Apple dovrà pagare più tasse in Europa in futuro; Tim Cook considera l'idea

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Tim Cook sembra pronto ad ammettere, o almeno a non negare, che l'attuale comportamento di Apple riguardo alle tasse all'interno dell'Europa deve essere riveduto e cambiato in futuro.

Il più recente viaggio di Tim Cook in Europa non è stato accompagnato solamente da dialoghi sulle startup o sull'importanza dell'apprendimento della programmazione nell'epoca moderna ma comprendeva, ovviamente, anche l'annosa questione delle imposte che l'azienda di Cupertino paga per i prodotti venduti nei vari paesi della Comunità Europea.

Secondo quanto riportato sull'incontro del CEO di Apple con Emmanuel Macron, Cook non avrebbe confutato le affermazioni del presidente francese secondo il quale Apple dovrebbe ridistribuire in modo più equo il pagamento delle tasse attraverso i vari paesi in cui vengono venduti i suoi prodotti; l'executive della società sarebbe invece uscito dall'incontro conscio della necessità di operare cambiamenti in futuro.

Macron fa ovviamente riferimento all'attuale politica adottata da Apple che paga tutte le sue imposte attraverso l'Irlanda, paese nel quale ottiene importanti agevolazioni fiscali. L'azienda è già da parecchio tempo impegnata in vari contenziosi. Un esempio esempio è la disputa nella quale l'Unione Europa vorrebbe forzare il risarcimento di 15 miliardi di dollari in mancati pagamenti all'Irlanda, un posizione che l'Irlanda stessa confuta e per cui viene querelata dall'UE.

Un altro buon esempio è il contenzioso che ha avuto come risultato il pagamento di 347 milioni di dollari allo stato italiano per la mancata dichiarazione dei proventi di tutti i prodotti venduti in Italia. Apple non è certamente l'unico gigante dell'high-tech a dover fare i conti con questa situazione: Google, per esempio, ha versato recentemente 181 milioni di dollari al Regno Unito così come è successo ad Amazon con il Lussemburgo a cui ha corrisposto 294 milioni di dollari.

La nuova posizione di Tim Cook riguardo all'argomento è certamente differente rispetto a quella manifestata nel 2016 quando il CEO ha definito queste dispute “stupida immondizia politica” nata da un presunto sentimento anti-americano.

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