Apple di solito mantiene abbastanza celate le informazioni sulla produzione dei suoi dispositivi. Abbiamo con questo video pubblicato da iFeng la fortuna di seguire un giornalista della testata cinese in una visita guidata nella fabbrica di Zhengzhou, accompagnato dal CEO di Foxconn Terry Gou. Ricordiamo che a Zhengzhou viene assemblato il 70% della produzione degli iPhone di Apple.
Il tour inizia con un volo in elicottero sull’impianto, il quale si estende su circa 5,6 km quadrati ed accoglie ben 115 mila lavoratori. I terreni abbandonati attorno alla fabbrica sono riservati per future espansioni, spiega Gou.
La visita si dedica essenzialmente all’area dedicata all’assemblaggio degli iPhone 4S e alla fabbricazione del suo display Retina. Mentre il giornalista mostra l’antenna dell’iPhone 4S, Gou precisa in uno slancio di autopromozione che “l’impianto di Zhengzhou supera tutte le catene di montaggio di Giappone, Germani, USA o di qualsiasi altro luogo”. I due si spostano quindi nell’area dove vengono fabbricate le schede madri, al ritmo di 10.000 unità al giorno. Gou e il giornalista mostrano infine una camera pulita dove vengono montate le videocamere dell’iPhone.
Un’ultimo video (che trovate dopo il salto) mostra il giornalista che intervista un operaio di Foxconn e gli chiede se le sue condizioni di lavoro sono soddisfacenti. La risposta è positiva.
Continua a leggere: Video-tour della fabbrica Foxconn a Zhengzhou

La tecnologia di Sharp approderà a Huai’an, sede della fabbrica di Foxconn dove Apple sta investendo per allestire una nuova linea di produzione. Questa manovra va collegata all’investimento di Hon Hai Precision sulla produzione di pannelli LCD Sharp a Sakai in Giappone: a marzo, Hon Hai Precision comprò 46,5% della fabbrica di Sakai e circa 706 milioni di euro di azioni Sharp, corrispondente all’11% della compagnia. Foxconn è l’azienda collegata a Hon Hai Precision e che adesso intende sfruttare questa partnership con Sharp per migliorare le proprie linee di produzione.
Reuters, citando il quotidiano giapponese Nikkei business daily, precisa che “l’azienda giapponese Sharp Corp fornirà le conoscenze tecnologiche alla fabbrica cinese di Hon Hai Precision, la quale produrrà schermi per i nuovi iPhone di Apple“. Indiscrezioni indicano Sharp come uno dei principali fornitori di display LCD per il prossimo iPhone 5.
Sharp ha inaugurato la produzione dei display IGZO da destinare alle smart HDTV di futura generazione, compresa la iTV. Potrebbe essere questa la tecnologia che Sharp porta in dote a Foxconn, tanto più che la stessa tecnologia IGZO potrebbe essere adottata dai prossimi MacBook Pro ed Air, secondo quanto prevede l’analista Richard Shim.
A dire del China Daily, Foxconn sta per investire 210 milioni di dollari per allestire una nuova linea di produzione dedicata ad un inedito prodotto Apple. Si parla d’un nuovo impianto produttivo costruito nella città di Huai’an.
L’ufficio del Taiwan Affairs della municipalità di Huai’an ha recentemente dato il nulla osta alla costruzione della nuova fabbrica Foxconn:
L’impianto che conterrà la linea di produzione sarà localizzato nella città di Huai’an e, a dire dell’ufficio Taiwan Affairs della municipalità di Huai’an, produrrà componenti per la multinazionale Apple Inc. L’impianto coprirà un’area di 40.000 metri quadri e assumerà qualcosa come 35.800 impiegati. Il valore produttivo annuale stimato sarà compreso tra i 6 e i 7 milioni di Yuan (ovvero dai 949 milioni di dollari a 1,1 miliardi), mentre il valore dell’import/export ammonterà a 55,8 milioni, riferisce l’ufficio. Foxconn Technology Group, il principale produttore di dispositivi Apple, ha annunciato che l’impianto ad alta tecnologia di Hainan, l’isola più a sud della Cina, sarà pronto ad inizio aprile.
La costruzione avrà inizio ad ottobre, ma è praticamente impossibile anche solo ipotizzare quali prodotti usciranno dalle nuove catene di montaggio; forse l’iPhone 6, ma va’ a sapere. Per l’iPhone 5 di sicuro bastano e avanzano i 200.000 lavoratori impiegati negll’impianto di Shenzen, affiancato in tempi recenti da quello in Brasile e l’altro, ancora più grande, a Zhengzhou.

