
Solo qualche ora fa, Gartner ha pubblicato i dati preliminari sulle consegne di computer relative al quarto trimestre fiscale del 2012, e la situazione è quanto mai frastagliata. Se infatti da una parte il mercato nel suo complesso perde terreno localmente e a livello globale, Apple invece va in controtendenza assieme a poche altre eccezioni, mantenendo così salda la sua terza posizione.
Rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, Gartner stima una contrazione del mercato PC statunitense pari a a -2,1%, ma nel mondo le cose sono andate perfino peggio: -4,9%. Ad ogni modo, negli Stati Uniti Apple continua a preservare la propria posizione di terza in lista coln l’11,4% di share, preceduta da HP -che segna un incredibile +12,6% rispetto al 2011 e un market share pari al 23,1%- e da Dell che invece perde il 16,5% di share attestandosi al 22,5% in totale. A debita distanza, infine, Lenovo (col suo 7,5% di share e una crescita superiore perfino a quella della mela), Acer e tutti gli altri.
Ovviamente, e come al solito, non conosciamo il posizionamento a livello mondiale di Apple per la semplice ragione che non figura nella top5 dei principali vendor del pianeta.
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In un recente sondaggio condotto da USA Today su un bacino relativamente grande di utenti, è emerso che una buona fetta di costoro non intende effettuare l’upgrade a Windows 8. Piuttosto, il 42% del campione passerà ad iPad oppure a Mac.
Prendete con le pinze questi risultati, perché sono stati condotti su 350.000 utilizzatori dell’antivirus per PC Avast; parliamo quindi di un campione molto particolare e dai contorni un po’ fumosi. Ciononostante, il risultato del sondaggio è sorprendente: quasi la metà di chi usa quotidianamente Windows XP, Windows Vista e Windows 7 intende effettuare al più presto uno switch ad Apple, piuttosto che aggiornare a Windows 8:
“Il semplice cambiamento della rimozione del pulsante ’start’ sarà una sfida” spiega Karl Volkman, CTO presso SRV Network, un provider Internet. […]
Il sondaggio di Avast tra gli utenti Windows statunitensi ha dimostrato che il 16% ha intenzione di comprare un nuovo computer. Ma mentre il 58% propende per modelli con Windows 8, il 30% ha pianificato di acquistare un talet Apple iPad, mentre il 12% opterà per un computer Macintosh.
“In molti ambienti domestici esistono PC multipli, e la gente tende a tenere i propri computer per più tempo” osserva Penn. “Sempre più persone utilizzeranno l’iPad come secondo o terzo dispositivo di computing.”
Il che, in parole povere, significa che Apple venderà più Mac e tablet, erodendo ulteriori quote di mercato a danno di Microsoft. Ed è curioso che questi dati li dia proprio una di quelle software house che infarcisce di monnezza-ware i PC appena acquistati: chissà che tra le ragioni dello switch, infatti, non ci sia anche questa. Uno dei pregi delle piattaforme Apple, infondo, è da sempre l’assenza di software inutile o indesiderato nelle configurazioni standard. Ed è una bellissima differenza.

È da 6 anni che Apple ha abbandonato l’architettura PowerPC nei Mac in favore di quella Intel, ed è almeno da un paio -cioè grossomodo dall’acquisizione di P.A. Semi ed Intrinsity- che si discute della possibilità di un nuovo salto verso ARM. E tra le ragioni di una simile scelta non c’è in ballo soltanto la maggiore efficienza energetica o le possibilità di personalizzazione dei chip: è proprio che una CPU ARM costa molto meno dell’omologa Intel.
Di recente dicevamo che il passaggio dei Mac ad ARM sarà inevitabile, anche perché i computer Apple costituiscono appena il 14-18% del fatturato di Cupertino, contro il 45-40% derivanti dall’iPhone e il 20-25% degli iPad. Se non altro, quindi, si tratterebbe d’una ottimizzazione della gamma di prodotto.
