
A dispetto della crisi finanziaria globale e dello spettro della recessione che attanaglia i consumi in alcuni paesi, le cose per Apple non vanno affatto male. Tant’è che, secondo ComScore, nel mese di novembre l’Apple Store online USA e iTunes hanno superato giganti dell’e-commerce del calibro di Walmart o eBay.
I numeri non mentono: con 79,2 milioni di visitatori unici, il combo iTunes+Apple Store ha stracciato i 72 milioni di eBay, i 58,5 milioni di Walmart e i 36 milioni e mezzo di Best Buy. In sostanza, Apple si è posizionata al tredicesimo posto nella classifica dei siti più gettonati del Web a stelle e strisce, totalizzando risultati simili a quelli dei più importanti siti d’informazione come il New York Times, al seguito di mostri sacri come Google, Facebook e Yahoo.
Merito probabilmente dell’incredibile successo del Black Friday dello scorso 25 novembre, caratterizzato da sconti più o meno grandi e da spese di spedizione gratuite. Ma merito anche dei milioni di iPhone, iPad ed iPod touch che giacciono ancora inerti sotto altrettanti alberi di Natale e che presto andranno a rimpolpare le falangi degli utenti iOS con altri milioni di download da App Store subito dopo le festività. Con stime, già di per già sé mirabolanti, che andranno riviste al rialzo.

Incrociando i più recenti risultati fiscali di Cupertino con le informazioni raccolte da ifoAppleStore, Horace Dediu di Asymco è riuscito a inferire con sorprendente precisione la produttività dei dipendenti Apple impegnati nel retail. E a giudicare dalle cifre, verrebbe voglia di chiuderli in cassaforte.
Merito della formazione, della capacità dei singoli e -diciamo la verità- della bontà dei prodotti che praticamente si vendono da soli. Fatto sta che gli Apple Store del mondo sono delle galline dalle uova d’oro, in cui si vende e si guadagna con ritmi che fanno spavento ai competitor. Ogni trimestre fiscale, infatti, gli addetti riescono a generare qualcosa come 100.000 dollari di movimentazione ciascuno. Nel 2010, in totale, ogni dipendente ha raggiunto mediamente i 481.000 dollari ciascuno, mentre quest’anno siamo a 320.000 dollari; c’è da considerare tuttavia che le stime si fermano al trimestre fiscale scorso, che chiudeva a settembre, quindi considerate le festività di mezzo c’è ancora ampio margine di crescita.
Per metro di paragone, basti pensare che una catena di abbigliamento statunitense come ne esistono tante anche da noi, JC Penney, genera “appena” 124 mila dollari l’anno per impiegato. Negli Apple Store però le leggi della fisica (del portafoglio) mutano all’improvviso, ed ecco perché ogni singolo visitatore porta con sé una media di 45$ in acquisti; considerato che negli Apple Store di tutto il mondo ricevono ogni anni 250 milioni di visite (ma si tratta di stime da rivedere al rialzo, visto che nel 2011 siamo a 222 milioni di visite solo per i primi tre trimestri), i conti sono presto fatti.
Eppure, come recita l’adagio, non è tutto oro quel che riluce, tant’è che negli Apple Store ultimamente spira un vento di protesta. Scioperano i dipendenti statunitensi, e scioperano pure quelli nostrani, per di più nel sacro giorno del lancio di iPhone 4s. Spesso la retorica manageriale, soprattutto quando le cose vanno male, spinge i collaboratori a identificarsi con la società per cui lavorano; chissà perché, però, lo stesso afflato non inebria i manager quando un dipendente porta a casa 481.000 dollari l’anno. Misteri del mercato.

