Spotify, servizio di streaming musicale online, ha finalmente rilasciato la sua applicazione per iPhone e Andorid dedicata ai propri utenti premium e sarà presto una killer app per tutti gli appassionati di musica.
Cos’è Spotify? Spotify non è altro che un servizio di streaming musicale molto simile al più celebre Lastfm: ci si registra, si scarica un client per accedere e gestire la musica in streaming, accedendo ad un catalogo in continuo ingrandimento, e si ascolta musica.
L’applicazione per iPhone (e Andorid) è scaricabile esclusivamente dagli utenti premium ovvero coloro che pagano un’abbonamento mensile che gli permette di avere eccesso illimatato alla musica, lo stream musicale ad un bitrate sino a 320kbps e altri benefici (come prevendite di biglietti di concerti). I costi sono i seguenti: 9.99 € per il singolo mese, oppure 119.88 € se si opta di acquistare un anno in colpo solo.
Lo streaming musicale può avvenire sia tramite reti wifi che tramite reti dati 2.5/3G, ma la vera peculiarità sta nella riproduzione offline delle canzoni selezionate dal catalogo di Spotify: in una playlist è sufficiente premere il tasto “Offline playlist” e si potranno ascoltare le canzoni selezionate anche senza connessione e, quando ci ricollegheremo, l’applicazione risincronizzerà le modifiche che abbiamo effettuato (canzoni aggiunte, playlist cancellate, ecc.).
Da evidenziare però che la connessione al proprio account online deve essere effettuata almeno una volta al mese, più per motivi legali
che per necessità tecnica, come scoperto dai ragazzi di iGeneration nella loro recensione.
L’app di Spotify non funziona in background e non può dunque essere fruita mentre si utilizzano altre funzioni del dispositivo.
Per quanto riguarda la disponibilità sul mercato italiano, mi è stato confermato in mattinata da Andres Sehr, Global Community Manager di Spotify, che (per nostra sfortuna) non hanno ancora una time line relativa al lancio qui da noi.
Se sulla carta Spotify sembra in netta concorrenza con iTunes Store, di fatto Spotify per iPhone risulta “limitata” rispetto al client per desktop di Spotify: le principali come la creazione di radio personalizzate, tutto ciò che riguarda l’ambito di condivisione sui social network (Facebook, Twitter, ecc.) e lo scrobbling brani da LastFM sono assenti e quindi l’interesse del possibile utente viene notevolmente abbassato. Oltre a questo, va detto che la limitazione ai soli utenti premium è un fattore che circoscrive notevolmente la diffusione di tale applicazione e a Cupertino ne sono consapevoli.
Robymart
08 set 2009 - 17:38 - #1I costi sono i seguenti: 9.99 € per il singolo mese, oppure 119.88 € se si opta di acquistare un anno in colpo solo.
Cioè, se uno scegliesse 1 anno di abbonamento (cosa che non farei mai) non avrebbe nemmeno 1 centesimo di sconto? ma che cag*ta
aaa_ilMac
08 set 2009 - 17:50 - #2so che non c’entra ma leggete qui
http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/articoli/articolo459585.shtml?1&fontsize=medium
ciaociao
rogerdodger
09 set 2009 - 01:32 - #3aaa ilMac
non c’entra nulla con iTunes quella roba. e si sapeva già da tempo dei dischi e di rockband. era stato annunciato da tempo.
Ashitaka
09 set 2009 - 09:48 - #4Scusa Robymart ma mica stiamo parlando di patate..non è che se ne compri 5 chili ti fanno lo sconto. Le royalties richieste dalle case discografiche e da SIAE e compagnia bella non sono forfettarie ma collegate all distribuzione e i diritti dovuto per ogni singola canzone.
Va da se che già avere un fisso, un costo flat chiamiamolo, indipendentemente da quanta musica effettivamente ascolterai è un buon anzi un ottimo affare.
Ora aspettarsi anche uno sconto ulteriore mi sembra davvero evvessivo…
Comunque ho seguito Spotify sin dal debutto e credo sia l’unica strada percorribile. Arroccarsi su posizione inique e parziali non è certo la via per consentire agli operatori del settore musicale (artisti e commerciali) di poter continuare a lavorare con la musica.
10 euro al mese per ascoltare tutta la musica che vuoi, dove vuoi e come vuoi non sono niente.
E chi vuole sostenere il contrario è chiaramente libero di farlo, ma direi che manca completamente di oggettività.