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Il 59% degli sviluppatori mobili va in perdita

pubblicato da aWilito


Se per qualcuno le cose vanno alla grande -vedi l’acquisizione miliardaria di Instagram da parte di Facebook-, la stragrande maggioranza degli sviluppatori mobili, iOS e Android in primis, non può vantare simili risultati. Anzi, stando ai dati messi assieme da App Promo, pare che il 59% delle app mobili non riesca a coprire neppure i costi dello sviluppo.

È evidentemente un fenomeno che colpisce maggiormente l’ecosistema mobile di Cupertino per via del suo grande successo: se è vero che il numero di clienti potenziali è maggiore rispetto ad Android, d’altro canto è altrettanto vero che c’è moltissima e agguerritissima concorrenza. Tant’è che, tra tutte le app pubblicate sui vari app store, il 59% non guadagna abbastanza neppure per raggiungere il pareggio di bilancio; solo il 12% dei titoli macina più di 50.000 dollari, ma si tratterebbe per lo più di grossi progetti con budget di tutto rispetto, nell’ordine dei 30.000 dollari e più, spesso suffragati da poderosi investimenti in iniziative di marketing. Mediamente, il 14% dei ricavi.

Con oltre un milione di applicazioni disponibili nei mercati sulle varie piattaforme, gli editori stanno registrando crescenti difficoltà per farsi strada nel rumore e riuscire ad ottenere che le proprie app vengano scoperte e scaricate. […] Quegli sviluppatori che spendono tempo e denaro per farsi pubblicità fuori dagli app store hanno incontrato il maggior successo, in termini di entrate per app. Questa fondamentale scoperta fa l’eco a ciò che riteniamo fondamentale come società di marketing e strategia di business, ovvero che per avere successo con un’app occorre dedicare tempo e budget per la promozione e la pubblicità.

Ovviamente, da una realtà come App Promo -che su questo business ci campa- non ci saremmo aspettati conclusioni diverse; ciononostante, la durezza delle percentuali riportate nell’infografica colpisce parecchio l’immaginario collettivo, che vede nei bazaar virtuali del software la nuova Eldorado. In realtà, il mercato sta rapidamente virando verso la maturità; l’improvvisazione e la buona volontà, insomma, rischiano di non bastare più. Trovate il PDF completo dello studio, completo e gratuito, a questa pagina.

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Game Center: in cantiere il clone su Android

pubblicato da aWilito


Un’altra delle feature distintive dell’iPhone sta per essere usata a mo’ d’ispirazione dalla concorrenza. Secondo le indiscrezioni raccolte da Business Insider, Google starebbe lavorando ad un’app nativa per Android in grado di connettere gli utenti come in un social network ma completamente basato sul gaming, sulle classifiche e sull’interazione tra giocatori. Esatto, niente di più e niente di meno che il Game Center di Cupertino.

Attualmente, gli sviluppatori Android sono costretti ad avvalersi di una gran varietà di soluzioni di terze parti -ad esempio OpenFeint- per implementare nei propri titoli funzionalità social; e vista l’importanza che il gaming ha avuto nel decretare il successo dei dispositivi iOS, a Mountain View devono aver deciso di battere la medesima via:

Google sta lavorando ad un’app navita per Android simile a Game Center, un’app per iPhone che connette i giocatori di gran parte dei giochi per iOS, secondo una persona familiare coi piani. Si tratta d’un software chiave che si rivela fondamentale per rendere Google un candidato alla corsa nel crescente mercato dei giochi in mobilità. Il software di Google includerà un sistema di “Successi” social, con trofei e premi dopo il raggiungimento di determinati obiettivi. Includerà anche una bacheca (”leaderboard”) coi risultati degli amici.

