La casa editrice di Wired ha dichiarato che entro l’estate porterà la versione digitale della celebre rivista anche su iPad.
Nel video di apertura è possibile vedere alcune pagine di esempio della versione digitale di Wired realizzata con Adobe Air.
Questa tecnologia permette di creare contenuti multimediali compatibili con una vasta gamma di dispositivi, dai PC ai Mac, dagli smartphone con Android all’iPhone, senza dimenticare l’iPad.
Ovviamente i dispositivi portatili Apple non dispongono di un player per file Air, ma il problema verrebbe risolto inglobando il runtime di Air direttamente nell’applicazione Wired Reader, appositamente sviluppata per scaricare e visualizzare le varie uscite della rivista.
atmb
17 feb 2010 - 09:08 - #1Ma quanto sono depressi/deprimenti gli executive di Wired?
Cioè, quello di Adobe un pochino si salva… ma quelli di Wired o mio dio li schiaccerei con un macigno di dieci tonnellate!
E il ragazzetto che sta facendo non si sa cosa davanti al computer?
E’ DEPRESSISSIMO!
Ora mi spiego perché Wired è così noioso, e dopo aver sbadigliato sfogliando il primo numero ho capito che non faceva per me, ma solo per i trendy fighettini milanesi che si informano delle cose trendy e fashion per fare le cose trendy e fashion…
Mille volte meglio leggersi puntoinformatico, melablog, macrumors, daringfireball e appleinsider…
E quando capita 9to5mac.
Wired: una rivista fighetta, per i fighetti: lasciamo le vere notizie agli altri!
bit
17 feb 2010 - 09:28 - #2@Atmb non è affatto una rivista da fighetti, anzi è molto specifica leggibile e ben curata, L’Ipad proprio non lo digerisco ma quì devo ammettere che ha un suo perchè :D
markk0
17 feb 2010 - 10:42 - #3Wired è diventata da fighetti da quando l’acquistata il gruppo Condé Nast (e chissà come mai…).
in era pre-Condè Nast era sicuramente una rivista da leggere, ma ora si salva un articolo su quattro, mediamente, sempre che non sia stato tradotto con i piedi, beninteso.
markk0
17 feb 2010 - 10:43 - #4mi riferivo, ovviamente, agli articoli ripresi dalla versione USA.
sugli articoli “made in Italy” il giudizio è decisamente negativo, salvo qualche rara eccezione.