Contrariamente alle aspettative di Cupertino, per il momento iAd Gallery ha ricevuto poche attenzioni da parte degli utenti e ancora meno dagli inserzionisti; ha invece sollevato più d’un sopracciglio tra gli sviluppatori, visto che viola le stesse linee guida pubblicate da Apple e per di più somiglia sinistramente ad un’app bocciata tempo addietro.
A sollevare per primo la questione è Business Insider, secondo cui -in linea puramente teorica- la vetrina virtuale degli spot con la mela non avrebbe semplicemente dovuto essere pubblicata. Il contrasto con le linee guida dello store, recentemente aggiornate, si verifica al punto 8.3:
Le applicazioni che si confondono con prodotti o campagne pubblicitarie Apple saranno rifiutate.
Un modo sottile e gradito per evitare di intasare App Store con brochure virtuali, cataloghi punti e amenità siffatte. Il problema, in questo caso, non ci sarebbe visto che App Store è ufficialmente una dépendance di Cupertino e notoriamente il padrone di casa, a casa sua, si comporta come più gli piace. Ciò che urta maggiormente gli addetti ai lavori, semmai, è il fatto che l’idea di raccogliere gli spot iAd in un’unica app (ribattezzata Ads Tube) era già venuta ad un altro sviluppatore, che però ha ricevuto una sonora bocciatura in ragione della sua “mancanza di funzionalità”. Va da sé che le possibilità in questo caso sono due: o Apple l’ha impallinata perché ci stava già lavorando sopra, o l’ha semplicemente copiata.
D’altro canto, al di là delle conclusioni facili, occorre per lo meno sollevare la questione del copyright. Come sottolinea giustamente Rene Ritchie, a impedire l’approvazione c’erano delle questioni piuttosto plausibili di violazione della proprietà intellettuale, e comunque Apple non produce applicazioni di terze parti. Spesso, com’è avvenuto nel caso di iBooks, le app di sistema possono spingersi ben oltre i dettami di Cupertino e questa ormai è storia. Sì, Apple è Apple e voi no: prima o poi occorrerà farsene una ragione.
bimbumbam
08 apr 2011 - 10:47 - #1microsoft è microsoft e va in tribunale; google è google e va in tribunale; apple è apple e prima o poi dovremo farci l’abitudine. occorrerà che abbia raggiunto il 51% del mercato perchè venga anche solo “sospettata” di abuso di posizione dominante? vabbè per adesso è solo un cucciolotto capriccioso, lasciamo fare, tanto non fa del male a nessuno. no, aspè, con questo atteggiamento ci guadagna cifre esorbitanti, ma vabbè…
mipnamic
08 apr 2011 - 13:13 - #2mi chiedo quanto ci avrebbe guadagnato lo sviluppatore alla quale sembra sia stata rubata l’idea… mi riferisco al guadagno in € per le view dei banner…
dusper77
08 apr 2011 - 17:42 - #3Ma dove sarebbe lo scandalo?
MAI e poi MAI una software house deve sottostare ai contratti che queste fanno firmare ai loro sviluppatori terzi, non succede solo con Apple ma con QUALUNQUE software house; Microsoft mica deve sottostare alle sue regole per sviluppare Windows o Office, Adobe mica deve sottoscrivere alcunché per sviluppare Photoshop o Lightroom etc etc etc e così Apple, quando fa un software come in questo caso una App per Iphone mica è limitata dal contratto degli sviluppatori terzi, si usa le sua API, usa la sua documentazione interna e via dicendo
Questa notizia (riportata quà e in moti altri blog) in realtà è una “non notizia”
gipo
08 apr 2011 - 21:22 - #4Quod licet Iovi non licet bovi…