
Con un annuncio a sorpresa, Yahoo ha lanciato Axis, un’innovativa piattaforma in grado di creare continuità tra i principali browser, i gingilli iOS, i Mac e i PC Windows. Si tratta, insomma, d’una di soluzione di ricerca e navigazione Web integrata in grado di tenere sincronizzate le ricerche effettuate, la cronologia, i preferiti e gli articoli salvati tra computer e dispositivi mobili.
Per funzionare su un parco macchine tanto eterogeneo, Yahoo ha sfruttato tutti i trucchi del mestiere, dai plugin per i principali browser (Chrome, Firefox, Safari, Internet Explorer 9), alle applicazioni native per iOS, con risultati davvero interessanti ed un’interfaccia in stile Pulse che appare moderna ed efficiente.
Le funzionalità chiave sembrano piuttosto interessanti:
Ricerca più veloce e intelligente: Smarter, Faster Search:
Axis ti dà accesso istantaneo alle domande così che puoi continuamente scoprire ed esplorare i contenuti senza interruzione. Non avrai più bisogno di lasciare la pagina che visiti o di tornare alla pagina dei risultati.
Esperienza connessa:
Axis ti permette di riprendere da dove hai lasciato, mentre ti muovi tra i tuoi computer Desktop, iPhone ed iPad. Rende automaticamente accessibili tutti i tuoi preferiti, articoli salvati e siti visitati disponibili su tutti i tuoi dispositivi.
Pagina Home personale:
Axis centralizza la tua vita online con una Home Page configurabile che fornisce accesso diretto a tutti i tuoi siti preferiti e ai contenuti tra i tuoi dispositivi.
Per il download dei plugin e per maggiori informazioni, potete consultare la pagina ufficiale del progetto. L’app per iOS è invece disponibile a questa pagina dell’App Store, ma non può ancora essere scaricata dall’Italia. Qui di seguito, infine, il video di presentazione del servizio creato da Yahoo. A proposito, l’abbiamo già detto che il motore di ricerca sottostante è Bing? A volte la vita prende pieghe davvero curiose.

Con un riferimento implicito al Trojan Flashback e ai 650.000 Mac ancora infetti in circolazione, il fondatore di Kaspersky Lab -Eugene Kaspersky- ha affermato senza mezzi termini che la sicurezza su Mac è ancora 10 anni indietro rispetto a Microsoft. Ci vogliono investimenti e, soprattutto, maggiore attenzione su questo fronte.
Alla conferenza Security 2012, Kaspersky ha spiegato:
Credo che [Apple] sia 10 anni indietro rispetto a Microsoft in termini di sicurezza. È da molti anni che lo dico: da un punto di vista della sicurezza, non c’è differenza tra Mac e Windows. È sempre stato possibile sviluppare malware per Mac ma questa volta è stato un po’ diverso. Per esempio, faceva domande per essere installato nel sistema e poi, avvalendosi delle vulnerabilità, riusciva a intrufolarsi nello spazio utente senza alcun allarme.
E in effetti, non passa inosservato l’approccio un po’ letargico con cui Apple ha prodotto prima gli update software e poi -finalmente- il tool di rimozione automatica. Uno scenario cui, secondo l’esperto, abbiamo già assistito anni fa con Microsoft. Apple, insomma, dovrà sforzarsi di più di somigliare alla storica rivale:
Apple sta entrando ora nel medesimo mondo in cui Microsoft ha allignato per più di 10 anni: aggiornamenti, patch di sicurezza e così via. Ora ci aspettiamo di vederne ancora di più poiché i cyber-criminali imparano dai loro successi e questo è stato un enorme successo. Comprenderanno presto che hanno lo stesso tipo di problemi che Microsoft aveva 12 anni fa. Saranno costretti a modificare i clici di update e a investire di più nella sicurezza del software. Questo è ciò che ha fatto Microsoft in passato dopo così tanti incidenti come Blaster [e chi se lo scorda, n.d.A.] e i worm più complessi che hanno infettato milioni di computer in pochissimo tempo. Hanno dovuto portare avanti un gran lavoro per controllare il codice e scovarne gli errori e le vulnerabilità. È ora che Apple faccia altrettanto.
