Spotify denuncia Apple, e l'accusa di monopolio su App Store

Secondo Spotify, Apple "agisce come giocatore e come arbitro su App Store, per svantaggiare deliberatamente i concorrenti." Per Apple, Spotify vuole "tutti i benefici dell'App Store senza contribuire." E l'accusa è grave: Monopolio.


Aggiornamento del 18 marzo 2019

Dopo mesi di inconcludenti tentativi di concertazione, il CEO e fondatore di Spotify Daniel Ek getta la spugna e si scaglia contro la "tassa Apple" che impone di versare il 30% di tutti i guadagni fatti su App Store, diretti e indiretti. Una pratica che costringe la sua società a imporre un abbonamento di 12.99$ al mese per poter rientrare dei 9.99$ che normalmente chiede al di fuori dell'ecosistema della mela. E in seguito a un botta e risposta tra le due società, arriva il J'Accuse pesante come un macigno: su App Store, Apple si comporterebbe come un monopolista.

Atto I

Apple, argomenta Ek, "applica una serie di restrizioni tecniche e di limitazione dell'esperienza" a tutti i suoi competitor, impedendo l'accesso a Siri, HomePod e Apple Watch. Tutte chicche che la mela terrebbe per sé, così da mantenere un distacco perenne e artificioso dalla concorrenza, causando però un danno agli utenti. Per queste ragioni, Spotify ha denunciato Cupertino alla Commissione Europea, avanzando tre richieste formali:


  • 1. "Le app dovrebbero essere in grado di competere sul merito, e non sulla proprietà dell'App Store. Dovremmo tutti essere soggetti allo stesso set di regole eque e restrizioni, incluso Apple Music."

  • 2. "I consumatori dovrebbero avere una scelta reale sulle modalità di pagamento, e non essere 'bloccati' o forzati ad usare sistemi con tariffe discriminatorie come quelle di Apple."

  • 3."Infine, agli App store non dovrebbe essere consentito di controllare le comunicazioni tra servizi e utenti, incluse restrizioni ingiuste sul marketing e sulle promozioni che vanno a vantaggio dei consumatori."

Atto II


La risposta di Apple non si è fatta attendere, e in una lunga missiva, accusa l'altra di "retorica fuorviante." Spotify, si legge, "cerca di mantenere tutti i benefici dell'ecosistema App Store, inclusi i guadagni importanti che derivano dai clienti dell'App Store, senza contribuire alla sussistenza del marketplace." E c'è pure la stoccatina finale, sugli "scarsi contributi" che Spotify fa ad artisti, musicisti e autori, laddove Apple "supporta gli sviluppatori indipendenti, i musicisti, gli autori e i creatori di tutti i generi."

Infine, la chiosa. "Spotify non sarebbe nel business in cui è oggi se non fosse per l'ecosistema App Store, e ora stanno avvantaggiandosi della loro grandezza per evitare di contribuire a mantenere l'ecosistema per la prossima generazione di imprenditori software. Pensiamo che sia sbagliato."

Al momento, le politiche dell'App Store impongono agli sviluppatori di versare il 30% dei guadagni ad Apple; percentuale che scende al 15% negli anni successivi.

Aggiornamento, la risposta di Spotify

Quelli di Spotify non sembrano sorpresi della risposta ricevuta da Apple, e hanno rincarato la dose:

Ogni monopolista suggerirà di non aver fatto nulla di male, e dirà di avere sempre a cuore gli interessi di utenti e competitor. In questo senso, il responso di Apple alla nostra denuncia in seno alla Commissione Europea non è nuovo ed è perfettamente in linea con le nostre aspettative.

L'abbiamo denunciata perché le azioni di Apple danneggiano la concorrenza e i consumatori, e sono in chiara violazione della legge. Ciò è evidente quando Apple specifica che gli utenti su iOS sono clienti Apple e non clienti Spotify, il che ci porta al cuore della questione. Rispettiamo il processo che porterà la UE a fare le proprie valutazioni."

Nel frattempo, Spotify ha lanciato un sito Web autonomo chiamato Time To Play Fair ("È Ora di Giocare Pulito") con cui illustra il problema e spera di sensibilizzare l'opinione pubblica sugli svantaggi che derivano dalla situazione attuale.

  • shares
  • +1
  • Mail