
Tutto era cominciato con la vicenda Papermaster e un impianto accusatorio costruito dal Dipartimento di Giustizia USA, poi rirportato da alcune tra le penne più argute del Washington Post. L’ipotesi è che i colossi dell’high tech a stelle e strisce -Apple e Google in testa- si siano impegnate surrettiziamente a non pestarsi i piedi a vicenda con le assunzioni. Un accordo tecnicamente definito di “no-poaching” che tuttavia viola parecchie leggi antitrust tra cui lo Sherman Act e il Cartwright Act.
A quanto pare, almeno a dire del giudice della Corte di San Jose, c’è del fondamento nelle accuse mosse, e per questa ragione la richiesta di archiviazione avanzata dalle società coinvolte non può trovare accoglimento:
Il caso non si ferma qui… questo dibattimento sopravviverà alla richiesta di archiviazione. […] E’ difficile sostenere la tesi che non ci fosse una cospirazione dietro.
Ritorna dunque lo spettro del patto non scritto di cui parlammo nel lontano 2009; se nel dibattimento si dimostrerà che gli imputati si sono effettivamente accordati per limitare stipendi, assunzioni e mobilità del personale qualificato, molti dipendenti assunti tra il 2006 e il 2009 potrebbero ricevere sostanziosi risarcimenti. L’accusa traccia una cronologia ben precisa di eventi che macchia indelebilmente la reputazione dell’iCEO e che stride con i recenti propositi annunciati da Obama:
Continua a leggere: Fondate le accuse di accordi sottobanco tra Apple e Google

Per la prima volta gli utenti Facebook da piattaforma Android sono in numero maggiore rispetto a quelli su iOS. Lo rivela l’analisi compiuta da Appdata, servizio indipendente di misurazione del traffico da applicazioni web fornito da Inside Network: se su iPhone e iPad gli utenti giornalieri sono 57.6 milioni, il numero di “androidiani” sul social network sfiora i 59 milioni.
Si tratta di cifre impressionanti in entrambi i casi ma il sorpasso fa notizia dopo le dichiarazioni di Eric Schmidt, deciso a contrastare l’egemonia di Apple sul fronte dei dispositivi mobile. Prima di stappare lo spumante i fan di Android dovrebbero tener conto di alcuni fattori.
Prima di tutto, Android è presente su un numero maggiore di dispositivi (sia smartphone che tablet) prodotti da diversi costruttori. iOS non ha mai digerito bene Facebook e sorprendentemente la versione 5 del sistema operativo mobile di Apple ha preferito integrare Twitter, scelta condivisibile a mio avviso ma davvero la creatura di Mark Zuckerberg era così minacciosa da offuscare la “luce” di cui risplendono iPhone e iPad? Neanche il nuovo aggiornamento dell’applicazione ufficiale su iOS (4.1), la nuova Timeline (qualcuno ha detto Path?) serviranno a rendere il servizio piacevole agli utenti e recuperare il numero di “fedeli”?

I numeri riportati da NPD per quasi tutto il 2011 (fino ad ottobre, per la precisione) non lasciano adito a dubbi. Apple o Google che sia, la guerra nel mercato mobile USA è tra questi due terreni che si consuma. Gli altri competitor quando non perdono terreno, restano stazionari nelle proprie nicchie.
Android è, come noto, il leader di mercato quanto a espansione; segue Apple al secondo posto e infine, a distanza siderale, tutti gli altri che lottano per le briciole. Fatto 100 l’intero settore degli smartphone, Big G e la mela se ne accaparrano più dell’82% suddivisi in questo modo: 29% per iOS e un pantagruelico 53% per Android.
Sostanzialmente, sono le uniche due piattaforme a registrare una crescita -e che crescita- nell’anno. Già perché nel mentre, Windows Phone 7 è rimasta sostanzialmente stazionaria, non avendo mai superato il 2% di market share; e non le è andata neppure tanto male, visto che invece BlackBerry di Rim ha subìto un vero e proprio crollo, contraendo la propria presenza fino all’8%.
Si tratta di un trend che permarrà immutato grossomodo per tutto il 2012, al netto di improbabili colpi di scena. Anche perché Android è oramai presente su più di 100 modelli differenti di smartphone, variegatissimi per fasce di prezzo e funzionalità; Apple, dal canto suo, lotta con tre soli modelli di telefono ed ecco perché è fisiologicamente destinata a restare seconda. Per quanto concerne Windows Phone 7 e BlackBerry, potremmo anche assistere a cambiamenti di un certo rilievo, ma molto dipenderà dalle rispettive strategie: sappiamo che Nokia estenderà agli USA la linea di telefoni Windows chiamata Lumia, e che al contempo RIM introdurrà dispositivi con BlackBerry 10 OS, basato su QNX. Sull’efficacia di queste mosse, tuttavia, pesano ancora enormi dubbi.

