
Il 15 giugno prossimo, la famosa casa d’aste inglese Sotheby, mette all’asta un pezzo di storia di Apple. Saranno venduti, fra le altre cose, una scheda madre di Apple I ancora perfettamente funzionante e degli appunti scritti da Steve Jobs nel 1974, quando lavorava per Atari.
Sotheby afferma che solamente sei Apple I sono tutt’ora funzionanti. La scheda madre all’asta è marcata con la dicitura: Apple Computer I, Palo Alto, CA. Copyright 1976. È incluso, fra le altre cose, il microprocessore 6502, lo schermo e 8Kb di RAM in chip di memoria da 4Kb a 16-pin. La stima del prezzo della scheda madre va dai 96.000€ ai 144.000€. È in vendita anche il manuale utente dell’Apple I.
Gli appunti di Jobs consistono in quattro pagine su carta intestata ATARI e descrivono miglioramenti da apportare al gioco arcade World Cup PC. Jobs vi descriveva alcuni circuiti e come piazzare i giocatori a difesa della porta. Questi appunti valgono una cifra compresa fra 8.000 e 12.000 euro.
[Via Banned iPhone]

Non sono solo i programmi di raccolta fondi, i buoni sconti per i dipendenti, i dettagliati resoconti sugli impianti di produzione e i dividendi agli azionisti. Le differenze nella gestione di Apple tra Tim Cook e il suo predecessore è iniziata con tante piccole novità che rapidamente stanno determinando una cesura sempre più netta col passato, pur mantenendo la giusta dose di continuità. A distanza di nove mesi dal suo insediamento, Fortune tira le somme e racconta com’è cambiata la vita a Cupertino ora che Steve Jobs non c’è più.
L’era Cook ha un pregio significativo. Sta mettendo ordine dove Jobs, per pure ostinazione, lasciava correre:
Cook, un veterano della società, sta mantenendo viva -attraverso le parole e le azioni- la maggior parte della cultura aziendale di Apple. Ma i cambiamenti nel comportamento e nel tono sono evidenti; alcuni di essi modificano il cuore del processo produttivo critico di Apple. In generale, Apple è diventata lievemente più aperta e decisamente più azienda. In alcuni casi, Cook ha finalmente intrapreso quei provvedimenti di cui Apple aveva assoluta necessità e che i dipendenti chiedevano a gran voce. E’ come se si stesse facendo strada attraverso una lista di riparazioni a lungo rimandate che il precedente inquilino (Jobs) si rifiutava di risolvere per nessun’altra ragione che la sua ostinazione.
Un approccio più tecnico ed aziendalista che non sorprende: Cook, dopotutto, è stato definito il “maestro dell’efficienza operazionale;” la catena delle forniture è il suo habitat naturale, e la grande logistica il suo pane quotidiano. Ciò, d’altro canto, sembra stia trasformando Apple in una società più tradizionale e conservatrice, una sorta di “motore d’esecuzione” guidato da manager col fiuto per gli affari ma meno legati al design e agli aspetti tecnici. E’ un po’ come se la creatività, priorità assoluta della precedente gestione, avesse improvvisamente lasciato il passo al project management e al global-supply management. Come se, con la scomparsa di Jobs, Apple ci avesse rimesso un pezzo d’anima.
Continua a leggere: L'evoluzione di Apple nell'era di Tim Cook
Creati dall’International Academy of Digital Arts and Sciences, i Webby Awards vogliono premiare l’eccellenza nel mondo di Internet e dei siti Web, nella pubblicità interattiva, nei film e nei video online, nonché nel mobile; rappresentano, per farla breve, l’equivalente degli Oscar del Web, e quest’anno hanno voluto ricordare uno dei più grandi imprenditori dei nostri tempi: l’imperituro Steve Jobs.