E visto che Larry Page sta spingendo molto per un’integrazione più fitta tra i servizi con la G, l’unica vera differenza con l’app di Cupertino sarà la probabile integrazione con Google+. Ciò dovrebbe bastare a rallentare l’avanzata di iOS:

“Stanno cominciando a capire veramente tutte le necessità e gli interventi necessari per rendere i giochi un vero successo” ha affermato una fonte dell’industria vicina agli sviluppatori. “In tempi recentissimi, tipo un anno fa, ciò non faceva parte del loro DNA istituzionale, ma credo che ora ci siano arrivati.”

Certo che se la soluzione consisteva semplicemente nell’imitazione di Apple, che dire: forse potevano arrivarci anche un po’ prima.

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Le app iOS sono più belle di quelle Android

pubblicato da aWilito


In un interessante articolo su Wired, Christina Bonnington racconta per quale ragione -a parità di app- un’app per iOS ostenta mediamente un Look&Feel decisamente migliore della controparte Android. Merito della bontà degli strumenti di sviluppo che consentono, con poco sforzo, di ottenere risultati sempre impeccabili.

Non usa mezzi termini il responsabile dello sviluppo dell’interfaccia grafica di Hipmunk, Danilo Campos, secondo cui “elaborare app piacevoli e attraenti su iOS è più facile che su Android.” E in fondo, se c’è qualcosa che riesce particolarmente bene a Cupertino è proprio la creazione del software, anche quello che serve a creare altro software:

Il design è insito nel DNA di Apple. La vera forza di Google, invece, è la ricerca. Per cui, non è difficile intuire quale piattaforma raggiunga lo standard più elevato dal punto di vista delle Interfacce e dell’estetica; né è difficile ipotizzare quale piattaforma facilita maggiormente la creazione d’un buon software.

La motivazioni di ciò sono variegate, ma abbastanza evidenti. In primis c’è la questione della frammentazione della piattaforma Android, esemplificata magnificamente da Lee Linden:

Ogni volta bisogna testare le cose su 20 differenti telefoni con differenti risoluzioni e processori differenti, e questo rallenta inesorabilmente i tempi dello sviluppo.

Quel che appare discretamente su di un display, insomma, spesso ha un aspetto penoso su altri, e ciò costringe i professionisti a prevedere diverse casistiche, e a integrarle poi nel codice; in altre parole, parliamo di seccanti perdite di tempo, ed esiti non sempre certi. E visto che nella maggior parte dei casi, i team hanno pochi soldi e ancora meno tempo a disposizione, è chiaro che ogni minuto relegato all’affinamento della grafica è un minuto tolto alla stabilità e alle funzionalità dell’app. Ecco perché i titoli per Android, in molte occasioni, sfoggiano sensibilmente meno eye-candy che su iOS.

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Nokia guadagna più dalle vendite di iPhone che dai Windows Phone

pubblicato da xtom


Dopo la scoperta che Microsoft fa più profitti dando in licenza i propri brevetti ai costruttori di smartphone Android che a vendere smartphone dotati di sistema operativo Windows Phone 7, emerge un’altra curiosa realtà del complicato mondo dei brevetti. Nokia ha guadagnato di più dando in licenza ad Apple alcuni dei propri brevetti rispetto a quanto ha incassato dalla vendita degli smarphone della serie Lumia dotati di sistema operativo Windows Phone 7.

Le vendite di Nokia nell’ultimo trimestre sono calate del 24%, passando da 108.5 milioni di dispositivi mobili venduti lo scorso anno nel primo trimestre del 2011 ad 82.7 milioni di dispositivi mobili venduti nell’ultimo trimestre, un’emorragia che continua da alcuni anni e che non è stata arrestata dall’introduzione dei nuovi smartphone della serie Lumia.

