La situazione per Apple nella vicenda che la vede contrapposta al Dipartimento di Giustizia USA a causa degli accordi sul prezzo degli eBook è drasticamente peggiorata nelle ultime ore, e sempre e causa della lingua troppo lunga dello storico iCEO. Ora, infatti, agli atti è emersa una nuova di Steve Jobs destinata a far parecchio discutere.

Aggiornamento del 17 maggio 2013.
Come se il video in fondo al post non fosse sufficiente, ora il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha scovato una nuova prova che rischia di incastrare Apple e metterla seriamente. Nella ricostruzioni dell’accusa, infatti, Cupertino si sarebbe macchiata di connivenza con cinque case editrici americane nel tentativo di controllare i prezzi del settore e ostacolare con accordi sottobanco l’avanzata di Amazon.
Sarà stato un caso, ma a brevissima distanza dal lancio dell’iPad, gli eBook che fino a poco tempo prima si trovavano tranquillamente a 9,99$ su Amazon hanno iniziato ad essere commercializzati tra i 12,99$ e 14,99$; una curiosa coincidenza, che non ha convinto le autorità. Tant’è che nell’impianto della causa si legge esplicitamente di una “presciente predizione di Jobs,” quando affermava che i prezzi degli eBook si sarebbero livellati. Insomma, qui c’è un potenziale cartello sul prezzo dei tomi virtuali che rischia di avere ripercussioni pesantissime.
Il fatto è che Jobs ha parlato della cosa in più di un’occasione, compreso nella sua biografia ufficiale, e questa non è propriamente un’idea scaltra, visto il sospetto con cui vengono adocchiate certe pratiche dall’altra parte dell’Atlantico. E ora, in una situazione già di per sé complicata, ci si mette pure la mail di Jobs a James Murdoch della Harper Collins, in cui sostanzialmente vengono proposti tre scenari plausibili: nel primo, l’editore si allea con Apple e crea un mercato di libri con prezzi nettamente più alti di quelli praticati da Amazon. Nel secondo, l’editore resta con Amazon e ne guadagna nel breve termine; poi, però, “arriverà il giorno in cui Amazon vi pagherà solo il 70% di 9,99$.” “Dopotutto,” scrive Jobs, “anche loro hanno gli azionisti.”
Infine, la terza e tragica possibilità. Si revoca ad Amazon la licenza per distribuire i libri della Harper Collins, lasciando così l’utenza nelle mani della pirateria. E una volta imboccata quella strada, “non c’è verso di uscirne.” E a quanto pare, l’operazione ha funzionato perfettamente, visto che a dire del governo l’accordo sarebbe stato firmato appena due giorno dopo.
Per il momento, Apple si difende affermando di aver condotto trattative separate con ognuna delle parti coinvolte, fregiandosi tra l’altro di aver rotto il monopolio di Amazon. Per la difesa, in altre parole, è solo una fatalità che gli editori abbiano deciso di abbracciare politiche pressoché omnogenee; il che, onestamente, rappresenta una posizione un po’ traballante.
Come sottolinea Paczkowski su AllThingsD, tuttavia, sembra che Jobs si sia limitato semplicemente a “indicare dei massimali per delle ampia fasce di prezzo,” tant’è che ammette anche la possibilità del fallimento del progetto. L’impressione, dunque, è che il Dipartimento di Giustizia abbia “scelto con gran cura e isolato una singola frase per ottenere l’effetto massimo.” Chissà se anche il giudice sarà della medesima opinione.
Quando il giudice Denise Cote ha negato la richiesta d’archiviazione avanzata da Apple e dai cinque editori USA sulla questione dei prezzi degli eBook, nella sentenza ha citato una “presciente predizione di Jobs” nel giorno del lancio dell’iPad secondo cui i prezzi degli eBook per i consumatori sarebbero stati “tutti uguali.” Ora il video di quel momento è spuntato online.
Il Dipartimento di Giustizia americano sostiene che Apple sia connivente -o addirittura parte attiva- nella creazione di una sorta di cartello sul prezzo degli eBook; parla esplicitamente di una “cospirazione” atta a manipolare artificiosamente i prezzi per gli utenti finali, ultimamente tutti livellati sui medesimi valori. E così, mentre alcuni editori -Simon & Schuster, Hachette e HarperCollins- hanno capitolato e rinunciato al Modello Agenzia, Apple, MacMillan e Penguin vanno avanti sostenendo che, semmai, prezzi gonfiati e pratiche anti-competitive erano all’ordine del giorno su Amazon.