Google ha acquisito Clever Sense, lo annuncia la società con un comunicato ufficiale sulla homepage del proprio sito. Clever Sense è stata “annusata” da sempre dai big della tecnologia grazie al proprio software intelligente Alfred (prima Seymour), un’app per iOS e Android specializzata in local recommendations, ovvero poter aiutare l’utente a trovare ciò che cerca nell’area geografica in cui si trova.
L’intelligenza artificiale di Clever Sense farà comodo a Google per sviluppare una probabile alternativa a Siri per i propri dispositivi Android, dato che il punto forte di questa tecnologia (ancora in fase embrionale) è memorizzare i gusti di chi la utilizza, un po’ come Pandora o Last.fm per la musica.
A tutto ciò si deve aggiungere la capacità di riconoscimento vocale e comprensione delle istruzioni impartite con la voce. Se Google ha realmente in mano l’alternativa a Siri di Apple non ci resta che aspettare gli sviluppi futuri, che magari la integreranno con la ricerca e i social network tramite Google Plus.
Via | Search Engine Land

In partnership con Telstra, l’operatore mobile telefonico australiano, Google ha aperto a Melbourne il suo primo negozio fisico dedicato agli smartphone e terminali Android. Si chiama “Androidland”e presto potrebbe venire esportato nel resto del mondo.
L’idea di prendere spunto dall’enorme successo degli store fisici con la mela non è una novità assoluta. Da principio ci aveva provato Redmond, la cui catena di negozi emulava perfino la figura del Genius, ribattezzata Guru. Ora però, riferisce Mike Isaac su Wired, è il turno di Mountain View:
Lo scorso giovedì, Google e la società di telecomunicazioni mobili australiana Telstra hanno aperto a Melbourne il primo negozio fisico a tema Android; una mossa per consolidare il brand Android e i dispositivi associati sotto un unico, grande, googoloso tetto.
Al suo interno, i potenziali clienti troveranno informazioni utili, dispositivi in esposizione, chioschi dedicati al gaming, speciali schermi interattivi e un ambiente vistosamente declinato nello stile dell’OS mobile di Google. Si tratta di una vetrina che potrebbe presto essere esportata in giro per il globo, così com’è avvenuto per il resto di noi:
Sì, sembra tutto praticamente identico alla strategia retail di Apple, ovvero un’iniziativa che si è scontrata con un iniziale scetticismo ma che subito si è dimostrata vincente… E’ possibile che l’apertura nel mercato australiano possa servire a Google come una sorta di esperimento. Se il progetto Androidland decolla, potrebbe avere un senso per la società l’espansione della sua presenza in altri mercati popolari come Giappone, Europa e, ovviamente, gli Stati Uniti.
Google Search per iPad, l’app rilasciata ieri da Mountain View, è un’utilissima app che Android al momento non ha ancora. A differenza di quello che suggerisce il nome, non si limita a consentire le ricerche con il motore di Big G, ma consente di usare quasi qualsiasi applicazione di Google in versione mobile riadattata per l’iPad.
Le ricerche per altro hanno una nuova funzione molto interessante: una volta ottenuti i risultati, basta cliccare su un link per aprirlo in un’altra finestra che si sovrappone alla prima senza cancellarla. Basta spostarla sulla desta dello schermo per metterla da parte. Oppure possiamo navigarci all’interno come se fosse un browser. Google fornisce anche un paio di pulsanti utili come la ricerca nella pagina e la possibilità di aprire il risultato su Safari. Quanto a condivisione, si rimane castrati all’unica possibilità di fare +1 su Google Plus.
Nelle ricerche generali o per immagini Google offre pure la possibilità di sfogliare i risultati in piccole preview. Dalla schermata app possiamo accedere a quasi qualunque app di Google. Delle principali l’unica ad aprirsi con l’app nativa è YouTube, mentre Google Earth porta in iTunes in cerca della propria app.
Dopo il (fallimentare?) rilascio dell’app di Gmail, questa volta Google sembra aver messo a segno un bel colpo. Il mio utilizzo del web spesso e volentieri comincia da Google Search e dai risultati delle mie ricerche apro diverse tab, quindi trovo quest’app molto funzionale. Voi che ne pensate?
EDIT: Come fa notare pollakos nei commenti, sull’App Store si trova con il nome Ricerca Google. Aggiungo inoltre che funziona pure per iPhone, non ci avevo fatto caso (ma su iPhone non l’ho provata ancora)