Secondo alcune fonti interne l’azienda Finlandese avrebbe però ricevuto da Cupertino ben 600 milioni di dollari come compenso per l’utilizzo negli iPhone di alcune tecnologie brevettate da Nokia. D’altra parte secondo Oracle, che sta conducendo una battaglia legale con Google per aver copiato in Android parte del codice Java, Big G avrebbe ricevuto da Apple 550 milioni di dollari per l’utilizzo di alcuni servizi su iOS, come ad esempio Google Maps, una cifra nettamente superiore da quella che Google ha ricavato dalla licenze di Android.

Nokia con i primi Lumia non è riuscita a sfondare nel mercato degli smartphone di fascia alta, ma la situazione potrebbe cambiare con i nuovi modelli di fascia medio bassa che si appresta a lanciare, come il Lumia 610, per contrastare direttamente la concorrenza di Android.

[via appleinsider]

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Apple-Google: è duopolio iPhone-Android anche in Giappone

pubblicato da Ruthven

Apple e Google, duopolio del mercato degli smartphone in Giappone Nuovi dati pubblicati da comScore sull’andatura del mercato della telefonia mobile in Giappone evidenziano un forte duopolio Apple/Google. Il mercato giapponese è essenzialmente diviso fra il 61,4% di Android e il 34,2% dei dispositivi iOS di Apple; in altre parole più del 95% degli smartphone acquistati negli ultimi 3 mesi è prodotto da Apple o monta un sistema operativo Google. Va detto che, anche se in Giappone solo 1 utente su 5 usa uno smartphone, la crescita degli iPhone (1,3%) negli ultimi tre mesi supera di gran lunga quella di Android (0,3%). La terza marca, lontanissima dietro a questi due giganti, è Microsoft, con un 3,9% del mercato.

Negli Stati Uniti, il duopolio Apple/Google è stabilmente assestato. Nell’ultimo trimestre del 2011, con Apple cresciuta ad occupare il 30% circa del mercato degli smartphone, meno del 10% degli smartphone acquistati appartiene ad altre marche. A fare la spesa della forza di Apple e Google sono RIM, Microsoft e Nokia.

Le tendenza è comunque globale: Google e Apple si dividono circa il 90% di un mercato in continua crescita. La tendenza è più accentuata presso i giovani, che preferiscono comprare uno smartphone piuttosto che un cellulare tradizionale. Daizo Nishitani, vice presidente di comScore Japan, sottolinea questa opportunità per le compagnie che lavorano con l’hi-tech:

L’aumento degli acquisti di smartphone apre le porte ad opportunità tremende per pubblicazioni e pubblicità. Gli utenti giapponesi fanno già un uso massiccio di questi dispositivi, ma le nuove funzionalità e la crescita dell’uso di media sui dispositivi mobili fa pensare a un radicale impatto sulle abitudini della popolazione nel 2012.

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Phil Schiller: con Android, Instagram ha fatto un passo falso

pubblicato da aWilito


Secondo alcune indiscrezioni che circolano sul Web, il responsabile del marketing Apple Phil Schiller avrebbe definito l’incursione nel mondo Android della popolarissima Instagram come un “salto dello squalo”, ovvero un sesquipedale passo falso. E per questa ragione, non è più iscritto al servizio.

Quando Schiller ha cancellato il proprio account Instagram, qualcuno gliene ha chiesto la ragione. E la risposta li ha lasciati di stucco:

Ha “fatto il salto dello squalo” quando è passata ad Android

Con questa espressione, mutuata dalla puntata di Happy Days in cui Fonzie scommette di saltare su uno squalo praticando lo sci nautico (un riferimento all’inizio del decadimento della storia dopo aver raggiunto l’apice della qualità), Schiller vuole intendere che l’applicazione ha iniziato una sorta di percorso di imbarbarimento che le sarà nefasta.

Lo spiega meglio in un tweet di risposta alle domande di Clayton Braasch:

Instagram è una grandiosa applicazione e community. Questo non si cambia.
Ma una delle cose che mi piacevano di più di Instagram era il fatto che fosse una piccola comunità di apripista che condividevano le proprie fotografie.
Ora che è diventato tanto grande, la differenza tra segnale e rumore è diversa.
Ciò non è necessariamente buono o cattivo; semplicemente non mi procura lo stesso divertimento.

