Apple Pay, il problema è la "domanda insufficiente dei clienti"

Curiosi di sapere per quale ragione Apple Pay non arriva ancora qui da noi? Una su tutte: ai clienti non interessa poi molto.

I negozi iniziano ad accettare Apple Pay

E meno male che il 2015 doveva essere "l'anno di Apple Pay" almeno a dire del marketing di Cupertino. Perché la situazione si evolve con una lentezza esasperante, e sempre più catene retail rivelano insofferenza e scetticismo nei confronti dei pagamenti da iPhone. Il servizio è stato lanciato ad ottobre dell'anno scorso, ma da allora non è ancora uscito dagli Stati Uniti.

Nel corso degli ultimi mesi, diverse banche statunitensi e rivenditori -compreso Walt Disney World- hanno iniziato ad accettare Apple Pay, per un totale di oltre 700.000 POS; la mela prometteva di raggiungere almeno la metà dei principali retailer della National Retail Federation, ma a quanto pare queste proiezioni si sono rivelate "eccessivamente ottimistiche." Lo racconta Reuters:

Da allora, la società ha aggressivamente corteggiato i rivenditori e ottenuto successi significativi. "Abbiamo parlato con tutti i primi 100 retailer statunitensi, e almeno la metà di loro accetterà Apple Pay quest'anno; molti altri seguiranno," ha affermato un portavoce.

Tuttavia, sentite le parti coinvolte, è venuto fuori che almeno due terzi di essi non ha la minima intenzione di abbracciare Apple Pay. Solo 4 di loro lo faranno durante l'anno in corso.

Sentendo i rivenditori, è venuto fuori che la società si è basata su un marketing molto aggressivo per convincere i partner. "Hanno fatto moltissime pressione, e la cosa va avanti da mesi" ha affermato il rappresentante di un grosso rivenditore che non ha intenzione di accettare Apple Pay. "Ci hanno chiamato e hanno cercato di persuaderci perfino dopo che avevamo comunicato la nostra decisione finale."

E per quale ragione non avrebbero firmato il contratto? Semplice: "percentuali troppo piccole" di clienti richiedono il servizio. Insomma, a loro dire non c'è sufficiente domanda, ma c'è anche un'altra questione tutt'altro che marginale. Apple Pay è semplice, immediato e pulito, senza pubblicità né possibilità di profilazione da parte dell'esercente; i rivenditori, invece, vogliono poter accedere ai dati sugli utenti, alle loro abitudini e soprattutto pretendono di poter inviare loro pubblicità mirate. Tutte cose che altri competitor, tipo Current-C ad esempio, offrono in qualche misura.

La risposta di Apple sull'argomento è granitica. "I clienti," ha spiegato un portavoce di recente, "amano Apple Pay" ed esiste una "gigantesca accelerazione non solo nelle catene più importanti ma anche tra i piccoli rivenditori al dettaglio." E chissà se e quando questa "gigantesca accelerazione" darà i suoi frutti anche qui da noi. Per ora, rumors poco convinti e ancor meno convincenti vaticinano l'arrivo di Apple Pay in Italia entro la fine dell'anno. Vedremo.

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