Dopo la smentita di Loewe sull’interessamento di Apple a rilevare l’azienda tedesca di televisori, anche Foxconn ha diramato un comunicato con il quale smentisce la notizia riportata dal China Daily, secondo la quale Terry Gou, CEO di Foxconn, avrebbe annunciato i preparativi per l’avvio della produzione del futuro televisore Apple.
Terry Gou non ha mai confermato ne ipotizzato un coinvolgimento di Foxconn nella produzione di alcun dispositivo.
La politica dell’azienda è quella di non rilasciare commenti sui propri clienti ed i loro prodotti.
Qualsiasi report sostenga che Foxconn stia preparando la produzione di uno specifico prodotto non è accurato.
In realtà le parole di Terry Gou sono state fraintese, in quanto Foxconn ha ribadito che:
L’azienda è sempre pronta a venire incontro alle esigenze produttive dei propri clienti, in modo che possano essere sicuri di poter affidare a Foxconn la produzione di qualsiasi tipo di dispositivo.
Resta il fatto che Foxconn ha recentemente investito 1,2 miliardi di Euro per acquisire il 10% di Sharp, specializzata tra l’altro nella produzione degli innovativi display IGZO.
[via thenextweb]

Sulle oltraggiose condizioni di lavoro degli operai negli impianti della Foxconn ci siamo soffermati in diverse occasioni e ogni volta, tranne qualcherara eccezione, c’era mediamente di che gridare allo scandalo. La buona notizia è che Apple non si sta impegnando solo a chiacchiere: pagherà di tasca propria parte delle spese sostenute da Foxconn per rendere più sicuro e piacevole il posto di lavoro.
Vista l’attenzione catalizzata dai media sulla faccenda, e la scalfittura sul buon nome della mela, non sorprende che a Cupertino stiano tentando di migliorare la percezione del proprio operato nell’opinione pubblica. La notizia l’ha data direttamente il CEO di Foxconn Terry Gou durante una cerimonia presso il quartier generale di Shanghai:
Abbiamo scoperto che questo [ovvero il miglioramento delle condizioni nelle fabbriche, n.d.T.] non rappresenta un costo. È semmai un vantaggio competitivo. Credo che anche Apple lo veda come una punto di forza, e per questa dividerà con noi i costi iniziali.
Nulla tuttavia è trapelato sulla percentuale di condivisione dei costi (fifty-fifty?), né sulla quantità di denaro che verrà effettivamente profusa nella causa. Di sicuro, gli sforzi iniziano a consolidarsi finalmente in qualcosa di abbastanza tangibile: risale allo scorso febbraio un aumento medio della paga degli operai compreso tra il 16% e il 25%, e solo un paio di mesi fa sono state annunciate decine di migliaia di nuove assunzioni per far fronte alle maggiori quantità di lavoro e ridurre gli straordinari semiobbligatori. Ciò tuttavia non è arrivato a costo zero come chiosa Gou; secondo gli analisti, infatti, i risultati dell’ultimo trimestre fiscali di Hon Hai Precision si sono assestati nettamente al di sotto delle aspettative proprio a causa della crescita salariale.

Il Digitimes è spesso prolisso quando si tratta di lanciare indiscrezioni sul futuro dei dispositivi di Apple. La testata di Taiwan ha pubblicato un rapporto sulla fine del 2012 per la Apple e i vari dispositivi in produzione, descrivendo l’ordine di uscita della famiglia degli iPad e degli iPhone.
Pegatron, il partner asiatico di Apple, ha accettato ordinativi per la produzione e l’assemblaggio sia per il nuovo iPhone previsto per settembre che per un nuovo iPad atteso per l’inizio del “quarto trimestre 2012″, secondo quanto riporta il Digitimes.
Il lancio del nuovo iPhone entro settembre suona del tutto ragionevole: il dispositivo farebbe la sua apparizione sul mercato approssimativamente un anno dopo il lancio dell’iPhone 4S. D’altra parte, la nota catena d’elettronica statunitense Walmart ha di recente abbassato i prezzi dell’iPhone 4S, un segnale dell’avvicinamento della prossima generazione di iPhone.

