Tribunale norvegese impone all'inputato lo sblocco del Touch ID

blog-round-up-image-touch-idjpg

A livello legale, il Touch ID è assimilabile ad una password oppure no? La risposta a questo quesito è incredibilmente complessa e varia da paese a paese. Sentite che è successo in Norvegia.

La polizia norvegese ha accusato un 27enne di possesso di materiale stupefacente, ma per poterlo dimostrare aveva bisogno di accedere al suo iPhone. L'uomo ha ammesso di essere colpevole, ma si è rifiutato di sbloccare il telefono con la propria impronta digitale; alla fine, gli inquirenti hanno ottenuto un'ingiunzione della Corte che lo obbliga a prestare il proprio pollice, così che le indagini possano andare avanti.

La cosa è insolita e spiana la strada ai nuovi scenari offerti dalla tecnologia. Intimare qualcuno -contro la propria volontà- di apporre il dito sul Touch ID è qualcosa di diverso dal richiedere una password personale, ed è chiaro che i legislatori del mondo dovranno presto normare anche questi aspetti della nostra vita. Negli USA, infatti, mentre le password personali sono protette dal Quinti Emendamento ("Nessuno sarà obbligato, in qualsiasi causa penale, a deporre contro se medesimo") lo stesso principio non si applica ai dati biometrici, come scansione dell'iride o impronta digitale.

Ma poi, ci domandiamo, per quale ragione le autorità norvegesi hanno dovuto tirare in ballo addirittura un giudice per un'impronta digitale, quando sarebbe bastato riavviare il telefono (o attendere 48 ore) perché iOS stesso chiedesse il codice di sblocco? Il pincode, a ben vedere, avrebbe dovuto fornirglielo per legge e senza fiatare.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: