
In quel di Carpi (MO) fervono i preparativi per un’iniziativa dedicata al mondo degli sviluppatori per iPhone, iPad e iPod touch. Si chiama CocoaHeads e sarà una maratona di programmazione per produrre un’applicazione per iOS nell’arco di una notte.
Il termine CocoaHeads viene usato da tempo a livello internazionale dai gruppi di programmatori per iPhone & C. e per le loro riunioni periodiche. Dietro la prima sessione italiana c’è la software house emiliano-romagnola Command Guru, forte dell’esperienza iPhone Reality Show nel 2009. L’azienda punta a creare un appuntamento mensile produttivo e istruttivo in cui l’esperienza di sviluppo verrà testimoniata, condivisa e trasmessa via Internet e i risultati (le app) resi disponibili sull’App Store e come codice sorgente.
Ho interpellato l’amministratore delegato di Command Guru, Alessio Zito Rossi, per fargli qualche domanda.

Ieri vi avevo parlato della decisione della Germania di chiedere chiarimenti ad Apple in merito all’imbarazzante questione della violazione della privacy su iOS 4.
A quanto pare anche l’Italia e la Francia hanno cominciato ad esaminare la faccenda. Ieri l’Adoc ha chiesto formalmente l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali invitandolo ad avviato un’investigazione formale con lo scopo di chiarire come le app possano utilizzare i dati personali.
Il CNIL francese, invece, invierà una lettera formale di richiesta direttamente ad Apple France già la prossima settimana. Il segretario generale del CNIL, Yann Padova, spiega che la serietà della vicenda non dipende dal fatto che Apple non abbia o abbia condiviso i dati con terze parti.
“Nel primo caso, si tratta di non aver chiesto agli utenti il consenso a collezionare i dati. Nel secondo caso, se le informazioni fossero state vendute senza l’autorizzazione dei clienti la cosa sarebbe molto seria.”
[Via Adnkronos | The New York Times]
A quanto pare manca poco all’introduzione della nuova Apple TV in Italia. Dopo le precedenti rivelazioni di una fugace comparsa del dispositivo sullo store italiano dedicato al mondo accademico, un nostro utente ci segnala la pagina ufficiale del prodotto.
Si apprende che il prodotto costerà € 119,00 e sarà possibile acquistarenoleggiare film in qualità HD a partire da € 3,99, mentre quelli classici in SD partiranno da € 2,99. Rispetto alla pagina statunitense, ad esempio, manca tutta la parte di approfondimento delle nuove caratteristiche del dispositivo. Ovviamente, per noi italiani non è prevista la fruizione dei contenuti Netflix. Il resto delle funzionalità sembrano identiche.
Sebbene manchi ancora il pulsante per accedere alle specifiche tecniche è possibile rintracciare la pagina direttamente dalla barra degli indirizzi. La pagina web illustra specifiche identiche a quelle del sito americano. E’ interessante tuttavia approfondire il dettaglio dei prezzi:
Il primo prezzo è riportato in sterline, segno che le pagine è ancora in fase di allestimento. Difatti se si clicca sul pulsante “Acquista ora” viene rimandati ad una pagina d’errore: segno che il prodotto non è ancora presente all’interno dello store online. Per tale ragione dopo il salto trovate tutti gli screenshot (è possibile che vengano oscurate tra pochi minuti).
Continua a leggere: Esclusiva: le pagine ufficiali di Apple TV in Italia (Aggiornato)