Peccato però che la richiesta d’archiviazione non abbia trovato accoglimento, per lo più sulla base di una serie di registrazioni pubbliche che pongono in una situazione complicata le parti coinvolte. Il video di cui parliamo, disponibile a questa pagina, risale al 27 gennaio 2010, ovvero il giorno del lancio dell’iPad originale. Durante l’occasione, Walt Mossberg chiede a Jobs per quale ragione un utente dovrebbe spendere 14,99$ per un eBook quando su Amazon si trovano gli equivalenti cartacei a 9,99$. La risposta è ammantata di mistero ma chiarissima: “i prezzi saranno gli stessi… in realtà gli editori smetteranno di vendere i propri libri su Amazon.”
Conoscenza da insider degli eventi? Semplice astuzia d’un volpone di vecchio corso? Oppure si tratta d’una ipotesi ragionata? Di sicuro c’è che, proprio in quei giorni, Macmillan e Amazon erano sul fronte di guerra per i prezzi degli ebook; il primo voleva portarli a 15$, il secondo lasciarli a 9,99$. Tre giorni dopo il video, Macmillan ritirò effettivamente i suoi libri dal Kindle Store. Non sorprende quindi che, adesso, quelle dichiarazioni forniscano ulteriore solidità all’impianto accusatorio.
Uno degli scherzi più famosi mai fatti da Steve Jobs è sicuramente quello dei 4.000 caffellatte ordinati ad uno StarBucks di San Francisco in occasione del Macworld Expo 2007. È stato un momento di quelli storici, visto che a tutt’oggi torniamo a parlarne con piacere. Rapiti dall’amarcord, i ragazzi di Fast Company sono riusciti rintracciare la donna che, l’11 giugno 2007 , rispose a quella telefonata. Ed ecco cosa racconta.
Sul palco del Macworld Expo, l’iCEO stava dimostrando le funzionalità dell’iPhone originale; poi fece una telefonata ad una caffetteria nei dintorni, e disse:
Si, vorrei ordinare 4.000 caffellatte a portar via, per favore. No, scherzavo, ho sbagliato numero. Grazie e arrivederci.
Una battuta che al momento è stata capace di ammutolire la barista, ma che le ha lasciato anche un ottimo ricordo:
Continua a leggere: Steve Jobs e lo scherzo dei 4.000 caffellatte

Arthur D. Levinson detto Art, ex CEO di Genentech, presidente del CdA di Apple ed amico stretto di Steve Jobs ha parlato alla Graduate School of Business di Standford del ruolo del consiglio d’amministrazione a Cupertino. Levinson ha raggiunto il consiglio d’amministrazione di Apple nel 2000 e ne è stato nominato presidente nel 2011. Il ruolo era stato ricoperto da Steve Jobs dal giorno delle sue dimissioni da CEO fino a quello della sua morte.
L’assenza di Steve Jobs si fa ancora sentire a Cupertino. Art Levinson, intervistato dalla studentessa Vicki Slavina, ha parlato della sua personale relazione con Jobs e di come l’amico era diverso dall’uomo pubblico:
Non sono ancora arrivato al punto nel quale entro nella sala del CdA e Steve non mi manca. Era un tipo simpatico… Lo Steve Jobs pubblico, quello sotto i riflettori non era, generalmente, lo Steve Jobs che io conoscevo.
Parlando poi del ruolo del CdA, Levinson ha tenuto a precisare che la sua parte nella creazione dei prodotti è minima, anche se a volte qualche influenza c’è stata. Principalmente però, il compito del consiglio non è di definire le caratteristiche tecniche dei prodotti, come possiamo ben immaginare, bensì è di assumere o licenziare il CEO. “Un buon CdA”, ha aggiunto, “non intralcerà il lavoro del team esecutivo”.
Continua a leggere: Arthur Levinson parla del consiglio d'amministrazione di Apple

Se pensiamo a Steve Jobs come a un solitario genio sforna-idee, ci stiamo sbagliando di grosso. Jobs, infatti, ha fondato il suo mito sull’innata capacità di creare team vincenti e di dirigerli verso l’obiettivo nella sua testa.