Fermo restando che queste parole provengono da una società che trarrebbe immensi vantaggi da un’epidemia di contagi, non ci sentiamo di appoggiare il quadretto tragico appena dipinto. Che Apple debba iniziare a lavorare di più sul fronte della sicurezza per evitare certi scivoloni è cosa che abbiamo ripetuto su queste pagine in molte occasioni; ma paragonare OS X a Windows XP prima del Service Pack 1 è davvero fuorviante, visto che non si somigliano sotto nessun aspetto. E niente panico: è ancora presto per l’antivirus su Mac.
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Un nuovo brevetto depositato in tempi recenti da Cupertino e intitolato “connettore a bassa profondità con protezione dei contatti” potrebbe presto consentire ai dispositivi iOS di diventare ancora più sottili senza rimetterci in robustezza.
Il futuro è supersottile: basta osservare quanto venda il MacBook Air oppure gli sforzi compiuti da Cupertino per piallare i millimetri superflui dagli schermi multi touch. Ecco perché a Cupertino stanno ragionando su dei connettori più piccoli, ma al contempo più intelligenti, che consentano l’aggancio all’hardware in modo più sicuro e solido.
Il testo è molto generico e ipotizza diversi scenari:
In generale, l’invenzione di Apple è relativa ai circuiti, ai metodi e agli apparati che forniscono ricettacoli più piccoli del solito. Per esempio, si potrebbe ridurre la profondità del ricettacolo del connettore. I contatti all’interno si possono proteggere dai danni causati da un inserimento accidentale di un secondo dispositivo o connettore. Questa protezione si può raggiungere in diversi modi. In alcuni esempi, si può usare uno o più dei componenti oppure uno o più dei contatti per bloccare l’inserimento errato di un secondo connettore; in altri esempi, si può evitare il danneggiamento di uno uno o più contatti dislocandoli fuori dalla guida fino a quando non si tenta di inserire un nuovo connettore o dispositivo. In altri esempi ancora, invece di provocare il blocco durante un inserimento errato, i contatti potrebbero evitare di danneggiarsi piegandosi in modo opportuno.
La novità potrebbe riguardare non soltanto i gingilli mobili ma anche Mac e Cinema Display, e potrebbe arrivare molto prima di quanto non diremmo. Il numero di protocollo del brevetto è il 20120094513.
Secondo i calcoli di Katy Huberty della Morgan Stanley, la lunga assenza di aggiornamenti nella linea dei Mac ha portato a vendite nettamente al di sotto delle aspettative. Rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso, nel primo trimestre di quest’anno la contrazione si è attestata al 4%.
I numeri si riferiscono al solo mercato USA, tant’è che gli analisti sperano in una ripresa in generale causata soprattutto dall’andamento internazionale. Ma è un dato di fatto che moltissimi utenti tengono la carta di credito ben riposta in attesa di aggiornamenti delle linee Mac che giustifichino un esborso; per questa ragione, Huberty si dice pessimista sulla possibilità di raggiungere la crescita preventivata del 15% su base mondiale:
Sebbene il mercato al dettaglio statunitense sia migliorato a marzo, la crescita delle consegne di computer Apple ha subìto una brusca decelerazione poiché l’anno scorso, nel medesimo periodo, si era assistito piuttosto ad una rinfrescata del comparto notebook. I dati del retail USA suggeriscono che le consegne di Apple siano calate del 4% nel primo trimestre fiscale 2012, se paragonate alle nostre stime del 15% di crescita del mercato Mac globale. Riteniamo che una crescita internazionale più rapida riuscirà a lenire almeno in parte la decelerazione negli USA. Infatti, il differenziale tra la crescita internazionale e quella USA è cresciuto in fretta dai precedenti 4 punti percentuali all’attuale 15% nel quarto trimestre fiscale 2011. Ancora più importante è il fatto che la richiesta di iPhone e iPad (che rappresentano l’83% dei profitti lordi) compenserà qualunque avversità lato Mac (9% sui profitti lordi).
In altre parole, le previsioni sui ricavi sono tutt’altro che preoccupanti; dopotutto i dispositivi iOS rappresentano la gallina d’oro per Cupertino e garantiscono pure margini migliori dei computer tradizionali. Se decrescita del Mac sarà, insomma, gli investitori neppure se ne accorgeranno.

Le società di sicurezza russa Dr. Web afferma che più di 600.000 Mac in giro per il mondo siano stati infettati dall’ultima variante del Trojan OSX/Flashback.K, quella in grado di prendere il controllo del Sistema Operativo e propagarsi anche senza la password d’amministratore. Apple ha corretto la falla con un aggiornamento di Java, ma il problema sembra serio.
