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Tutti gli articoli con tag Siri

Siri: due nuovi spot con l'attore John Malkovich

pubblicato da Rosario

Continua l’aggressiva campagna di marketing dedicata da Apple a Siri, l’assistente personale come sicuramente saprete introdotto dall’azienda di Cupertino all’interno di iOS con l’arrivo di iPhone 4S sul mercato. Dopo aver visto gli attori Samuel L. Jackson e Zooey Deschanel impegnati con Siri negli ultimi spot televisivi, un’altra faccia conosciuta del cinema si è prestata per due nuove pubblicità.

Si tratta di John Malkovich, attore che tutti quanti conoscerete, impegnato nei due spot intitolati “Life” e “Joke”: nel primo il buon John fa mostrare a Siri tutto il suo lato filosofico, mentre nel secondo l’assistente personale sfoggia invece la propria ironia. A proposito di Siri, ricordiamo che attualmente il software è disponibile solo in alcune lingue, italiano escluso: il supporto al nostro idioma dovrebbe però arrivare presto, almeno stando alle parole del CEO Tim Cook.

Dopo il break, il secondo dei due spot.

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Siri non è gradita al quartier generale di IBM

pubblicato da aWilito


Il CIO di IBM Jeanette Horan ha confessato al sito Technology Review, curato direttamente dal MIT, che Siri non è gradita negli ambienti di Big Blue; esisterebbe il rischio che le richieste vocali pronunciate dai dipendenti possano essere conservate ed utilizzate da terze parti. Per questa ragione, i firewall aziendali monitorano e placcano il servizio senza pietà.

A seguito d’un iniziale periodo in cui IBM consentiva ai dipendenti l’uso dei propri dispositivi in ufficio -l’apprezzabile politica del Bring Your Own Device-, sono arrivati i primi problemi di sicurezza, legati soprattutto ad un’ondata di app non sicure provenienti dal Web. In generale, afferma la Horan, si registrava una diffusa ed eterogenea “mancanza di consapevolezza” sugli elementi e i comportamenti che possono comportare un rischio.

Per questa ragione, si è deciso di lavorare su due fronti; quello della formazione e quello dell’inibizione, e tra le teste caute c’è quella del modesto assistente virtuale di Cupertino. Nell’iPhone Software License Agreement, infatti, è riportato chiaramente che ogni comando a Siri e ogni dettatura viene registrata e inviata ad Apple, che processa i dati sui propri server e poi restituisce il risultato:

Utilizzando Siri o la Dettatura, accetti di inviare la trasmissione ad Apple, alle sue sussidiarie e ai suoi agenti, per la raccolta, manutenzione, processamento e l’uso di tutte queste informazioni, compresi gli input vocali e i dati utente, così da fornire e rendere migliori i servizi di Siri, della Dettatura e altri prodotti e servizi Apple.

Ciò, per un colosso come IBM, risulta intollerabile:

Il team IT disabilita il trasferimento pubblico di programmi come Apple iCloud; gli impiegati possono invece avvalersi della versione ospitata su server IBM chiamata MyMobileHub. IBM disabilita perfino Siri, l’assistente personale vocale, sugli iPhone degli impiegati. la società è preoccupata che le richieste vocali possano essere conservate da qualche parte.

E come dargli torto. A volte si agisce con leggerezza, ma alcune richieste vocali, soprattutto in certi ambienti, possono costituire una violazione dell’accordo di riservatezza aziendale, anche se fornite ad una macchina. Soprattutto se quella macchina è prodotta dalla concorrenza, e ha la testa in vista e i piedi piantati altrove.

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Nokia: Apple manipola Siri per modificarne le risposte

pubblicato da aWilito


Tutto è cominciato quando, nei giorni scorsi, qualche utente smaliziato ha chiesto a Siri quale fosse il miglior smartphone in circolazione; la risposta -il Nokia Lumia 900- fece parecchio scalpore sul Web, forse pure troppo, tanto che a Cupertino hanno immediatamente corretto il tiro. Poi però, Nokia ha accusato la mela di manipolare i risultati scomodi a propria convenienza.

