Un interessante plugin per Chrome chiamato Collusion è in grado di rivelare tutti i soggetti coinvolti nella raccolta dei nostri dati personali pubblici durante una sessione di navigazione Web. Elegante è leggera, questa estensione è compatibile anche col Mac.
A riguardo, lo sviluppatore disconnect.me scrive:
Migliaia di società e organismi raccolgono segretamente i tuoi personali quando vai sul Web, creando così un Web nell’ombra costituito di connessioni tra i siti che visiti e i tracker di cui probabilmente non hai mai sentito parlare. Collusion per Chrome crea un grafico in tempo reale con la diffusione dei tuoi dati ai tracker, per svelare queste connessioni segrete.
L’estensione risiede silenziosamente nella barra del browser, pronta ad essere richiamata con un clic. L’alone azzurro indica i siti visitati; quelli che ne sono privi, invece, sono stati richiamati da questi ultimi; i circoli rossi indicano i siti di tracking conosciuti, mentre invece i grigi rappresentano quelli potenziali.
Ovviamente, Collusion non può far nulla per contrastare la circolazione -o l’abuso- di queste informazioni. Ciononostante, si tratta di un’interessante piccola utility, in grado di chiarire visivamente quanto la questione della privacy sulla Rete sia in realtà un’irraggiungibile chimera. Dopo il salto, il video introduttivo al plugin.
Continua a leggere: Collusion rivela chi ti spia durante la navigazione Web

Una delle ultime assunzioni fatte a Cupertino ha già dato i suoi frutti. Il nuovo ingegnere assoldato nel team di sviluppo WebKit ha infatti creato un nuovo interprete a basso livello capace di processare JavaScript con un approccio di tipo “triple-tier” e garantire guadagni prestazionali dell’ordine del 200%.
Gran parte del merito è di Filip Pizlo, assunto lo scorso dicembre proprio per rinfoltire le fila del gruppo che lavora a Webkit. L’intuizione da sola ha apportato un contributo notevole che avrà ripercussioni positive molto al di là del cerchio della comunità d’utenti Apple; il nuovo codice è stato infatti reso disponibile come software Open Source, e per questa ragione potrà presto essere inglobato anche in Safari, Chrome, iCab, OmniWeb, iOS, WebOS e perfino nel motore di navigazione di Steam.
Stando quanto si legge, il nuovo interprete “è 2-2,5 volte più veloce del vecchio coi benchmark SunSpider, V8 e Kraken” e può garantire “miglioramenti a doppia cifra nei siti Web del mondo reale” grazie alla riduzione della quantità di codice che deve essere tradotta dalla JIT o dalla bytecode virtual machine.
Ovviamente, la maggiore velocità sarà tangibile esclusivamente con codice JavaScript in esecuzione, ma in generale gli utenti ne beneficeranno soprattutto con animazioni, transizioni, applicazioni Web e widget più scattanti e fluidi, probabilmente già con Safari 5.2. Si tratta solo di una delle tante migliorie apportate al codice di WebKit nel corso degli anni e che hanno contribuito nel complesso a rendere Safari e Chrome due tra i browser più snelli in circolazione.
[Aggiornamento]
Come correttamente indicato da Parrot, l’interprete JavaScript di Chrome non è quello Apple ma il V8, sviluppato internamente da Google. Per questa ragione, e a meno che a Mountain View non decidano un improbabile cambio della tecnologia sottostante, è errato dire che Chrome beneficerà delle novità.