Questa volta Apple potrebbe aver preso un po’ sottogamba la faccenda:
Ci risulta le varianti del Trojan Flashback abbiano infettato più di mezzo milione di Mac per tutto il globo, secondo quanto riportato dalla società di antivirus russa Dr. Web. La società ha diramato un annuncio mercoledì -prima in russo e poi inglese- circa la crescente botnet Mac, costituita inizialmente da 550.000 Mac infettati. Più tardi nel corso della giornata, tuttavia, l’analista malware della Dr. Web Sorokin Ivan ha pubblicato su Twitter che la conta era arrivata oramai alle 600.000 unità; addirittura, 274 di questi sono localizzati a Cupertino, CA, dove la Apple ha il quartier generale.
Per quanto concerne il nostro paese, l’Italia contribuisce con uno 0,3% sul totale (ovvero 1.800 macchine), ma è andata molto peggio al Regno Unito con il 12,8%, all’Australia col 6,1%, agli Stati Uniti col 56,6% e al Canada col 19,8%. Numeri tutt’altro che casuali: i valori più alti infatti sono prodotti dai paesi con la maggior penetrazione di Mac sul mercato interno.
Per verificare se la sicurezza del vostro Mac sia stata compromessa, fate un copia incolla nel Terminale di questo comando:
defaults read ~/.MacOSX/environment DYLD_INSERT_LIBRARIES
Qualunque messaggio diverso da “The domain/default pair of (/Users/(nome utente)/.MacOSX/environment, DYLD_INSERT_LIBRARIES) does not exist” implica un’infezione. Seguite quindi le istruzioni di F-Secure per la rimozione manuale. Poi, se vi va, raccontateci nei commenti come ci si sente ad essere rientrati in quello 0,3%.

Ricorderete senza dubbio Flashback, il trojan per Mac che disabilita gli aggiornamenti automatici delle definizioni malware e fa harakiri se sul sistema è presente Little Snitch. È tornato più arrabbiato, più cattivo e soprattutto più mutato: ora è in grado di replicarsi anche senza la password di amministratore.
L’ultima variante del trojan, ribattezzata OSX/Flashback.K, utilizza una falla nota all’interno di Java SE6 e può installarsi anche senza l’immissione delle credenziali:
Durante l’esecuzione, il malware chiede all’utente la password d’amministratore. Che la inserisca o meno, il malware cercherà comunque di infettare il sistema, sebbene l’immissione della password avrà ripercussioni su come l’infezione si propagherà.
Una volta infettato il sistema, il trojan tenterà di scaricare un pacchetto e di installarlo a sua volta; se la cosa andasse a buon fine, Safari verrebbe sistematicamente dirottato verso siti Web malevoli. La minaccia è vecchiotta ed è stata già completamente risolta sui sitemi Windows lo scorso febbraio; su OS X invece è ancora a piede libero.
Per fortuna, il contagio non è così scontato. Per evitare di essere identificato, Flashback.K si auto-elimina ogni qual volta rileva nel sistema la presenza di MS Word, MS Office 2008, MS Office 2011 o Skype; e comunque, è sempre possibile procedere alla rimozione manuale seguendo le indicazioni fornite da F-secure.

Si fa per ridere, soprattutto noi che -per scelta o per fortuna- non usiamo Windows. L’utente macpricesaus ha pubblicato sul suo profilo twitpic la fotografia d’una brochure McDonad con le spiegazioni per configurare il WiFi gratuito su Windows e su Mac. Notate le differenze.
Non siamo ai livelli del libriccino di istruzioni del dongle Bluetooth D-Link DBT-120 (chi scrive lo conserva ancora come una reliquia. Risale al tempo in cui sul Mac il Bluetooth non era di serie; una decina di pagine fitte di indicazioni, trouble shooting e immagini per Windows; due righe contate per Mac: praticamente “inserite il pennino, abilitate il Bluetooth”), ma poco ci manca. Anche la guida alla configurazione del computer per l’accesso al WiFi gratuito del McDonald, infatti, rende bene la dicotomia delle due distinte filosofie.
Non si capisce in effetti per quale ragione una funzionalità tanto ubiqua e tanto utilizzata dovrebbe richiedere simili sforzi su un moderno Sistema Operativo. Ed è grave che ci siano differenze tanto marcate -senza apportare alcuna reale semplificazione- tra generazioni diverse del medesimo OS.
