Un rumor su Apple è costato 10 miliardi di dollari a Samsung


Farebbe ridere se non fosse che a qualcuno è costato soldoni sonanti. In seguito ad un rumor apparso su DigiTimes riguardante Apple e una presunta commessa di moduli DRAM, il titolo in borsa di Samsung ha subìto una spaventosa caduta da 10 miliardi di dollari complessivi. Questo è il peso della mela sui mercati.

È bastato che DigiTimes -non certamente noto per l'affidabilità delle sue indiscrezioni- scrivesse poche righe ieri mattina perché succedesse il finimondo:

Apple ha recentemente piazzato giganteschi ordini di memoria DRAM per portatili presso l'impianto di Elpida Memory a Hiroshima (Giappone), assicurandosi circa il 50% della produzione totale della struttura, secondo le fonti vicine all'industria. Pare che Apple utilizzerà i chip DRAM di Elpida per le prossime serie di iPad ed iPhone, nonostante il fatto che il produttore giapponese abbia formalmente avviato la bancarotta all'inizio dell'anno e sia in trattative per la cessione d'atività. [...] Secondo DRAMeXchange, Samsung Electronics guidava il mercato globale di chip di DRAM per portatili con uno share del 53,8% nel quarto trimestre del 2011, seguito da Hynx con il 20,8%.

Un'ipotesi -l'acquisto di RAM da Elpida Memory piuttosto che da Samsung- che "non è stata confermata da alcuna delle società coinvolte" e che quindi potrebbe tranquillamente finire relegata nel vasto insieme delle leggende metropolitane e dei falsi allarmi di DigiTimes. Eppure, tanto è bastato perché perché le azioni Samsung crollassero del 6,2% in un colpo solo bruciando 10 miliardi di dollari; si tratta della più grave perdita registrata negli ultimi 4 anni.

Da questa storia possiamo trarre almeno due importanti lezioni. Cupertino, col suo peso specifico e la capacità di attrarre l'attenzione degli utenti, può mettere in ginocchio un produttore asiatico. Ma -ancor più importante- nonostante le aspre schermaglie legali, una fetta non indifferente del fatturato di Samsung dipende direttamente da Apple. Un bell'intreccio, non c'è che dire.

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