Solo pochi giorni fa Carol Bartz di Yahoo! aveva paventato una morte prematura di iAd, considerando la piattaforma pubblicitaria di Apple troppo lenta e debole per questo settore. A contraddirla sonoramente, ora, è un articolo firmato da Olga Kharif su BusinessWeek.
Secondo le previsioni commissionate a IDC, infatti, Apple potrebbe chiudere l’anno conquistando il 21% del mercato pubblicitario mobile americano. La Mela sembra aver eroso queste quote da Google (che scenderà dal 27 al 21%) e Microsoft (in discesa dal 10 al 7%). A crollare sarà anche la stessa Yahoo!, che dovrebbe scendere al 9%.
Da giugno il numero di marchi che hanno scelto di sperimentare iAd sarebbe raddoppiato, a confermarlo è la portavoce di Apple Natalie Kerris. In ogni caso i risultati di iAd potrebbero essere inferiori alle aspettative di Apple, che probabilmente aspira al 50% del mercato. Nel frattempo i clienti stanno chiedendo funzionalità aggiuntive: ad esempio la CBS ha preferito AdMob, perché al momento della sua richiesta iAd non era ancora in grado di veicolare campagne esclusivamente su iPad, ma solo campagne miste iPhone/iPod/iPad.
Altra novità in arrivo per iAd potrebbe essere un’estensione più convinta al mercato europeo. Come ci hanno segnalato alcuni sviluppatori italiani con la beta 4.2, su iPhone 4, iAd non mostra più dei banner segnaposto, ma campagne reali. Questo potrebbe essere un indizio dei primi esperimenti di espansione.
[Immagine di hgw27]

Pochi mesi fa parlavamo del tentativo di Microsoft di convincere molti sviluppatori presenti su App Store a sviluppare anche per Windows Phone. L’indiscrezione di allora è ormai una certezza, e anche in queste settimane le proposte di Microsoft stanno ormai dilagando, anche in Italia.
Pochi giorni fa anche gli sviluppatori della NETTuno (software house con all’attivo applicazioni curiose su iPhone, come TurnMeOn e PianoGame) sono stati contattati dalla sede europea di Microsoft. In sostanza l’azienda ha proposto ai programmatori di sviluppare alcune loro applicazioni anche per la neonata piattaforma mobile.
In cambio tutto l’occorrente per lavorarci: una licenza Windows 7 Ultimate, un telefono e un rimborso dell’iscrizione al programma di sviluppo. «Ci saremmo lanciati anche senza la proposta di Microsoft», ci spiega lo sviluppatore Daniele Rapillo, «Ma di sicuro non tanto presto, in questo modo siamo sicuramente incentivati a dedicare parte delle nostre risorse a questo progetto».
Più piattaforme esistono meglio è sia per i consumatori sia per gli sviluppatori, quindi non c’è niente di male nei confronti del gesto di Microsoft. Anzi, forse proprio chi ha meno sviluppatori della sua parte è convinto dell’importanza di questo capitale intellettuale. Un capitale da rispettare e corteggiare. Chi ha orecchie per intendere…