Per l’occasione, sono saliti sul palco -realmente o virtualmente- moltissimi personaggi dello spettacolo, della politica e della pubblicità statunitense; tutti lì per onorare la memoria del co-fondatore di Apple e per ringraziarlo del lavoro fatto. Sono intervenuti Barack Obama, Bill Clinton, Bono degli U2, il creatore di Star Wars George Lucas, Al Gore, l’astronauta Buzz Aldrin, alcuni comici del calibro di Jon Stewart, Stephen Colbert, Sarah Silverman e Jimmy Fallon, e non sono mancati Adriana Huffington e Vint Cerf.
A condurre con ironia la serata due presentatori d’eccezione, John Hodgman e Justin Long, noti anche da questa parte dell’Atlantico per i famosi spot Apple della serie “I’m a Mac.” E non perdetevi il toccante discorso di Richard Dreyfuss, dedicato alle origini del motto “Think Different.” Trovate il contributo nel video qui sopra: buona visione.

Gli utenti Apple più giovani forse neppure lo sanno, ma c’è stato un tempo nella storia del resto di noi in cui il logo della mela campeggiava sottosopra sulla scocca dei portatili di Cupertino. Poi per fortuna qualcuno fece notare la cosa e l’errore fu definitivamente sanato. Il nome del colpevole? Proprio lui, Steve Jobs in persona.
Lo racconta in un post sul proprio blog Joe Moreno, un ex dipendente Apple, che scrive:
Qualche volta, anche la scienza e gli studi possono sbagliare. Non a causa di un errore, ma per semplice leggerezza. Circa una dozzina di anni fa, ci fu una discussione presso Apple sul posizionamento del logo sul retro dei laptop Apple. […]
Apple ha un sistema interno chiamato “Possiamo parlarne?” grazie al quale ogni impiegato può formulare domande su qualunque questione. Così chiedemmo: “Perché il logo Apple è sottosopra sui laptop quando lo schermo è sollevato?” Ci è stato risposto dall’Apple Design Group, estremamente scrupoloso sulla questione dell’interfaccia utente, che avevano studiato il posizionamento del logo e che avevano scoperto un problema.
Un problema piuttosto evidente: il logo era dritto per il possessore del portatile (che però non lo vedeva mai, se non all’apertura dello schermo) ed inequivocabilmente sottosopra per tutti gli altri; una scelta dettata dalla volontà di venire incontro alle esigenze dell’utente-acquirente più che di tutti gli altri:
E per quale ragione si considerava un difetto il logo sottosopra per l’utente? Perché -notarono quelli del Design Group- gli utenti tendevano costantemente ad aprire il laptop dalla parte sbagliata. Steve Jobs si focalizzava sempre nel fornire la migliore esperienza possibile per l’utente; credeva che la soddisfazione dell’utente venisse prima di quella degli astanti.
Poi, come è accaduto per il video su iPod e per la TV (ricordate? Jobs odiava la televisione e considerava stupido il suo pubblico), lo storico iCEO si è semplicemente ricreduto ed è tornato sui suoi passi. Il che, incidentalmente, ha fatto pure la gioia degli studios di Hollywood, costretti ad applicare degli sticker adesivi per correggere il difetto in camera. “Aprire un laptop dal lato sbagliato” conclude Moreno “è un problema che possiamo risolvere da noi e che dura pochi secondi. Guardare il logo al contrario, invece, è un problema che dura a tempo indeterminato.”
Prima della sua morte avvenuta lo scorso 5 ottobre, Steve Jobs avrebbe voluto che Apple si lanciasse anche nel mercato delle automobili, creando una vera e propria “iCar”. Lo ha rivelato Mickey Drexler, membro del consiglio d’amministrazione della società di Cupertino, durante una conferenza tenutasi qualche giorno fa:
“Guardate il mercato delle auto; è una tragedia in America. Chi disegna le auto? […] Il sogno di Steve prima di morrie era di disegnare una iCar. Sarebbe stata probabilmente al 50% del mercato. Ma non l’ha mai disegnata.”
Anche se la stima dell’impatto sul mercato può sembrare decisamente alta, così come il progetto di un’automobile lontano dal core business di Apple, c’è da dire che conoscendo la mente di Steve Jobs anche l’ipotesi di una iCar ci stupisce in modo contenuto.