Su Apple Store online nella sezione ricondizionati sono disponibili iPad 2 con un interessante sconto di circa 85 euro, che per il modello più economico WiFi 16 Gb significa una riduzione del 17% sul prezzo originale.
Una mossa che sarà molto gradita da chi era attratto dal tablet progettando un eventuale acquisto natalizio ma scoraggiato dal misero sconto di circa 50 euro dei primi iPad 2 ricondizionati apparsi sullo Store a fine estate.
Di solito un ulteriore abbassamento dei prezzi tra i ricondizionati è il segnale di un vicino (per modo di dire) aggiornamento dei modelli. L’iPad 3 non è proprio dietro l’angolo (arriverà a febbraio?) ma se avevate intenzione di scartare un iPad 2 sotto l’albero, questo è il momento giusto per l’acquisto.
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In partnership con Telstra, l’operatore mobile telefonico australiano, Google ha aperto a Melbourne il suo primo negozio fisico dedicato agli smartphone e terminali Android. Si chiama “Androidland”e presto potrebbe venire esportato nel resto del mondo.
L’idea di prendere spunto dall’enorme successo degli store fisici con la mela non è una novità assoluta. Da principio ci aveva provato Redmond, la cui catena di negozi emulava perfino la figura del Genius, ribattezzata Guru. Ora però, riferisce Mike Isaac su Wired, è il turno di Mountain View:
Lo scorso giovedì, Google e la società di telecomunicazioni mobili australiana Telstra hanno aperto a Melbourne il primo negozio fisico a tema Android; una mossa per consolidare il brand Android e i dispositivi associati sotto un unico, grande, googoloso tetto.
Al suo interno, i potenziali clienti troveranno informazioni utili, dispositivi in esposizione, chioschi dedicati al gaming, speciali schermi interattivi e un ambiente vistosamente declinato nello stile dell’OS mobile di Google. Si tratta di una vetrina che potrebbe presto essere esportata in giro per il globo, così com’è avvenuto per il resto di noi:
Sì, sembra tutto praticamente identico alla strategia retail di Apple, ovvero un’iniziativa che si è scontrata con un iniziale scetticismo ma che subito si è dimostrata vincente… E’ possibile che l’apertura nel mercato australiano possa servire a Google come una sorta di esperimento. Se il progetto Androidland decolla, potrebbe avere un senso per la società l’espansione della sua presenza in altri mercati popolari come Giappone, Europa e, ovviamente, gli Stati Uniti.

Una talpa all’interno dell’Apple Store online ha pubblicato sul Web i numeri delle performance di vendita registrate nella giornata dedicata agli sconti di venerdì scorso, ovvero il famoso Black Friday. A sorpresa, e nonostante la crisi, si parla di percentuali da capogiro.
La situazione fotografata dal documento riservato, almeno per quanto concerne gli USA, è questa. Entro le 19:00 ora locale, tutti gli Apple Store aveva già registrato i migliori risultati di sempre “in tutto il paese” e in qualche caso già due ore prima della chiusura: in totale, si parla di una performance pari al quadruplo delle vendite medie in quel periodo.
Merito dei 41 dollari di sconti su iPad, che da noi si sono trasformati in 36 euro; in ogni caso un’ottima occasione per risparmiare qualcosina senza dover vendere l’anima a un gestore telefonico. Ma le cose sono andate bene anche coi MacBook Air, nonostante l’entry level di Apple partisse da 898$ e quello Amazon da 850$.
Si tratta oramai di una formula vincente: gli sconti negli Apple Store sono rari, e l’occasione troppo ghiotta. Chi scrive, per dire, c’è cascato con tutte le scarpe su un irresistibile gingillo iper-tecnologico (37 euro comprese le spedizioni invece di 49,95). Ditemi voi, come si fa a resistere?
Torna il tradizionale Black Friday della mela, un giorno dedicato a sconti piccoli e meno piccoli su molti prodotti degli Apple Store fisici e online del mondo. L’annuncio è stato pubblicato per la prima volta stanotte, sullo store australiano, e si è poi replicato in varie lingue compresa la nostra. Mistero sull’entità delle occasioni in gioco.
La pagina italiana dedicata all’iniziativa si intitola immodestamente “Il grande giorno dei regali” e recita:
Il giorno di shopping speciale Apple.
Questo venerdì, 25 novembre.
Segnalo subito in calendario e torna sull’Apple Online Store per un giorno di shopping davvero speciale. iPad, iPod, Mac: troverai regali fantastici per fare tutti contenti.
Nel frattempo, vai sull’Apple Online Store e scopri grandi idee regalo.
Purtroppo non è dato sapere di quali e quanti sconti parliamo, né dei prodotti cui si applicheranno. I regali più desiderati di quest’anno da teenager e ragazzini, stando ad un sondaggio Nielsen, sono i dispositivi iOS: chissà che mamma Apple non decida di accontentarli un po’.