Steve Jobs sembra avere le idee molto chiare in merito a un certo hobby: Apple TV. Il media center di Apple non vende abbastanza, non è un segreto. Nel corso del keynote l’iCEO ha provato a rilanciare questo dispositivo, in una versione riveduta e corretta. Per prima cosa Steve ha descritto il pubblico dei media center con sette punti chiave:
La nuova Apple Tv offrirebbe tutto questo. Grande un quarto della precedente, funziona semplicemente come tv on demand a noleggio (non più in acquisto), con qualità HD e prezzi contenuti (minimi storici di 99 centesimi per un episodio di un telefilm ABC e Fox). In più, gli utenti americani possono vedere telefilm a prezzi ancor più contenuti, con Netflix.
Appunto, gli utenti americani. Perché in Italia non è ancora possibile acquistare film e telefilm, e l’interesse nei confronti di questo prodotto rasenta lo zero (lo dicono i negozianti con cui ho parlato, lo dicono i feedback a molti post di Melablog). Steve Jobs, questa volta, si è limitato ad annunciare che il catalogo di iTunes arriverà in altri paesi nel corso del 2010, ma non ha specificato quali. Anche al primo lancio di Apple TV aveva promesso di coprire l’Europa in breve tempo, e invece…
L’Italia questa volta ci sarà? Per capirlo basta rispondere a una domanda: qui non c’è interesse per Apple TV perché mancano i contenuti, o non ci sono contenuti perché non c’è interesse per Apple TV? Detto più semplicemente: gli italiani pagherebbero, anche poco, anche una microtransazione, per vedere un film o un telefilm che poi non possiederanno? Perché se prima, detto sinceramente, Apple TV poteva ancora interessare a chi scaricava film illegalmente via torrent, ora non interesserà più nemmeno a quella fascia di pubblico. O acquisti beni digitali, o di questo prodotto non te ne farai nulla. Pagare per un bene immateriale è la soluzione più onesta e coerente, dal punto di vista del diritto d’autore. Ma il pubblico italiano è abbastanza maturo da giustificare la nascita di un mercato?
Apple, forse, potrà scoprirlo solo provandoci (non ci sono casi simili qui in Italia, a parte il fallimento di Ri-Video). Intanto, al momento, Apple TV è totalmente scomparsa dallo store del nostro paese.
Dei giovani studenti italiani creano un prodotto brillante e innovativo, che a soli 18 anni gli è valso l’iscrizione all’albo nazionale delle eccellenze. L’applicazione per iPhone di cui parliamo oggi non è ancora in vendita, ma si tratta di un esempio per una volta positivo dell’intraprendenza degli studenti del nostro paese. Alcuni mesi fa cinque studenti della 5° Informatica B dell’Isis Facchinetti di Busto Arsizio (Varese) hanno voluto inventarsi un nuovo progetto tecnologico, per partecipare ad un concorso locale dedicato all’innovazione.
I cinque giovanissimi hanno provato a risolvere un piccolo problema quotidiano: innaffiare i fiori o curare un orto mentre si è in vacanza o in ufficio. Hanno pensato quindi ad una piccola serra controllabile in remoto da un iPhone, attraverso un’applicazione ad hoc. In soli due mesi, rimanendo a scuola qualche ora in più e rinunciando al tempo libero, è nato il primo prototipo funzionante della loro “Serra Domotica”. Il progetto è valso loro un premio assegnato dall’Unione Industriali di Varese e dall’Università Carlo Cattaneo, oltre alla già citata iscrizione all’albo delle eccellenze.
«Nel prossimo futuro potrebbe esserci la commercializzazione del progetto», ci racconta Enthonj Franco, uno dei cinque studenti che hanno lavorato alla serra, «Un vivaio vicino alla nostra scuola ci ha consigliato dei parametri di temperatura e umidità per i climi preimpostati, vogliamo produrne alcuni esemplari e vedere come andrà». Oltre a Enthonj, i cinque informatici con il pollice verde sono Mattia Carmignano, Antonello Interdonato, Daniele Massarenti e Daniele Tecci. In questo periodo sono impegnati anche a preparare gli esami di maturità, ma la loro testa sembra essere ancora tutta sulla Serra Domotica: per lo sviluppo del software su iPhone hanno dovuto imparare tutto da soli, perché a scuola non esistono ancora corsi su questa piattaforma.
Continua a leggere: Cinque studenti italiani inventano l'orto che si cura da iPhone

In questi giorni c’è stato un gran parlare del nuovo dispositivo che Apple si appresterebbe a presentare: Apple iSlate. MarkMonitor, l’azienda che si occupa della registrazione dei domini per conto di Apple, ha acquistato domini con il nome del nuovo prodotto. Oltre al .com, l’azienda è riuscita ad acquistarne diversi nazionali, mancherebbero all’appello solo quello tedesco (islate.de) e quello italiano (islate.it), entrambi regolarmente registrati a nome di due aziende diverse.
E’ possibile che Apple, come già accaduto in passato, provveda alla confisca dei domini, dimostrando la paternità del marchio iSlate. L’altra strada per l’acquisizione della proprietà di tali indirizzi è l’accordo economico: un falso problema considerando la liquidità dell’azienda di Cupertino.
Il dominio .com fu acquistato nel 2007: sembra infatti che l’idea di un computer tablet o simile sia stata concepita molti anni prima (già nel ‘90 Apple realizzò un prototipo chiamato MessageSlate), ma che abbia trovato l’approvazione di Steve Jobs solo due anni fa. I lettori più attenti ricorderanno sicuramente il video nel quale il direttore generale del New York Times, nel corso di una riunione interna, citava un fantomatico Apple Slate tra i dispositivi futuri. A convincere il CEO sembra sia stata la rivoluzionaria tecnologia per il feedback tattile.
La presentazione del nuovo dispositivo sembra essere imminente, le fonti (sempre segrete e molto vicine ad Apple) parlano di 26 gennaio 2010.
Allarme rientrato per Engineering Project, l’azienda prossima all’apertura, la cui pagina web lasciava intendere la possibilità di installare Mac OS X su PC assemblate. A smentire categoricamente ogni volontà dell’azienda di produrre cloni è direttamente Renzo De Renzi, amministratore delegato dell’azienda italiana, con la seguente dichiarazione:
Non abbiamo alcuna intenzione di vendere dei cloni. Le nostre macchine sono certamente simili per molti aspetti ai Mac perché usano le stesse componenti, ma non sono e non saranno in grado di far girare Mac Os X. Si è trattato di un errore. Stiamo tenendo d’occhio il processo Psystar che si svolge negli Usa ed è nostra intenzione creare macchine simili, perché usano le stesse componenti, a quelle Apple; nel caso dovesse accadere che Psystar ne uscisse vincitrice ci sarebbe la possibilità per i clienti che hanno comprato le nostre macchine di installare in autonomia Mac Os. Abbiamo pubblicato così quel messaggio; ci siamo poi resi contro alla luce di tutto quanto è accaduto e potrebbe accadere che si trattava di un messaggio erroneo e fuoriviante. Per altro da quel che vediamo pensiamo anche che al momento sia piuttosto difficile che Psystar esca vincitrice dal confronto legale.
L’azienda venderà al grande pubblico solo macchine con hard disk vuoto: saranno i clienti ad installare il sistema operativo che preferiscono (assumendosi le proprie responsabilità). A questo punto pare che la nostra nazione non partorirà nessun clone Apple: tutto è bene quel che finisce bene.
[Via Macitynet]

