Apple Pay: Apple trattiene lo 0,15% sulle transazioni da iPhone

Apple Pay, l'ambizioso sistema di pagamenti mobili lanciato da Apple, aiuterà a consolidare il fatturato della mela. Cupertino, infatti, trattiene per sé una porzione generosa di ogni acquisto fatto con iPhone.

applepay


Una delle novità più importanti presente all'evento del 9 settembre, al di là dell'hardware, è certamente Apple Pay, il servizio di pagamenti in mobilità basato su Touch ID, NFC e Bluetooth. L'idea è di slegare gli acquisti dalla carta di credito, quanto meno dal talloncino di plastica coi 16 numeri, per abbinarli invece al proprio smartphone. E sebbene ci siano ancora molti dubbi su questa feature, nuovi dettagli iniziano a emergere sul Web a mano a mano che si avvicina il giorno del debutto. Scopriamo così quanto guadagnerà la mela per ogni transazione.

Stando alle indiscrezioni riportate dal Financial Times, Apple tratterrà per sé lo 0,15% di ogni transazione fatta con iPhone:

E pagheranno denaro sonante per il privilegio di entrare nella partita: 15 centesimi ogni 100 dollari di acquisti andranno al produttore di iPhone, secondo le persone a conoscenza dei termini dell'accordo riservato. È un accordo mai visto prima, e che consegna ad Apple una porzione dei pagamenti; è qualcosa che neppure rivali come Google sono riusciti a ottenere per i loro servizi.

In altre parole, Apple è stata capace di creare un nuovo business senza intaccare gli equilibri esistenti. Apple Pay, infatti, mantiene le banche "al centro del pagamento" e questo non viene percepito come una minaccia. Ma c'è anche da considerare gli sforzi fatti sul fronte della sicurezza; come abbiamo avuto modo di vedere, infatti, la scansione delle impronte del Touch ID, il riconoscimento di prossimità offerto dall'NFC e il meccanismo di tokenizzazione delle transazioni costituiscono un formidabile meccanismo di protezione dalle frodi.

Ogni volta che aggiungiamo una carta di debito o di pagamento su Passbook, il sistema le assegna un Token, chiamato internamente Dynamic Account Number cioè Numero di Conto Dinamico, abbinato a sua volta ad un crittogramma per ogni transazione. Tutti i dati non vengono conservati nell'OS ma nel Secure Element del telefono, un'area protetta cui nessuno ha accesso, neppure Apple stessa:

L'autenticazione da Touch ID richiede al "secure element" di inviare il token e il crittogramma al commerciante. Il network decripta il crittogramma e determina se è autentico o meno. Se viene contrassegnato come autentico, la rete lo passerà alla banca, che a sua volta decripta il token. In altre parole, ogni nodo del network decripta qualcosa.
Una volta che la banca ha decodificato il token e determinato che è autentico, autorizza infine la transazione. Il denaro viene quindi accreditato al commerciante e segnalato come importo dovuto dal possessore della carta.

Le tariffe più basse, tuttavia, vengono applicate esclusivamente quando c'è l'NFC coinvolto, visto che permette di stabilire la presenza fisica dell'acquirente nel negozio. Ogni acquisto effettuato via Bluetooth o tramite applicazione mobile, invece, costa molto di più e non gode delle agevolazioni del cosiddetto card present (commissione di un acquirente con carta di credito esibita in un negozio fisico).

Apple Pay parte ad ottobre negli Stati Uniti, in oltre 220.000 rivenditori sparsi sul territorio, per poi espandersi nel corso del tempo, si spera anche qui da noi. Tra l'altro, il sistema dovrebbe funzionare nativamente anche con qualunque POS in grado di supportare NFC (in Italia sono pubblicizzati come "pagamenti contactless"), pur senza una specifica menzione di compatibilità. Vedremo se agli esercenti italiani, spesso allergici perfino al Bancomat, la cosa andrà a genio.

Se la sicurezza di Apple Pay con iPhone 6 si basa sul Touch ID, ci domandiamo: su Apple Watch cosa hanno implementato? Semplice, uno scaltro trucchetto.

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