Negli scorsi giorni mi sono reso conto di essere una delle tante persone che hanno cominciato ad avere qualche piccolo problema di ram da quando sono (felicemente) passate a Os X Lion. E così mi sono messo alla ricerca di qualche strumento per ovviare al problema. Ho iniziato a monitorare l’uso della ram con Free Memory (una delle tante app del genere), che consente di pulire la memoria quando quella libera inizia a scarseggiare.
Di solito lavoro su un MacBook Pro con 4 gigabyte di ram e processore iCore 5, di quelli usciti quest’anno. E ho sempre una decina di applicazioni aperte. Sì lo so, sono tante, ma con Snow Leopard non lo erano mai state. Con Lion mi è capitato invece non di rado di ritrovarmi con qualcosa bloccato, specie Safari. Tornare a SL no, sono felicissimo con Lion e sopporto, cercando di migliorare la situazione.
Consultando il forum di supporto di Apple ho trovato questo post in cui si discute del problema e dove l’utente John Kitchen suggeriva di impostare l’avvio a 32 bit delle applicazioni che consumano molta ram. Quindi in particolare i browser, Safari innanzitutto. Detto che l’ultimo aggiornamento ha migliorato il comportamento di Safari, continuandolo ad avviare a 32 bit ho notato un discreto risparmio di ram, specie con diverse tab aperte (non è una regola, ma diciamo che in media una tab mi richiede un centinaio di megabyte di memoria). Ho controllato su Activity Monitor quali altri processi richiedessero tanta ram e ho quindi deciso di applicare la stessa regola anche a Thunderbid, che di solito ho aperta insieme a Mail, dovendo gestire diversi account.
Continua a leggere: Problemi di ram su Mac Os X Lion: qualche accorgimento

Un messaggio su Twitter e una segnalazione ci ricordano un anniversario importante che cade in questi giorni: il codice di WebKit, che alimenta Safari, ha da poco compiuto dieci anni di vita.
Il primo “commit” in assoluto fatto nel repository online di WebKit, è stato infatti effettuato il 24 agosto del 2001 alle 07:11: gli appassionati di storia informatica possono controllare il dato all’indirizzo http://trac.webkit.org/changeset/1.
WebKit è un progetto di Apple che ha preso le mosse dal motore di rendering KHTML di cui rappresenta un “fork”, una variante che si è diffusa molto più dell’originale e che, in virtù della sua velocità, leggerezza e compatibilità con gli standard del web, è stata adottata da una fetta rilevante dell’informatica recente, tra cui quella “mobile”.

Un particolare catturato dall’ultima preview di Mac OS X Lion mostrata al WWDC rivela un piccolo passo dell’azienda di Cupertino verso una soluzione già adottata da Google. Esattamente come in Chrome OS, l’opzione Restart to Safari del prossimo sistema operativo della mela consentirà di riavviare il proprio Mac ed utilizzare unicamente il browser. Il vantaggio in termini di velocità d’avvio è ragguardevole: pensate a tutti coloro hanno solo bisogno di controllare la propria casella di posta elettronica oppure dove si trova quel nuovo ristorante.
Il vantaggio è anche in termini di sicurezza: non è possibile eseguire nessuna applicazione o accedere a file personali. Meglio di così, non c’è. Le tecnologie, mutuate da iOS, di resuming e auto-saving completano l’opera. Il riavvio nella nuova modalità a distanza di tempo consentirà di reperire cronologia di navigazione e pagine aperte l’ultima volta.
Contrariamente a quanto state pensando, non si tratta di una mossa pensata per il mercato desktop, bensì per quello server/enterprise. Google è molto interessata ad offrire soluzioni per il catering di chioschi Internet da installare e gestire per conto dei vari carrier. In questi casi, quello che serve è solo una maniera sicura per la navigazione. A tal proposito Google offre gratuitamente il proprio sistema operativo sebbene sia pronta ad offrire assistenza e manutenzione all’installazione del suo OS su macchine dedicate. Google va avanti ed Apple gli sta dietro. Mercato di nicchia o grande rivoluzione? Per il momento forse è solo la prima.
[Via Electronista]