Negli ultimi tempi, Instagram ha raggiunto livelli di successo veramente eccezionali; dopo aver toccato quota 27 milioni di utenti su iOS ha infatti iniziato a preparare la scalata anche sul versante Android. E nel frattempo è stata persino acquisita da Facebook, il che -visti i prodromi- deve averle allontanato e non poco le simpatie di Schiller.

I Lumia non possono competere con iPhone e Android

pubblicato da aWilito


Se Nokia sperava di fare il colpaccio (o quanto meno di risollevare le proprie sorti) con l’accoppiata Lumia + Windows Phone 7, dovrà rivedere i conti. I carrier europei infatti bocciano i nuovi smartphone su tutta la linea, dalle caratteristiche hardware fino all’assistenza clienti; per queste ragioni, sostengono, non possono competere né con iPhone né con Android.

Intervistato da Reuters, un importante manager d’un operatore paneuropeo ha raccontato tutto il proprio disappunto. E il bilancio finale è disastroso:

“Nessuno entra nel negozio e chiede un telefono Windows. […] Nokia si è data una sfida doppia: ripristinare la propria credibilità in termini di produzione degli smartphone e avere successo con il Sistema Operativo Microsoft Windows, che tuttavia resta indietro rispetto al mercato. […] Se il Lumia, con le medesime specifiche, fosse arrivato con Android e non con Windows, sarebbe stato molto più facile venderlo.”

I problemi sollevati dai gestori del Vecchio Continente non sono pochi né di poco conto; innanzitutto il prezzo di commercializzazione sembra un tantino eccessivo, ma anche la durata della batteria appare largamente insufficiente, per non parlare del supporto ai clienti assolutamente inadeguato. La conclusione è semplice e tagliente: gli ultimi dispositivi di punta della Nokia non hanno speranza di scalfire le posizioni di Apple e Google.

Ciò si tradurrà in un ulteriore scossone per le azioni del colosso finlandese, che infatti sono state già declassate praticamente da tutti gli analisti. Le cose, ad ogni buon conto, dovrebbero migliorare nel corso dell’anno; secondo Moody’s Nokia “verrà accettata dai mercati nel 2012″ e ciò dovrebbe contribuire a fare di Windows la terza principale piattaforma mobile dopo iOS e Android.

Google, guerra al Kindle Fire ma non ad iPad

pubblicato da aWilito


Durante la conferenza dedicata agli ultimi risultati fiscali di Google, Larry Page ha affermato che Google è “estremamente focalizzata” sui tablet Android di fascia bassa, il che suggerisce almeno tre grosse novità: che il tablet di Big G esiste, che potrebbe debuttare presto e che costerà sensibilmente meno dell’iPad.

Sul versante dei tablet le cose non vanno affatto bene, almeno per Mountain View. Secondo i numeri di Bernstein Research iOS è destinato a guadagnare terreno, mentre per Gartner iPad resterà re incontrastato del mercato almeno fino al 2016. Un ventaglio di tempo che regala ad Apple un margine competitivo che terrorizza la concorrenza. Non a caso, risale a una decina di giorni fa la notizia che Google ha in mente di aprire un proprio tablet store per tentare di ripetere anche su questo segmento il successo portato a casa con gli smartphone.

Il problema è doppio. Da una parte ci sono i gingilli di fascia alta, occupati stabilmente dalla mela; dall’altra c’è Amazon col suo economico Kindle Fire. E tra i due, Google ha scelto di concentrarsi preferibilmente sui prodotti economicamente meno impegnativi, probabilmente con un dispositivo da 7″ commissionato ad Asus e con un costo fissato attorno ai 200$. Ovvero esattamente la medesima fascia di prezzo in cui è posizionato il Kindle Fire.