Un bell’incidente diplomatico, non c’è che dire. Bastava chiedere a Siri “qual è il miglior smartphone di sempre?” per vedersi suggerire l’ultimo gingillo Nokia, il competitor dell’iPhone 4S dotato di Sistema Operativo Windows Phone 7; una risposta che è andata di traverso a qualche manager Apple e che ha portato ad un subitaneo cambio di rotta. E così, alla stessa domanda ora Siri risponde con divertita insolenza (”Quello che stai tenendo in mano ora”), con una sfacciata incredulità (”Stai scherzando, vero?”) oppure con un velato sarcasmo (”ma perché, esistono altri telefoni?”).

Apriti cielo. La responsabile della comunicazione di Nokia Tracy Postill ha pubblicato una nota piccata sul Sydney Morning Herald di oggi accusando Apple di manipolazione dei risultati:

A dire di Apple Siri sta lì per aiutare gli utenti, ma chiaramente se a loro non piacciono le risposte, modificano il software di conseguenza.

Il problema è che nei database del motore di ricerca WolphramAlpha, cui Siri si appoggia per calcolare la miglior risposta possibile e l’eventuale lista dei risultati, l’iPhone 4S figura solo al quattordicesimo posto, scalzato dal Lumia 900 che invece sta al primo. La fonte è Best Buy, ma oramai poco importa; il danno è fatto e l’intervento lato server pure. Checché ne dicano i competitor.

Il televisore Apple avrà una videocamera che segue gli spettatori

pubblicato da xtom

Una fonte di Cult of Mac, sostiene di aver visto un prototipo del futuro televisore Apple, il cosiddetto iPanel, le cui sembianze dovrebbero essere simili al mockup mostrato qui sopra.

L’aspetto del televisore è molto simile a quello degli attuali Cinema Display, ma naturalmente la diagonale è molto più ampia. Tra le caratteristiche salienti viene descritta la presenza di Siri per l’interazione vocale con il dispositivo e la presenza di una webcam iSight per poter effettuare chiamate con FaceTime.

In particolare la videocamera è molto sofisticata, poiché oltre a riconoscere i volti è in grado di zoomare sul viso della persona che sta parlando e di seguirla mentre si sposta nella stanza, in modo da poter effettuare videochiamate senza doversi per forza sedere di fronte allo schermo.

Questa sofisticata webcam potrebbe però anche aprire le porte ad un’interazione più evoluta con il dispositivo, ad esempio per impartire comandi tramite apposite gesture, ma anche riconoscere il volto degli spettatori e suggerire loro tramite Siri il palinsesto ideale o chissà quali altre funzionalità che renderanno lo spettatore il vero protoganosta dei programmi.

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Samsung Galaxy S III, la guerra all'iPhone si tinge di Siri

pubblicato da aWilito


Dopo tanti indizi criptici e spot di cattivo gusto, il sipario si è finalmente sollevato sul Galaxy S III, l’ultimo anti-iPhone di Samsung. La ricetta però è nuova solo a metà: è veloce, potente e sottile, ma -esclusa qualche intuizione lodevole- è sostanzialmente un potpourri di funzionalità già viste su iOS, compreso S-Voice, l’emulo di Siri.

L’ultimo, atteso telefono Android di fascia alta di Samsung offre un grosso schermo da 4,8″ Super AMOLED a una risoluzione di 1280 x 720, sfoggia un form factor più sottile e ampio dell’iPhone 4S, e rispetto a quest’ultimo è anche più sottile e leggero; inoltre, dispone d’una fotocamera posteriore da 8 megapixel e una anteriore da 1,9, utilizzata per il riconoscimento facciale e le feature di tracciamento dell’utente.