Un’antitesi perfetta con la storia cui noialtri siamo abituati da sempre. Ricordate lo storico spot dell’iMac che illustrava i tre passaggi per accedere a Internet? La voce narrante diceva così:
“Primo, inserite la spina.
Passaggio due, connettetevi.
Terzo passaggio [sghignazzando irresistibilmente], non esiste alcun terzo passaggio. Non c’è nessun terzo passaggio!”
Ecco. Ora immaginate se lo stesso spot lo avessero girato su un computer con Sistema Operativo Microsoft. E siccome siamo cattivi, trovate il video dopo il salto. Buona visione.
Continua a leggere: WiFi al McDonald: guida per Windows e Mac
Secondo una ricerca effettuata da Gartner nell’ultimo trimestre del 2011 le vendite dei PC in Europa occidentale sono diminuite del 16% rispetto all’analogo trimestre dell’anno scorso, con 16.3 milioni di unità vendute. Complessivamente nel 2011 sono stati venduti 58.5 milioni di PC, il 16% in meno rispetto al 2010.
Nel Regno Unito le vendite dei PC sono crollate del 19.6% nell’ultimo trimestre, ma le vendite dei Mac sono aumentate del 17.2%, con una quota di mercato che è passata dal 6.2% del 2010 al 9.1% del 2011, permettendo così ad Apple di scavalcare Acer e posizionarsi al quarto posto tra i vendor di PC.
Situazione analoga in Francia dove le vendite di PC sono complessivamente calate dell’11.8%, ma le vendite dei Mac sono cresciute del 15.3%, con una quota di mercato che è salita dal 6.3% all’8.2%, non sufficiente però a scavalcare i concorrenti.
Da notare come lo studio di Gartner prenda in considerazione esclusivamente le vendite di PC desktop e notebook, non includendo nel conteggio i cosiddetti media tablet come l’iPad.
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[via gartner]

Spesso se ne parla bene, talvolta invece no, fatto sta che l’assistente virtuale di Apple piace agli sviluppatori e solletica gli utenti: è, di fatto, la killer app del momento nell’ecosistema con la mela. Ecco perché, dopo il debutto su iPhone 4S, si vocifera di un porting sui Mac.
L’approdo di Siri sulle Apple TV tra qualche mese è praticamente dato per scontato, ma l’avanzata potrebbe toccare ben altri lidi. Negli ultimi tempi, infatti, Apple ha iniziato ad assumere nuovi ingegneri e specialisti da affiancare al progetto, con lo scopo -si legge tra le righe- di estendere i servizi vocali anche ai computer tradizionali.
Già perché negli annunci di lavoro si richiede esplicitamente agli ingegneri una “passione per la piattaforma Mac”, mentre Siri viene definita un “un intero OS in miniatura all’interno di un OS.” Ciò lascia intuire che presto potremo fare molto più che impartire comandi ad un telefono, a cominciare dall’integrazione con le app di terze parti, per finire col controllo trasversale delle piattaforme con la mela.
Un esempio di cosa potremmo aspettarci lo fornisce Jonny Evans di ComputerWorld, secondo presto presto saremo in grado di inoltrare al Mac richieste come queste:
Insomma, l’impressione è che quanto abbiamo visto sin’ora corrisponda al semplice antipasto d’un pranzo infinitamente più ricco e ghiotto, ma soprattutto che presto queste argomentate speculazioni potrebbero trasformarsi in prodotti inediti e tangibili. E quel giorno non arriverà mai troppo in fretta.

Secondo una ricerca condotta da Gartner nell’ultimo trimestre sono stati venduti complessivamente 14.8 milioni di computer nell’Europa occidentale, un calo dell’11.4% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
I dati rilevati da Gartner prendono in considerazione solo i computer desktop ed i notebook, mentre sono esclusi dal conteggio i cosiddetti media tablet, come l’iPad.
Apple ha abbondantemente superato la quota di un milione di Mac venduti, con un aumento delle vendite del 19.6% rispetto all’analogo trimestre del 2010. I computer della Mela raggiungono quindi una quota di mercato del 7.6% che permettono ad Apple di posizionarsi al quinto posto tra i produttori di computer in Europa, non troppo distante da Dell, le cui vendite sono calate del 10% nell’ultimo trimestre.