Apple ha intrapreso alcuni mesi fa un percorso di rinnovamento dei propri punti vendita, utilizzando il suggestivo nome Apple Store 2.0, per sottolineare probabilmente anche una continuità con il web ed i nuovi dispositivi che negli ultimi tempi hanno surclassato in fatto di vendite i tradizionali computer.
La prima mossa di questo rinnovamento è stata la sostituzione dei cartelli in plexiglass che mostravano le caratteristiche tecniche di un prodotto con degli iPad dotati di un’apposita applicazione e l’utilizzo del tablet come strumento di vendita fornendone un esemplare ad ogni commesso.
Secondo alcune indiscrezioni presto anche i MacBook Pro installatti nelle Genius Bar degli Apple Store verranno sostituiti da una serie di iPad dotati di un’applicazione che permette agli addetti di svolgere le stesse operazione che venivano svolte con i Mac, ovvero controllare se il prodotto di un cliente è ancora in garanzia, quali riparazioni possono essere eseguite, eventuali riparazioni effettuate sul dispositivo e quali pezzi di ricambio possono essere ordinati.
Il vantaggio dell’utilizzo degli iPad al posto dei MacBook Pro consiste sopratutto nella possibilità di poter spostare agevolmente il dispositivo, i Mac infatti sono fissati ad un piedistallo, e nel risparmio di spazio occupato in modo da poter aumentare il numero di addetti dietro il bancone, per servire più clienti in parallelo e ridurre così le eventuali code. Altro vantaggio dell’iPad dovrebbe essere la possibilità di far firmare i clienti direttamente sul dispositivo, senza stampare fogli di carta, inviando magari le ricevute via mail.
E’ evidente tuttavia che questa mossa non è dettata solo da indubbi vantaggi, ma anche dalla volontà di Apple di lanciare un chiaro messaggio. Per certi tipi di attività un tablet è meglio di un tradizionale computer.
[via 9to5mac]
Alla faccia del Think Different e dei proclami del marketing. Accusata dai suoi stessi dipendenti retail di “trattamento iniquo”, invece di mettere mano al portafoglio Apple nicchia e muove guerra istruendo i suoi manager sui metodi scientifici -e legali- per gestire le intemperanze.
Si stanno dando rapidamente un ordine e un’organizzazione con tanto di sito Web. Molti dipendenti del retail Apple, si ignora al momento il numero esatto, si sono raggruppati a formare il cosiddetto “Apple Retail Workers Union” nel tentativo di strappare migliori condizioni di lavoro e un rapporto più diretto:
Tutti sanno che lavoriamo in uno degli ambienti retail più esigenti eppure soffriamo a causa di trattamento iniquo e di compensi inadeguati, tra le altre cose. Meritiamo molto di meglio: ora tocca a noi.
Una proposta che deve aver ispirato in qualche modo l’eco di protesta dei dipendenti dell’Apple Store di Roma Est, che hanno sfruttato il giorno del lancio dell’iPhone 4S per dare visibilità al proprio sciopero e alle proprie richieste:
Non abbiamo intenzione di bloccare le vendite, ma solo di portare all’attenzione pacificamente la nostra vertenza in atto da settembre. All’azienda chiediamo una maggiore consultazione su scelte, passaggi di qualifica, mansioni e aumenti di livello. La nostra non è solo una rivendicazione economica, ma la richiesta di maggiore consultazione dei dipendenti in un’azienda che ha per filosofia quello di voler condividere tutto
La risposta della società non si è fatta attendere, ed è arrivata col solito stile di sempre, ovvero di sottecchi, e con una strategia d’acciaio. Sono stati istituiti corsi di formazione obbligatori per tutti i responsabili, dedicati alla gestione della materia:
Continua a leggere: Apple istruisce i manager per le proteste dei dipendenti retail

