Apple, Google e Intel, raggiunto un accordo nella causa contro il cartello delle assunzioni

Apple ed altre prominenti società della Silicon Valley quali Google, Intel ed Adobe hanno da poco raggiunto un accordo con la parte lesa nel procedimento legale riguardante un accordo illegale che vietava ai partecipanti di sottrarsi vicendevolmente i dipendenti.


CC Apple Macworld


Un'annosa questione legale che procede da diversi anni, e che per una volta non riguarda l'infrazione di brevetti e guerre tra compagnie, sembra arrivata alla sua conclusione o per lo meno ha raggiunto un punto notabile.

La faccenda in questione concerne un'azione di classe a cui è stato dato il via qualche anno fa da un nutrito numero di dipendenti e lavoratori della Silicon Valley. Il soggetto dell'azione legale era un accordo segreto esistente tra alcune delle più prominenti società di elettronica ed informatica che hanno sede nella zona; un accordo che imponeva ai partecipanti di non sottrarsi vicendevolmente dipendenti ed impiegati mantenendo cristallizzato lo status quo delle assunzioni. Questo “cartello” avrebbe naturalmente non solo impedito la fuga di talenti dalle varie compagnie ma anche limitato gli stipendi.

Tra i partecipanti oltre ad Apple figurano nomi quali Google Inc., Intel Corp., Adobe Systems Inc., Intuit Inc. e Walt Disney Co. che hanno inizialmente negato l'esistenza di un simile accordo dichiarando unicamente di aver adottato una politica non aggressiva nelle assunzioni non impedendo in alcun modo ai dipendenti di proporsi.

D'altro canto i querelanti, più di 60.000 dipendenti, hanno continuato per la loro strada ed il procedimento ha ottenuto lo status di azione di classe. Nel corso del processo sono state prodotte notevoli prove a favore dei querelanti. Infine le compagnie, dopo che il giudice Lucy Koh ha vanificato i tentativi di fermare il processo, hanno raggiunto l'accordo.

Secondo quanto riporta Dan Levine di Reuters, Apple, Google, Intel ed Adobe hanno acconsentito a pagare 324 milioni di dollari, una cifra molto più bassa rispetto ai 9 miliardi inizialmente ipotizzati.

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