HP mantiene la prima posizione, con un calo di vendite tutto sommato contenuto, che probabilmente è servito all’azienda americana per riconsiderare la clamorosa decisione presa alcuni mesi fa di abbandonare il settore dei PC. I due maggiori produttori asiatici di computer invece si spartiscono il migliore ed il peggior risultato, rispettivamente un aumento di vendite del 20% per ASUS ed un crollo del 45% per Acer.
[via Gartner]

Buone notizie per chi ha appena acquistato un Mac di recente. A quanto pare, il sistema più veloce di interconnessione tra computer e periferiche attualmente disponibile -il pubblicizzatissimo Thunderbolt- diventerà ancora più performante una volta che saranno prodotti cavi ad hoc in fibra ottica. E i Mac attualmente in vendita li supportano già, parola di Intel.
La buona novella proviene dalle labbra di Dave Salvator, un portavoce Intel, in un’intervista su Macworld: quando, l’anno prossimo, qualche pioniere degli accessori PC darà finalmente il la alla produzione dei cavi Thunderbolt in fibra ottica il guadagno prestazionale sarà immediatamente alla portata di tutti.
Allo stato attuale, i cavi Thunderbolt sono costituiti da un’anima in rame e per questa ragione possono veicolare 10 Gigabit al secondo di dati sincroni (ovvero in ambedue le direzioni) o 40 Gb/sec di throughput totale. Tuttavia le specifiche originali di Light Peak -così Intel aveva ribattezzato lo standard prima del vaglio del marketing di Cupertino- consentono ufficialmente di raggiungere i 100 Gb/sec, il che significa un netto miglioramento per tutti. Peccato non esistano tempistiche ufficiali; l’eventuale adozione dei nuovi cavi infatti dipende spudoratamente dal loro prezzo al dettaglio, che si preannuncia salato:
Tutto dipenderà dalla velocità di cui la gente ha bisogno in relazione a “quanto siano disposti a pagare.” […] Potrebbero volerci anni prima che la tecnologia trovi un’adozione di massa, principalmente a causa dei costi.
Continua a leggere: I Mac in commercio supportano già i cavi Thunderbolt in fibra

A dire del New York Times, le grandi società hanno iniziato ad offrire crescenti margini di discrezionalità sui computer -e in generale i sussidi tecnologici- che i dipendenti possono adottare per lavoro. Una novità partita dai piani alti e innescata dal dispositivo più modaiolo dell’intera scuderia Apple, ovvero iPad. E mentre i i blasoni del mercato enterprise come HP, Dell, Lenovo e RIM arrancano o perdono terreno, la mela si fa strada.
Potersi portare in ufficio l’affidabile Mac o il comodo tablet è un sogno che si scontra sistematicamente contro il muro immobolista del reparto IT di turno che, comprensibilmente, preferisce concentrarsi su poche configurazioni onde evitare slavine di problemi e cascate di incompatibilità. Da qualche tempo a questa parte, tuttavia, alcune società come Kraft Foods (ma anche Netflix o Citrix) hanno iniziato a sostituire la politica del laptop aziendale preconfigurato con una a budget, ribattezzata in qualche ambiente “bring your own device”; come dire, questi sono i soldi e ora arrangiatevi col prodotto che più vi aggrada.
Si tratta di un’inedita tendenza inaugurata tempo addietro dall’iPhone e in generale dagli smartphone moderni. In pratica, così affermano i sondaggi di Forrester Research, accadeva che il 38% degli impiegati ha iniziato ad acquistare telefoni evoluti prescindendo da cosa consigliasse o supportasse ufficialmente il relativo reparto IT. E con iPad, l’approccio si è letteralmente capovolto:
Il punto di non ritorno è stato creato dall’iPad; i manager li portavano a lavoro e dicevano “Ragazzi, dovete supportare questo affare.”
Un cambio inaspettato dei venti che, manco a dirlo, soffiano a favore di Cupertino, tant’è che dentro Citrix, su 1.000 impiegati BYOD intervistati, il 46% ha optato per un Mac al posto del solito computer Windows. Il CIO di Citrix Paul Martine si è detto sorpreso del fenomeno, ma a pensarci bene non dovrebbe: è evidente che la gente in fin dei conti preferisca prodotti creati e commercializzati per sopperire alle esigenze dell’utenza consumer piuttosto che per coccolare i responsabili IT.