Apple leader nella lotta contro i "conflict minerals"

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Sul proprio sito Web, Reuters scrive che Apple -assieme ad altri pionieri come Intel, Motorola Solutions, Hewlett Packard- è leader nell'abbandono dei cosiddetti “conflict minerals” all'interno dei propri prodotti. Si tratta di quei minerali come il tantalio, lo stagno e il tungsteno che vengono "estratti in condizioni di conflitto armato o di abusi sul fronte dei diritti umani, in particolar modo nelle province esterne della Repubblica Democratica del Congo" (cit. Wikipedia). Altre società invece, come Nintendo, non sembrano preoccuparsene.

Il Progetto Enough -nato da una costola del Center for American Progress che combatte i crimini contro l'umanità- ha piazzato Nintendo all'ultimo posto per gli scarsi o nulli sforzi compiuti riguardo il problema dei "conflict minerals":

Nel documento "Rimuoviamo il conflitto dai gadget consumer" si legge che "Nintendo non si è preoccupata minimamente di tracciare o campionare la propria catena di forniture. Sharp, HTC, Nikon e Canon stanno intraprendendo i passi iniziali per unirsi al resto dell'industria, ma i loro progressi restano parecchio indietro rispetto ai leader dell'industria."

Un impegno nettamente diverso da quanto si vede a Cupertino e non solo:

Intel, Motorola Solutions, HP ed Apple "si sono mosse per sviluppare delle soluzioni e fronteggiare così il ritardo legislativo accumulato dalla Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti (SEC); una scusa che molte società hanno addotto per spiegare la loro sostanziale immobilità."

Apple e le altre non hanno soltanto organizzano cicliche ispezioni nelle fonderie, ma aiutano quelle rimaste indietro con progetti di riconversione per sviluppare un commercio equo dei minerali puliti. E Anche, Philips, Sony, Panasonic, RIM e AMD danno una mano, "sorvegliando i propri fornitori, indagando sulle loro condizioni (per stabiliberne affidabilità, moralità ed eventuali pregiudizievoli, n.d.A.), e infine partecipando al programma di monitoraggio delle fonderie."

Photo | Wikipedia

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