Via | Electronista.com

Parlando ad una conferenza stampa, lo sceneggiatore assoldato da Sony per il suo prossimo film sulla vita di Steve Jobs -Aaron Sorkin- ha affermato di non sentirsi preparato sulla materia. Ecco perché devono aver scelto di arruolare Steve Wozniak come “tutor.”
Su Reuters si legge dei timori di Sorkin e della sfida che lo aspetta. L’uomo, già noto al grande pubblico per il lungometraggio The Social Network, spiega che “rivolgerà tutte le proprie attenzioni al film” verso la fine di giugno, subito dopo aver concluso la sceneggiatura per la serie tv “The Newsroom.” Per ora, si respira nervosismo:
“Conosco così poco su quanto dovrò scrivere. So solo quello che di sicuro non scriverò. Non sarà una biografia lineare perché è molto difficile scuotere la struttura dalla culla alla tombe di una biografia” ha dichiarato Sorkin ai reporter presso la conferenza dedicata alla serie di HBO “The Newsroom.”
Niente di cui preoccuparsi, in ogni caso. Col budget generoso messo a disposizione da Sony Pictures, “Steve Wozniak in persona è stato assunto” in qualità “di tutor su tutti gli aspetti tecnici dei computer e su Jobs stesso.” Come dire, almeno su carta sembra preannunciarsi una qualità di altro livello rispetto al film con Ashton Kutcher e Josh Gad.

Su Amazon è comparso un nuovo libro della serie “Who was” per spiegare ai più piccoli le cortesie e l’audaci imprese dei più grandi grandi personaggi della storia passata e dei tempi attuali. Questa volta, affianco a nomi del calibro di Leonardo da Vinci, Albert Einstein e la Regina Elisabetta, l’uomo carismatico oggetto della narrazione è nientemeno che Steve Jobs.
“Who was Steve Jobs” è un libro dedicato ai bambini scritto da Pam Pollack e Meg Belviso, e illustrato da John O’Brien. Ovviamente, la trama è stata un filo edulcorata per renderlo digeribile ai lettori più giovani ma contempla proprio tutto: la vita della storico iCEO dai tempi del garage in California fino ai giorni nostri, passando per l’avventura in NeXT, il “Think Different” e l’”Insanely Great” con tanto di timeline storiografica e bibliografia con le fonti.
Il tomo è edito da Grosset & Dunlap, frammento di Penguin, e costa pochissimo: appena 1,77€ in versione cartacea e 2,79€ in versione Kindle, leggibile anche su Mac e su iOS con la giusta applicazione. Una novità che non può mancare a chiunque si consideri un serio collezionisti di libri sul mondo Apple; peccato soltanto che non ne esista una variante in italiano.
Quando il giudice Denise Cote ha negato la richiesta d’archiviazione avanzata da Apple e dai cinque editori USA sulla questione dei prezzi degli eBook, nella sentenza ha citato una “presciente predizione di Jobs” nel giorno del lancio dell’iPad secondo cui i prezzi degli eBook per i consumatori sarebbero stati “tutti uguali.” Ora il video di quel momento è spuntato online.
Il Dipartimento di Giustizia americano sostiene che Apple sia connivente -o addirittura parte attiva- nella creazione di una sorta di cartello sul prezzo degli eBook; parla esplicitamente di una “cospirazione” atta a manipolare artificiosamente i prezzi per gli utenti finali, ultimamente tutti livellati sui medesimi valori. E così, mentre alcuni editori -Simon & Schuster, Hachette e HarperCollins- hanno capitolato e rinunciato al Modello Agenzia, Apple, MacMillan e Penguin vanno avanti sostenendo che, semmai, prezzi gonfiati e pratiche anti-competitive erano all’ordine del giorno su Amazon.