Il discorso che fa Nathan Brookwood di Insight 64, invece, è un po’ diverso e riguarda il modello di business. Quando Apple acquista da Intel un processore (e c’è da scommettere che strappi pure prezzi invidiabili), sta pagando non soltanto la produzione in sé ma anche la proprietà intellettuale di un processore x86, definita da qualcuno “Intel tax”. Coi chip ARM, invece, non c’è nessuna tassa occulta:
Quando hanno progettato i propri chip, dovevano pagare ad ARM una licenza di diversi milioni di dollari per l’architettura, più probabilmente un’inezia in termini di royalties per ogni chip sfornato. Poiché in pratica la proprietà intellettuale dell’implementazione di Apple appartiene ad Apple stessa, c’è una variabile di costi estremamente più bassa associata ai chip ARM rispetto a quelli x86.
Senza contare che, avendo maggiore potere decisionale sull’architettura, Cupertino può anche scegliersi il motore grafico che preferisce; potrebbe optare per una Intel HD, ma anche -ad esempio- per tecnologie a basso consumo di Imagination Technology. Non stiamo facendo un discorso di potenza, ma soprattutto di flessibilità, che nel mondo x86 non esiste:
Becchi quello che Intel o AMD ti passano. A modo loro. Nel mondo ARM, invece, si fa alla maniera tua.
Ovviamente, non tutti possono permettersi un simile lusso, anche perché i costi di Ricerca e Sviluppo sono tutt’altro che marginali. Ma con milioni di iPhone, iPad e lettori multimediali, tali costi risultano più che giustificati: se poi ARM contagiasse anche il Mac, per la mela sarebbe tutto di guadagnato. Ecco perché lo switch è inevitabile; a meno che Intel, terrorizzata dalla prospettiva, non inizi ad affittare ad Apple i propri impianti per creare chip progettati direttamente a Cupertino. Ma questa è un’altra storia.

La (non-)risposta ufficiale di Cupertino giunta in seguito alla notizia dell’abbandono della certificazione EPEAT non ha convinto i federali. Dopo San Francisco, anche il governo centrale degli Stati Uniti d’America sta rivedendo la politica di acquisto dei computer Apple, e un blocco totale non è affatto escluso.
Affrontando la questione, Politico ha citato “fonti governative” intenzionate a cercare un riscontro presso Cupertino. La volontà, insomma, è di tentare la mediazione prima di arrivare ad un pericoloso aut-aut:
La scorsa settimana, Apple ha deciso di cessare l’iscrizione ad un programma di certificazione ambientale, il Electronic Product Environmental Assessment Tool del Green Electronics Council, una società senza scopo di lucro con sede a Portland, in Oregon. […]
Il sistema di punteggio dell’EPEAT è usato per monitorare l’impatto ambientale di un computer nell’interezza del suo ciclo vitale, fine inclusa. Il programma è utilizzato dai governi, dalle società, dalle università, dalle strutture sanitarie e da altre grosse istituzioni per decidere gli acquisti.
Gli approvvigionamenti dei federali per l’anno fiscale 2013 vengono organizzati in questo periodo, ha affermato la fonte governativa. Gli ufficiali federali sono preoccupati che gli sforzi del governo per acquistare prodotti eco-compatibili vengano accantonati, ha affermato la fonte, aggiungendo, “i competitor di Apple stanno lì a guardare quel che succede e potrebbero dire: se Apple riesce ad eludere la legge, forse possiamo farlo anche noi.”
In ballo, insomma, non c’è soltanto un cospicuo quantitativo di ordini ma anche la credibilità stessa del modello adottato dalla Pubblica Amministrazione a stelle e strisce. Per questa ragione, il governo tenterà di organizzare un meeting con Apple, dal quale potrebbero scaturire decisioni non prive di conseguenze rilevanti. Come dire, la storia non finisce qui.

Solo pochi giorni fa si discuteva della rinuncia alla certificazione EPEAT da parte di Cupertino, giustificata dalla necessità di rendere sempre più sottili e compatti -e quindi sempre più integrati e difficilmente riparabili- i propri computer e gingilli mobili. E sulla faccenda, è giunto stamane un commento ufficiale.
