Jonathan Ive: Apple non ama prodotti "senza dio"


In una intervista al Daily Telegraph, Sir Jonathan Paul Ive ha raccontato un po' di sé, della sua amata Londra della filosofia Apple dietro al design industriale. E, tra dissertazioni sull'estetica e sulla necessità di un'attenzione maniacale ai dettagli, ha parlato anche di prodotti "senza dio."

L'imperativo categorico a Cupertino è sempre lo stesso: creare congegni e servizi che si distinguano dalla concorrenza per filosofia e approccio, e che soprattutto lascino nell'utente la sensazione di una cura estrema nella scelta qualitativa e quantitativa delle funzionalità implementate. Ive afferma (probabilmente in modo improprio) di non desiderare prodotti "senza dio" ma il concetto è chiarissimo. Ad Apple non tollerano prodotti senz'anima:

Cerchiamo di sviluppare prodotti che sembrino in qualche modo inevitabili. Che ti lascino con la sensazione che non ci sia altra possibile soluzione dotata di senso. "Credo che senza rendersene conto la gente stia molto attenta a queste peculiarità. Credo che riescano a percepire l'attenzione. Ritengo che faccia piacere vedere tanta importanza data all'attenzione, ma non è una questione di numeri: si può produrre una cosa senza cura e farne milioni con attenzione. Non c'entra niente la quantità di prodotti che creerai. [...] Una delle nostre preoccupazioni, con la produzione di massa e l'industrializzazione, era di assistere ad un inerente processo di mancanza di attenzione e di ateismo [godlessness, nell'originale]. [...] Quando sviluppiamo, creiamo qualcosa di nuovo e lo lanciamo sul mercato sappiamo perfettamente che porta con sé un insieme di valori. Ci preoccupa l'attenzione ai dettagli; non ci interessa che i nostri prodotti rispettino la tabella di marcia, né che rispondano all'agenda aziendale o a quella dei competitor. Cerchiamo davvero di progettare i migliori prodotti che possiamo per la gente.

Le interviste a "Jony" Ive sono rare -l'ultima risale ad un paio di mesi fa- e gettano sempre una luce interessante sulla nostra percezione di Apple nel suo insieme. Potete leggerla, in tutta la sua inglesità, a questa pagina.

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