Peccato però che la richiesta d’archiviazione non abbia trovato accoglimento, per lo più sulla base di una serie di registrazioni pubbliche che pongono in una situazione complicata le parti coinvolte. Il video di cui parliamo, disponibile a questa pagina, risale al 27 gennaio 2010, ovvero il giorno del lancio dell’iPad originale. Durante l’occasione, Walt Mossberg chiede a Jobs per quale ragione un utente dovrebbe spendere 14,99$ per un eBook quando su Amazon si trovano gli equivalenti cartacei a 9,99$. La risposta è ammantata di mistero ma chiarissima: “i prezzi saranno gli stessi… in realtà gli editori smetteranno di vendere i propri libri su Amazon.”
Conoscenza da insider degli eventi? Semplice astuzia d’un volpone di vecchio corso? Oppure si tratta d’una ipotesi ragionata? Di sicuro c’è che, proprio in quei giorni, Macmillan e Amazon erano sul fronte di guerra per i prezzi degli ebook; il primo voleva portarli a 15$, il secondo lasciarli a 9,99$. Tre giorni dopo il video, Macmillan ritirò effettivamente i suoi libri dal Kindle Store. Non sorprende quindi che, adesso, quelle dichiarazioni forniscano ulteriore solidità all’impianto accusatorio.
Se il cameo di Steve Jobs nei panni di Roosvelt e il susseguente dietro le quinte vi hanno solleticato, allora non lasciatevi scappare il video che trovate qui sopra. C’è lo storico iCEO che gioca a fare il Ghostbuster.
Il corto risale al 1984, l’anno in cui gli Acchiappafantasmi hanno debuttato nelle sale dei cinema con notevole successo; traendo spunto da quella hit, a Cupertino hanno creato “Blue Busters” ovvero la canzone di quelli che acchiapperanno Big Blue IBM. Alcune clip erano in circolazione sul Web già da tempo, ma soltanto nelle scorse ore Network World ha pubblicato online la variante senza tagli.
Il contributo appare forse un po’ più raffazzonato del precedente ma di sicuro rispecchia perfettamente lo stile degli anni ‘80, con quell’abuso del fermo immagine che andava tanto di moda all’epoca nei videclip musicali. Trovate Jobs al minuto 3:00 e al 4:04; Wozniak invece fa la sua comparsa al 2:21.
Ricorderete senza dubbio la notizia sul raro video di Apple in cui un giovane Steve Jobs ha vestito i panni di Franklin Delano Roosevelt. Si trattava d’un contributo motivazionale creato per ispirare il team commerciale di Cupertino in occasione del lancio del Macintosh. Ora, il produttore Michael Markman racconta qualche gustoso retroscena sulla vicenda.
Lo racconta di proprio pugno Markman, in un post sul proprio blog che traduciamo parzialmente qui in italiano per comodità:
Mentre io e Glenn ascoltavamo Mike [Murray, responsabile del marketing Mac, n.d.T.] parlare di cose come testa di ponte e penetrazione nel mercato, proprio mentre lo guardavamo disegnare sulla sua lavagna, il parallelo con l’approdo in Normandia ci è sembrato ovvio. Credo che Glenn sia stato il primo a collegare il 1984 al 1944, e l’idea si è subito insediata.
Dato il modo in cui Steve aveva posizionato Apple contro IBM, ci sembrava semplicemente perfetto. Glenn, io e Mike abbiamo quindi iniziato subito a fare brainstorming in ufficio. Le idee fluivano da sé. IBM aveva Charlie Chaplin per gli spot del PC. E, guarda caso, non soltanto Charlie Chaplin aveva dei mustacchi alla Hitler, ma aveva anche girato una parodia ne “Il grande dittatore.” Avremmo mostrato la liberazione dei lavoratori oppressi dalle coraggiose forze del Macintosh. Ci eccitammo tanto all’idea che Mike si catapultò fuori a cercare Steve.