Apple è libera di seguire la strada che più ritiene opportuna, ma non può sottovalutare l’impatto delle leggi ambientali statunitensi che prevedono, tra le altre cose, che il 95% dei dispositivi elettronici acquistati dalla Pubblica Amministrazione debbano disporre di bollino EPEAT. Non a caso, la municipalità di San Francisco è stata tra le prime ad annunciare il blocco dell’acquisto di nuovi Mac e dispositivi iOS per inadeguatezza alle norme vigenti.
Colpita dove più fa male, storicamente il portafoglio o la reputazione, Apple ha quindi inviato a The Loop una nota ufficiale, in cui si legge:
“Qui ad Apple assumiamo sempre un approccio completo alla misurazione dell’impatto ambientale e tutti i nostri prodotti rispettano gli standard più severi in materia di efficienza energetica supportati dal governo USA, ovvero Energy Star 5.2,” ha spiegato a The Loop il rappresentante di Apple Kristin Huguet. “Siamo tra i primi nell’industria a documentare le emissioni di gas serra per ogni prodotto sul nostro nostro sito Web, e i prodotti Apple sono superiori in altre importanti aree ambientali non misurate da EPEAT, come ad esempio la rimozione di materiale tossici.”
EPEAT, insomma, sarebbe troppo restrittiva, e i suoi standard -cosa ammessa anche dagli stessi responsabili dell’ente- un po’ datati. Ma soprattutto, non coglierebbero tutte le sfumature degli sforzi green delle mela. D’altro canto, ci mancherebbe pure che gli standard per l’ambiente li decidessero le società d’elettronica secondo convenienza o in base alla propria roadmap; evidentemente, ad Apple hanno fatte bene i loro conti.

Horace Dediu, noto analista di Asymco, ha pubblicato un grafico molto interessante che mostra il rapporto tra le vendite di PC e Mac nel corso del tempo, a partire dal debutto di quest’ultimo nel lontano 1984. E, sorpresa, a distanza di più di 25 anni, tra ascese e cadute, il Macintosh è tornato alle calcagna dei PC Windows.
Nel 1985, ovvero dopo un anno dalla commercializzazione, si vendeva un Mac ogni 20 computer Windows. Poi, per circa 10 anni si sono registrati alti e bassi, fino ad un assestamento sul valore di circa 15 a 1 nel 1996. In seguito la storia ha premiato le scelte e le strategie di Microsoft, con un picco nel 2004 di ben 55 PC venduti per ogni Mac.
Ben presto tuttavia il divario ha iniziato colmarsi e, dai 45 a 1 del 2005, siamo passati ad un rapporto di 20 a 1 nel 2011. E c’è da sottolineare che il grafico non tiene conto delle vendite dei dispositivi post-pc con iOS, anche se probabilmente hanno avuto il loro peso nel generare il fenomeno. Dovessimo contare anche loro, i numeri farebbero davvero spavento.
La strategia di Cupertino, dunque, nel lungo termine si è rivelata vincente. A partire dal debuto dell’iPhone nel 2007, si assiste ad un sistematico avvicinamento tra le due piattaforme in termini di unità commercializzate. I gingilli mobili con la mela fanno conoscere Apple, e la diffusione capillare degli Apple Store fornisce l’alibi per entrare in contatto con gli altri prodotti più costosi. È un circolo virtuoso -quasi machiavellico- congegnato fin nei minimi dettagli, e per questo ancora più sbalorditivo.

Non è che serva a molto, se non a soddisfare la curiosità, ma resta un esperimento -uno sfizio, se volete- pur sempre interessante. Con un paio di semplici escamotages è possibile determinare in una manciata di secondi i produttori del pannello LCD e della SSD integrati nel proprio Mac. Ecco come.
