Il giudice chiede ad Apple e Samsung di circoscrivere le accuse


Simpatico aggiornamento della vicenda giudiziaria che lega Apple a Samsung per la presunta violazione del look&feel dell'iPad. Intanto che le parti coinvolte preparano la mediazione del prossimo 21 maggio, il giudice Lucy Koh del Distretto Nord della California ha ordinato loro di ridurre al minimo indispensabile la quantità di materiale presentato per il caso, così da agevolare il lavoro del Tribunale.

Sebbene infatti il grosso della disputa legale potrebbe risolversi con il tentativo d'accordo bilaterale in programma per le prossime settimane, diverse aree restano ancora scoperte per la mancanza di cooperazione. È il caso di almeno 16 brevetti, 5 violazioni del cosiddetto trade dress (ovvero delle caratteristiche distintive d'un prodotto e del suo packaging, protette dal Lanham Act) e un'ipotesi di infrazione delle leggi Antitrust. Uno stato di cose che ha fatto imbufalire il giudice Koh:

Credo che questa sia una punizione inusuale e crudele per una giuria, e per questa ragione non ho intenzione di procedere così. Se avete intenzione di andare a dibattimento per luglio, allora questo non è accettabile.

Il che in altre parole significa che se Apple e Samsung non elimineranno un po' scartoffie dai faldoni, non è affatto detto che si riesca ad aprire il processo per il 30 luglio come da programma; e il rischio d'uno slittamento di un anno a questo punto è più che concreto.

L'esasperazione arriva dalla slavina di richieste -lecite o meno- che le due parti stanno mettendo in atto da quando la vicenda ha avuto inizio. Apple, ad esempio, ha preteso l'oscuramento del logo Samsung dai contributi video che verranno presentati alla Corte, nonché la non-pertinenza delle parole attribuite a Steve Jobs nella biografia ufficiale di Walter Isaacson. La società di Seul, invece, ha formalmente esatto che si impedisca la deposizione d'un paio di esperti Apple e la rilevanza di tutti "gli articoli e i blog di giornalisti non esperti su Apple." Non proprio un modo saggio di innervosire il giudice prima del dibattimento.

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