha permesso ad Apple di distribuire con rapidità e in modo economico il nuovo sistema operativo Lion, le proprie suite di iLife e iWork (con la possibilità di acquistare singole app), software professionali come Aperture e Final Cut Pro X e migliaia di app da piccoli e grandi sviluppatori a cui è stato garantito il 70% dei guadagni senza costi aggiuntivi di hosting o promozione. 100 milioni di download in meno di un anno, personalmente mi chiedo come mai Microsoft non ci abbia mai pensato negli anni passati data l’immensa differenza tra numero di software per Windows e per Mac, a quei tempi.
Via | Engadget

Non le manda a dire Eric Schmidt, Executive Chairman di Google nel suo intervento a Le Web 2011 a Parigi. Le sue parole hanno dimostrato la grande fiducia nutrita verso Android che è destinato a superare iOS soprattutto riguardo l’attenzione rivolta da parte degli sviluppatori.
Schmidt afferma, causando il gelo nella sala, che «Android è davanti ad iPhone» e non si tratta di un’imitazione del sistema operativo mobile di Apple, anche perché «Android è stato fondato prima dell’iPhone» e forte dei 200 milioni di telefoni Android in uso e dei 550 mila in corso di attivazione nei prossimi sei mesi il mercato supererà quello delle applicazioni di iOS.
Android sarà più evoluto di iOS, più “aperto”, più performante anche se con interfaccia poco fluida. Ma come mai l’avvento di Flipboard per iPhone è accolto da ovazione mentre lo sviluppo della stessa applicazione per la piattaforma mobile di Google forse non avverrà mai? Apple ha saputo attirare l’attenzione degli sviluppatori sul proprio sistema di distribuzione centralizzato che garantisce un facile e comodo acquisto da parte dell’utente che si traduce in un cospicuo guadagno per chi produce l’app.
Schmidt continua il suo intervento (disponibile integralmente nel video dopo il salto) elogiando l’integrazione con i servizi Google: Gmail, Apps, Plus, Music, Maps. Fondere social e local sarà la chiave del successo e del sorpasso su iOS.
Continua a leggere: Eric Schmidt: «tra sei mesi Android Market batterà App Store»

Nelle scorse ore, e curiosamente durante il weekend, Apple ha distribuito agli sviluppatori la terza beta di iTunes 10.5.1; una fretta che si giustifica con la volontà di lanciare al più presto il servizio di iTunes Match promesso per lo scorso ottobre e mai arrivato a destinazione. A riguardo, manco a dirlo, vige il massimo riserbo ed è ancora mistero sulle tempistiche.
Questa versione include un numero importante di bug-fix, in grado di migliorare le prestazioni e la stabilità generale dell’app. Apple inoltre avvisa che potrebbe nuovamente ripristinare tutte le informazioni di iTunes Match durante i test, motivo per cui è consigliabile effettuare un backup:
iTunes 10.5.1 beta 3 include un numero di importanti miglioramenti alla stabilità e alle prestazioni di iTunes Match, ed è richiesto per tutti gli iscritti alla beta di iTunes Match. Effettuate un backup regolare e non cancellate la musica aggiunta dal computer su iCloud. Apple può periodicamente cancellare tutte le librerie iCloud durante il periodo di beta. Ciò renderà necessario effettuare una nuova scansione e l’upload di tutte le canzoni.
Il nuovo servizio da 25$ l’anno di Apple ribattezzato iTunes Match consentirà di sostituire automaticamente tutte le canzoni nella propria libreria musicale con gli equivalenti a 256 Kbps dell’Apple Store, laddove disponibili, come una sorta di “condono” che regolarizza tutti i brani degli utenti a prescindere dalla provenienza. In origine, il lancio era atteso per il mese scorso ma grossi problemi di stabilità e funzionalità devono essersi frapposti a questo obiettivo; la buona notizia è che, a quanto si legge, oramai dovremmo esserci. Solo un po’ di pazienza.
Assieme ad iTunes 10.5 beta 6.1, messo nelle mani degli sviluppatori nelle scorse ore, Apple ha dato anche il via provvisorio -in beta- ai servizi di streaming musicale di iTunes Match. In attesa di iOS 5 il prossimo autunno, ecco i costi e i dettagli della novità per l’utenza.
Parlando di iTunes Match, Apple scrive:
iTunes Match conserva tutta la tua libreria musicale in iCloud, consentendoti l’ascolto dei tuoi brani ovunque ti trovi, in ogni momento, su iPhone, iPad, iPod touch o sul computer.
Per la quota annuale di $25, gli utenti portano a casa una scansione della propria libreria musicale, la sostituzione dei brani in locale con gli equivalenti in alta qualità a 256 kbps presenti sull’iTunes Store, e la loro sostituzione no-question-asked; inoltre, tutti i brani non presenti sullo store, fino ad un massimo di 25.000, vengono caricati automaticamente su iCloud e resi disponibili attraverso Internet. La vera novità, tuttavia, sta nella scoperta che la musica può essere scaricata oppure ascoltata in streaming su un massimo di 10 computer o dispositivi mobili dotati di iOS 5.
Quest’ultima beta, piuttosto ben funzionante a giudicare dal video qui sopra, ci avvicina a passo spedito verso il lancio ufficiale che dovrebbe avvenire entro un paio di mesi circa o poco più.