Per l’SSD non ci vuole davvero nulla. È sufficiente fare clic sul menu mela, in alto all’estrema sinistra della Barra dei Menu, dopodiché basta selezionare “Informazioni su questo Mac”, “Più Informazioni”, “Resoconto di Sistema” e scegliere infine “ATA Seriale.” Espandendo il chipset troverete una dicitura come “APPLE SSD SM128″ o giù di lì; il numero 128 indica la capienza della SSD, con tagli che possono arrivare a 256, 512 GB e così via. Il codice SM si riferisce a Samsung, mentre TS indicherebbe Toshiba. Qualunque altra dicitura implica un’installazione manuale con prodotti di terze parti.
Per scovare il fornitore del pannello LCD incastonato nel vostro schermo, aprite invece il Terminale e fate copia incolla del seguente comando. Poi, date invio:
ioreg -lw0 | grep IODisplayEDID | sed "/[^<]*</s///" | xxd -p -r | strings -6
Nel caso specifico di chi scrive -MacBook Pro Mid 2010- l’output recita testualmente:
P .00 6
LP133WX3-TLA3
Color LCD
Basta fare copia incolla su Google di ciò che trovate sulla seconda riga, e sarà il motore di ricerca a spiegare l’arcano. Scopriamo così che il pannello LP133WX3-TLA3 è stato fabbricato da LG, che supporta un voltaggio di input di 3.3V e che può vantare un angolo di visione da 70/70/60/60 gradi. Come già detto, non serve praticamente a un tubo, ma che soddisfazione.
Via OSXDaily

Con un annuncio a sorpresa, Yahoo ha lanciato Axis, un’innovativa piattaforma in grado di creare continuità tra i principali browser, i gingilli iOS, i Mac e i PC Windows. Si tratta, insomma, d’una di soluzione di ricerca e navigazione Web integrata in grado di tenere sincronizzate le ricerche effettuate, la cronologia, i preferiti e gli articoli salvati tra computer e dispositivi mobili.
Per funzionare su un parco macchine tanto eterogeneo, Yahoo ha sfruttato tutti i trucchi del mestiere, dai plugin per i principali browser (Chrome, Firefox, Safari, Internet Explorer 9), alle applicazioni native per iOS, con risultati davvero interessanti ed un’interfaccia in stile Pulse che appare moderna ed efficiente.
Le funzionalità chiave sembrano piuttosto interessanti:
Ricerca più veloce e intelligente: Smarter, Faster Search:
Axis ti dà accesso istantaneo alle domande così che puoi continuamente scoprire ed esplorare i contenuti senza interruzione. Non avrai più bisogno di lasciare la pagina che visiti o di tornare alla pagina dei risultati.
Esperienza connessa:
Axis ti permette di riprendere da dove hai lasciato, mentre ti muovi tra i tuoi computer Desktop, iPhone ed iPad. Rende automaticamente accessibili tutti i tuoi preferiti, articoli salvati e siti visitati disponibili su tutti i tuoi dispositivi.
Pagina Home personale:
Axis centralizza la tua vita online con una Home Page configurabile che fornisce accesso diretto a tutti i tuoi siti preferiti e ai contenuti tra i tuoi dispositivi.
Per il download dei plugin e per maggiori informazioni, potete consultare la pagina ufficiale del progetto. L’app per iOS è invece disponibile a questa pagina dell’App Store, ma non può ancora essere scaricata dall’Italia. Qui di seguito, infine, il video di presentazione del servizio creato da Yahoo. A proposito, l’abbiamo già detto che il motore di ricerca sottostante è Bing? A volte la vita prende pieghe davvero curiose.

Con un riferimento implicito al Trojan Flashback e ai 650.000 Mac ancora infetti in circolazione, il fondatore di Kaspersky Lab -Eugene Kaspersky- ha affermato senza mezzi termini che la sicurezza su Mac è ancora 10 anni indietro rispetto a Microsoft. Ci vogliono investimenti e, soprattutto, maggiore attenzione su questo fronte.