Dopo anni di attesa, Google finalmente rilascia una app ufficiale di Gmail per iPhone, iPad e iPod touch. Finora erano disponibili solo web app per dispositivi iOS, le quali non godevano dell’ottimizzazione di un’app nativa. L’alternativa era usare iOS Mail con Gmail come se fosse un account Exchange. Questo piccolo hack però non permette usare le funzionalità proprie di Gmail, come i label, i filtri, la segnalazione di e-mail di spam.
L’app Gmail per iOS include tutte le funzionalità di Gmail attese: notifica quando si riceve un messaggio, sull’iPad divide lo schermo per una maggiore leggibilità e autocompleta gli indirizzi, basandosi sui contatti Gmail o sull’agenda di iOS.
Google ha però subito ritirato l’app dall’App Store (il link diretto all’app non funziona attualmente). La ragione? Secondo un tweet di Paul Haddad, Gmail app mancherebbe del supporto ad account molteplici il che non la rende utile per un certo gruppo, apparente abbastanza fornito, di utenti, ma sopratutto le Notifiche Push non funzionerebbero a dovere.
Dopo anni di pazienza per vedere uscire l’app di Gmail per iOS, qualche settimana in più sembra non essere niente, eppure…

La International Trade Commission statunitense ha reso noto un giudizio preliminare che stabilisce che iOS non viola quattro dei brevetti di HTC per Android. Il giudizio riguarda la prima denuncia di HTC contro Apple, nel maggio del 2010, nella quale la casa di Taiwan accusava Apple di violare 5 brevetti in suo possesso.
La denuncia di HTC riguardava brevetti riguardo alla gestione dell’alimentazione e del risparmio energetico, i quadranti telefonici personalizzati e il rapido accesso alla memoria per la composizione veloce di numeri. Si trattava di una reazione alla pesante accusa della Apple di due mesi prima per numerose violazioni di brevetti da parte della HTC.
Dall’inizio di questa guerra di brevetti lo scorso anno, la HTC ha acquistato il controllo di altri brevetti relativi agli smartphone. Va detto che dei tre più grandi produttori di smartphone Android, la HTC detiene il portfolio di brevetti il meno fornito, ma ora sta recuperando terreno grazie all’acquisto di S3 Graphics e accordi con Google e Microsoft. Per questi nuovi brevetti in possesso di HTC è in atto un’altra causa contro Apple da settembre 2011.
[Via FOSS Patent | Foto the Mac Observer]