Mentre sul Web si disquisisce con fervore sull’eventualità che Apple si decida finalmente a introdurre LTE sui suoi telefoni, alcuni sviluppatori -anonimi per esplicita richiesta- affermano di aver scovato la prova inconfutabile che iPhone 5 avrà un’anima dual mode, ovvero che sarà in grado di operare sia su reti GSM che CDMA.
In realtà, l’iPhone 4 CDMA (ma anche iPad 2) già possiede al suo interno il chip Qualcomm MDM6600 a doppia modalità, sebbene la porzione GSM risulti semplicemente latente. L’idea è che nella quinta generazione di cellulari con la mela Apple le attiverà entrambe. Lo proverebbero i log dei test condotti a Cupertino:
I log mostrano che l’app è stata brevemente testata da un manipolo di persone quasi certamente su di un iPhone 5, evidentemente aggiornato ad iOS 5, con due distinti set di codici di rete mobile (MNC) e codici di paese mobile (MCC). Questi codici vengono utilizzati per identificare in modo univoco i carrier. Di sicuro, almeno alcune registrazioni all’app -i cui sviluppatori hanno chiesto di restare anonimi- sono state condotte da un nuovo dispositivo Apple con codici MNC/MCC da Verizon e AT&T.
Allo stato attuale, Apple produce due modelli distinti di iPhone per le reti CDMA e GSM, con un evidente dispendio di risorse. La notizia di oggi si limita a confermare con ragionevole certezza ciò che già da tempo si vocifera e che lo stesso CFO di Verizon ha spiattellato tempo addietro parlando di un “iPhone globale.”

Venerdì scorso Apple ha rilasciato agli sviluppatori la versione 10.7.2 beta di Mac OS X Lion con integrata la beta di iCloud in una versione sufficientemente matura da essere prossima al rilascio. Lion è stato aggiornato alla build 11C37 mentre iCloud alla versione beta 7.
I cicli veloci di manutenzione sono sempre previsti alla fine, per correggere bug rilevati un attimo prima dei test che precedono il rilascio definitivo. Senza alcuna beta pubblica per la 10.7.1 pare che il ritmo di Apple sia sostenuto .Un ciclo di bug-discovery dopo questa versione è plausibile.
Mac OS X Lion 10.7.2 è la versione dalla quale sarà possibile utilizzare la nuova tecnologia, iCloud, per il backup automatico dei dati personali. Vi terremo aggiornati.
[Via Electronista]

Diego Pizzocaro è un ragazzo italiano che da più di 4 anni vive a Cardiff in Regno Unito. Lì sta ultimando il suo dottorato di ricerca in Informatica al quale è brillantemente riuscito a coniugare lo sviluppo di applicazioni iOS. La sua esperienza e la sua storia mi hanno subito colpito ed ho pensato di intervistarlo per voi lettori di melablog. Non mi dilungo ulteriormente e lascio spazio all’intervista. Godetevela!
Ciao Diego, spiegaci chi sei e cosa fa la tua applicazione.
Ciao a tutti, prima di tutto grazie mille per questa intervista e per l’interesse al nostro lavoro. è ormai dal 2005 che vi seguo ed è un onore essere vostro “ospite”! Mi chiamo Diego Pizzocaro e sono un dottorando in Computer Science alla Cardiff University nel Regno Unito. La mia ricerca si focalizza su sistemi intelligenti distribuiti in grado di dare supporto ad operazioni umanitarie e militari, come disastri naturali e attacchi terroristici. Il nostro progetto è finanziato dal dipartimento di difesa americano e dal ministero della difesa del Regno Unito.
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