Brutte notizie per l’impiegato di un Apple Store inglese che aveva pubblicato commenti negativi su Facebook riguardo la mela. Secondo l’Employment Tribunal, infatti, il licenziamento che ne è conseguito sarebbe più che legittimo, dato che la policy aziendale specifica chiaramente che questo tipo di attività non è consentito.
Dopo essere stato licenziato per “atteggiamento di lavoro sconveniente”, l’impiegato di nome Crisp si è appellato all’agenzia inglese preposta ai contenziosi sul lavoro, ma ha ricevuto una spiacevole doccia fredda. Il ricorso è stato infatti bocciato nonostante i post sul portalone social fossero stati taggati come privati. Per metterla con le parole dell’avvocato Jamie Hamnett della Addleshaw Goddard LLP, Apple “ha sempre fatto assolutamente chiaro che la divulgazione di dettagli sui prodotti Apple, e le critiche rivolte al brand, erano strettamente proibite.” E d’altro canto commenti del genere:
“Sarebbero stati particolarmente dannosi per Apple, visto che l’immagine è centrale al suo successo. Apple è quindi riuscita a dimostrare che era giustificata ed equa nel limitare il diritto alla pubblicazione su Internet di post dannosi, nel tentativo di proteggere la propria reputazione commerciale.”
Da una parte viene un po’ d’amarezza, soprattutto di questi tempi, in cui essere giovani e lavoratori non è molto à la page. Ma d’altro canto quella di Crisp è stata una leggerezza imperdonabile: parlare male -e pubblicamente- del proprio datore di lavoro, considerato quanto è facile che le parole volino via sui social network, è un’azione ai limiti dell’idiozia. Ma più di tutto probabilmente sorprende il fatto che a scattare uno screenshot del post incriminato e a rigirarlo ai manager sia stato un suo collega; gente che, in tutta onestà, è meglio non trovarsi mai alla scrivania accanto.
Per il resto, sarebbe bastato un po’ di comune buon senso e un tantino di riservatezza per evitare l’intera vicenda. Dopotutto, agli impiegati Apple non è fatto divieto di parlare sul Web -e ci mancherebbe pure-; tutto ciò che chiedono a Cupertino è che sia evitata la menzione diretta del brand e dell’occupazione presso la società. Una richiesta più che legittima, tutto sommato.
E’ da un po’ che si parla della possibilità che Apple possa introdurre presto nuovi modelli di MacBook Pro, e ora qualche conferma arriva dal più improbabile dei siti Web. Quello dedicato all’e-commerce di Cupertino.
Che qualcosa si stia muovendo negli ingranaggi della logistica della mela è indubbio. E’ sufficiente una semplice ricerca sull’Apple Store online relativa ai MacBook Pro per vedere comparire, tra le varie voci, due misteriosi prodotti privi di foto e non ancora disponibili per l’acquisto:
E gli URL a cui rimandano -non ancora attivi- fanno riferimento a non meglio precisati ME_17_2_33_MBP e ME_17_2_4_MBP_PREV, di cui si può intuire il significato:
Abbiamo inteso che questi potrebbero essere i numeri d’inventario dei nuovi MacBook pro e che 2_33 e 2_4 servano a indicare la velocità dei processor Intel Core i7 quad-core (attualmente a 2.0 e 2.3 GHz). Se queste sono parti di ricambio, di solito arrivano sempre una settimana circa dopo i nuovi prodotti; questo significa che i MBP potrebbero arrivare persino prima di novembre.
Anche se su questo c’è ancora qualche dubbio: una dicitura simile infatti -ME_17_2_4_MBP_PREV- è recentemente stata scovata per i MacBook Pro di quattro anni fa. Qualunque cosa bolla nella marmitta di Cupertino, non sarà nulla di rivoluzionario. Tra le novità previste nei nuovi modelli, infatti, si vocifera di modesti speed bump ed eventualmente di un nuovo modulo Bluetooth più efficiente.
Sebbene molti clienti abbiano prenotato sul sito Apple il nuovo iPhone 4S e lo abbiano già ricevuto, come di consueto si stanno formando lunghe code di fronte agli Apple Store che tra poco apriranno i battenti in Australia, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti.
Nel video qui sopra potete vedere l’organizzatissima coda creatasi di fronte ad un Apple Store in Giappone, mentre le immagini della galleria fotografica testimoniano le file che si sono formate fuori dagli Apple Store di Londra e di Parigi.
Tra le molte persone che si mettono in fila per partecipare a questo evento collettivo, pare che ci sia anche Steve Wozniak con il suo inseparabile Segway, il primo della fila davanti all’Apple Store di Los Gatos.




[via macrumors]

E’ ufficiale, sabato 24 settembre alle ore 10:00 verrà inaugurato il nuovo Apple Store di Catania, situato nei locali del Centro Sicilia, il più grande centro commerciale della Sicilia.
Il nuovo punto vendita di Catania completa la diffusione degli Apple Store nella nostra penisola, andando a coprire tutte le latitudini, dalla Lombardia fino alla Sicilia, passando per l’Emilia Romagna, la Toscana, il Lazio e la Campania.
L’Apple Store di Catania è il nono punto vendita ufficiale ad aprire i battenti in Italia, l’ottavo ubicato in un centro commerciale, dato che al momento solo l’Apple Store di Bologna, inaugurato sabato scorso, è situato nel centro della città.
Il decimo Apple Store italiano dovrebbe invece essere aperto a Torino nella centralissima via Roma, nei locali lasciati liberi dalla libreria de La Stampa.