E' tempo di congelare l'inferno (di nuovo)?


E' sotto gli occhi di tutti gli osservatori, siano essi del mondo informatico o di quello finanziario, il momento d'oro che sta vivendo Apple.
L'azienda di Cupertino cresce a ritmi record ormai da un paio d'anni, ha un fatturato che pare inarrestabile e continua ad accumulare riserve di denaro nelle proprie casse (siamo ormai vicini ai 20 miliardi di dollari di liquidità: 10 anni fa erano 5).
In più, iPhone è il prodotto in assoluto più cliccato su internet, i Mac hanno raggiunto quote di mercato che non si vedevano da parecchi lustri e il brand della mela è conosciuto come non mai.

Tutto questo accade, oltre tutto, in un periodo di crisi dell'economia mondiale ed i concorrenti sembrano vivere un momento di pesante empasse, sia tecnologica che di immagine.

In questo quadro gli analisti cominciano ad interrogarsi su quali potranno essere le strategie messe a punto da Steve Jobs e soci per i prossimi mesi/anni e, soprattutto, quale possa essere la strada per portare l'azienda al prossimo livello.

Nel business più strettamente consumer, quello di iPod e iPhone, le scelte sono piuttosto ovvie: gli iPod necessitano di una continua evoluzione, di pari passo con le infrastrutture ad essi correlate, iTunes Store in testa.
iPhone, dal canto suo, deve trasformarsi da prodotto-rivelazione a vera e propria piattaforma informatica, sulla quale basare l'intera prossima generazione di dispositivi mobili con la mela.

Fino a qui ci sono pochi dubbi sulla validità della strada e sulle prospettive che il futuro sembra riservare a Cupertino.

Ma il Mac? Quale sarà il suo futuro?
La piattaforma nata nel 1984 è anch'essa in un periodo d'oro: le vendite, tanto negli USA che nel resto del mondo (Italia compresa) sembrano aumentare costantemente sia nei settori tradizionalmente favorevoli come quello Educational sia in quello consumer. Addirittura il mondo Enterprise, storicamente scettico nei confronti di Apple, sembra aver acquistato un certo interesse, seppur ancora allo stato embrionale, nei prodotti di Cupertino.

Inutile far finta di non vedere di chi sia il merito di queste performance: l'hardware è talvolta innovativo (vedi MacBook Air), il design è sempre all'avanguardia, ma è il software che oggigiorno spinge sempre più utenti verso la nostra piattaforma.
La percezione negativa che l'utenza ha di Windows Vista (in questa sede non ci interessano le eventuali reali magagne dell'OS di Microsoft, ma solo il suo comportamento sul mercato) è una situazione senza precedenti, che porta in un numero sempre maggiore di persone la volontà di esplorare alternative a Redmond.

Ed è quindi Mac OS X il vero protagonista dell'attuale congiuntura, il vero motore del successo della piattaforma Mac.
Legittimo rispolverare, in questa ottica, l'annosa questione della concessione in licenza del system di Cupertino.

Da un lato è chiaro che l'aumento della quota di mercato del Mac porta guadagni sempre maggiori nel portafoglio (si fa per dire) di Steve Jobs, ma in queste condizioni le possibilità di crescita di Apple hanno un limite, dovuto alla stessa Apple. Anche con una gamma di prodotti totalmente rinnovata e radicalmente ampliata rispetto a quella attuale, in modo da includere proposte per tutte le tasche, è praticamente impossibile raggiungere quote di mercato molto più elevate: volendo fare un paragone un poco prosaico, sarebbe come pretendere di competere con i mobili di Ikea, vendendo assieme casa e arredamento.

Apple, quindi potrebbe accontentarsi di fare una vagonata di soldi mantenendo la strategia di business attuale e, in fondo, non ci sarebbe nulla di male, anzi.
Il punto, tuttavia, consta nella straordinarietà del momento, nell'occasione probabilmente irripetibile che si presenta in questo periodo.
Oggi ci sarebbero le condizioni per attaccare frontalmente il dominio di Microsoft e una scalata al monopolio di Redmond sarebbe, per la prima volta e forse l'ultima, possibile.

Per fare questo, l'avrete già capito, la strada è una sola: concedere Mac OS X in licenza.
Ecco, l'abbiamo pronunciato, il tabù di ogni Mac User dal 1992 ad oggi.

Ma rispetto alla proposta fatta da IBM a Sculley nei primi anni '90 e a quella di HP a Jobs alla fine del secolo scorso, oggi non si tratta di risollevare (o salvare) Apple, ma, forse, di consegnarla definitivamente nell'olimpo del business informatico.

Il panorama, come abbiamo detto, è favorevole come non mai e i partner non mancherebbero, anzi, farebbero la fila davanti al portone del numero 1 di Infinite Loop: a Dell, Lenovo, HP non parrebbe vero di poter finalmente slegarsi dal "giogo" di Redmond e poter avere una alternativa.

La finestra temporale, tuttavia, è breve: Microsoft non sta a guardare e già prepara le contromisure per risollevare le sorti di Vista e non commettere più gli stessi errori del passato con il prossimo Windows 7.
Il 2009 è l'anno dell'opportunità per Apple, i 12 mesi in cui gettare le basi per la strategia che segnerà le sorti del mercato informatico del prossimi 10 anni.

In queste condizioni il punto non è la fattibilità dell'operazione o la sua sostenibilità da parte di Cupertino, solida come mai è stata, ma la volontà di Apple di intraprendere una strada totalmente nuova, di accettare una sfida che, in fondo, ogni appassionato di informatica ha almeno una volta sognato di vedere, finalmente, combattuta...

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