Durante le prossime settimane, una ditta cinese fornitrice di componenti hardware per Apple subirà un audit da parte dell’Institute of Public Environmental Affairs (IPE), una valutazione del rispetto delle norme riguardanti l’inquinamento. Questo controllo si è reso necessario dopo un rapporto dell’IPE del 2010 che puntava il dito verso gli impianti inquinanti delle fabbriche fornitrici di Apple ed altre 28 multinazionali. La casa di Cupertino fu allora l’unica azienda a non rispondere alle richieste dell’IPE.
Da allora le relazioni fra Apple e l’IPE si sono normalizzate. In un’intervista a The Wall Street Journal, il vice-direttore dell’IPE Wang Ding ha dichiarato nel settembre scorso che Apple aveva assunto un atteggiamento più aperto. Questa politica di distensione è stata da poco confermata dal direttore dell’IPE Ma Jun al Financial Time: ha dichiarato che “Apple è cambiata molto, si sta aprendo ed una prova di ciò è che ha autorizzato questo audit.”
Questa ispezione è stata quindi permessa dalla buona volontà di Apple, nel quadro di una politica di trasparenza e collaborazione con le autorità cinesi lanciata da Tim Cook, durante la sua visita in Cina.
Continua a leggere: Apple messa sotto esame in Cina per inquinamento
Resta alta l’attenzione sulla questione delle violazioni messe in atto contro i lavoratori all’interno degli stabilimenti Foxconn, e questa volta per mano stessa di Cupertino. Apple ha infatti consentito a Rob Schmitz di Marketplace di accedere liberamente ad un impianto e di entrare in contatto coi dipendenti. Ed ecco come nasce un iPad.
È la seconda volta che una telecamera riesce a varcare i cancelli presidiati delle fabbriche Foxconn; la prima, storica, è stata quella di Bill Weir per Nightline, andata in onda tempo fa sulla ABC.
In questo video di due minuti circa, si può dare un’occhiata alle linee produttive e all’aria che si respira tra quelle pareti. L’enfasi, tuttavia, questa volta non è data tanto agli abusi -che comunque esistono- quanto piuttosto su fatto che molti operai desiderano lavorare lì. È il canonico rovescio della medaglia, e per questo merita d’essere guardato con attenzione.

Più che d’una indiscrezione vera e propria, quella di MicGadget somiglia forse ad una interessante riflessione o tutt’al più ad una intrigante possibilità; ma la notizia merita. Di recente Hon Hai Group, la multinazionale taiwanese proprietaria di Foxconn, ha ufficialmente dichiarato una manovra d’emissione di circa 33,9 milioni di dollari in azioni, e tra gli acquirenti interessati si vocifera ci sia anche Apple.
Lo scopo è la raccolta dei fondi necessari per ammodernare gli impianti, tenere il passo coi tempi e mandare avanti le sempre più onerose attività di ricerca e sviluppo; qualcosa attorno ai 3 miliardi di dollari di capitalizzazione, per intenderci. E Apple, con le proprie sostanze, non avrebbe alcuna difficoltà a diventare uno degli investitori di maggioranza:
Apple possiede miliardi di dollari cash. Oltre alla distribuzione dei dividendi e al buyback, Apple non ha escluso la possibilità di acquisire le azioni di Hon Hai per espandere l’alleanza strategica con quest’ultima. E sebbene la ricerca di fondi della Hon Hai rappresenti il tentativo più grande mai visto nella storia dell’industria tecnologia taiwanese, il mercato sembra incerto sui nomi degli investitori. Se Apple usasse tutte le sue riserve per rastrellare azioni Hon Hai, sarebbe in grado di portarsi a casa il 9% del produttore, o all’incirca 1 miliardo di azioni. Così facendo, acquisirebbe le linee d’assemblaggio della Hon Hai (e quindi di Sharp), e ne diventerebbe dunque il secondo più grande azionista.
La prospettiva serba di sicuro un certo fascino, ma d’altro canto l’affidabilità della fonte è tutt’altro che provata. Negli ultimi anni Apple ha visto aumentare la propria influenza sui produttori partner a suon d’accordi milionari; è accaduto per le memorie NAND, di cui è il principale acquirente a livello mondiale, e potrebbe benissimo ripetersi in questo caso. I vantaggi collaterali dell’operazione, infatti, includerebbero un maggior controllo sui processi produttivi della Foxconn e una robusta alternativa a Samsung per l’approvvigionamento della componentistica chiave. E di questi tempi, hai detto niente.