La vera novità, tuttavia, sta nelle funzionalità avanzate integrate nel Sistema Operativo del dispositivo, tutte -nelle migliore delle ipotesi- pesantemente ispirate ad iOS. C’è S-Voice, l’equivalente di Siri (hanno perfino la stessa icona!), Scan and Match nell’app di riproduzione musicale, ovvero iTunes Match e perfino AllShare Cast che assolve esattamente alla medesima funzione di AirPlay:

Il Galaxy S III introduce “S Voice,” un’interfaccia utente avanzata basata sul linguaggio naturale, che ascolta le tue parole e risponde. Oltre a consentire la ricerca delle informazioni e una comunicazione basilare col dispositivo, S Voice dispone di potenti funzionalità dedicate al controllo del dispositivo e ai comandi. Quando suona la sveglia ma hai ancora bisogno di qualche minuto extra di riposo, dì semplicemente al Galaxy III “Snooze.” Puoi anche usare S Voice per riprodurre le tue canzoni preferite, abbassare o alzare i volume, inviare SMS e mail, organizzare gli appuntamenti o lanciare automaticamente la fotocamera e scattare una foto.

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Potter Voice Technologies fa causa ad Apple per Siri

pubblicato da aWilito


Una piccola -e fino ad oggi oggettivamente sconosciuta- società statunitense, la Potter Voice Technologies, ha appena denunciato Apple per la presunta violazione della proprietà intellettuale relativa alle tecnologie che consentono il controllo di un computer per mezzo del linguaggio naturale. E nel mucchio ci finiscono anche Google, RIM e molte altre.

La speranza di Potter Voice è semplice: ottenere una valanga di ingiunzioni, il rimborso delle spese legali e “assolutamente nulla meno che una ragionevole royalty” da una quantità impressionante di giganti high tech, ovvero Google, Microsoft, Nokia, RIM, Samsung Electronics, Sony, LG Electronics, Motorola Mobility, ZTE, Huawei Technologies, Kyocera, Sharp, e Pantech.

Il brevetto fulcro del contendere si intitola “Metodo e apparato per il controllo digitale del computer attraverso un input orale” e, almeno a dire della parte lesa, era ben noto nel settore:

La società sta prendendo particolarmente di mira Apple, Microsoft e Sony le quali -a suo dire- dovevano conoscere il brevetto e quindi sono colpevoli di violazione volontaria. Potter afferma che il brevetto era citato in una causa del 2004 che coinvolgeva SRI International, quelli che hanno sviluppato Siri. Apple ha acquisito Siri da SRI, una società di ricerca e sviluppo della Silicon Valley. Una violazione volontaria consente richiedere danni maggiorati.

L’idea alla base del tutto è ridicolmente elementare, tanto che ci si chiede come abbia fatto a passare il vaglio dei revisori dello United States Patent and Trademark Office; il documento non contempla una tecnologia, un’implementazione specifica o un prodotto reale, quanto piuttosto un’idea generale che potrebbe applicarsi a moltissimi contesti. In pratica, descrive un sistema in cui le parole vengono recepite da un microfono, interpretate da un algoritmo di riconoscimento vocale e poi usate per “cercare i contenuti su una struttura tubolare di dati organizzata in righe e colonne.”

Sulla questione, da Cupertino tutto tace. Google, invece, ha promesso di rilasciare una dichiarazione ufficiale non appena le verrà notificata la denuncia.

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Daniel Burrus: Siri potrebbe seppellire Google

pubblicato da aWilito


In un articolo davvero interessante, lo “stratega del business e futurista tecnologico” Daniel Burrus racconta uno squarcio del futuro che ci aspetta grazie ai cosiddetti Ultra-Intelligent Electronic Agent (UIEA), ovvero quegli assistenti virtuali come Siri che fanno da tramite tra noi e le informazioni, e che potrebbero ben presto soppiantare le canoniche ricerche su Google.

