Ecco la stanza di Cupertino in cui è nato l'iPhone originale

Per la prima volta nella storia, Apple mostra la stanza del Campus in cui è nato iPhone. E non vi aspettate tecnologie fantascientifiche o chissà che altro.

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Aggiornamento del 27 marzo 2014, a cura di Giacomo Martiradonna.

Dopo averci svelato qualche interessante retroscena sulla nascita e sull'evoluzione del primo iPhone, una "maratona durata due anni e mezzo," l'ingegnere software senior di Apple Greg Christie ha mostrato al mondo l'immagine che vedete qui sopra. Si tratta dalla stanza segreta e priva di finestre in cui il progetto iPhone ha mosso i primi passi.

Contrariamente a quanto ci saremmo aspettati (ma conoscendo bene Apple, la cosa non meraviglia affatto), la stanza non nascondeva alcuna tecnologia sofisticata, né macchinari fantascientifici. C'erano solo un Mac Pro G3 su cui girava il software, e un ampio dispositivo touchscreen chiamato "Wallaby" che veniva usato per simulare il display del telefono. Perfino la stanza in sé risultava particolarmente banale:

Ciò non significa che la stanza priva di finestre, illuminata da luci al neon appese al soffitto, avesse un aspetto speciale. Christie ricorda che sulle pareti era appesa una insegna che indicava una perdita d'acqua dal bagno adiacente. C'erano pochi altri poster sul muro; uno relativo al famoso "Think Different" Apple del famoso designer Paul Rand e un altro che mostrava un grosso pollo decapitato che correva in giro.

Tutti dettagli che, come già detto, non giungo per caso ma in concomitanza con la causa per violazione di copyright tra Apple e Samsung negli Stati Uniti, che avrà inizio il prossimo 31 marzo e che è giunta oramai al giudizio di appello. In primo grado, il giudice aveva dato ragione ad Apple e garantendole un risarcimento pari a 890 milioni di dollari.

Un ingegnere Apple racconta i retroscena dello sviluppo dell'iPhone originale


A pochi giorni di distanza dall'apertura dell'ennesimo processo contro Samsung per violazione di brevetti, Greg Christie, un ingegnere software senior di Apple, ha rilasciato un'interessante intervista al Wall Street Journal riguardo le ellissi che hanno portato alla creazione dell'iPhone originale. Dal racconto traspare un'attenzione maniacale ai dettagli e una ricercatezza davvero fuori dal convenzionale.

Al tempo, Christie fu invitato a lavorare al progetto "Purple" (così si riferivano internamente a quel che sarebbe diventato poi "iPhone") direttamente da Scott Forstall; il suo team si occupava di elementi chiave e distintivi come lo Slide to Unlock, le chiamate dalla Rubrica, e l'effetto rimbalzo quando si raggiunge la fine di una lista. Tutte feature che hanno richiesto una quantità infinita di tempo per la messa a punto:

Ha affermato che il suo team "ha dovuto sbattere la test al muro" per cambiare i messaggi da una lista cronologica di SMS individuali ad una serie di conversazioni simili a quelle che avvengono con gli instant messenger sul computer.
Ha anche detto che il team era "scandalosamente piccolo." Apple si è rifiutata di specificare il numero esatto.

Ogni mese, Christie era tenuto a consegnare a Jobs in persona un resoconto sullo stato di avanzamento dei lavori (ovviamente crittografato), e gli incontri si tenevano sempre in una angusta stanzetta a Cupertino priva di finestre. Un luogo molto riservato, vietato perfino agli addetti alle pulizie. Da principio, l'iCEO non era affatto soddisfatto del lavoro svolto:

"Steve si era davvero stufato," ha affermato Christie, che tuttora gestisce il team delle interfacce utente Apple. "Voleva idea e concept più grossi."

Dopo due settimane supplementari di grazia, tuttavia, le cose si risolsero per il verso giusto nel 2005, con l'approvazione finale di Jonathan Ive e Bill Cambell, secondo cui "l'iPhone sarebbe stato migliore perfino del Mac originale." Alla fine, con una "maratona di due anni e mezzo" l'iPhone era nato ed era pronto per il gran debutto.

L'intervista non arriva in un momento a caso. Tra pochi giorni inizierà una nuova partita in tribunale tra Apple e Samsung, sempre sulla solita faccenda delle presunte e reciproche violazioni di copyright. E come è facile ipotizzare, non c'è mosca che voli a Cupertino che la mela non voglia, e quindi anche questi aneddoti arrivano per un motivo ben preciso. Potete approfondire l'intera intervista su questa pagina. Buona lettura.

CC Apple Macworld

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