Acquisti In-App, l'UE riceve Apple e Google per proteggere gli utenti

L'UE ha convocato Apple e Google per discutere della protezione degli utenti, soprattutto i più piccoli, dalle insidie degli Acquisti In-App.

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Apple e Google sono stati convocati dalla Commissione Europa per discutere delle preoccupazioni che ruotano attorno agli Acquisti In-App nelle applicazioni mobili. L'intenzione del legislatore è di sensibilizzare i due maggiori operatori del mercato sulla necessità di proteggere maggiormente i consumatori -in particolar modo i bambini- dagli acquisti accidentali.

Neven Mimica, Commissario per la politica dei consumatori, ha affermato: "I consumatori, e soprattutto i bambini, vanno meglio tutelati contro costi inattesi che si celano negli acquisti in-app. Le autorità nazionali e la Commissione europea stanno discutendo con l’industria il modo migliore per affrontare questo problema che non solo danneggia finanziariamente i consumatori ma che mette anche in gioco la credibilità di questo promettente mercato. Se si trovassero soluzioni concrete in tempi brevi, sarebbe un guadagno per tutti."

I nodi più importanti sono grossomodo quattro. I giochi pubblicizzati come "gratuiti" e basati sul modello freemium "non devono ingannare i consumatori sui costi reali in essi celati" e soprattutto "non devono rivolgere ai bambini esortazioni dirette tese a far loro acquistare elementi aggiuntivi di un gioco né persuadere un adulto ad acquistarli per essi." I consumatori, spiega la Commissione, vanno adeguatamente "informati sulle modalità di pagamento" e infine, "gli acquisti non vanno addebitati con impostazioni predefinite senza un consenso esplicito dei consumatori." A tal proposito, Apple e Google dovrebbero mettere a disposizione un indirizzo mail ad hoc che permetta agli utenti di contattarli direttamente in caso di problemi o reclami.

Richieste che difficilmente cadranno nel vuoto. Di recente, Apple ha dovuto accordarsi con la Federal Trade Commission USA per risarcire le famiglie i cui bambini avevano acquistato elementi In-App non autorizzati e a loro insaputa. E a marzo dell'anno scorso, per farsi rimborsare dall'operatore creditizio i soldi sfumati in Acquisti In-App, un papà inglese era stato costretto addirittura a denunciare il figlio per frode. Apple, insomma, dovrà fornire un qualche tipo di risposta: le pressioni di utenti e autorità si fanno un filo troppo stringenti.

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