Alla lista delle aziende che si accingerebbero a clonare computer Apple potrebbe aggiungersi anche un’azienda italiana. La startup Engineering Project ha recentemente presentato attraverso il proprio sito la sua nuova linea di computer desktop, EVO, indicando chiaramente la compatibilità della macchina con OS X.
Sebbene l’azienda pubblicizzi solo la compatibilità con il sistema operativo di Cupertino, rimane poco chiaro se sia possibile acquistare PC con Snow Leopard pre-installato. Diverse altre compagnie, come EFi-X, hanno sviluppato una componente hardware che si pensa sia in grado di far installare OS X sui propri computer (emulando il chip EFi).
Stando alla descrizione delle macchine, pare che sia possibile solo richiedere Ubuntu e Windows 7 pre-installati. Il sito non è ancora completo, per cui non è possibile chiarire il dubbio. Attualmente Apple è coinvolta in un’aspra battaglia legale con Psystar (la prima azienda ad aver clonato un Mac). La causa, che sembrava vinta in partenza da Apple, si sta potraendo nel tempo più del previsto. In tal senso non è chiaro come Apple intenda agire nei confronti di tutte le altre aziende simil-Psystar.

Da poche ore, ha fatto il suo debutto anche nel nostro paese il servizio iTunes LP con l’album di MIKA: The boy who knew too much.
iTunes LP, lo ricordiamo, è un servizio che fornisce materiale aggiuntivo sulle opere di un singolo artista un po’ come accade con i CD reali. L’album è stato arricchito con 40Mb di dati aggiuntivi contenenti i testi, fotografie inedite ed i credits relativi a tutte le canzoni presenti nell’album.
“The boy who knew too much” di MIKA è disponibile attraverso iTunes Store al prezzo di €12,99.
[Via Melamorsicata]

Biosky.net è un team di programmatori distribuito in tutta Italia, coordinato da Fabio Cecchini. A partire da settembre, attiveranno a Roma una serie di corsi di programmazione, il primo dei quali è relativo allo sviluppo per iPhone e iPod touch.
Il corso sarà a numero chiuso (massimo 20 partecipanti), avrà un costo di 1000 euro e una durata di 100 ore (20 lezioni da 5 ore). Gli argomenti del corso vanno dalla programmazione a oggetti in Objective-C, all’uso di Xcode, dallo sviluppo di applicazioni basate su UIKit a quelle basate su Quartz e OpenGL|ES.
Magari può essere una buona possibilità per chi ha intenzione di iniziare a creare qualcosa per iPhone e iPod touch ma non ha le basi o la possibilità di affrontarne autonomamente lo studio.
Per maggiori informazioni, e per capire se il corso può fare al caso vostro, c’è il sito di presentazione del corso.