Martedì 11 ottobre Google e Samsung avrebbero dovuto tenere un evento al CTIA di San Diego per presentare il nuovo Nexus Prime, il primo smartphone ad adottare Android 4.0 Ice Cream Sandwich, ma a quanto pare l’evento è stato rimandato, come confermato dal comunicato congiunto delle due aziende:
Samsung e Google hanno deciso di rinviare l’annuncio del nuovo prodotto. Crediamo che non sia il momento giusto per annunciare un nuovo prodotto. La nuova data ed il luogo saranno annunciati a breve.
Sebbene le due aziende non abbiano specificato il motivo, molti hanno letto in questo rinvio una forma di rispetto nei confronti di Steve Jobs, dei suoi familiari e di tutte le persone che lavorano alla Apple.
Da parte sua Apple non ha modificato i piani per il lancio dell’iPhone 4S, proprio per onorare al meglio la memoria di Steve Jobs, perché questo è ciò che lui avrebbe voluto.
[via stuff]

Dietro il nuovo social network di Mountain View c’è la mano del programmatore che ha contribuito alla nascita del Macintosh. Andy Hertzfeld, che lavora da anni a Google, è stato additato da più fonti come l’ideatore di parte se non proprio tutta l’interfaccia e meccanismo di interazione di Google Plus.
In realtà oggi come all’epoca del Mac la creazione di un nuovo prodotto è un lavoro di squadra e Hertzfeld, che oltre a essere uno sviluppatore si diletta a fare lo storico, ha voluto chiarire la sua parte e quella dei suoi colleghi nella creazione di Google+ e del recente redesign di Google.
Ho contattato Hertzfeld e dopo aver avuto l’autorizzazione eccovi di seguito una traduzione del suo intervento.
È bello che la user experience di Google Plus sia stata accolta con tale favore e sono contento di tutte le reazioni positive di cui sono stato oggetto ma temo che il mio ruolo sia stato ingigantito e questo post un po’ lungo rappresenta il mio tentativo di dare a Cesare ciò che è di Cesare.

Il Yankee Group ha pubblicato uno studio che dimostrerebbe il grande successo che Apple riscuote nel mercato europeo. Lo studio, estremamente ampio, dimostra che il 40% degli acquirenti di smartphone del nostro continente ha in mente di acquistare un iPhone come suo prossimo dispositivo. Android, malgrado la sua crescita iniziale, ottiene un risultato del 19%.
Dopo il sistema operativo di Google, la scelta ricade su RIM per il 17% e Nokia per il 15%. L’indagine non ha coperto tutto il territorio europeo ma solo le nazioni più importanti: 5.000 intervistati in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Gli stessi paesi che un tempo erano roccaforti del colosso Nokia o di altri veterani del mercato cellulare.
Il vice presidente della ricerca, Declan Lonergan, sostiene che la quota di preferenze è l’evidenza di un “fenomenale appeal per il brand Apple” in Europa. Yankee nota anche che quello europeo è un mercato in corso di mutazione. Solo 4 volte su 100 ci si imbatte in utenti che usano computer desktop per lavoro, il 58% di loro già si dice più produttivo con tablet e smartphone.
[Via BGR]

Quando era diventato ovvio che Apple si apprestasse ad esordire con un sistema di cloud computing, una delle curiosità più popolari tra gli addetti ai lavori era diventata quella di capire come Apple sarebbe riuscita a realizzarlo diversamente da Google, la più importante azienda di cloud computing al mondo. In questo caso, devo ammetterlo, la visione di Apple è stata diversa rispetto a quella di Google. Infatti è uguale a quella annunciata da Microsoft diversi anni fa.
Vediamo di approfondire un attimino. Google ha definito il cloud computing a supporto del web; Apple lo ha definito a supporto del software, utilizzando Internet in maniera del tutto invisibile all’utente finale. Tutti i servizi cloud che Google offre ai suoi clienti (email, scrittura di testi, fogli di calcolo e tutti gli altri) vengono erogati all’interno di una finestra del browser. Per Google, il concetto cardine della sua interpretazione di cloud computing è spostare i software nel web.
Per Apple invece, il cloud computing non sposta i software, li estende. Tutte i vostri dati, canzoni, email e documenti vari vengono automaticamente e invisibilmente sincronizzati evitandovi l’incombenza di dover fare copie di sicurezza oltre che garantendovi l’accesso ad essi da qualsiasi tipo di dispositivo e da qualsiasi posto. Per Apple, il cloud computing serve a rendere il software migliore.
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