Walter Isaacson, il suo biografo ufficiale, ha dedicato un intero capitolo del suo libro al “campo di distorsione della realtà” creato da Jobs nella mente dei suoi interlocutori. Era stato Andy Hertzfeld, membro del team Mac originario, a descrivere in questi termini le capacità di convincimento del co-fondatore di Apple.
“Era pericoloso venire catturati dal campo di distorsione di Steve, ma il campo era ciò che lo aveva reso capace di cambiare concretamente la realtà.”
L’espressione “campo di distorsione della realtà” era stata presa in prestito dal doppio episodio del Serraglio di Star Trek in cui una razza aliena creava con la propria mente un mondo alternativo alla realtà. Allo stesso modo, Steve Jobs era praticamente in grado di convincere chiunque di qualunque cosa portando i suoi collaboratori ad accettare pienamente le sue idee con modi e tempi di realizzazione difficilmente concretizzabili.
Continua a leggere: Steve Jobs, Star Trek, le pietre e il lavoro di squadra

Al Campus Party Brasil 2013, uno degli interventi più attesi è stato quello di Nolan Bushnell, il fondatore di Atari e autore del libro “Finding the Next Steve Jobs” (”Alla ricerca dei prossimi Steve Jobs”), in uscita negli USA nei prossimi mesi. Per l’occasione, si è messo a parlare di Steve Jobs e dell’epoca, ormai remota, in cui era stato un suo giovane impiegato.
Non tutti lo sanno ma, durante l’estate del 1974, due anni prima della fondazione di Apple Computer, lo storico iCEO e Woz avevano lavorato alla prima versione della circuiteria del videogioco Breakout presso Atari. E questo è quanto Nolan Bushnell ricorda di quel periodo:
Qual era una delle caratteristiche che rendevano Steve Jobs un uomo di successo? Era creativo, ma sapete cos’altro era importante? Lavorava molto, molto, molto duramente. Quanti impiegati trovato a dormire il lunedì mattina presto sotto le loro scrivanie? Non molti. Puzzava? Sì. Era perché non avevamo le docce, e se non vai a casa per tre o quattro giorni, alla fine dai di selvatico.
Ma l’eredità più grande di Bushnell, probabilmente, è il messaggio che ha inculcato nella mente di Jobs: se il 99% delle persone ritiene folle un’idea, e l’1% che l’ha creata pensa che sia geniale, allora occorre “perseguirla col massimo vigore.” Ed è una massima che riverbera tra le righe di tutto il marketing con la mela, compreso lo storico spot “Here’s to The Crazy Ones” (”Dedicato a quelli folli”) e l’intramontabile slogan “Think Different” (”Pensa diverso”).
Continua a leggere: Bushnell (fondatore Atari): "Steve Jobs era un gran lavoratore"
Durante la conferenza Macworld/iWorld che si sta tenendo in questi giorni a San Francisco, Ashton Kutcher and Josh Gad hanno raccontato le esperienze vissute durante le riprese di jOBS, il lungometraggio indipendente sulla vita dell’iCEO. E non è mancata la difesa accorata del film contro le aspre recensioni dei giorni scorsi.
La parte più interessante dei discorso di Kutcher, al di là dei problemi di salute causati dalla dieta Jobs e della tecnologia Apple, è probabilmente quella relativa all’influenza che lo storico iCEO ha avuto su di lui:
“Steve credeva che fosse possibile fare l’impossibile” ha affermato Kutcher, alludendo ad una delle eredità del film. Ha fatto anche riferimento ad una famosa massima di Jobs, rilasciata in una vecchia intervista.
Kutcher dice che gli è rimasta dentro. “Quando l’ho sentita per la prima volta, mi è sembrato che parlasse a me, ma parlava anche a te. Diceva di ‘non arrendersi’ a quel che ci concede la vita; dobbiamo combattere per pretenderne una migliore.”
Continua a leggere: Kutcher e Josh Gad raccontano com'è stato girare "jOBS"
Vi ricordate delle statuine cinesi di Steve Jobs che M.I.C Gadget produceva nel 2010 e che Apple fece ritirare? Oppure del caso più recente della action figure di Steve Jobs prodotta da In Icons? Apple ostacolò la statuina che sarebbe dovuta arrivare sul mercato nel febbraio 2012, fino a che In Icons la cancellò. Ebbene, ora è la società giapponese Legend Toys che ha aperto i pre-ordini per una action figure di Steve Jobs iperrealistica.