Nelle scorse Google ha annunciato una nuova versione del proprio browser. Tra le novità di Chrome 9, WebGL, Chrome Instant e un inedito Chrome Web Store.
La pagina del blog di Mountain View dedicata alla notizia annuncia un “tocco di velocità, di 3D e di applicazioni”. Il supporto a WebGL permetterà infatti di visualizzare grafica accelerata via hardware direttamente all’interno del browser (qui qualche demo della nuova funzionalità), mentre Chrome Instant inizierà a caricare per noi le pagine che visitiamo più spesso al solo tocco di qualche tasto. Si tratta, per intenderci, di una sorta di Google Instant che si porta avanti col lavoro precaricando l’URL che probabilmente tentiamo di raggiungere.
Infine, apre i battenti il Chrome Web Store raggiungibile a questo indirizzo, sebbene al momento sia dedicato ai soli utenti statunitensi. Si tratta, come impone la moda del momento, di un bazar virtuale dedicato alle Web App che contempla un discreto catalogo di software, estensioni e temi, per lo più gratuiti e talvolta interessanti (questa, per esempio, consente di leggere migliaia di fumetti Marvel).
Google Chrome 9 è disponibile per il download a questa pagina, nella versione per Mac, Linux e Windows.
Il netbook di Google, Cr-48, è stato opportunamente configurato per farci girare Mac OS X, Windows 7 e Ubuntu. Gli utenti hanno già fornito le istruzioni dettagliate per eseguire l’installazione di Windows 7 e di Ubuntu sul forum Something Awful. Le istruzioni per l’hackintosh saranno disponibili a breve, sebbene il video che vedete in alto sia già stato pubblicato.
Sebbene Chrome OS al momento sia completamente blindato, Google ha incoraggiato gli sviluppatori a modificare opportunamente i dispositivi basati su architettura Intel Atom. Un piccolo pulsante di switch posto sotto la batteria disabiliterà il boot di Chrome OS e consentirà agli utenti di accedere al BIOS e divertirsi nella personalizzazione del proprio netbook. Attualmente il dispositivo è utilizzato e testato solo da dipendenti Google, alcuni giornalisti ed alcuni utenti iscritti al programma Google Pilot Program.
I piani per un lancio commerciale del netbook Chrome OS sono stati sempre rimandati a causa dell’acerbo sviluppo di alcune caratteristiche critiche di Chrome OS come il Cloud Print e la memorizzazione su supporti USB. A parte questo, Acer e Samsung hanno già avviato accordi per la commercializzazione di questi netbook già per il 2011. A causa dei problemi di sviluppo è auspicabile che il lancio commerciale avvenga nella seconda metà dell’anno appena iniziato.
[Via Engadget]
Il tutorial video che vedete mostrato in alto consente di realizzare velocemente dei collegamenti a servizi web disponibili direttamente online. Alla stessa stregua di iOS, è possibile costruire delle piccole applicazioni che se avviate richiamano un particolare indirizzo utilizzando Google Chrome.
Se la realizzazione di un’applicazione apposita per la lettura del proprio blog potrebbe risultare un tantino eccessiva, decisamente meglio un feed rss, pensate a servizi quali GMail, Google Maps oppure Facebook. Il file di script per la realizzazione dell’applicazione è scaricabile qui. Cosa ne pensate?

Sembrano passate ere geologiche da quando un giovane ed impudente Firefox muoveva guerra al colosso dei browser, quell’Internet Explorer che da solo faceva più del 90% di utenza. Ora, a livello globale questi trend sono un semplice ricordo del passato e, mentre Chrome avanza e gli altri crescono meno, IE continua la sua discesa inarrestabile, e una parte non irrilevante del merito è proprio di Microsoft.
La situazione di aprile 2010 secondo le stime di NetApplications si compone di diversi tasselli. Laddove il browser di Microsoft scende per la prima volta sotto la storica soglia del 60% (siamo precisamente al 59,95%, -0,69 rispetto a marzo), Chrome fa il balzo in avanti con un bel 6,73% ed una curva di crescita piuttosto marcata (+0,6 in un mese). Meno brillanti Firefox e Safari che, rispetto al mese scorso, segnano appena un +0,07% con il primo a 24,59% e l’altro a 4,72% dello share mondiale.
Perde terreno Opera, che cala dello 0,07% rispetto al mese precedente, ed ora si fissa ad un piccolo 2,37%. E il merito dell’accentuamento di questi trend è probabilmente quel famoso Ballot Screen imposto dalla Autorità europea per l’antitrust su Windows e che richiede l’intervento dell’utente nella scelta del browser da installare nel Sistema Operativo.
Certo, le cose a breve potrebbero cambiare nuovamente. A Redmond giurano che IE9 è leggermente più veloce dell’attuale versione di Firefox e decantano il supporto ad HTML5, ma al rilascio ufficiale mancano ancora 9-12 mesi. Tempi più che sufficiente perché Mozilla o Apple si producano in qualche altra piccola rivoluzione, e si ricomincia.
E’ stata rilasciata una nuova beta di Chrome per Mac, lo annuncia Google direttamente dal blog ufficiale del browser. Questa nuova versione, la numero 5.0.307, porta con sé due importanti novità.
La prima è il supporto alle estensioni di Chrome: potrete dunque installare qualsiasi delle oltre 2.000 estensioni presenti nella galleria, per poter personalizzare ancora di più il proprio browser.
La seconda novità consiste nella possibilità di sincronizzare i propri preferiti con quelli presenti nelle rispettive installazioni di Chrome in altri computer. Non ha importanza il sistema operativo utilizzato: la sincronizzazione funziona su Windows, Linux ed ora anche su Mac.
Infine, segnaliamo anche la presenza di un nuovo task manager per il browser, che consentirà di gestire al meglio i vari tab aperti. Dopo il salto, trovate un video che presenta brevemente la nuova versione.
Continua a leggere: Google Chrome per Mac si aggiorna: disponibile una nuova beta

