Apple HomeKit, la domotica su iPhone non decolla

A quasi due anni di distanza dal lancio della piattaforma di automazione domestica di Apple, HomeKit ancora non decolla. Anzi, la prossima rivoluzione della mela sembra quasi ferma al palo.

Doveva rivoluzionare le nostre esistenze, ma qualcosa sta bloccando il cambiamento, e non tutte le responsabilità sono da ricercare fuori da Cupertino. HomeKit, il protocollo di domotica messo a punto dalla mela, ha pregi e difetti: si può usare con le app o con la voce, e funziona dando a Siri le chiavi di casa. Cose come "Siri spegni la luce in salotto" oppure "Siri accendo il riscaldamento" sono oramai realtà, ma su un numero veramente piccolo di dispositivi.

Molti mancano ancora all'appello, e forse non arriveranno mai. Belkin aveva promesso la compatibilità dei gingilli WeMo con HomeKit ma alla fine ha capitolato:

Abbiamo provate a integrare HomeKit per molto tempo [...] ma non abbiamo trovato un modo per far funzionare i prodotti WeMo esistenti con HomeKit che funzionino secondo le linee guida Apple. L'integrazione di HomeKit richiede un componente hardware specifico, e questo non può avvenire con un semplice aggiornamento software o del firmware.

Apple infatti richiede la presenza di un chip specifico che costringe i produttori alla reingegnerizzazione dei propri dispositivi; e questo significa che noi utenti dovremmo ricomprare tutto o quasi.

Prendete il caso del Tado, il termostato intelligente; la compatibilità con Siri sarà presente solo nella prossima generazione del dispositivo, il che significa che occorre ricomprare il Bridge, cioè il gingillo aggiuntivo al termostato che si connette al router e che esegue tutte le operazioni di rete. Dovrebbe arrivare entro la fine dell'anno, e si spera che non faccia la fine di Belkin.

Il Bridge di nuova generazione è anche il meccanismo adottato da Philips per le sue lampadine Hue, e quello si può già comprare. Ma il problema resta: HomeKit è complicato e costoso da implementare, e ha già attirato parecchie critiche da parte dei produttori di terze parti. Senza contare che anche dal punto di vista degli utenti ci sono parecchie lacune: l'assenza di un'app Home per gestire tutti i dispositivi compatibili, per esempio, e i problemi di inaffidabilità che spesso costringono a ripristinare il sistema e a aggiungere di nuovo tutti i domo-cosi. E poi, se dite a Siri "spegni la luce" lo fa senza problemi, ma se ricamate troppo sull'argomento (tipo "controlla le luci") parte la ricerca Internet: Siri, in altre parole non vi capisce.

Infine, la ciliegina sulla torta: per usare i comandi vocali quando siete fuori casa, serve pure un'Apple TV di terza generazione o versioni successive configurata con lo stesso account iCloud. Il che significa che se i membri di una famiglia possiedono -come probabilmente è- diversi account iCloud personali, solo uno godrà di questo privilegio.

Con iOS 9 le cose sono parecchio migliorate, per carità, ma l'impressione è che il prodotto sia promettente ma ancora acerbo. Ci vorrà ancora qualche tempo, più innovazione da parte di Apple e soprattutto più impegno da parte dei produttori. HomeKit ci piace e tanto, ma la strada per un ecosistema all'altezza è ancora lunga.

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