Ho chiamato Chris a Los Angeles per illustrare quel che avevamo pensato. Un film di guerra. Immagini di repertorio dagli approdi nel D-day. Chaplin nei panni di Adenoid Hynkel appeso al muro. I membri del marketing Mac in ruoli cameo. E la ciliegina sulla torta: Steve che impersonava FDR. […]
Glenn, Mike e io ci siamo fiondati nell’ufficio di Steve per fornirgli qualche ragguaglio, grossomodo ciò che ho scritto nel precedente paragrafo. Gli occhi di Steve fiammeggiavano all’idea. Quando sono arrivato alla parte in cui dicevo “sarai tu FDR” la cosa era fatta. Nell’universo binario di Steve Jobs, le cose sono zero o uno. E questa è stato uno. Da subito. Decisamente.
E oltretutto, scopriamo poi, Jobs ha pure rifiutato pure con vigore il doppiaggio del proprio personaggio. Ah, cosa non si fa per narcisismo.
In risposta all’iniziativa World Intellectual Property Day 2012, la stessa che ha recentemente premiato Jonathan Ive, lo Smithsonian sta allestendo al Ripley Center Museum una mostra coi 300 brevetti e trademark attribuiti a Steve Jobs nella sua carriera di imprenditore.
Tra gli oggetti e il materiale esposti ci saranno un Macintosh del 1985, un computer NeXT, un iPod del 2010 e 312 documenti originali. La mostra, in collaborazione con lo U.S. Patent and Trademark Office, resterà aperta fino al prossimo 18 luglio. I dettagli che seguono sono forniti dalla Associated Press:
A Jobs dobbiamo 317 brevetti di design e utility negli Stati Uniti. In mostra ci sono i certificati di brevetto che lo elencano tra gli inventori coinvolti della concettualizazzione di molti prodotti iconici Apple, inclusi i case per computer, i dispositivi iOS, il packaging, le tastiere, i mouse e gli adattatori di corrente, e perfino le scalinate di vetro di molti Apple Store. Oltre ai brevetti statunitensi, il nome di Jobs compare anche in 28 richieste di brevetto internazionali presso il WIPO’s Patent Cooperation Treaty (PCT).
L’esposizione, intitolata “The Patents and Trademarks of Steve Jobs: Art and Technology that Changed the World,” avrà inizio il prossimo 13 luglio e Potrebbe rappresentare un’interessante escursione per chi magari capita dalle parti di Washington per le vacanze.

Network World ha pubblicato in esclusiva lo spezzone d’un rarissimo video motivazionale risalente al 1984, in cui Steve Jobs ha interpretato nientemeno che i modi, l’accento e il look dell’ex presidente USA Franklin Delano Roosevelt.
Il video, nato per ispirare il team di commerciali assoldati per promuovere il Macintosh, è stato girato in bianco e nero e ambientato in un setting da seconda guerra mondiale:
Intitolato “1944″, la versione completa da quasi 9 minuti vuole fare il verso a “1984,” la prima iconica réclame TV dedicata al Macintosh che aveva fatto tanta sensazione durante il Super Bowl di quell’anno. Ambientato in una storia da seconda guerra mondiale del bene contro IBM, è stato girato in qualità televisiva (si diceva fosse costato 50.000$) per accendere le forze di vendita internazionali in occasione del meeting del 1984 alle Hawaii. Una copia di “1944″ mi è stata fornita dall’allora impiegato Apple Craig Elliott, ora CEO di Pertino Networks, una startup focalizzata sul cloud-computing a un tiro di schioppo dalla sede Apple di Cupertino.
Per l’occasione, Jobs ha vestito i panni dello storico presidente degli Stati Uniti che ha accompagnato il proprio paese fuori dalla melma della depressione degli anni 30 col New Deal, gli storici interventi di assistenza sociale e la creazione della SEC. Le sue parole sono eccessivamente enfatiche e tronfie, come si conviene a qualunque caricatura, e non mancano le citazioni storiche:
Generale, tu e i tuoi uomini coraggiosi avete avuto un appuntamento con il destino. La vostra battaglia sarà lunga. Sarà dura. Ma sarà vinta. Sono sicuro che la vostra vittoria sarà grandiosa. Incredibilmente grandiosa.
Trovate il video a questa pagina. Buona visione.