Dimenticate le indicazioni tipo “Circa 245.000.000 risultati (0,23 secondi) ” perché tra pochi anni potrebbero appartenere al passato remoto della tecnologia informatica. Tutto è cominciato con Clippy, la graffetta intelligente di Microsoft Office 97 che non serviva praticamente a un tubo ma che riusciva spesso a risultare invadente e fastidiosa. Poi, è arrivata Siri, il primo vero avatar audio della storia, diversa dalle applicazioni mobili di Google poiché dotata di personalità e interattività; è chissà che presto non assuma anche una connotazione visiva:

Cosa rende Siri un UIEA rispetto all’app di Google che utilizziamo sugli smartphone? Siri e i suoi competitor sono collegati ad un super-computer in the Cloud che può frugare tra tutti i database e i feed del mondo. Ha accesso ad una quantità crescente di informazioni che proviene da ogni luogo. Qui parliamo di macchine che parlano alle macchine, e di sensori che comunicato attraverso Internet. In più, è connessa al nostro dispositivo di computing personale con accesso, approvato dall’utente, ai calendari, ai contatti e molto altro. Tutti i dati fluiscono in un super-computer che fornisce le risposte al nostro agente ultra-intelligente, che a sua volta è in grado di fornire conoscenza pertinente e immediatamente fruibile.

L’idea, insomma, è che le ricerche non avverranno più manualmente e per parola chiave come alla vecchia maniera. Saranno gli UIEA a sporcarsi le mani col Web; per gli utenti, invece, esisterà solo una serena chiacchierata col computer. Una visione che causa parecchi dissensi, un po’ come quelli esternati dopo il lancio dell’iPad:

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Samantha porta la voce di Siri anche su Mac

pubblicato da aWilito

In attesa che Siri si decida finalmente a parlare anche l’italiano, ecco un piccola chicca per gli appassionati. Tra le voci opzionali della tecnologia di sintesi vocale integrata in OS X Lion c’è anche Samantha, ovvero il timbro e la prosodia di Siri negli Stati Uniti.

L’installazione non è automatica, ma è per lo più automatizzata. È sufficiente aprire Preferenze di Sistema, Voce, Testo da Pronunciare e, nel menu “Voce di Sistema.” fare clic su “Ad hoc.” Nell’elenco, alla sezione “Inglese (Stati Uniti) - Femminili” basta mettere una spunta su “Samantha” e dare ok perché venga avviato il download del profilo, dal peso di 469 MB.

Certo, non sarà come avere Siri su Mac, ma in attesa che Apple colmi questo vuoto, è quanto di più si avvicina agli effetti speciali del modesto assistente virtuale di Cupertino.


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Siri e Zooey Deschanel: quanto c'è di vero nello spot Apple

pubblicato da Ippocampo


Con i due spot andati in onda ieri negli states, Apple ha inaugurato una nuova strategia pubblicitaria in cui torna ad utilizzare dei VIP come testimonial. Nei due spot in questione è toccato a Samuel L. Jackson e all’adorabile Zooey Deschanel parlare con Siri per dimostrare le capacità dell’assistente virtuale dell’iPhone 4S.

Nella pubblicità di Zooey Deschanel, l’attrice interagisce con Siri in una giornata di pioggia facendo cose un pizzico stravaganti per una mattina in solitudine: ordinare una zuppa al pomodoro, ricordarsi di pulire la casa (domani) e ballare da sola un rock and roll degli anni ‘50.

È però risaputo che nelle pubblicità ogni cosa funziona come previsto. In particolare, gli spot su Siri mostrano risposte rapide e precise con una perfetta comprensione del comando anche se pronunciato velocemente.

Per verificare quanto gli spot Apple siano effettivamente riproducibili nella realtà, Jason Gilbert dell’Huffington Post ha testato Siri riproducendo gli stessi comandi dello spot. Tempi di risposta a parte -è stato usato perfino il wi-fi-, l’iPhone se l’è cavata piuttosto bene ma la parte più bella di questo test è racchiusa nelle espressioni di Gilbert che tenta di imitare battute e tono di Zooey Deschanel. Trovate il video a questa pagina. Buona visione.