Nelle scorse ore, su una pagina di Chromium Notes, uno sviluppatore del progetto Open Source alla base di Chrome e Safari, ha pubblicato un interessante grafico che mostra il numero di contributi forniti a WebKit. E sembra che, almeno dal punto di vista meramente matematico, Google (in verde) batta Apple (in blu) di parecchio.
Al di là delle ovvie considerazioni, bisogna sottolineare che il grafico si limita a contemplare la quantità di interventi: dunque non tiene minimamente conto della qualità e dell’importanza degli stessi, né conta quali interventi correggano interventi precedenti. Senza contare che non vengono annoverati neppure contributi di altra natura, rispetto a quelli software.
Fatte le debite premesse, appare però chiaro che nel 2009 Google ha sorpassato Apple nel numero di interventi intrapresi sul codice, con un divario che sembra poter crescere ulteriormente nel tempo. I picchi di Cupertino, corrispondono al rilascio di ogni major release di Safari, ed è quindi possibile che il futuro riserbi nuovi sorpassi.
Di per sé, e per tutte le osservazioni fatte, il grafico non è di gran valore: siamo appena al livello di piccola curiosità. Resta però interessante notare come in generale le grandi società (quindi anche Nokia e BlackBerry) stiano sempre più destinando risorse significative al progetto. Il che, dal punto di vista dei consumatori, significa soltanto maggiore concorrenza, più compatibilità su una piattaforma comune, meno sprechi nello sviluppo e software più stabile.

A distanza di un anno dalla controparte Windows, Google Chrome per Mac è stato finalmente rilasciato in beta, versione 4.0.249.30. Progettato dalle fondamenta per competere con i popolari Firefox e Safari, questa release garantisce velocità e stabilità, con qualche lacuna dal punto di vista delle feature.
Allo stadio di sviluppo attuale, Chrome può agilmente importare i preferiti, la cronologia e le impostazioni da Safari o Firefox ma, una volta importati, non c’è possibilità di tenerli sincronizzati; d’altro canto, come c’era da aspettarsi, al momento non esiste ancora neppure un gestore dei Segnalibri.
Ma questo è il meno. Rispetto alla build dedicata alla piattaforma Windows, e sebbene entrambe inscatolino ogni tab in una SandBox, quella per Mac non dispone ancora del Task Manager, che torna piuttosto utile per controllare le risorse utilizzate da ogni singola pagina. All’appello mancano anche il supporto ai gesture Multi Touch, a Google Gears (il che non è un grosso danno, visto che il progetto è stato chiuso in favore di HTML5), alla modalità Full Screen e alle estensioni.
Google Chrome gira solo sui Mac Intel con Mac OS X 10.5 Leopard o superiori, e può essere scaricato dalla pagina dedicata.