E la ragione di ciò è semplice: la build di Android 2.3 di cui è equipaggiato è in realtà una variante estremamente personalizzata da Amazon, dalla quale sono sono stati epurati tutti i servizi e le app ufficiali di Google, e quindi ogni eventuale profitto. D’altro canto, Page ha affermato che i tablet con dimensioni più grandi non hanno avuto successo per via della “forte concorrenza”; un chiaro riferimento ad iPad, che attualmente detta legge e ridefinisce il minimo comun denominatore delle funzionalità attese dagli utenti. In altre parole, Google ha gettato la spugna con Apple: la guerra, per il momento, la combatterà contro Amazon. Uno a zero per Cupertino, palla al centro.

Gartner: iPad continuerà a dominare su Android

pubblicato da aWilito


Le vendite globali di tablet dovrebbero attestarsi su un totale di 118,9 milioni di unità per l’anno in corso, ma gran parte di queste resteranno saldamente nelle mani di Apple. Secondo Gartner, infatti, Android è destinato a restare indietro almeno fino al 2016.

Rispetto ai 60 milioni di tablet commercializzati nel 2011, quest’anno l’incremento dovrebbe toccare quota +98%. Se i numeri troveranno riscontro nella realtà, ciò significa che Apple piazzerà qualcosa come 73 milioni di iPad entro il prossimo dicembre, conquistando così almeno il 61,4% del market share; in lieve calo rispetto al 66,6% del 2011.

Tuttavia, ad Android non andrà granché bene; non nell’immediato, quanto meno. Le tavolette di Google infatti passeranno dai 17,3 milioni dell’anno scorso agli attuali 37,9 milioni, riuscendo così ad accaparrarsi un 32% del mercato contro il 3% del 2011. Grandi passi avanti, invece, sono attesi per il Kindle Fire di Amazon in seguito al debutto internazionale e qualcosa dovrebbe combinare anche Microsoft, per la quale si prevede il 4,1% di share grazie a Windows 8 e alla commercializzazione prevista di quasi 5 milioni di tablet dedicati al mondo enterprise.

Il problema, a dire di Gartner, sta principalmente nella scarsa attrattiva dell’ecosistema in sé: Google e i suoi partner in altre parole non hanno ancora trovato il giusto mix di hardware e servizi per rendere più appetibile l’offerta. Ma c’è anche da mettere in conto l’implementazione di diverse GPU che ha portato ad una pericolosa frammentazione della piattaforma, e che ha reso difficile la vita agli sviluppatori.

Per assistere ad una erosione del primato di Cupertino, occorrerà attendere quanto meno tre o quattro anni; dopo tale lasso di tempo il mercato dovrebbe esplodere con una richiesta di 369 milioni di tablet, e un market share per Apple e Google rispettivamente del 46% e 37%.

Bernstein: iOS guadagnerà ancora market share

pubblicato da aWilito


Su Forbes, Brian Caulfield scrive che Apple è destinata a guadagnare ulteriore market share coi propri smartphone iOS alle spese di Google Android. Una conclusione tratta dall’ultimo sondaggio della Bernstein Research condotto su 1.500 consumatori in Europa e Nord America.

Se è vero da una parte che Apple detiene il 29% del mercato e Google il 40%, dal canto suo l’ecosistema con la mela è forte d’una fidelizzazione totale nel 95% dei casi: ovvero, chi ha un iPhone, sa già che ne comprerà un altro in futuro. Per contrasto, solo il 75% di quelli Android dichiara intenzioni simili, e ciò nel medio periodo farà il gioco di Cupertino:

Basandosi sul sondaggio circa gli intenti dei consumatori, la Bernstein Research si aspetta che la porzione del mercato smartphone in mano ad Apple salga “oltre la trentina,” sorpassando quella sostenuta dall’esercito di dispositivi su cui gira Android, che tenderà invece a portarsi “sotto la trentina.”[…] Notiamo una dinamica di continua, forte attrazione nei confronti di Apple che le conseguirà molto probabilmente guadagni di market share nei confronti di Android. E se la società di Cupertino si espanderà con aggressività su price point più bassi, riteniamo che Android perderà terreno nei confronti di Apple nel breve termine.

