Apple Vs. FBI, il giudice: "il governo non può costringere allo sblocco di iPhone"

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Un evento imprevisto rende ancora più incerti gli esiti del braccio di ferro tra Apple e l'FBI riguardo lo sblocco dell'iPhone del terrorista di San Bernardino. Con riferimento ad un caso analogo, un giudice di New York ha sentenziato che "il governo non può costringere Apple a sbloccare un suo telefono." Una novità che rischia di cambiare le carte in tavola.

Pochi mesi fa, per un caso analogo a quello di San Bernardino, il Dipartimento di Giustizia USA ha chiesto ad un magistrato federale un'ingiunzione per costringere Apple a sbloccare un iPhone sequestrato in una retata di narcotrafficanti.

Al tempo, e a differenza di San Bernardino, la mela aveva spiegato di essere tecnicamente in grado di ottemperare alla richiesta (si trattava di una vecchia versione di iOS), ma di non voler proseguire per non "macchiare sostanzialmente il marchio Apple." Sorpresa: la decisione del giudice James Orenstein ha dato ragione a Cupertino, e questo potrebbe avere ripercussioni non vincolanti anche sulla guerra con l'FBI.

Le richieste del governo, infatti, "non si conciliano con i princìpi delle leggi" contenute nell'All Writs Act, e dunque la Corte non può -sebbene ne abbia facoltà- forzare Apple ad aiutare le forze dell'ordine ad accedere ai dati di un iPhone. In pratica è la stessa posizione dei legali di Cupertino, secondo cui l'All Writs Act non costituisce un lasciapassare governativo per "reclutare e cooptare" la società.

La faccenda, tuttavia, non è affatto risolta. In calce alle argomentazioni a sostegno della sentenza, infatti, il giudice ha anche spiegato che questo tipo di decisioni non possono essere relegate alla giurisprudenza: occorre invece dare inizio al più presto ad un dibattito politico sulla crittografia. Invito che il legislatore potrebbe cogliere, sparigliando ulteriormente le carte.

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