
Aubrey Johnson, un ex impiegato di Color, si è recentemente lasciato andare al racconto del dietro le quinte dell’acquisizione di Color e Lala da parte di Apple. Due società fondate dal medesimo imprenditore -Bill Nguyen- ma molto diverse tra loro, e annesse all’ecosistema di Cupertino per ragioni altrettanto diverse.
La mission di Color era quella di fornire streaming video su iOS e Android, anche se più che di un’acquisizione vera e propria si è trattato piuttosto dell’assunzione di massa dei 20 ingegneri coinvolti nel progetto. Con Lala invece, le cose andarono in modo nettamente diverso.
L’idea alla base del servizio, prima che Cupertino ci mettesse le mani sopra, era semplice: oltre 7 milioni di brani erano offerti in streaming gratuito tipo Pandora o Spotify; chi lo desiderava, però, poteva anche acquistare, scaricare e conservare in locale le canzoni più amate, e di solito pure a un prezzo inferiore a quello praticato su iTunes.
Ma la vera forza di Lala stava altrove, e derivava da un accordo specifico siglato con Google. All’interno dei risultati del motore di ricerca di Mountain View, infatti, l’offerta della società rimediava sempre un eccellente posizionamento in cima alla pagina; tant’è che da principio, all’acquisizione erano interessante soprattutto Google e Nokia. Andare a Cupertino, e gettare l’amo, fu un’idea di Nguyen stesso:
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Kariem McFarlin, il ladro che aveva svaligiato casa di Steve Jobs nell’estate 2012, è stato condannato a sette anni di carcere. Kariem McFarlin si era portato via dalla casa familiare dell’ex CEO di Apple a Palo Alto un bottino di circa 45 mila euro che includeva in particolare due iMac, tre iPad, una Apple TV, une machine SodaStream, dei gioielli e degli effetti personali di Steve Jobs. La refurtiva era stata rivenduta poco dopo il furto.
McFarlin era stato catturato dalla polizia circa due settimane dopo il furto, anche grazie all’aiuto di alcuni dipendenti Apple. McFarlin era stato infatti localizzato ed identificato mentre tentava di reinizializzare alcuni dispositivi iOS frutto del maltolto.
All’epoca, McFarlin aveva dichiarato essere mosso dal bisogno ed aveva anche scritto una lettera di scuse. Malgrado ciò, la cauzione era stata fissata a 500 mila dollari. Il suo caso si è aggravato quando gli investigatori hanno trovato più di 200 mila dollari (150 000 euro) in contanti e in beni in un box di sua proprietà. Durante il processo, Kariem McFarlin non ha contestato i fatti ed è stato riconosciuto autore di altri sette furti. Oltre alla pena di 7 anni di carcere, McFarlin dovrà pagare danni e interessi alle sue vittime.
Via | macg