Nel lungo termine, invece, secondo gli analisti Apple raggiungerà il 35% del mercato degli smartphone, seguita da Samsung col 20% e HTC col 10%.

Micro Systemation: rubare password e dati su iPhone è facile

pubblicato da aWilito

La Micro Systemation, una società di sicurezza svedese che vende servizi avanzati di cracking alle autorità, ha recentemente dimostrato quanto sia semplice rubare la password e i dati sensibili degli utenti grazie ad un software ad hoc. Android o iOS, per loro pari sono.

Se credevate che una passcode da quattro cifre fosse sufficiente per mettere al sicuro i dati personali su un dispositivo iOS, forse dovreste rivedere un secondo i vostri piani. Già, perché con gli strumenti software adatti, chiunque con accesso fisico al telefono può accedere a qualunque informazione in meno di due minuti. Lo spiega bene Forbes:

Come mostrato nel video, un’applicazione della Micro Systemation chiamata XRY può rapidamente scovare il codice di accesso di un telefono iOS o Android, scaricare i suoi dati su un PC, decrittografarli e mostrare le informazioni utente quali le posizioni GPS, i file, il log delle chiamate, i contatti, i messaggi e perfino un log dei tasti battuti sulla tastiera virtuale.

Sì, esatto, può accedere a vita, morte e miracoli; il tutto ricalcando in parte le modalità (non gli exploit) utilizzate da Comex e dal Dev Team per creare i vari tool di jailbreak, e in parte sfruttando la forza bruta per tentare tutte le possibili combinazioni. Tempo medio per la riuscita, due minuti.

La gente oramai è ben a conoscenza della vulnerabilità intrinseca dei computer tradizionali, “ma spesso non capisce che lo stesso si applica anche agli smartphone” spiega Mike Dickinson, il responsabile marketing della Micro Systemation. “Dal punto di vista delle prove, [questa tecnica] ha un valore enorme” ma poi si affretta ad aggiungere “Sempre che abbia hanno fatto qualcosa di male.”

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RIM alla ricerca d'uno sviluppatore iOS

pubblicato da aWilito


Nel tentativo di recuperare il terreno perso, Research In Motion ha pubblicato sul proprio sito un annuncio di lavoro in cui ricerca esplicitamente uno sviluppatore iOS. Niente porting sulla nostra piattaforma mobile, però; più probabilmente si tratta di un’utility per amministratori IT.

Quando la notizia ha preso consistenza, il Web è stato animato da una confusa eccitazione. Secondo quanto si legge, il gigante canadese cercherebbe:

Uno sviluppatore iOS/Objective-C con esperienza, capace di progettare, disegnare, sviluppare e testare complesse applicazioni per iPhone e iPad.

Ecco perché qualcuno si è lasciato un po’ prendere dall’entusiasmo e ha ipotizzato l’eventualità che RIM avesse intenzioni serie col porting del software proprietario BlackBerry su altre piattaforme. In realtà, siamo ben lontani da quella che suonerebbe come un’ammissione di sconfitta:

La società di Waterloo ha chiarito che l’annuncio si riferiva alla ventura piattaforma di RIM BlackBerry Mobile Fusion che consentirà agli amministratore IT di gestire non soltanto dispositivi BlackBerry e PlayBook ma anche quelli su cui girano Android e iOS.

Il malinteso era inizialmente nato poiché il candidato avrebbe dovuto anche dedicarsi alla creazione di “eccitanti applicazioni enterprise da distribuire su piattaforma iOS.” Qualunque cosa sia una “eccitante applicazione enterprise.”

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