Alla conferenza Security 2012, Kaspersky ha spiegato:
Credo che [Apple] sia 10 anni indietro rispetto a Microsoft in termini di sicurezza. È da molti anni che lo dico: da un punto di vista della sicurezza, non c’è differenza tra Mac e Windows. È sempre stato possibile sviluppare malware per Mac ma questa volta è stato un po’ diverso. Per esempio, faceva domande per essere installato nel sistema e poi, avvalendosi delle vulnerabilità, riusciva a intrufolarsi nello spazio utente senza alcun allarme.
E in effetti, non passa inosservato l’approccio un po’ letargico con cui Apple ha prodotto prima gli update software e poi -finalmente- il tool di rimozione automatica. Uno scenario cui, secondo l’esperto, abbiamo già assistito anni fa con Microsoft. Apple, insomma, dovrà sforzarsi di più di somigliare alla storica rivale:
Apple sta entrando ora nel medesimo mondo in cui Microsoft ha allignato per più di 10 anni: aggiornamenti, patch di sicurezza e così via. Ora ci aspettiamo di vederne ancora di più poiché i cyber-criminali imparano dai loro successi e questo è stato un enorme successo. Comprenderanno presto che hanno lo stesso tipo di problemi che Microsoft aveva 12 anni fa. Saranno costretti a modificare i clici di update e a investire di più nella sicurezza del software. Questo è ciò che ha fatto Microsoft in passato dopo così tanti incidenti come Blaster [e chi se lo scorda, n.d.A.] e i worm più complessi che hanno infettato milioni di computer in pochissimo tempo. Hanno dovuto portare avanti un gran lavoro per controllare il codice e scovarne gli errori e le vulnerabilità. È ora che Apple faccia altrettanto.
Fermo restando che queste parole provengono da una società che trarrebbe immensi vantaggi da un’epidemia di contagi, non ci sentiamo di appoggiare il quadretto tragico appena dipinto. Che Apple debba iniziare a lavorare di più sul fronte della sicurezza per evitare certi scivoloni è cosa che abbiamo ripetuto su queste pagine in molte occasioni; ma paragonare OS X a Windows XP prima del Service Pack 1 è davvero fuorviante, visto che non si somigliano sotto nessun aspetto. E niente panico: è ancora presto per l’antivirus su Mac.
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Un nuovo brevetto depositato in tempi recenti da Cupertino e intitolato “connettore a bassa profondità con protezione dei contatti” potrebbe presto consentire ai dispositivi iOS di diventare ancora più sottili senza rimetterci in robustezza.
Il futuro è supersottile: basta osservare quanto venda il MacBook Air oppure gli sforzi compiuti da Cupertino per piallare i millimetri superflui dagli schermi multi touch. Ecco perché a Cupertino stanno ragionando su dei connettori più piccoli, ma al contempo più intelligenti, che consentano l’aggancio all’hardware in modo più sicuro e solido.
Il testo è molto generico e ipotizza diversi scenari:
In generale, l’invenzione di Apple è relativa ai circuiti, ai metodi e agli apparati che forniscono ricettacoli più piccoli del solito. Per esempio, si potrebbe ridurre la profondità del ricettacolo del connettore. I contatti all’interno si possono proteggere dai danni causati da un inserimento accidentale di un secondo dispositivo o connettore. Questa protezione si può raggiungere in diversi modi. In alcuni esempi, si può usare uno o più dei componenti oppure uno o più dei contatti per bloccare l’inserimento errato di un secondo connettore; in altri esempi, si può evitare il danneggiamento di uno uno o più contatti dislocandoli fuori dalla guida fino a quando non si tenta di inserire un nuovo connettore o dispositivo. In altri esempi ancora, invece di provocare il blocco durante un inserimento errato, i contatti potrebbero evitare di danneggiarsi piegandosi in modo opportuno.
La novità potrebbe riguardare non soltanto i gingilli mobili ma anche Mac e Cinema Display, e potrebbe arrivare molto prima di quanto non diremmo. Il numero di protocollo del brevetto è il 20120094513.