Non accennano a placarsi le critiche alle condizioni di lavoro negli impianti produttivi della Foxconn: questa volta ad alzare la voce sono gli studenti costretti a effettuare estenuanti tirocini all’interno delle catene di montaggio contro la loro volontà e soprattutto in barba alla loro giovane età (che in qualche caso è di 16 anni). Ma le accuse, questa volta, ricadono anche sulla Fair Labour Association, rea di aver chiuso un’occhio sulla faccenda.
A scorrere il resoconto pubblicato di recente, non sembra che quelli della FLA ci siano andati leggeri: in pratica, all’interno della Foxconn e nonostante le promesse di Terry Gou, si continuano a violare perfino le leggi cinesi sul lavoro, note al di fuori dei confini patrii per molte ragioni fuorché per la clemenza verso il lavoratore.
Ma a dire del Guardian, potrebbe esserci perfino di peggio:
A dicembre, 1.5000 studenti sono stati inviati da un college di avviamento al lavoro di Henan, la provincia più popolosa della Cina, all’impianto Foxconn di Zhengzhou, lo stesso visitato da Cook la scorsa settimana, per praticare dei tirocini. Secondo lo Yancheng Evening News che ha spiegato la pratica, gli studenti intervistati hanno affermato di essere stati inviati lì contro la propri volontà, e che le loro scuole stavano di fatto agendo come “agenzie per il lavoro.”
Parlando della FLA, Debby Cheng della Students and Scholars Against Corporate Misbehaviour (Sacom) spiega che “la sesquipedale violazione dello stage forzato non è stata affatto tenuta in considerazione.” “Hanno cercato di annacquare il problema usando la parola “controverso” senza menzionare però che questi studenti non avevano scelta.”
Continua a leggere: Tirocini obbligatori alla Foxconn per gli studenti

L’ufficio risorse umane di Foxconn sta rastrellando sul mercato 18.000 nuovi operai, dicendo loro che è per via dell’iPhone 5 che sarà commercializzato a partire dal prossimo giugno. Il rumor è frutto di traduzioni di traduzioni, ma d’altro canto la fonte appare verisimile.
In una intervista di TV Tokyo andata in onda ieri e disponibile a questa pagina Web, un responsabile HR di Foxconn ha affermato che la sua società sta urgentemente ricercando altri 18.000 dipendenti per rinfoltire le falangi della propria forza lavoro e arrivare preparati all’appuntamento con iPhone 5, la futura generazione di smartphone Apple che “dovrebbe andare in vendita a giugno.” E chi, se non Foxconn, è più titolato per dirlo?
La fonte sembra attendibile, e il rumor pure. C’è solo un dubbio: si tratterebbe della traduzione in inglese della traduzione dal giapponese dell’originale in cinese. Se qualche lettore di Melablog, indefesso studente di lingue orientali, volesse confermare o smentire, trova la dichiarazione al minuto 7:10 del filmato.

Ancora brutte notizie per Apple, e sempre dalla Cina. Le ispezioni avviate dalla Fair Labor Association (FLA) sono infatti giunte a compimento, e i risultati appaiono decisamente in linea che i timori più pessimistici: ci sarebbero “tonnellate di problemi” e la violazione sistematica perfino delle blande leggi cinesi in materia di tutela sul lavoro.
La relazione, pubblicata nei giorni scorsi e disponibile in formato PDF, ha messo in luce diverse infrazioni in tutte e tre le città in cui Foxconn possiede impianti produttivi:
Il 13 febbraio, la FLA ha lanciato un’investigazione indipendente per determinare lo stato dei diritti del lavoratore presso Foxconn, un fornitore di Apple in Cina. Sono state monitorate più di 3.000 ore lavoro all’interno delle fabbriche. Sono state valutate le condizioni in base alle osservazioni visive e alle politiche attuate, alle procedure e alla documentazione (buste paga, registrazione degli orari, turnazioni, impressioni degli impiegati); sono stati intervistati migliaia di lavoratori Foxconn e manager sul sito e fuori dal sito; e sono state condotti sondaggi anonimi su 35.500 lavoratori selezionati a caso. […] La FLA ha così scoperto problemi nella durata degli straordinari e nella loro compensazione, diversi rischi connessi alla salute e alla sicurezza, e cruciali gap comunicazionali che hanno portato ad un senso diffuso di insicurezza tra i lavoratori.
Nel dettaglio, parliamo di questo:
Continua a leggere: FLA: La Foxconn viola perfino le leggi cinesi sul lavoro