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Siri: nuove pubblicità con Samuel L. Jackson e Zooey Deschanel

pubblicato da Rosario

Di pubblicità Apple ne abbiamo viste sicuramente abbastanza anche negli ultimi tempi, ma i due nuovi spot dedicati a Siri meritano comunque una menzione per i loro protagonisti.

Nella giornata di ieri negli Stati Uniti è infatti andata in onda una nuova coppia di pubblicità di iPhone 4S e del suo assistente personale: all’interno nientepopodimenoché il già famoso Samuel L. Jackson e l’adorabile Zooey Deschanel. In realtà gli spot sarebbero stati realizzati con brand dei gestori di telefonia, visto che la pubblicità con Jackson porta il logo Verizon e quella con la Deschanel il logo Sprint.

A ogni modo, i più curiosi possono vedere i due video in questo stesso post: la qualità non è delle migliori, ma per ora come si suol dire questo passa il convento.

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Siri: Steve Jobs era inizialmente contrario al nome

pubblicato da Rosario

Siri: Steve Jobs era inizialmente contrario al nome

Il Technori Pitch di Chicago è un incontro mensile dove le startup della città americana hanno la possibilità di mostrare a cosa stanno lavorando: da tale scenario ci arriva un’interessante storia legata a Siri, più nel dettaglio al nome dell’assistente personale introdotto con iPhone 4S (dopo l’acquisizione) e al suo iniziale rifiuto da parte di Steve Jobs.

L’informazione arriva da Dag Kittlaus, uno dei fondatori di Siri, società che come dicevamo Apple ha comprato nel 2010 per 200 milioni di dollari, facendone la principale novità di iPhone 4S. Prima di tutto l’origine del nome, secondo Kittlaus (ora non più in Apple) proveniente dal norvegese, o meglio da un nome femminile:

“Siri in norvegese significa ‘bellissima donna che ti porta alla vittoria’. Ho lavorato con una donna chiamata Siri in Norvegia e volevo chiamare mia figlia Siri. Il dominio era disponibile e inoltre le società clienti si concentrano sul fatto che il nome è facile da pronunciare.”

Tornando invece sull’acquisizione di Siri da parte di Apple, Kittlaus ha raccontato del suo incontro a casa Jobs durato tre ore, nel quale quello che all’epoca era il CEO di Siri si accorse del fatto che al CEO di Apple non piacesse tale nome. Fu proprio Kittlaus a spingere però per mantenerlo, riuscendoci quando Jobs si rese conto di non aver trovato nulla di meglio: una storia per i prodotti Apple che del resto si è ripetuta con Steve Jobs nel corso degli anni e dei decenni, come chi ha letto la sua biografia scritta da Walter Isaacson sicuramente saprà.

Via | Tuaw.com

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In iOS 5.1 Siri è più integrata con Yelp

pubblicato da aWilito

Si tratta indubbiamente di una piccola novità, ma è il sintomo del gran lavoro che prosegue dietro le quinte di Siri. Il modesto assistente virtuale con la mela, infatti, a partire da iOS 5.1 dispone di una più profonda integrazione coi risultati e l’app di Yelp.

La notizia l’ha data per primo il blog ufficiale di Yelp:

Bè, la scorsa settimana Apple ha lanciato iOS 5.1 e, con esso, una Siri aggiornata e una maggiore integrazione di Yelp con l’iPhone. Ora quando ricercate un suggerimento su un’attività locale, Siri proporrà business recensiti da Yelp; basterà poi sfiorare la stella del punteggio e BOOM! sarete immediatamente traghettati verso la relativa pagina del profilo Yelp.

E se l’app di Yelp non è installata sul dispositivo, si viene reindirizzati automaticamente all’App Store con l’invito ad effettuarne il download. Il video qui sopra mostra nel dettaglio come funzionano la novità.

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