Don Melton, l’ex impiegato Apple che ha raccontato il gustoso aneddoto su Steve Jobs e il browser con la mela, è tornato sull’argomento ma da un’altra angolazione. Questa volta, ha lungamente descritto il dietro le quinte del keynote Apple dedicato al lancio di Safari, e quel che ne emerge è un ambiente davvero complesso -ed ansiogeno- in cui lavorare.
Correva l’anno 2003, e Apple era in procinto di rilasciare a sorpresa una novità di rilievo, ovvero il suo primo browser. Per l’occasione erano stati adottati tutti gli stratagemmi necessari a mantenere il riserbo sulla faccenda, tanto che le versioni di sviluppo di Safari si camuffavano da Firefox attraverso la stringa dello User Agent.
E questo è quel che accadde nel backstage di quella storica giornata; e all’appello non manca nulla, compreso l’ex cupertiniano Scott Forstall e l’alone di terrore reverenziale che circondava l’iCEO:
Mi ero completamente dimenticato di tutto il resto che fu annunciato quel giorno, fino a quando non ho guardato il video che ho scoperto e pubblicato sul keynote del Macworld. Il che è un gran peccato, visto che ho assistito alle prove di Steve non meno di quattro volte.
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In un’interessante analisi su HP e sulle sue eventuali possibilità di ripresa, Bloomberg Businessweek ha rivelato qualche interessante retroscena risalente al 2010 e relativo al rapporto tra Steve Jobs e il CEO di HP di allora, Mark Hurd. E di come si sarebbe speso per tentare di salvare l’avversario e amico.
Storicamente, l’estromissione di Hurd da HP è stata spesso accostata all’immagine della funesta cacciata di Jobs da Apple nel 1985, e forse proprio per questa ragione si era creata affinità tra i due. A onor del vero, Hurd era stato accusato di molestia sessuale e di irregolarità nei rimborsi spese, quindi non proprio una vicenda analoga, ma tant’è. Jobs, cui capitava spesso di dare una mano o un consiglio alle personalità della Silicon Valley (per esempio a Sergey Brin e Larry Page di Google, o a Marc Benioff di Salesforce), sentiva che Hurd era la persona giusta per evitare che la spirale negativa colpisse HP, e si attivò per evitarlo come poteva:
Tre giorni dopo aver dato le dimissioni come CEO sotto la pressione del Consiglio d’Amministrazione della società, Hurd ha ricevuto un’email da Steve Jobs. Il fondatore di Apple voleva sapere se aveva bisogno di qualcuno con cui parlare. […]
Hurd incontrò Jobs a casa sua a Palo Alto, secondo le persone che conoscono entrambi ma che hanno preferito non essere identificate per non compromettere la fiducia reciproca. I due sono stati più di due ore assieme. Jobs ha portato Hurd a fare la consueta passeggiata attorno al quartiere fitto di alberi. In numerose occasioni durante la loro conversazione, aveva scongiurato Hurd di fare qualunque cosa fosse necessaria per riallacciare i rapporti col Consiglio d’Amministrazione, così che potesse fare ritorno. Jobs si era perfino offerto di scrivere una lettera al CdA HP e di chiamarli uno per uno.
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In una intervista concessa a AllThingsD, il CEO di Beats Electronics Jimmy Iovine ha confessato di essere al lavoro per lanciare al più presto un nuovo sito di musica online in abbonamento. E nel mentre, si è lasciato andare a qualche retroscena di quando circuì Steve Jobs per proporgli il servizio.
Sulla novità in sé, Iovine mantiene il massimo riserbo, ma in questo caso è il contorno che interessa a noialtri. Il tutto è accaduto nel lontano 2003, quando iTunes approdava su piattaforma Windows e quel che conoscevamo come iTunes Music Store debuttava ufficialmente:
Nel 2002-2003, Doug [Morris, ex capo di Universal Music] mi ha chiesto di andare da Apple ad incontrare Steve. Così ci siamo incontrati ed è stata subito intesa. Eravamo davvero vicini. Abbiamo anche fatto del bel marketing assieme: 50 Cent, Bono, Jagger, roba per l’iPod; abbiamo fatto un sacco di cose assieme.
Ma continuavo a fare pressioni su Steve per convincerlo con gli abbonamenti. Ma su questo non concordava granché. Luke Wood [co-fondatore di Beats] ed io abbiamo passato tre anni a tentare di convincerlo. Talvolta sembrava d’accordo, altre no; non voleva pagare a sufficienza le etichette. Sentiva che prima o poi avrebbero ceduto.
Non so cosa direbbe Eddy Cue -lo incontrerò presto- ma credo che alla fine Steve se lo sentisse, solo che gli aspetti economici… fosse stato per lui avrebbe anche voluto pagare le etichette [per gli abbonamenti], ma [le tariffe che proponeva loro] non sarebbero risultate accettabili.
Continua a leggere: Il CEO di Beats parla di Jobs e degli abbonamenti musicali

A San Pietroburgo, in Russia, la municipalità ha eretto una sorta di monumento all’iPhone per commemorare la figura dell’ex CEO di Apple Steve Jobs, deceduto a causa di un cancro nell’ottobre del 2011.
La notizia l’ha riportata il DailyMail di oggi, ed è di quelle che fanno alzare il sopracciglio per l’incredulità:
Si può solo tentare di immaginare qual che il grande uomo possa aver pensato.
Una pietro commemorativa a forma di iPhone 5 gigante dedicata al fondatore di Apple Steve Jobs è stata svelata oggi nella città russa di San Pietroburgo. Il monumento interattivo, che si erge per quasi due metri di altezza, ha uno schermo sul davanti che mostra uno slideshow con fotografie e video che ripercorrono i momenti chiave nella vita di Jobs.
Continua a leggere: Un iPhone gigante a San Pietroburgo per ricordare Steve Jobs

In un’intervista alla CBS, il fondatore di IDEO David Kelley si è abbandonato a qualche aneddoto riguardante Steve Jobs, sul primo mouse Apple -che ha contribuito a costruire con la sua società- e su una divertente vicenda relativa all’iPhone originale. Ed è lì che apprendiamo una grande lezione di vita: talvolta ottenere un iPhone da regalare è impresa impossibile per chiunque, perfino per l’iCEO in persona.
Molti anni fa, Kelley fu svegliato nel cuore della notte da una telefonata inaspettata; era Jobs che, totalmente immerso nel lavoro, richiedeva -”senza neppure un preambolo”- delucidazioni su come affrontare i problemi relativi al design del mouse. E ce n’erano molti, a cominciare da quello che l’infastidiva più di tutti: il rumore della pallina sul tavolo. Per questa ragione, da quel momento in poi, si decise di rivestire di gomma la sfera metallica che registra il movimento della periferica, sebbene al tempo costituisse una miglioria tecnicamente molto complessa.
Ma la parte più divertente è di sicuro quella che riguarda l’iPhone, e che riportiamo per intero tradotta in italiano:
“Il giorno dopo l’annuncio dell’iPhone, ne aveva uno anche per me. Sai, è una bella sensazione ricevere un iPhone da Steve Jobs il giorno dopo che è stato reso disponibile. Per cui decide di attivarsi per me; chiama AT&T per organizzarmi la consegna dell’iPhone ma le cose non vanno bene.
A un certo punto si gioca la carta del ‘lei non sa chi sono io’ e al tizio dice ‘Sono Steve Jobs.’ E sono certo di aver sentito l’altro interlocutore dire dall’altra parte ’si, certo amico, e io sono Napoleone’ come per dire ‘ma vedi di sparire.’ Ad ogni modo non è riuscito a combinare nulla. Non quel giorno.’
Chi volesse ascoltare tutta l’intervista può visitare questa pagina di MacRumors. Trovate gli spezzoni di cui abbiamo parlato rispettivamente al minuto 3:00 e 7:42. E dite la verità: quanto avreste pagato per vedere la faccia dell’iCEO in quell’occasione?

