La tecnologia e l'educazione, secondo Steve Jobs

steve Jobs

Oggi si terrà a New York l'evento mediatico che segnerà, quasi certamente, l'ingresso di Apple nello spazio dei libri di testo digitali. A questo proposito, 9to5Mac riprende un'intervista del 1996 condotta da Wired a Steve Jobs, offrendoci uno sguardo dal passato sul modo in cui il compianto CEO considerava la tecnologia e il suo potenziale per trasformare il settore dell'istruzione. In particolare, Jobs riteneva che i problemi istruzione fossero di origine socio-politica e sindacale, qualcosa che "non può essere risolto con la tecnologia", ma credeva comunque in un nuovo modello per l'istruzione. Walter Isaacson, autore della biogragia di Steve Jobs, ci riporta un modello di istruzione secondo Jobs pensato ben 10 anni prima dei libri di testo liberi su iPad.

Nell'intervista a Wired leggiamo:

Ho sempre pensato che la tecnologia potrebbe aiutare l'educazione e ho aperto le danze dando probabilmente più apparecchiature informatiche alle scuole di chiunque altro sul pianeta. Ma ho dovuto giungere all'inevitabile conclusione che il problema non può essere risolto dalla tecnologia come sperato. Ciò che c'è di sbagliato nell'educazione non può essere risolto con la tecnologia. Neanche una gran quantità di tecnologia può produrre un cambiamento.
È un problema politico. Sono questioni socio-politiche. Il problema sono i sindacati. Prendete la crescita della NEA [National Education Association] e la caduta dei punteggi SAT e noterete che sono inversamente proporzionali. I problemi sono i sindacati nelle scuole. Il problema è la burocrazia.

Wired, a questo punto, sottolinea come la burocrazia imposta dai sindacati degli insegnanti è stata poi rimpiazzata da questioni politiche sui requisiti standard. Secondo il ricercatore ed esperto di speciali politiche educative Sherman Dorn, il "rumoreggiato" GarageBand per gli eBooks potrebbe dover affrontare diversi ostacoli, poiché Apple deve soddisfare rigorosi standard richiesti per la tecnologia utilizzata dai governi federali:

"La sezione 508 [del Rehabilitation Act del 1973] (accessibilità) complica le visioni utopiche di un GarageBand per libri", spiega Dorn. I mandati della Sezione 508 impongono che tutte le tecnologie elettroniche e informative utilizzate dal governo federale debbano essere egualmente accessibili a utenti con disabilità". Sono richiesti su contenuti multimediale i sottotitoli, gli script, eccetera "per soddisfare gli standard fissati dalla sezione 508", spiega Dorn. "Il lavoro da compiere sarebbe molto intensivo".

Nel 1996, Jobs discuteva di un nuovo modello per l'istruzione, un modello simile a quello di una start-up nel settore della tecnologia. Jobs immaginava un mondo in cui ai genitori viene dato un voucher da 4.400 dollari all'anno per pagare la scuola, così la gente uscirebbe dal college pensando di investire sull'istruzione:

Se dessimo dei buoni ai genitori per 4.400 dollari l'anno, le scuole salterebbero fuori ovunque. La gente uscirebbe dal college dicendo: "Apriamo una scuola". Si potrebbe aprire un corso a Stanford all'interno del programma MBA su come essere l'uomo d'affari di una scuola. Questi MBA si riunirebbero con altri e darebbero vita a nuove scuole, dando vita a nuove istituzioni in mano a giovani idealisti che lavorano per pochi soldi. Lo farebbero perché sarebbero in grado di impostare il curriculum. Quando si hanno dei bambini si pensa a cosa esattamente vogliamo che imparino. La maggior parte delle cose che studiano a scuola sono completamente inutili. Ma alcune esperienze incredibilmente preziose non si imparano finché non si è più grandi e si inizia a pensare "cosa farei se potressi impostare un curriculum per una scuola?"
Dio, che emozione sarebbe! Ma oggi non si può fare. Devi essere pazzo per lavorare in una scuola, al giorno d'oggi. Non si può fare ciò che desideri, non puoi scegliere i libri e il curriculum formativo. Arrivi a dover insegnare una materia precisa.
Queste sono le soluzioni ai nostri problemi in campo educativo. Purtroppo, la tecnologia non è una soluzione.

Via | Wired

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