Paradise Papers, aspre polemiche sull'elusione fiscale di Apple

timcook_paradise_papers.jpg

Piovono sassi a Cupertino. Dopo la pubblicazione dei cosiddetti Paradise Papers -i documenti che stanno scuotendo l'immagine dei paperoni del mondo- Apple finisce sotto il fuoco del principale quotidiano tedesco per le tecniche di elusione fiscale. E lancia il suo j'accuse: sarà anche legale, ma è immorale.

I Paradise Papers, come saprete, sono milioni di documenti trafugati a due società finanziarie che rivelano investimenti off-shore di imprenditori, società famose e personalità di spicco, tipo la regina Elisabetta II, Bono Vox, il principe del Galles e perfino Madonna; descrivono per lo più attività legali e consentite dalle leggi attuali, ma molto, molto scomode: creano imbarazzo nel migliore dei casi, e aprono a pesanti conflitti d'interesse nel peggiore.

Sulla scia di questa ondata di risentimento pubblico, il direttore del Süddeutsche Zeitung ha scritto una lettera al vetriolo indirizzata a Tim Cook. "Lei, proprio lei," scrive, "si è sempre distinto per una posizione molto netta sull'argomento, come nel 2013 davanti al Senato USA. Lei disse al tempo che Apple non 'dipende da trucchetti sulle tasse." Tuttavia nei Paradise Papers abbiamo scoperto informazioni che macchiano l'immagine di Apple che lei veicola."

L'"ottimizzazione fiscale" sarà pure legale, spiega, ma deriva dalle strategie e dall'esperienza di blasonati studi legali cui la maggior parte dei cittadini e le aziende medie non hanno accesso. Ma c'è di più:


"In Germania, si stima che Apple (le cifre precise non le pubblicate) abbia generato incassi per miliardi l'anno scorso, ma di questi sono stati corrisposti solo 25 milioni di Euro in tasse. In altre parole, appena lo 0,2% delle tasse pagate da Apple nel mondo finiscono qui. Briciole rispetto alla percentuale delle vendite globali e dei profitti che Apple fa in Germania. Sono certo che potrà comprendere la difficoltà di spiegare questo ai nostri lettori.

Ma quel che mi turba maggiormente è il modo in cui Apple abbia istruito gli studi legali per ottenere una "assicurazione ufficiale di esenzione sulle tasse" dal governo di un paese. Perché mai, ci domandiamo? Perché vi sentite in diritto di non pagare tasse in un determinato paese? Per caso pretendevate una precondizione di tassazione zero prima di stabilire una residenza fiscale qui? E cosa vi dà il diritto di richiederlo?
E che insegnamento democratico dovremmo ricavarne dalle domande che fate agli studi legali? Per esempio quella in cui chiedete se un determinato paese ha "un partito di opposizione credibile" o un "movimento che possa rimpiazzare l'attuale governo"? Cercavate per caso di assicurarvi di mantenere una tassazione zero anche dopo le elezioni o in caso di rovesciamento del governo?

Nel Vecchio Continente tira una brutta aria per la mela, e le ultime indagini sugli aiuti di stato non dovuti dell'Irlanda hanno portato ad una mega-multa da 15 miliardi di Euro. Apple, dal canto suo, sostiene di aver corrisposto sempre ogni centesimo dovuto, e in seguito alla rivelazione dei Paradise Papers, ha sentito l'urgenza -quasi un'excusatio non petita- di pubblicare un comunicato stampa ufficiale intitolato "I fatti sui pagamenti delle tasse di Apple" in cui si sostiene un punto fondamentale: "La maggior parte del valore dei nostri prodotti è indiscutibilmente creata negli Stati Uniti, dove avvengono progettazione, sviluppo, lavoro ingegneristico e molto altro, per cui la maggior parte delle nostre tasse sono dovute negli USA."

Apple, a onor del vero, ha più volte ribadito che, in caso di modifica delle leggi fiscali, si sarebbe adeguata all'istante. Ed è da anni che si parla di queste questione, eppure il legislatore in sede nazionale ed europea ancora latita. La faccenda avrà certamente altre ripercussioni, e oramai una cosa è assodata: occorre rimettere mano al sistema di tassazione il più presto possibile.

  • shares
  • Mail