La statuina di Legend Toys somiglia parecchio a quella che In Icons tentò di commercializzare un anno fa, forse con ancor più dettagli ed un’aria ancora più realistica. Si tratta del primo prodotto di quest’azienda, forse creata giusto per l’occasione, che presenta la action figure così:
Il primo prodotto Legend Toys! La statuina di “Steve Jobs” collezionabile, elaborata da Mr. Kato il nostro capo disegnatore e scultore, è finalmente arrivata! La ricerca di una travolgente veridicità ha portato a questa super realistica statuina di 12 pollici! Accompagnata da vestiti ed accessori molto dettagliati. Abbiamo creato questo perfetto Steve Jobs con cuore!!
Continua a leggere: Steve Jobs action figure; Legend Toys ci riprova
The Hollywood Reporter ha indicato la data d’uscita esatta di jOBS negli Stati Uniti: il 19 aprile. Ancora nulla invece per quanto riguarda la distribuzione italiana, per la quale a questo punto restiamo in attesa di notizie provenienti da Filmauro.
Sarà come sappiamo il film di chiusura del Sundance Film Festival il prossimo 27 gennaio: stiamo parlando della biopic indipendente su Steve Jobs, interpretata dall’attore Ashton Kutcher, straordinariamente somigliante al fondatore di Apple.
Adesso, ci viene invece detto che jOBS, questo il titolo, arriverà nei cinema durante il prossimo mese di aprile: nella pellicola verranno raccontati gli anni della vita di Steve Jobs tra il 1971 e il 2000, anche se i dettagli sono ancora piuttosto scarsi. La stessa data d’uscita dovrebbe riguardare solo il mercato americano, anche se per quanto riguarda l’Italia almeno l’uscita dovrebbe essere certa visto l’accordo di distribuzione con Filmauro.
Continua a leggere: jOBS: la biopic con Ashton Kutcher ha una data d'uscita negli USA
Nella mente dei suoi creatori, Siri doveva diventare un sistema di intelligenza artificiale altamente integrato col Web e coi migliori fornitori di servizi online (Yelp, StubHub, Rotten Tomatoes, Wolfram Alpha e così via), in grado di ragionare ed imparare. Quel che non sapevamo, tuttavia, è che nel 2009 Verizon era sul punto di firmare un importante accordo che avrebbe fatto dell’attuale assistente virtuale di Cupertino un’esclusiva di Android.
A febbraio 2010, grossomodo tre settimane dopo il debutto di Siri come app di terze parti, il co-fondatore dell’omonima software house ha ricevuto una chiamata da un numero nascosto. Era Steve Jobs che voleva incontrarlo subito, il giorno successo. Il resto della storia emerge grazie alla ricostruzione fatta da Bianca Bosker sull’Huffington Post, in cui si legge:
“I co-fondatori si Siri sono rimasti tre ore con Jobs nella sua casa di Palo Alto per discutere il futuro dei “do engine” e le modalità con cui la gente poteva conversare con le macchine (Jobs adorava il sarcasmo di Siri). Apple ha quindi fatto seguire un certo interesse nell’acquisizione della giovane società. “Il riconoscimento vocale […] costituiva un’area che destava interesse in lui e in Scott Forstall.”
Continua a leggere: Se non fosse stato per Steve Jobs, Siri finiva su Android

La vicenda del cosiddetto no-poaching -il patto segreto stilato tra Apple, Google, Pixar e altri blasoni dell’high-tech con cui le società si impegnavano a non pestarsi i piedi a vicenda con le reciproche assunzioni- acquista tinte più fosche. Steve Jobs, apprendiamo oggi, avrebbe infatti minacciato Palm di ingaggiare una furiosa guerra brevettuale se non si fosse piegata all’accordo.
Anni fa, Jobs contattò l’allora CEO di Palm Edward T. Colligan e gli chiese di “fare tutto il possibile per fermare queste assunzioni competitive tra le società;” la risposta fu risoluta, e rende onore all’uomo:
“La tua offerta di non assumere a vicenda gli impiegati delle nostre società, al di là dei loro desideri personali, non è soltanto sbagliata; è probabilmente illegale.”
Ora però sono entrati agli atti -e sono quindi divenuti pubblici- nuovi particolari sulla vicenda; la risposta di Colligan infatta continuava così:
Continua a leggere: Steve Jobs minacciò Palm per l'accordo sulle assunzioni