Apple censura mail e allegati su iCloud

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I servizi di messaggistica mail di iCloud vengono censurati attivamente da Apple. Tutte le comunicazioni inviate da un indirizzo @iCloud.com e che contengono la combinazione di parole "barely legal teen" ("teenager a mala pena maggiorenni"), infatti, vengono eliminate d'ufficio con tutti i loro allegati. E sebbene l'intento sia apprezzabile, questa policy fa davvero paura.

Non ci volevamo credere, e abbiamo fatto qualche test anche noi grazie all'aiuto di Riccardo Coluccini che si è prontamente prestato. Se la combinazione "barely legale teen" compare nel corpo del messaggio, la consegna va a buon fine; se invece compare nell'oggetto, non soltanto il sistema si rifiuta unilateralmente di recapitarla, ma non avvisa neppure l'utente della censura. Guardate l'immagine qui sopra: la mail evidenziata non è mai giunta a destinazione.

Abbiamo anche provato a fare delle modifiche minime alle parole incriminate "barely a legal" ("a mala pena una cosa legale"), e anche in questo caso tutto a posto. E a quanto pare, i filtri funzionano solo in inglese: nella nostra lingua le combinazioni di "minore foto" e "foto minori" per esempio non hanno prodotto alcuna censura.

La questione è che i termini "barely legal" sono usati spesso nei motori di ricerca per determinati contenuti di tipo pornografico; e sebbene di per sé non abbiano nulla a che vedere con la pedofilia, l'associazione di idee è evidente. E i controlli vengono estesi perfino agli allegati, pur se in contesti del tutto leciti e trasparenti:

Uno sceneggiatore stava inviando un PDF in allegato della bozza di una sua sceneggiatura al direttore del progetto, inviandolo attraverso il suo account iCloud/MobileMe verso Gmail. Il problema? Lo script non arrivava mai, a prescindere da quante volte veniva inviato. Ma l'invio di altri PDF non dava adito a problemi di sorta. [...]
Dopo vari esperimenti [...] Me ne sono accorto! Una riga all'interno della sceneggiatura descriveva un personaggio che guardava la pubblicità di un sito pornografico sullo schermo del proprio computer. Dopo la modifica della riga incriminata, l'intero documento veniva finalmente consegnato.

Sappiamo che, col sesso, Apple ha un rapporto molto conflittuale. I contenuti vagamente attinenti a questa sfera, infatti, sono ufficialmente banditi sia da App Store che dall'iBookStore, e su questo nulla da eccepire: dopotutto, l'ecosistema è loro e ne fanno quel che vogliono. Ricordate la battuta acida di Steve Jobs? "Quelli che vogliono del porno, possono pure comprare un Android." Ben diverso il discorso, però, quando Apple interviene a gamba tesa e a propria discrezione nelle comunicazioni personali degli utenti, infischiandosene della loro privacy. "Quasi illegale" non significa "illegale" e comunque, si può usare i medesimi termini in associazione a concetti del tutto leciti.

E allora, siamo andati a spulciare i Termini di Contratto di iCloud e abbiamo scovato un'altra brutta sorpresa. Questo genere di intromissioni è esplicitamente previsto:

Apple non potrà ritenersi responsabile in qualunque modo dei contenuti forniti dagli utenti, né potrà operare un controllo preventivo su di essi. Tuttavia, Apple si riserva il tutti i diritti di determinare quali contenuti siano appropriati e in accordo con questa licenza, e può -se così ritiene- effettuare un controllo preventivo, spostare, rifiutare, modificare e/o rimuovere parte del contenuto in qualunque momento, senza necessità di avvisare l'utente e a sua assoluta discrezione, se il contenuto trovato dovesse risultare inappropriato o in violazione dei termini di questo accordo.

A questo la domanda è semplice: quali sono gli altri termini banditi nelle mail di iCloud? La caccia è ufficialmente aperta.

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