Come spesso accade, gli aneddoti più curiosi su questa o quella vicenda riemergono e diventano pubblici sempre a distanza di diversi anni. Fu in un un’occasione di queste che scoprimmo, ad esempio, dell’incredulità e della disperazione dei competitor quando videro per la prima volta iPhone. E ora ecco un altro gustoso retroscena: nel 2006, Steve Jobs stesso chiamò il CEO di Cingular Wireless e chiese aiuto per la fase di progettazione dello smartphone.
Stando alla ricostruzione di Forbes, un anno prima del debutto dell’iPhone, lo storico iCEO aveva contattato al telefono Ralph de la Vega, CEO di Cingular Wireless (che presto sarebbe diventata parte di AT&T), chiedendo lumi sul da farsi:
“Come si fa a trasformare questo dispositivo in un ottimo telefono? Non ti sto parlando di come costruire una tastiera o cose così. Mi riferisco alla parte radio interna, e che funzioni bene.”
AT&T aveva al tempo un documento interno da 1.000 pagine che conteneva tutte le linee guida per ottenere la massima compatibilità col proprio network. De la Vega lo inviò a Jobs, e 30 secondi dopo fu richiamato. Questa è la discussione che ne è scaturita:
Continua a leggere: Il giorno in cui Steve Jobs chiese aiuto ad AT&T per iPhone
Per soddisfare la curiosità di tutti quanti, vi proponiamo anche un video dedicato a Venus, yacht di Steve Jobs disegnato insieme al francese Philippe Starck. Il filmato è stato girato dall’utente YouTube di turno, che si è trovato davanti l’enorme barca attraccata nella zona del porto di Amsterdam.

Visto che sulla nostra pagina Facebook è stato uno degli argomenti più condivisi, ecco l’aggiornamento -con lieto fine- alla vicenda. Venus, lo yacht voluto da Steve Jobs e posto sotto sequestro al porto di Amsterdam è finalmente libero di solcare i mari. Ogni pendenza, apprendiamo, è stata onorata dalla famiglia dell’ex iCEO.
Per essere il progetto “segreto e rivoluzionario” di Philippe Starck, è partito piuttosto male, e per fortuna che si è salvato in extremis. A dire del designer francese, infatti, il corrispettivo originariamente concordato per lo sviluppo dello yacht ammontava complessivamente a 9 milioni di Euro, mentre per la famiglia Jobs il compromesso si fermava al 6% dei 105 milioni di Euro che è costato nel complesso. Non proprio un’incomprensione da poco: parliamo d’un ammanco da 3 milioni di Euro cui è seguito il blocco cautelare del natante.

Tim Cook era uno dei candidati all’onoreficenza Persona dell’Anno 2012 del Time, ma non ce l’ha fatta. Al suo posto, e per la seconda volta, è stato premiato l’attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Nel profilo tracciato sull’iCEO dalla testata, tuttavia, emergono interessanti dettagli e citazioni inedite che svelano il carattere e l’approccio di Cook. Ecco cosa è emerso.
A quanto si legge, il carattere di Cook è un buon connubio tra una “calma contegnosa” e una “focalizzazione intensa,” in grado di infiammare i cuori quando occorre spronare, ma capace di placare i collaboratori se gli animi si infiammano. E in qualcosa, tutto sommato, somiglia anche a Jobs:
Come Jobs, Cook non può soffrire gli idioti né con gioia né in qualunque altro modo (a parte quando è costretto, tipo quando parla coi giornalisti). Dietro le quinte, quella calma misurata può -se la leggenda dice il vero- diventare un gelo senza pietà nei confronti di confusione e incompetenza. “Ho sempre ritenuto la necessità necessità di mostrare un senso di urgenza nella gestione delle cose importanti una qualità necessaria alla leadership” afferma. “Apple opera ad un passo rapidissimo, e la mia esperienza è che i problemi chiave raramente si risolvono da sé.”
Riguardo la sensazione di incertezza emersa in questi ultimi mesi con le oscillazioni in borsa e il flop delle mappe in iOS 6, Cook ostenta un approccio addirittura serafico: